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Si ebbe il titolo di città
nel 1848. Posta su "quel ramo del lago di Como che volge a
mezzogiorno", vigilata da una magnifica cerchia di vette superbe, care
agli alpinisti, riveste caratteri di speciale attrattiva che ne fanno
uno dei centri più accreditati della nostra provincia.
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Panorama di Lecco
dei primi del '900. |
A nord il rupestre S. Martino
culminante nel Coltignone (m. 1474), che nasconde la cima della minore
Grigna o Grignetta (m. 2184), ad est il Resegone o Serada (m. 1875),
che digrada nel Magnodeno (m. 1236), a sud il monte Barro (m. 922) dai
poderosi fianchi morenici, ad ovest il Moregallo (m. 1276), dietro cui
s’intravedono i Corni di Canzo (m. 1372), le fanno mirabile corona.
Pittorico lo sfondo a lago, visto dalla Malpensata.
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| Panorama di Lecco
dei primi del 1929. |
Risonante di industrie, Lecco
sorge su una costiera alluvionale formata dal deposito di tre grossi
torrenti, scendenti dai monti contigui: il Bione a mezzogiorno, il
Caldone che attraversa il centro dell’abitato, il Gerenzone al limite
nord.

Fino a pochi anni fa la
città, che va continuamente rinnovandosi, per la ristrettezza del suo
territorio, non aveva campo di espandersi, racchiusa e quasi soffocata
dai Comuni limitrofi che, pur ad essa intimamente uniti, le impedivano
un più largo respiro. Il R. Decreto 27 dicembre 1923, ne allargò i
confini, aggregando alla città stessa i Comuni di Castello, S.
Giovanni, Rancio e Laorca, sulla provinciale della Valsassina, e
quelli di Acquate e dì Germanedo, alle falde del Resegone e del
Magnodeno, ed unendovi pure Belledo, Frazione di Maggianico. La
popolazione, che non raggiungeva, per la vecchia Lecco, i 15 mila
abitanti, ammonta alla fine del 1927 a 31587 abitanti, con un esteso
territorio, ricco di industrie fiorenti e di sonanti officine.
Fra i nuovi Reparti bisogna
aggiungere, ora, anche Maggianico, con una popolazione di quasi 2500
abitanti, aggregato a Lecco, in seguito a recente Decreto.
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| Maggianico anni
'30. |
Là dove, a mezzogiorno, il
lago si restringe e le rive si avvicinano, ivi incomincia l’Adda, che
rompe le sue acque contro i piloni del vetusto ponte Azzone Visconti,
spoglio ormai dell’antica cappelletta e dei cadenti parapetti in
muratura. Per comodità di transito, venne, alcuni anni or sono,
convenientemente allargato e fiancheggiato da due comodi marciapiedi
per i passeggeri. La strada è spaziosa e permette il passaggio della
linea tranviaria Lecco-Erba, sogno più che trentennale dei cittadini
di questa ridente plaga, ove il cielo, il lago, la natura tutta,
confondono i loro sorrisi ed i loro incanti.
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| Lecco, ponte
Azzone Visconti. |

Il ponte che, pur frammezzo
alle sue mutilazioni, rimane integro nella sua ossatura originaria, si
presenta maestoso colle sue undici arcate, sfidanti le insidie del
tempo. Fatto costruire da Azzone Visconti, signore di Milano, nel
periodo che corre tra il 1336 ed il 1338, con sole otto arcate, a
queste ne vennero aggiunte altre due dall’arcivescovo Giovanni II
Visconti, in seguito all’allargamento dell’alveo del fiume, per
evitare le piene del lago. Allo stesso scopo, i Comaschi, a loro
spese, fecero aggiungere una nuova arcata, cosicché il ponte venne ad
avere undici robuste arcate, che furono portate a diciotto da
Francesco Sforza nel 1470. Distrutto in parte e rovinato nelle epoche
successive, abbattute le due torri che sorgevano alla testata durante
la campagna russa del 1799, fu di poi restaurato, conservando
l’attuale numero di arcate, d’onde l’Adda esce, quasi trattenuta da un
isolotto difeso da potenti muraglioni, a sinistra del suo corso
iniziale, lambendo le case di Pescarenico, per allargarsi di nuovo e
formare il lago di Olginate, e riprendere, in seguito, il suo corso
normale, lento e solenne.
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| Veduta di
Lecco del 1928 con il ponte Azzone Visconti. |
Lecco, colle sue numerose
industrie, col suo attivo commercio, collo spirito alacre dei suoi
abitanti, è uno dei più importanti centri della Lombardia. Allo sbocco
della Valsassina, ricca di uberi piani, di mugghianti armenti e di
rinomati latticini, è il punto di partenza per svariate escursioni
alpinistiche sulle nostre incantevoli prealpi, dotate di comodi
rifugi. Nodo ferroviario importante, da essa si dipartono le linee di
Sondrio, Milano, Bergamo, Como, mentre i paesi de! lago sono collegati
da corse di moderni piroscafi, eserciti dalla Società Lariana. Dove
ferrovie e piroscafi non giungono, suppliscono corse automobilistiche,
che percorrono la linea della Valsassina, sino a Bellano, toccando
quasi tutti i borghi della Valle che s’avvia a divenire una delle più
belle e salubri plaghe di villeggiatura estiva ; quella di Oggiono,
passante per Galbiate; quella di Bergamo che, attraversando Olginate e
Brivio, tocca i paesi che non godono il beneficio della ferrovia.
Omettendo di fare una descrizione storica di Lecco, il che ci
porterebbe fuori dagli scopi della presente Guida, accenneremo invece
alle piazze, alle vie, ai monumenti della città, nella sua ultima
formazione.
Piazze, vie, monumenti
Piazza Garibaldi, centrale,
ampia e spaziosa, all’inizio del corso Cavour, che conduce alla
stazione ferroviaria. Nel mezzo, il monumento all’Eroe popolare, opera
pregiata dello scultore E. Confalonieri, inaugurato il 16 settembre
1884. Sullo sfondo, coll’elegante Caffè annessovi, il Teatro Sociale,
costruito nel 1844, su disegno dell’ing. Bovara. Fiancheggia la piazza
il Palazzo della Banca d’Italia, già della Banca di Lecco, di sobrie
linee architettoniche, uno dei migliori edifici della città, colla
Ricevitoria Postale. All’opposto lato, il Palazzo Cornelio, colla
fiorente Banca Popolare e l’Albergo dell’Arpa. Sull’angolo di via
Stoppani, il Caffè Unione. Di fronte, l’Albergo Croce di Malta, con
due lapidi murate sulla facciata, inaugurate contemporaneamente l’11
ottobre 1908.

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| Lecco, veduta di
piazza Garibaldi negli anni '30. |
Una lapide ricorda la venuta
di Garibaldi dopo Varese e S. Fermo nel 1859, e le sue visite ripetute
nel maggio 1862 e nel 1866 "traendo molti volontari alle Alpi
trentine"; l’altra, riconsacra un’altra data memorabile, l’11 ottobre
1891, nel qual giorno il Carducci pronunciò dal balcone dell’Albergo,
in occasione dell’inaugurazione del monumento ad Alessandro Manzoni,
un poderoso discorso, che fu tutto una glorificazione, del sommo
autore dei Promessi Sposi.
Da Piazza Garibaldi, il corso Cavour, una delle
più animate arterie della città, si congiunge col Piazzale della
Stazione, convenientemente sistemato, da cui venne tolto il modesto
busto, opera del Bazzola, al poeta concittadino Antonio Ghislanzoni, e
ritirato nel Museo Civico, in attesa d’essere ricollocato in sede
degna. Nel piazzale, la
Banca Commerciale, il Caffè Stella Alpina, i Servizi Automobilistici e
la Villa Locatelli, sede d’amministrazione della rinomata Casa di
produzione e di esportazione di latticini.
In occasione del cinquantenario della fondazione
della Ditta, nell’atrio della villa, venne scoperta una lapide di
marmo e bronzo, con scolpita l’effige di Giovanni Locatelli, portante
una significativa epigrafe di Giovanni Bertacchi. L’opera, veramente
artistica, è dello scultore Castiglioni.
Lungo il corso, la Banca Bergamasca, la Banca
Agricola, il Credito Italiano, il Bar Apollo, il Bar Alba, il Caffè
Milano, il Ristorante Cavour, la Trattoria del Cervo d’Oro, l’Albergo
Corona. Alla stazione, il Caffè Ristorante.
Prima di arrivare alla stazione, il corso svolta
a sinistra e, salendo, dà principio alla carrozzabile della Valsassina
ed alla nazionale dello Stelvio. Più in su, dove lo stesso corso
s’allarga in piazza Armando Diaz, nell’edificio del vecchio ospedale,
ideato dal Bovara e completamente restaurato su disegno dell’ing.
Josto Braccioni, colla collaborazione del geometra Giovanni Lanfritto,
sorge il nuovo e capace Municipio, solennemente inaugurato il 13
aprile 1928 da S. M. il Re Vittorio Emanuele III.
Nell’atrio d’entrata del nuovo Municipio, il 28
ottobre dello stesso anno, venne scoperta una lapide che ricorda
l’intervento del Re in quella occasione. Nella parte frontale,
un’altra lapide di bronzo, riporta il comunicato Diaz.

A metà corso, a sinistra, si diparte la via
Mascari, colla piazzetta di S. Marta e l’antichissima chiesetta dello
stesso nome.
La chiesetta di S. Marta è sussidiaria della Prepositurale dal 1786.
Soppressa da Giuseppe II la potente Scola dei disciplinati di S.
Marta, tutti i beni di quella confraternita passarono alla Fabbrica di
S. Nicolao. Prima, e da parecchi secoli, la chiesetta — chiamata
Oratorio di S. Calimero — serviva alla Scola; e la tradizione orale,
poco attendibile del resto, vuole sia stata costruita dagli stessi
confratelli. La chiesa presenta, ora, le linee barocche dei restauri
del secolo XVII, che cancellano quelle lombarde della prima
costruzione. Nell’interno, sull’altare centrale, una statua
antichissima del Rosario, ed un’altra di S. Maria. Sulla volta
dell’altare, resti degli antichi dipinti. Alle pareti, quadri formati
con gli stendardi della confraternita. Sul fondo della chiesa, una
loggetta. Laterali, i
Ristoranti Caval Bianco e Commercio. In proseguimento la via Mascari,
attraversa via Bovara, fino alla gradinata laterale della
Prepositurale. Dopo la Trattoria "del Piazz", rasentando l’Oratorio
Maschile, la via Resinelli sale ad incontrare la via Ongania, che
sbocca quasi di fronte al Cimitero Monumentale.
La via a destra, in direzione opposta della
citata via Mascari, è la via Fratelli Cairoli che, passando davanti
all’Ufficio Telegrafico e Telefonico ed al Banco Ambrosiano, va al
Largo Manzoni, dove sorge il moderno edificio del Collegio
Arcivescovile "A. Volta" col vicino Asilo Infantile diretto dalle
Suore. La via Stoppani,
sempre prendendo come punto di partenza piazza Garibaldi, volge a
mezzogiorno. In essa, nell’ex Palazzo Comunale, hanno sede il Corpo
dei Pompieri Civici e la R. Pretura. Nell’atrio d'entrata dell'ex
Municipio, una lapide ricorda Luigi Ghislanzoni, che dotò la città
della Casa Comunale; un'altra incide il nome di S. A. R. Umberto di
Savoia che, il 22 maggio 1923, visitava Lecco; una targa di bronzo
perpetua la memoria dei Caduti nelle guerre del 1859 e del 1860.
In fondo al cortile, sulla fronte della sede dei
Civici Pompieri, un'ultima lapide elenca il nome dei 4 Militi del
fuoco, caduti nella grande guerra. Sul lato destro, l’Albergo Due
Torri ed a sinistra la Bottega del Caffè.
Una via trasversale, Carlo Cattaneo, correndo,
per buona parte parallela al corso Cavour, passando davanti alla Cassa
di Risparmio, che presto avrà un Palazzo proprio dove la stessa via
sbocca in piazza Mazzini, riconduce allo Scalo Merci, e, da qui,
nuovamente alla stazione. Nel tratto di via Stoppani che s’unisce al
largo Manzoni, a destra, una lapide ricorda la nascita di A.
Ghislanzoni, simpatica e scapigliata figura di scrittore e di
patriota, autore del libretto dell’Aida, morto a Caprino Bergamasco il
14 giugno 1893.
Ecco la semplicissima iscrizione:
ANTONIO GHISLANZONI
POETA
NASCEVA IN QUESTA CASA
IL 25 NOVEMBRE 1824
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| Lecco, via Roma. |

Per la centralissima via
Roma,a sinistra di piazza Garibaldi, coll’antico Caffè Colonne, ora
rinnovato, e il bar Moderno, si accede in piazza XX Settembre. La
vecchia piazza è fiancheggiata, a destra, da portici, con ampie
terrazze, che le danno un aspetto caratteristico. Pure a destra è la
Trattoria del Mercato. A sinistra, quasi nascosta dalle case rimesse a
nuovo, s’alza la torre dell’antico Castello, tozza e quadrata, che per
molto tempo servì da carceri mandamentali. Diverse Associazioni,
l’A.N.A., la Società Escursionisti Lecchesi colla Sez. Sci, il Club
Alpino hanno pure degna sede in un attiguo fabbricato, apprestato
all’uopo dal comm. Umberto Locatelli.
Più in su, dallo stesso lato, il Caffè Commercio, quindi la Camera di
Commercio, ora soppressa, il cui ampio salone a vetrate è sostenuto da
quattro arcate che lasciano scorgere il lago dalla parte opposta. Ad
essa è unito il Palazzo delle Imposte Dirette, ricostruito sul
traballante e vecchio edificio della "Dogana" munito di una torre
quadrangolare, sulla cui parete est, si può ancora ammirare il biscione visconteo.
Più oltre, s’inizia la vetusta via Porta Nuova, ora via Bovara, con
vestigia delle antiche mura che cingevano la città e che porta alle
"quattro strade" d’onde si bipartono le accennate carrozzabili per la
Valsassina e la Valtellina.
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| Lecco anni '30,
monumento a Mario Cermenati e palazzo delle imposte. |
La piazza, altrimenti detta
del Mercato perché in essa, specialmente il sabato, converge il
commercio di una vastissima zona, compreso il bacino lacuale, si
restringe di poi, per sfociare nella piazza Cesare Battisti, in cui,
recentemente inaugurato, sorge il bel monumento al concittadino Mario
Cermenati, politico e geologo insigne, discepolo dello Stoppani, che
lo ebbe oltremodo caro.
Il monumento, opera dello scultore romano Mario Rutelli, s’eleva su
artistico basamento, racchiuso da una cancellata di ferro battuto, e
porta la seguente epigrafe di Giovanni Bertacchi:
MARIO CERMENATI
L’AMORE DELLA GRANDE NATURA
FECONDÒ IN CULTO DI SCIENZA
I LIBERI ITALICI SPIRITI
LEGISLATORE, PATRIOTA ESALTÒ
L’APERTO SENSO DELLA VITA
TRADUSSE IN AFFETTI GENEROSI
DEGNO DI VIVERE PERENNE
NEL BRONZO, NEGLI INTELLETTI, NEI CUORI
1868 - 1924
Qui, il lago appare in tutta
la sua bellezza. Di fronte Malgrate, colla sua rocca nereggiante,
tagliata dalla nuova strada Onno-Parè, col Moregallo e, sovrastante, i
Corni di Canzo. Visibile, la chiesetta al Sasso di Preguda sul
Moregallo.

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| Veduta di Malgrate
da Lecco. |
Volgendo lo sguardo a
sinistra, appare, nella sua mole imponente, il Monumento ai Caduti,
che torreggia maestoso in un ampio spiazzo del Giardinetto, ora
ridotto ad aiuole, con viali di accesso spaziosi e ben tenuti.
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| Lecco, anni '30,
monumento ai Caduti. |
Il monumento, geniale fattura
dello scultore Castiglioni, è uno dei migliori d’Italia, e s’impone
per l’arditezza della concezione e per la sua mirabile armonia. Esso
si compone di uno stele di granito, nella cui parte anteriore,
abbracciante l’ampia distesa del lago, è raffigurata una donna
dolorante, completata da quattro magnifici e indovinati altorilievi di
bronzo, che rappresentano alcuni salienti episodi dell’ultima guerra
vittoriosa. Lo stele, posteriormente, porta inciso i nomi e le date
delle tappe gloriose. Ai lati del basamento, il nome dei 153 Lecchesi
caduti per la Patria e, nella parte anteriore, la dedica del Primo
Ministro, Benito Mussolini, Duce del Fascismo:
LECCO
INCIDE PEI SECOLI
SU QUESTA PIETRA
IL NOME DEI SUOI PRODI CADUTI
ORA E SEMPRE
VITTORIOSI E VIVI
NEL MEMORE CUORE DEL POPOLO

Il granito per il monumento
venne fornito dalla cava di Samolaco (Sondrio).
La trasformazione del "Giardinetto" in luogo degno di accogliere il
monumento, ha portato pure alla sistemazione della riva fino
all’altezza di via Nizza, ove ha termine la via Manara, parallela alla
stessa.
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| Lecco, anni '30,
veduta dal lago del monumento ai Caduti. |
Potenti muraglioni la
sostengono, con parapetto sopraelevato e, di fronte al monumento, due
ampie scalee, accedono al piazzale dalla parte del lago. Quattro
colonne granitiche le fiancheggiano, munite di lampadine elettriche,
perché, a notte, una blanda luce rischiari il monumento, che fu
inaugurato nel novembre 1926, alla presenza di S. A. Reale il Duca di
Aosta e di S.E. l’on. Teruzzi, Sottosegretario agli Interni, ora
Governatore della Cirenaica e Deputato per Lecco.
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| Lecco,
i giardinetti. |

Lungo la riva lacuale testé
descritta, trovansi il Caffè Ristorante Italia, la Trattoria dei
Galli, il Ristorante degli Alberi ed altri minori. Servizi di barche a
remo ed a motore. In piazza Battisti, Trattoria dell’Angelo.
Ed eccoci al viale Cermenati,
completamente alberato, descrivente un arco che si raddrizza là dove
prende il nome di viale Cavallotti. A questo punto possiamo ammirare
la Chiesa Prepositurale di S. Nicolò, a cui dà adito un’ampia
gradinata, appoggiata ad un terrapieno, che finisce sul piazzale che
la fronteggia.
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| Chiesa
Prepositurale di S. Nicolò. |
La chiesa, di stile classico,
è grandiosa, con spaziosa navata centrale a colonnati e venne
costruita, dal 1831 al 1866, in ampliamento a quella preesistente,
fatta erigere nel 1534 da Francesco Sforza. Architetto l’ing. Bovara.
La Prepositurale è tuttora incompiuta, poiché secondo il disegno dello
stesso Bovara, si sarebbero dovuti aggiungere due bracci laterali, che
avrebbero conferita alla pianta della chiesa la forma di croce latina.
Difficoltà diverse impedirono la completa attuazione del disegno.
Nell’interno della chiesa, fu recentemente scavata una cripta sotto
l’altare maggiore, riducendo di molto il presbiterio.
Sulla grande tazza, il pittore Morgari ha svolto
nel 1926 il tema: "La gloria del Rosario", e furono contemporaneamente
dorati gli stucchi della volta. Nel 1927 lo stesso Morgari, dipinse
sulla volta dell’atrio la "Regalità di Cristo" completando lungo il
cornicione della navata centrale, i ritratti degli Arcivescovi santi
milanesi. Nella navata
centrale si ammirano le scene evangeliche del Radice, e, agli altari
laterali, quadri del Sibella, del Jemoli, del Brighetta e del Rizzi.
Sotto l’altare di S. Carlo, riposa il corpo di S. Eufrasio martire. In
sagrestia sono conservati un lavabo di marmo, unico avanzo dell’antica
Prepositurale che sorgeva sul poggio S. Stefano, ed un grande armadio
intagliato, pregevole lavoro, ritenuto della scuola del Fantoni.
La facciata della chiesa fu completata nel 1880-81 dall’ing. G M.
Stoppani, sul più economico dei due disegni lasciati dall’ing. Bovara.
Il campanile sorge sulla base di un antico
torrione del castello di Lecco e si slancia ardito per 96 metri,
dominando l’intero territorio. Più basso della cupola, il vecchio
campanile, reso inservibile.

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| Chiesa
Prepositurale di S. Nicolò. |
Sul fianco della
Prepositurale, verso via Mascari, una lapide ricorda il Beato Pagano,
al secolo Pietro Fedele, nato a Lecco nel 1205, martire della fede nel
1277, a Colorina Valtellinese.
L'antico sagrato è, ora,
quasi completamente rinnovato. Due rampe laterali portano alla
gradinata centrale, che serve di accesso al piazzale d'ingresso della
chiesa. Le rampe laterali si congiungono colla grande balconata, che
limita il sagrato anch'esso in via di sistemazione. Rampe e parapetto
sono a colonnette di stile classico, lo stesso di quello adottato dal
Bovara per la chiesa.
Le gradinate laterali sono a
cordonata. Quella centrale, la zoccolatura verso strada e la copertura
dei parapetti, sono in granito di Montorfano. Progettista, l'ing.
Giulio Amigoni.
Proseguendo per viale
Cavallotti, parallelo alla via Nava, più interna, e passando davanti
al pontile della Lariana, al Ristorante Mazzoleni e al Caffè Alpino,
in pochi minuti si giunge al piazzale dei Mille, attraversato dal
Gerenzone, ricoperto da un ponte costruito in epoca vicina. Sul
piazzale, il Caffè dei Mille.
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| Lecco, piazzale
dei Mille e monumento ad Antonio Stoppani. |

Qui venne inaugurato,
contemporaneamente al monumento a Cermenati, quello di A. Stoppani,
sciogliendo un antico voto dei cittadini di Lecco. Dell’eminente
geologo, dell’autore del "Bel Paese", in piazza XX Settembre, nella
casa dove nacque, si legge la seguente epigrafe:
NEL PRIMO CENTENARIO
DELLA NASCITA
DI
ANTONIO STOPPANI
INSIGNE GEOLOGO
E PATRIOTA
ALLIEVI, AMMIRATORI E PARENTI
15 AGOSTO 1924
E più sotto, un’altra lapide,
ancor più modesta, ne indica la nascita:
IN QUESTA CASA
ADDÌ 13 AGOSTO 1824
NACQUE
ANTONIO STOPPANI
Nel monumento, lo Stoppani
appare in piedi, su un basamento di granito. Gli fanno corona i monti
che il modesto abate scrutò con intelligente pazienza per trarne uno
sistema scientifico confermato dagli studiosi che seguirono le orme
del grande lecchese. Alto, vigila il Sasso di Preguda, che ebbe nello
Stoppani il suo profondo illustratore. Semplice la iscrizione:
ABATE
ANTONIO STOPPANI
1824 - 1891
Il bronzo, di squisita
fattura, è opera dello scultore Vedani; il basamento della Ditta
Marella.
Il colpo d’occhio, da piazza dei Mille, è quanto mai suggestivo. Il
lago ha un aspetto imponente, cinto dai monti, le cui pareti si
innalzano quasi a picco, mentre sullo sfondo si profilano le Alpi
della Tremezzina. Percorrendo la Malpensata, sferzata dal vento di
tramontana, al limite nord, della città, s’imbocca il viale Carducci,
amenissima strada lacuale, pur essa di recente costruzione, che
lambendo le falde del rupestre S. Martino, accompagna, per il primo
tratto, la linea elettrica per la Valtellina e giunge al Ristorante
Caviate e, più avanti al Ristorante Ripamonti, prospettantesi
totalmente sul lago. Prima di giungere al suddetto ristorante, ad una
trentina di metri, si apre una tortuosa stradetta che, per un
cavalcavia, porta direttamente sulla nazionale dello Stelvio, al di
sopra della linea ferroviaria.
Nella piazza della Malpensata, la Trattoria Malpensata e, più interna,
la Trattoria Mandrino. Poi la Trattoria del Baff, con ampio ed ombroso
pergolato sul lago.

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| Lecco, villa Brik. |
Nella prima parte del viale
Carducci, fino alla splendida Villa Brick, un doppio filare di giovani
pianticelle è dedicato ai Caduti Lecchesi: è il Viale della
Rimembranza, inaugurato assieme al Monumento dei Caduti, con una
cerimonia composta ed austera.
Dalla Villa Brick, per un
sottopassaggio, si giunge alle Villette della Cooperativa Case
Popolari ed alle Case Ferrovieri, d’onde poi un viottolo mena ancora
sullo stradone dello Stelvio.
Ritornando in piazza Battisti
e percorrendo la via Nava, a destra s’apre la via Parini che, salendo
gradatamente, oltrepassa lo Stabilimento Metallurgico Faini ed il
Cimitero Monumentale e si congiunge colla strada della Calandra, di
fronte al Molino Frigerio. ed alla via Palestro, che porta a Castello.
Proseguendo per via Nava,
dopo via Parini, la via Sirtori porta al fabbricato delle Scuole
Elementari G. Oberdan nell’ex-filanda Corti. Tra via Parini e via
Sirtori, la via Nino Bixio va al ponte sul Gerenzone e si biforca:
Un braccio, per via
Malpensata, scende verso il lago e l’altro, fiancheggiato da signorili
villette, si snoda serpeggiando e, dopo aver attraversato un passaggio
a livello sulla linea Lecco-Sondrio, rasenta la Villa Belvedere, in
amenissima ed elevata posizione che le permette la vista dello
specchio lariano. Poco prima, l’Asilo alla Malpensata G. Garibaldi e,
più in su, l’Asilo Casa degli Angeli, retto dalle Suore.
A sinistra di questa,
s’insinua una stradicciola che in breve porta al Poggio di S. Stefano
(m. 257), su cui sovrasta il S. Martino, nudo e roccioso, e sul quale
sorgeva l’antico borgo di Lecco, distrutto da Matteo Visconti nel 1296
per avere gli abitanti parteggiato per i Torriani. I lecchesi di quel
tempo dovettero rifugiarsi a Valmadrera. Sui ruderi della vecchia
chiesa di S. Stefano, l’antica plebana di Lecco, rimane ora, unica e
sola, una rustica casetta, quasi sentinella avanzata della città
adagiata più sotto. Lungo la strada, buone osterie, in posizione
aprica.
Rifacendo le vie più sopra
descritte, e che tagliano la parte nord della città stessa, per via
Roma e via Stoppani, giungiamo al largo Manzoni che si prolunga, a
monte, fino a imboccare la via Mentana, colla relativa piazza, d’onde
si può proseguire fino al Caleotto, a destra del torrente Caldone. Al
largo Manzoni, il Caffè Visconti, il Caffè Manzoni, il Caffè Italia.
Verso il Collegio Volta, l’Asilo Umberto I.
A lago, si dirama nella via
Mazzini, coll’Albergo del Ponte e s’allarga nella piazza dello stesso
nome, coll’Esattoria Consorziale, per finire colla via Manara, che
conduce al Monumento dei Caduti.
Al centro del largo Manzoni,
si alza il bronzo ad Alessandro Manzoni, col fronte rivolto alla via
Caprera.

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|
| Lecco, monumento
dedicato ad Alessandro Manzoni. |
Il monumento rappresenta
Manzoni seduto, in atto meditativo.
Sul basamento che lo sostiene, tre altorilievi rappresentano il
rapimento di Lucia, la morte di don Rodrigo, il matrimonio di Renzo e
Lucia. La statua, somigliantissima, fusa dai Fratelli Barzaghi, è
opera dell’eminente scultore Francesco Confalonieri. L’inaugurazione
del monumento avvenne l’11 ottobre 1891, con un discorso di Gaetano
Negri e coll’intervento di Giosuè Carducci, la cui partecipazione è
ricordata in una delle due lapidi poste sulla facciata dell’Albergo
Croce di Malta. Mancava alla solenne cerimonia, Antonio Stoppani, a
cui si dovette l’iniziativa del monumento, morto nello stesso anno.
A tergo, verso il Resegone, è scritta la seguente epigrafe:
I CITTADINI DI LECCO
NEL VOLERE E NELL’OPERE
CON TUTTA ITALIA CONCORDI
QUI
DOVE VISSE E S’ISPIRÒ
L’AUTORE DEI PROMESSI SPOSI
ERESSERO NEL 1891
A sud del largo Manzoni, si
inizia il bellissimo corso Vittorio Emanuele, un rettifilo di un
chilometro che, attraversando la borgata di Pescarenico, conduce a
Bergamo. Sul corso, lungo la linea tranviaria che s’arresta, per ora,
a S. Ambrogio, ai confini con Maggianico, si trovano la Sede del
Fascio locale nel Palazzo dell’ex Sottoprefettura, la Società Orobia,
l’Ufficio Postale e Telegrafico di Pescarenico, le Trattorie Isola
Verde, delle Piante e Promessi Sposi, col Caffé Garibaldi più oltre.
Lateralmente al corso si biparte la via Promessi Sposi, allargata nel
suo tratto inferiore che sbocca a poca distanza dal ponte A. Visconti,
mentre il tratto principale, per un sottopassaggio, arriva alla
piazzetta del Caleotto da cui si diramano le carrozzabili per
Castello, Acquate e Germanedo.

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| Villa Manzoni. |
A destra della strada, subito
dopo il sottopassaggio, in posizione elevata, si può vedere la Villa
Manzoni, ora proprietà Scola, sulla cui fronte è murata una lapide con
iscrizione dettata da C. Cantù:
ALESSANDRO MANZONI
IN QUESTA VILLA SUA FINO AL 1818
SI ISPIRAVA AGL’INNI, ALL’ADELCHI
AI PROMESSI SPOSI
OVE I LUOGHI, I COSTUMI, I FATTI NOSTRI
E SE STESSO IMMORTALAVA,
LA FAMIGLIA SCOLA
NEL PRIMO CENTENARIO 7 MARZO 1885
A PERPETUO CULTO POSE
Corre, parallela al corso, un
po’ più alta, la via Ghislanzoni, che, partendo dal ponticello sul
Caldone, quasi all’altezza del Collegio Volta, mena dritto a
Pescarenico. Sorge, in questa via, il Palazzo Scolastico Vittorio
Emanuele III, ampio e capace edificio costrutto su disegno dell’ing.
Gattinoni, che accoglie il maggior numero delle classi elementari col
corso integrativo, l’Istituto comunale pareggiato, col suo corso
inferiore e superiore, le Scuole complementari, colle Direzioni dei
diversi ordini di scuole. Il Palazzo Scolastico fu sede di due
riuscitissime Mostre Agricole-Industriali e, nel corridoio
dell’Istituto comunale, si può osservare un’artistica lapide dedicata
ai 15 Caduti per la Patria, appartenenti a detta scuola.
Più avanti, dopo la via Promessi Sposi, si presenta, nella sua sobria
architettura, l’Ospedale Civico, ora diventato di Circolo, in via di
ampliamento che comprende anche la Croce Verde. Entrando nel Civico
Ospedale, alcune lapidi di marmo ricordano i benemeriti che
contribuirono al sorgere ed al prosperare dello stesso Vittorino
Cremona, sacerdote, che fondò l'Istituto nel 1834 e lo resse fino al
1849.
Antonio Muzzi, architetto,
che, nel 1834, ne promosse la creazione con una cospicua somma e, nel
1837, testò a favore dell' Ospedale un largo lascito che ne permise il
regolare funzionamento.
Accanto, altre lapidi ricordano Domenico Corti e Giovanni Curioni e,
all'esterno, Pietro Nava, benefattori dell'Istituto.
Di questi giorni, la Società Croce Verde, ha trasportato la sua sede
da via Volta in via Ghislanzoni, in un ampio e ben adatto fabbricato,
di fianco all'Ospedale Civico. Parecchi locali saranno adibiti ad
Asilo Notturno. Nella sala maggiore, una piastra di marmo eterna il
nome dei 4 Militi, morti nella grande guerra.

Lasciata a destra la via
Como, sorpassato il cavalcavia della ferrovia Lecco-Como, lasciata a
sinistra la tortuosa via Don Abbondio, in cui trovasi l’importante
Catenificio di Arlenico, in pochi minuti si giunge a Pescarenico,
sboccando nella via Innominato, subito dopo l’ Asilo Infantile A.
Corti. Eccettuato un aggruppamento di vecchie case detto il "Piscen"
solo pochi anni or sono, questa località era una vasta prateria. Da
poco tempo, si è venuta popolando di nuovissimi fabbricati ed altri se
ne stanno costruendo, muniti di tutte le comodità. Trattorie al Piscen
e Promessi Sposi.
La cennata via Innominato —
la vecchia ruotabile Lecco-Bergamo — che s’incontra colla via
Ghislanzoni, partendo da via Promessi Sposi, porta dritto alla piazza
Padre Cristoforo, che s’apre davanti alla Chiesa di San Materno ed al
famoso Convento, immortalato dal Manzoni.
In questa via, nella casa
dell’ex Cereria Corti, ora Confalonieri, si scorgono ancora due o tre
scrostature prodotte da granate dei Francesi, durante la campagna
Franco-Austro-Russa. Una data sotto: 25 aprile 1799.
La Parrocchiale di Pescarenico è l’antica chiesa del Convento dei
Cappuccini. La prima pietra fu posta — come narra la "Cronachetta"
conservata dal Parroco — nel maggio del 1576, avendo il Governatore di
Lecco, Giovanni Mendoza di S. Jago, ottenuto di poter fabbricare a
Pescarenico un Convento che desse ai Cappuccini "maggior comodità
d’alloggiare ne’ passaggi che facevano venendo da Bergamo per andare a
Como o a Domaso".
Anche dopo la costruzione
della chiesa del Convento, gli abitanti della comunità di Pescarenico,
continuarono però a servirsi dell’Oratorio di S. Gregorio, sussidiario
della Prepositurale di Lecco, che esiste tuttora di fianco alla chiesa
attuale. Soltanto verso il 1800, soppresso il Convento, la chiesa
passò in uso alla comunità, quale sussidiaria della Prepositurale,
finché, negli ultimi anni di quel secolo, fu eretta in Parrocchia.
Nell’interno della chiesa — i
cui recenti restauri non risparmiarono, purtroppo, la caratteristica
volta dei templi Cappuccini — si notano quadri del Cerano e del Panza,
e l’altare della Vergine, attorniato da nove composizioni in plastica,
rappresentanti scene della vita di Gesù, di S. Francesco e di S.
Chiara. Si vuole che le composizioni risalgano al 1500 e siano in
parte pervenute al Convento di Pescarenico da quello di Castello.
Del vecchio Convento non
rimane che qualche muro e il campanile triangolare, monumento
nazionale, risalente al 1742, quasi nascosto dal nuovo.
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| Pescarenico. |

Sulla facciata della chiesa
una lapide, con epigrafe del Bertacchi, ricorda i 36 Caduti di guerra
di questa terricciola. Un’altra lapide, di fianco, posta in occasione
del primo cinquantenario della morte di A. Manzoni, ricorda il luogo
dove sorgeva il celebre convento illustrato dallo scrittore:
QUI PRESSO
AL DI FUORI ED IN FACCIA ALL’ENTRATA DELLA TERRA
CON IN MEZZO LA STRADA
CHE DA LECCO CONDUCE A BERGAMO
ERA SITUATO
IL CONVENTO DI PESCARENICO
CHE ALESSANDRO MANZONI
CONSACRÒ E RESE IMMORTALE
NEL SUO ROMANZO
Ed ecco altre vie, portanti
tutti i nomi di personaggi dei "Promessi Sposi": via Agnese che,
salendo leggermente, conduce verso Germanedo e Belledo; via Borromeo,
che sbocca in altre aperte da poco ed ancora senza nome. In un locale,
a un sol piano, trovano posto alcune classi elementari intitolate a
"Damiano Chiesa" un po’ prima della Cuccagna, sulla stradetta che
s’apre dietro il Convento.
Di fronte alla piazza, per via Maggiore, si entra in un dedalo di
viuzze, portanti tutti alla riva sinistra dell’Adda, ancora abitate in
buona parte da pescatori. Poco discosto, il Deposito del Tram. Più in
su, verso la strada provinciale i due fabbricati delle Case Popolari e
la nuovissima Casa del Povero da servire agli sfrattati, fatta
costruire da un uomo sommamente benefico, il comm. Umberto Locatelli.
Nelle adiacenze, il
Lazzaretto, a un piano, fatto costruire recentemente dal Comune. Sulla
stessa provinciale le Ferriere Gerosa, lo stabilimento Metalgraf e
quello della Società Lombarda per la produzione di forza elettrica.
Dal largo Manzoni, laterale
al corso Vittorio Emanuele III, si stacca la via Azzone Visconti, che
porta al ponte omonimo, e che, di fronte al S. Michele, si biparte: a
sinistra, si inizia la provinciale Monza-Milano ; a destra la
Erba-Como, che, nel tratto costeggiente il lago, porta a Malgrate.
In via A. Visconti sorge il
Ricovero Muzzi pei vecchi poveri, inaugurato nel 1896, che verrà
trasferito in Reparto di Germanedo, nell’ex-filanda Bonazzi.
Dove il largo Manzoni si
allaccia alla via Mazzini, un’altra lapide indica la casa dove nacque
Mario Cermenati, più sopra citato, e inaugurata nel trigesimo della
sua morte, l’8 novembre 1924.
A metà della piazza Mazzini,
sui torrente che la lambe, è stato costruito un ponte che porta ad una
via aperta da poco, la quale, attraversando l’antico campo del giuoco
del pallone, imbocca la via Aspromonte, nuovissima, con casette
moderne, poi, svoltando quasi ad angolo retto, si riallaccia alla via
A. Visconti, costeggiando lo Stabilimento Aldé. Più in giù il Caldone,
a tergo del Teatro, ha un altro ponte, sorpassato il quale s’infila la
via Ponchielli che, in linea retta, si spinge fin dove il lago
comincia a diventare Adda. In questa via si trovano la Trattoria
Primavera, il Caffè Colombo, la Trattoria Ponchielli.
A destra il viale Francesco
Nullo che, rasentando la Caserma Sirtori, serve di accesso alla sede
della fiorente Società Canottieri, un ben costrutto edificio, con
ampia terrazza a lago, da cui l’occhio abbraccia tutta l’ampiezza del
bacino. Nell’interno una lapide di bronzo ricorda i 16 Canottieri
caduti per la grandezza della Patria.

Più avanti, a sinistra la via
Caprera, a destra la via Gomez ed in ultimo l’antico piazzale del
Lazzaretto, dove sorgono nuovi edifici, tra i quali, grandioso, quello
delle Case Popolari.
Sulla facciata della Trattoria della Primavera, una lapide ricorda la
venuta a Lecco, di Cesare Battisti che tenne, in quell’occasione, due
memorabili discorsi per incitare l’Italia alla guerra contro il nemico
ereditario:
IN QUESTA CASA E NEL PROPINGUO
TEATRO
NEI GIORNI 11 MARZO E 15 APRILE 1915
CESARE BATTISTI DA TRENTO
APOSTOLO DI RIVENDICAZIONE NAZIONALE
ARALDO DI RISCOSSA CONTRO LA BARBARIE MINACCIANTE
AL POPOLO DI LECCO CONSENZIENTE
DISSE
I DIRITTI ED I DOLORI DELLA PATRIA REDIMENTA
E LE RAGIONI DELLA GUERRA SANTA
CHE LUI VIDE SOLDATO E MARTIRE
PER LA LIBERTÀ D’ ITALIA E DEL MONDO
I monumenti che siamo venuti
enunciando parlano da sé solo dei cittadini che hanno dato lustro e
decoro a questa nostra Lecco, a cui è aperto un sicuro avvenire. E’
inutile, quindi, ripeterne l’elenco.
È bene però ricordare fra i più antichi, Girolamo Morone che fu
Ministro ducale di Francesco II Sforza e Cancelliere del Regno sotto
Carlo V. Morì nel 1529 a S. Cassiano, presso Firenze. Fra i
contemporanei è giusto ricordare il lecchese Giacomo Mattarelli che
decorò il Teatro Sociale e, con arte squisita, costrusse quella
meraviglia d’intaglio che fu il "Duomo di Milano" andato distrutto
nell’incendio dell’Esposizione della Metropoli lombarda nel 1906. Né
vanno dimenticati il pittore Carlo Pizzi, di cui si ammirò una Mostra
Personale, durante la seconda Mostra Lecchese, il fine musicista Luigi
Vicini, il garibaldino Enrico Corti di Pescarenico, che capitanò
l’eroico stuolo dei volontari accorsi sotto le bandiere dell’ Eroe dei
Due Mondi.
Nel Municipio, vi è un grande
quadro ad olio di Antonio Stoppani, eseguito dal nipote Giovanni
Todeschini, e si può osservare, nel gabinetto del Podestà, il ritratto
di Gian Giacomo De’ Medici, del tempo in cui il famoso avventuriero
divenne marchese di Musso e conte di Lecco (1528), per concessione del
Leyva, generale di Carlo V, che ne confermò il possesso. Nell’ampia
sala della Consulta, di fronte a quello dello Stoppani, ammirasi un
altro quadro col bel ritratto di Cesare Battisti, l’eroe trentino.
Lecco fu, da Azzone Visconti,
ricinta di nuove mura e di nuove torri, e munita del ponte che tuttora
si ammira.
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| Ponte Azzone
Visconti. |
Nel 1916, negli scavi per la
sistemazione del fabbricato della "Dogana" dove ora, in piazza XX
Settembre, si vede il Palazzo delle Imposte, si scopersero pilastri e
muri delle antiche fortificazioni e vasi romani di terra cotta, con un
cucchiaio di bronzo.

Posta, in piazza Garibaldi; Telegrafo e Telefono, in via Fratelli
Cairoli; Posta e Telegrafo a Pescarenico.
Sezione Club Alpino Italiano — Società Escursionisti Lecchesi e Sez.
Sci — Soc. Alpina Operaia "A. Stoppani".
Unione Escursionisti Lecchesi "Monte Resegone" — Società Canottieri —
Sezione Calcio — Unione Ginnastica "A. Ghislanzoni" — Società
Mandamentale Tiro a Segno — Sport Velo Club — Auto-Moto Club — Società
Tiro al Piccione ed al Piattello — Corpo Musicale "A. Manzoni" —
Orfanotrofio Maschile "A. Manzoni"
Orfanotrofio Femminile "S. Giuseppe" e "Casa degli Angeli" — Scuola di
Disegno Industriale — Scuola Serale di Lingue Straniere.
NB. - Le notizie sulla Chiesetta di S. Marta, sulla
Prepositurale di S. Nicolò e sulla Parrocchiale di Pescarenico,
vennero gentilmente favorite dal signor Uberto Pozzoli.
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