Guida illustrata di Lecco e paesi finitimi

Edizioni per il web a cura di Mauro Antonio Di Mauro (2008-2009). E' vietata ogni forma di riproduzione per qualsiasi scopo.


 


 

Prefazione

 

L'amico Ariberto Villani mi chiede due righe di prefazione alla sua Guida di Lecco, e poiché ad un amico che ha percorsa tutta la zona, che ha studiato con amore e scritto con sagacia, non è lecito dire di no, nemmeno se l'onore che ci fa è eccessivo, eccomi qui.

Dal lavoro di Ariberto Villani, salta fuori evidentissima una verità che forse pochi avevano fin qui rilevato, ma che ad ogni modo giova mettere in evidenza: Lecco è ora il centro di una vastissima zona: la facilità delle comunicazioni, la posizione geografica, l'attività della sua popolazione ne hanno fatto il vero capoluogo; le suddivisioni, gli artifici amministrativi, le deficienze di chi non ha saputo ancora dare alla città i caratteri di grande città, potranno ritardare, ma non impedire l'ascensione sicura di questa borgata, che raccoglie in sé tutto il fervore di opere della Valtellina, del Lario, delle valli che gli sono tributarie a destra ed a sinistra, della Brianza, di buona parte delle terre limitrofe del Bergamasco. Poco importa se i Lecchesi sono ancora obbligati a cercare gli uffici, le scuole altrove, poco importa se i Lecchesi non abbiano ancora pensato che essi non solo devono trarre profitto dall'affluire delle popolazioni alla loro città, ma che devono anche fornire a queste popolazioni i comodi e le istituzioni che loro occorrono; scomparirà colla coscienza della loro grandezza il meschino egoismo che impedì finora la visione esatta dell'importanza e dei doveri che derivano al capoluogo, e Lecco raggiungerà quella opulenza che è nei suoi destini.

Ecco perché mi sembra giusto che l'Autore della Guida si sia spinto su per la Valtellina fino a Morbegno, giù per la Brianza fino a Como, fino a Milano, per la Bergamasca fino a Bergamo; io avrei voluto si spingesse anche oltre e comprendesse tutta la Valtellina e tutte le valli della destra del Lario, perché anche queste sono, per i loro commerci, terre lecchesi.
Giuseppe Arrigoni, che prima di dedicare la sua attività alla Valsassina, era stato segretario del Comitato rivoluzionario di Lecco nel 1848, ed aveva dimorato lungamente ad Olate, tentò nel 1849 di scrivere le "Memorie storiche della città e del distretto di Lecco". Il lavoro purtroppo rimase agli inizi, ma nel manoscritto io trovo una osservazione che è opportuno ricordare in questo posto. Egli dice: "Un paese che in un mezzo secolo aumenta i suoi abitanti dai 1600 ai 5000, meraviglioso ed unico esempio ai tempi nostri in Italia; un Territorio che su 41 chilometro quadro presenta 10 comuni con 13 altri villaggi e molti casolari, avente più di 12000 anime e che quindi proporzionalmente supera in popolazione qualunque regione d'Europa; un distretto che non ha l'eguale in Italia per quantità e varietà d'industria e di commercio, ben meritano che si conoscano le vicende politiche..."

Tutto questo se sta a dimostrare con quanta forza di ascensione Lecco ha intrapresa la sua marcia, dice anche che Lecco è città nuova e che compiono opera vana quelli che tentano di nobilitarne i magnanimi lombi frugando nelle più strane etimologie e nelle più fantastiche leggende. Io non voglio negare che qui possa esser sorta l'antica Liciniforo o che possa esservi stato un centro di qualche importanza, ma mi sembrano stranezze o vacui sfoggi di facile erudizione certe etimologie che vorrebbero far credere che Lecco fosse senz'altro una città etrusca, o gallica, o greca. La nobiltà di Lecco deriva da ben altre fonti, da ben altre forze che non siano l'antichità, i celti, i greci; la nobiltà di Lecco deriva dal lavoro, dalla operosità dei suoi abitanti, dalla storia degli ultimi cento anni che ne han fatto un centro di primo ordine.

Non voglio dire con questo che non sia interessante sapere che - "sorgeva Lecco primitiva, per concorde sentenza degli storici, sul Poggio Santo Stefano, occupandone la sommità e l'occidentale declivio che degrada fino al lago. Un'ampia insenatura dappiedi, evidente residuo di altra più estesa e successivamente interrata. si prestava opportuna per l'approdo e il ricettacolo delle navi. Colle delizioso all' occhio del romantico, dell'esteta e del naturalista; miserabile piaggia, chi avesse posta la dimora in sì arida petraia.1"
(1) (A. Orlandi in All’ombra del Resegone - aprile 1928.)

Voglio dire che la storia desterà sempre in tutti il più vivo interesse, ma che le narrazioni fantastiche, fatte a base di supposizioni, non creano titoli di nobiltà e non fanno che richiamarci alla memoria gli sforzi che in altri tempi si facevano per nobilitare città o famiglie, facendone risalire le origini a Carlo Magno, agli eroi della guerra di Troia, o senz'altro ad Adamo ed Eva.

La storia di Lecco rientra nella storia della regione; quello che c'è di particolare è sintetizzato dal Manzoni in due periodi: "Lecco, la principale di quelle terre, e che dà nome al territorio, giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando questo ingrossa; un gran borgo al giorno d'oggi e che si incammina a diventar città. Al tempo in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l'onore d'alloggiare un comandante e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli….".
Ora Lecco è una città che ha un grande avvenire.
Ora incomincia la storia di Lecco.

Lecco. Luglio 1928 – VI°

F. MAGNI.

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