Guida illustrata di Lecco e paesi finitimi

Edizioni per il web a cura di Mauro Antonio Di Mauro (2008-2009). E' vietata ogni forma di riproduzione per qualsiasi scopo.


 


 

Lecco

 

Si ebbe il titolo di città nel 1848. Posta su "quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno", vigilata da una magnifica cerchia di vette superbe, care agli alpinisti, riveste caratteri di speciale attrattiva che ne fanno uno dei centri più accreditati della nostra provincia.

Panorama di Lecco dei primi del '900.

A nord il rupestre S. Martino culminante nel Coltignone (m. 1474), che nasconde la cima della minore Grigna o Grignetta (m. 2184), ad est il Resegone o Serada (m. 1875), che digrada nel Magnodeno (m. 1236), a sud il monte Barro (m. 922) dai poderosi fianchi morenici, ad ovest il Moregallo (m. 1276), dietro cui s’intravedono i Corni di Canzo (m. 1372), le fanno mirabile corona. Pittorico lo sfondo a lago, visto dalla Malpensata.

Panorama di Lecco dei primi del 1929.

Risonante di industrie, Lecco sorge su una costiera alluvionale formata dal deposito di tre grossi torrenti, scendenti dai monti contigui: il Bione a mezzogiorno, il Caldone che attraversa il centro dell’abitato, il Gerenzone al limite nord.

Fino a pochi anni fa la città, che va continuamente rinnovandosi, per la ristrettezza del suo territorio, non aveva campo di espandersi, racchiusa e quasi soffocata dai Comuni limitrofi che, pur ad essa intimamente uniti, le impedivano un più largo respiro. Il R. Decreto 27 dicembre 1923, ne allargò i confini, aggregando alla città stessa i Comuni di Castello, S. Giovanni, Rancio e Laorca, sulla provinciale della Valsassina, e quelli di Acquate e dì Germanedo, alle falde del Resegone e del Magnodeno, ed unendovi pure Belledo, Frazione di Maggianico. La popolazione, che non raggiungeva, per la vecchia Lecco, i 15 mila abitanti, ammonta alla fine del 1927 a 31587 abitanti, con un esteso territorio, ricco di industrie fiorenti e di sonanti officine.

Fra i nuovi Reparti bisogna aggiungere, ora, anche Maggianico, con una popolazione di quasi 2500 abitanti, aggregato a Lecco, in seguito a recente Decreto.

Maggianico anni '30.

Là dove, a mezzogiorno, il lago si restringe e le rive si avvicinano, ivi incomincia l’Adda, che rompe le sue acque contro i piloni del vetusto ponte Azzone Visconti, spoglio ormai dell’antica cappelletta e dei cadenti parapetti in muratura. Per comodità di transito, venne, alcuni anni or sono, convenientemente allargato e fiancheggiato da due comodi marciapiedi per i passeggeri. La strada è spaziosa e permette il passaggio della linea tranviaria Lecco-Erba, sogno più che trentennale dei cittadini di questa ridente plaga, ove il cielo, il lago, la natura tutta, confondono i loro sorrisi ed i loro incanti.

Lecco, ponte Azzone Visconti.

Il ponte che, pur frammezzo alle sue mutilazioni, rimane integro nella sua ossatura originaria, si presenta maestoso colle sue undici arcate, sfidanti le insidie del tempo. Fatto costruire da Azzone Visconti, signore di Milano, nel periodo che corre tra il 1336 ed il 1338, con sole otto arcate, a queste ne vennero aggiunte altre due dall’arcivescovo Giovanni II Visconti, in seguito all’allargamento dell’alveo del fiume, per evitare le piene del lago. Allo stesso scopo, i Comaschi, a loro spese, fecero aggiungere una nuova arcata, cosicché il ponte venne ad avere undici robuste arcate, che furono portate a diciotto da Francesco Sforza nel 1470. Distrutto in parte e rovinato nelle epoche successive, abbattute le due torri che sorgevano alla testata durante la campagna russa del 1799, fu di poi restaurato, conservando l’attuale numero di arcate, d’onde l’Adda esce, quasi trattenuta da un isolotto difeso da potenti muraglioni, a sinistra del suo corso iniziale, lambendo le case di Pescarenico, per allargarsi di nuovo e formare il lago di Olginate, e riprendere, in seguito, il suo corso normale, lento e solenne.

Veduta  di Lecco del 1928 con il ponte Azzone Visconti.

Lecco, colle sue numerose industrie, col suo attivo commercio, collo spirito alacre dei suoi abitanti, è uno dei più importanti centri della Lombardia. Allo sbocco della Valsassina, ricca di uberi piani, di mugghianti armenti e di rinomati latticini, è il punto di partenza per svariate escursioni alpinistiche sulle nostre incantevoli prealpi, dotate di comodi rifugi. Nodo ferroviario importante, da essa si dipartono le linee di Sondrio, Milano, Bergamo, Como, mentre i paesi de! lago sono collegati da corse di moderni piroscafi, eserciti dalla Società Lariana. Dove ferrovie e piroscafi non giungono, suppliscono corse automobilistiche, che percorrono la linea della Valsassina, sino a Bellano, toccando quasi tutti i borghi della Valle che s’avvia a divenire una delle più belle e salubri plaghe di villeggiatura estiva ; quella di Oggiono, passante per Galbiate; quella di Bergamo che, attraversando Olginate e Brivio, tocca i paesi che non godono il beneficio della ferrovia. Omettendo di fare una descrizione storica di Lecco, il che ci porterebbe fuori dagli scopi della presente Guida, accenneremo invece alle piazze, alle vie, ai monumenti della città, nella sua ultima formazione.

Piazze, vie, monumenti

Piazza Garibaldi, centrale, ampia e spaziosa, all’inizio del corso Cavour, che conduce alla stazione ferroviaria. Nel mezzo, il monumento all’Eroe popolare, opera pregiata dello scultore E. Confalonieri, inaugurato il 16 settembre 1884. Sullo sfondo, coll’elegante Caffè annessovi, il Teatro Sociale, costruito nel 1844, su disegno dell’ing. Bovara. Fiancheggia la piazza il Palazzo della Banca d’Italia, già della Banca di Lecco, di sobrie linee architettoniche, uno dei migliori edifici della città, colla Ricevitoria Postale. All’opposto lato, il Palazzo Cornelio, colla fiorente Banca Popolare e l’Albergo dell’Arpa. Sull’angolo di via Stoppani, il Caffè Unione. Di fronte, l’Albergo Croce di Malta, con due lapidi murate sulla facciata, inaugurate contemporaneamente l’11 ottobre 1908.

Lecco, veduta di piazza Garibaldi negli anni '30.

Una lapide ricorda la venuta di Garibaldi dopo Varese e S. Fermo nel 1859, e le sue visite ripetute nel maggio 1862 e nel 1866 "traendo molti volontari alle Alpi trentine"; l’altra, riconsacra un’altra data memorabile, l’11 ottobre 1891, nel qual giorno il Carducci pronunciò dal balcone dell’Albergo, in occasione dell’inaugurazione del monumento ad Alessandro Manzoni, un poderoso discorso, che fu tutto una glorificazione, del sommo autore dei Promessi Sposi.

Da Piazza Garibaldi, il corso Cavour, una delle più animate arterie della città, si congiunge col Piazzale della Stazione, convenientemente sistemato, da cui venne tolto il modesto busto, opera del Bazzola, al poeta concittadino Antonio Ghislanzoni, e ritirato nel Museo Civico, in attesa d’essere ricollocato in sede degna.

Nel piazzale, la Banca Commerciale, il Caffè Stella Alpina, i Servizi Automobilistici e la Villa Locatelli, sede d’amministrazione della rinomata Casa di produzione e di esportazione di latticini.

In occasione del cinquantenario della fondazione della Ditta, nell’atrio della villa, venne scoperta una lapide di marmo e bronzo, con scolpita l’effige di Giovanni Locatelli, portante una significativa epigrafe di Giovanni Bertacchi. L’opera, veramente artistica, è dello scultore Castiglioni.

Lungo il corso, la Banca Bergamasca, la Banca Agricola, il Credito Italiano, il Bar Apollo, il Bar Alba, il Caffè Milano, il Ristorante Cavour, la Trattoria del Cervo d’Oro, l’Albergo Corona. Alla stazione, il Caffè Ristorante.

Prima di arrivare alla stazione, il corso svolta a sinistra e, salendo, dà principio alla carrozzabile della Valsassina ed alla nazionale dello Stelvio. Più in su, dove lo stesso corso s’allarga in piazza Armando Diaz, nell’edificio del vecchio ospedale, ideato dal Bovara e completamente restaurato su disegno dell’ing. Josto Braccioni, colla collaborazione del geometra Giovanni Lanfritto, sorge il nuovo e capace Municipio, solennemente inaugurato il 13 aprile 1928 da S. M. il Re Vittorio Emanuele III.

Nell’atrio d’entrata del nuovo Municipio, il 28 ottobre dello stesso anno, venne scoperta una lapide che ricorda l’intervento del Re in quella occasione. Nella parte frontale, un’altra lapide di bronzo, riporta il comunicato Diaz.

A metà corso, a sinistra, si diparte la via Mascari, colla piazzetta di S. Marta e l’antichissima chiesetta dello stesso nome.
La chiesetta di S. Marta è sussidiaria della Prepositurale dal 1786. Soppressa da Giuseppe II la potente Scola dei disciplinati di S. Marta, tutti i beni di quella confraternita passarono alla Fabbrica di S. Nicolao. Prima, e da parecchi secoli, la chiesetta — chiamata Oratorio di S. Calimero — serviva alla Scola; e la tradizione orale, poco attendibile del resto, vuole sia stata costruita dagli stessi confratelli. La chiesa presenta, ora, le linee barocche dei restauri del secolo XVII, che cancellano quelle lombarde della prima costruzione. Nell’interno, sull’altare centrale, una statua antichissima del Rosario, ed un’altra di S. Maria. Sulla volta dell’altare, resti degli antichi dipinti. Alle pareti, quadri formati con gli stendardi della confraternita. Sul fondo della chiesa, una loggetta.

Laterali, i Ristoranti Caval Bianco e Commercio. In proseguimento la via Mascari, attraversa via Bovara, fino alla gradinata laterale della Prepositurale. Dopo la Trattoria "del Piazz", rasentando l’Oratorio Maschile, la via Resinelli sale ad incontrare la via Ongania, che sbocca quasi di fronte al Cimitero Monumentale.

La via a destra, in direzione opposta della citata via Mascari, è la via Fratelli Cairoli che, passando davanti all’Ufficio Telegrafico e Telefonico ed al Banco Ambrosiano, va al Largo Manzoni, dove sorge il moderno edificio del Collegio Arcivescovile "A. Volta" col vicino Asilo Infantile diretto dalle Suore.

La via Stoppani, sempre prendendo come punto di partenza piazza Garibaldi, volge a mezzogiorno. In essa, nell’ex Palazzo Comunale, hanno sede il Corpo dei Pompieri Civici e la R. Pretura. Nell’atrio d'entrata dell'ex Municipio, una lapide ricorda Luigi Ghislanzoni, che dotò la città della Casa Comunale; un'altra incide il nome di S. A. R. Umberto di Savoia che, il 22 maggio 1923, visitava Lecco; una targa di bronzo perpetua la memoria dei Caduti nelle guerre del 1859 e del 1860.

In fondo al cortile, sulla fronte della sede dei Civici Pompieri, un'ultima lapide elenca il nome dei 4 Militi del fuoco, caduti nella grande guerra. Sul lato destro, l’Albergo Due Torri ed a sinistra la Bottega del Caffè.

Una via trasversale, Carlo Cattaneo, correndo, per buona parte parallela al corso Cavour, passando davanti alla Cassa di Risparmio, che presto avrà un Palazzo proprio dove la stessa via sbocca in piazza Mazzini, riconduce allo Scalo Merci, e, da qui, nuovamente alla stazione. Nel tratto di via Stoppani che s’unisce al largo Manzoni, a destra, una lapide ricorda la nascita di A. Ghislanzoni, simpatica e scapigliata figura di scrittore e di patriota, autore del libretto dell’Aida, morto a Caprino Bergamasco il 14 giugno 1893.
Ecco la semplicissima iscrizione:

ANTONIO GHISLANZONI
POETA
NASCEVA IN QUESTA CASA
IL 25 NOVEMBRE 1824

 

Lecco, via Roma.

Per la centralissima via Roma,a sinistra di piazza Garibaldi, coll’antico Caffè Colonne, ora rinnovato, e il bar Moderno, si accede in piazza XX Settembre. La vecchia piazza è fiancheggiata, a destra, da portici, con ampie terrazze, che le danno un aspetto caratteristico. Pure a destra è la Trattoria del Mercato. A sinistra, quasi nascosta dalle case rimesse a nuovo, s’alza la torre dell’antico Castello, tozza e quadrata, che per molto tempo servì da carceri mandamentali. Diverse Associazioni, l’A.N.A., la Società Escursionisti Lecchesi colla Sez. Sci, il Club Alpino hanno pure degna sede in un attiguo fabbricato, apprestato all’uopo dal comm. Umberto Locatelli.
Più in su, dallo stesso lato, il Caffè Commercio, quindi la Camera di Commercio, ora soppressa, il cui ampio salone a vetrate è sostenuto da quattro arcate che lasciano scorgere il lago dalla parte opposta. Ad essa è unito il Palazzo delle Imposte Dirette, ricostruito sul traballante e vecchio edificio della "Dogana" munito di una torre quadrangolare, sulla cui parete est, si può ancora ammirare il biscione visconteo.
Più oltre, s’inizia la vetusta via Porta Nuova, ora via Bovara, con vestigia delle antiche mura che cingevano la città e che porta alle "quattro strade" d’onde si bipartono le accennate carrozzabili per la Valsassina e la Valtellina.

Lecco anni '30, monumento a Mario Cermenati e palazzo delle imposte.

La piazza, altrimenti detta del Mercato perché in essa, specialmente il sabato, converge il commercio di una vastissima zona, compreso il bacino lacuale, si restringe di poi, per sfociare nella piazza Cesare Battisti, in cui, recentemente inaugurato, sorge il bel monumento al concittadino Mario Cermenati, politico e geologo insigne, discepolo dello Stoppani, che lo ebbe oltremodo caro.
Il monumento, opera dello scultore romano Mario Rutelli, s’eleva su artistico basamento, racchiuso da una cancellata di ferro battuto, e porta la seguente epigrafe di Giovanni Bertacchi:

MARIO CERMENATI
L’AMORE DELLA GRANDE NATURA
FECONDÒ IN CULTO DI SCIENZA
I LIBERI ITALICI SPIRITI
LEGISLATORE, PATRIOTA ESALTÒ
L’APERTO SENSO DELLA VITA
TRADUSSE IN AFFETTI GENEROSI
DEGNO DI VIVERE PERENNE
NEL BRONZO, NEGLI INTELLETTI, NEI CUORI
1868 - 1924

Qui, il lago appare in tutta la sua bellezza. Di fronte Malgrate, colla sua rocca nereggiante, tagliata dalla nuova strada Onno-Parè, col Moregallo e, sovrastante, i Corni di Canzo. Visibile, la chiesetta al Sasso di Preguda sul Moregallo.

Veduta di Malgrate da Lecco.

Volgendo lo sguardo a sinistra, appare, nella sua mole imponente, il Monumento ai Caduti, che torreggia maestoso in un ampio spiazzo del Giardinetto, ora ridotto ad aiuole, con viali di accesso spaziosi e ben tenuti.

Lecco, anni '30, monumento ai Caduti.

Il monumento, geniale fattura dello scultore Castiglioni, è uno dei migliori d’Italia, e s’impone per l’arditezza della concezione e per la sua mirabile armonia. Esso si compone di uno stele di granito, nella cui parte anteriore, abbracciante l’ampia distesa del lago, è raffigurata una donna dolorante, completata da quattro magnifici e indovinati altorilievi di bronzo, che rappresentano alcuni salienti episodi dell’ultima guerra vittoriosa. Lo stele, posteriormente, porta inciso i nomi e le date delle tappe gloriose. Ai lati del basamento, il nome dei 153 Lecchesi caduti per la Patria e, nella parte anteriore, la dedica del Primo Ministro, Benito Mussolini, Duce del Fascismo:

LECCO
INCIDE PEI SECOLI
SU QUESTA PIETRA
IL NOME DEI SUOI PRODI CADUTI
ORA E SEMPRE
VITTORIOSI E VIVI
NEL MEMORE CUORE DEL POPOLO

Il granito per il monumento venne fornito dalla cava di Samolaco (Sondrio).
La trasformazione del "Giardinetto" in luogo degno di accogliere il monumento, ha portato pure alla sistemazione della riva fino all’altezza di via Nizza, ove ha termine la via Manara, parallela alla stessa.

Lecco, anni '30, veduta dal lago del monumento ai Caduti.

Potenti muraglioni la sostengono, con parapetto sopraelevato e, di fronte al monumento, due ampie scalee, accedono al piazzale dalla parte del lago. Quattro colonne granitiche le fiancheggiano, munite di lampadine elettriche, perché, a notte, una blanda luce rischiari il monumento, che fu inaugurato nel novembre 1926, alla presenza di S. A. Reale il Duca di Aosta e di S.E. l’on. Teruzzi, Sottosegretario agli Interni, ora Governatore della Cirenaica e Deputato per Lecco.

Lecco, i giardinetti.

Lungo la riva lacuale testé descritta, trovansi il Caffè Ristorante Italia, la Trattoria dei Galli, il Ristorante degli Alberi ed altri minori. Servizi di barche a remo ed a motore. In piazza Battisti, Trattoria dell’Angelo.

Ed eccoci al viale Cermenati, completamente alberato, descrivente un arco che si raddrizza là dove prende il nome di viale Cavallotti. A questo punto possiamo ammirare la Chiesa Prepositurale di S. Nicolò, a cui dà adito un’ampia gradinata, appoggiata ad un terrapieno, che finisce sul piazzale che la fronteggia.

Chiesa Prepositurale di S. Nicolò.

La chiesa, di stile classico, è grandiosa, con spaziosa navata centrale a colonnati e venne costruita, dal 1831 al 1866, in ampliamento a quella preesistente, fatta erigere nel 1534 da Francesco Sforza. Architetto l’ing. Bovara. La Prepositurale è tuttora incompiuta, poiché secondo il disegno dello stesso Bovara, si sarebbero dovuti aggiungere due bracci laterali, che avrebbero conferita alla pianta della chiesa la forma di croce latina. Difficoltà diverse impedirono la completa attuazione del disegno. Nell’interno della chiesa, fu recentemente scavata una cripta sotto l’altare maggiore, riducendo di molto il presbiterio.

Sulla grande tazza, il pittore Morgari ha svolto nel 1926 il tema: "La gloria del Rosario", e furono contemporaneamente dorati gli stucchi della volta. Nel 1927 lo stesso Morgari, dipinse sulla volta dell’atrio la "Regalità di Cristo" completando lungo il cornicione della navata centrale, i ritratti degli Arcivescovi santi milanesi.

Nella navata centrale si ammirano le scene evangeliche del Radice, e, agli altari laterali, quadri del Sibella, del Jemoli, del Brighetta e del Rizzi. Sotto l’altare di S. Carlo, riposa il corpo di S. Eufrasio martire. In sagrestia sono conservati un lavabo di marmo, unico avanzo dell’antica Prepositurale che sorgeva sul poggio S. Stefano, ed un grande armadio intagliato, pregevole lavoro, ritenuto della scuola del Fantoni.
La facciata della chiesa fu completata nel 1880-81 dall’ing. G M. Stoppani, sul più economico dei due disegni lasciati dall’ing. Bovara.

Il campanile sorge sulla base di un antico torrione del castello di Lecco e si slancia ardito per 96 metri, dominando l’intero territorio. Più basso della cupola, il vecchio campanile, reso inservibile.

Chiesa Prepositurale di S. Nicolò.

Sul fianco della Prepositurale, verso via Mascari, una lapide ricorda il Beato Pagano, al secolo Pietro Fedele, nato a Lecco nel 1205, martire della fede nel 1277, a Colorina Valtellinese.

L'antico sagrato è, ora, quasi completamente rinnovato. Due rampe laterali portano alla gradinata centrale, che serve di accesso al piazzale d'ingresso della chiesa. Le rampe laterali si congiungono colla grande balconata, che limita il sagrato anch'esso in via di sistemazione. Rampe e parapetto sono a colonnette di stile classico, lo stesso di quello adottato dal Bovara per la chiesa.

Le gradinate laterali sono a cordonata. Quella centrale, la zoccolatura verso strada e la copertura dei parapetti, sono in granito di Montorfano. Progettista, l'ing. Giulio Amigoni.

Proseguendo per viale Cavallotti, parallelo alla via Nava, più interna, e passando davanti al pontile della Lariana, al Ristorante Mazzoleni e al Caffè Alpino, in pochi minuti si giunge al piazzale dei Mille, attraversato dal Gerenzone, ricoperto da un ponte costruito in epoca vicina. Sul piazzale, il Caffè dei Mille.

Lecco, piazzale dei Mille e monumento ad Antonio Stoppani.

Qui venne inaugurato, contemporaneamente al monumento a Cermenati, quello di A. Stoppani, sciogliendo un antico voto dei cittadini di Lecco. Dell’eminente geologo, dell’autore del "Bel Paese", in piazza XX Settembre, nella casa dove nacque, si legge la seguente epigrafe:

NEL PRIMO CENTENARIO
DELLA NASCITA
DI
ANTONIO STOPPANI
INSIGNE GEOLOGO
E PATRIOTA
ALLIEVI, AMMIRATORI E PARENTI
15 AGOSTO 1924

E più sotto, un’altra lapide, ancor più modesta, ne indica la nascita:

IN QUESTA CASA
ADDÌ 13 AGOSTO 1824
NACQUE
ANTONIO STOPPANI

Nel monumento, lo Stoppani appare in piedi, su un basamento di granito. Gli fanno corona i monti che il modesto abate scrutò con intelligente pazienza per trarne uno sistema scientifico confermato dagli studiosi che seguirono le orme del grande lecchese. Alto, vigila il Sasso di Preguda, che ebbe nello Stoppani il suo profondo illustratore. Semplice la iscrizione:

ABATE
ANTONIO STOPPANI
1824 - 1891

Il bronzo, di squisita fattura, è opera dello scultore Vedani; il basamento della Ditta Marella.
Il colpo d’occhio, da piazza dei Mille, è quanto mai suggestivo. Il lago ha un aspetto imponente, cinto dai monti, le cui pareti si innalzano quasi a picco, mentre sullo sfondo si profilano le Alpi della Tremezzina. Percorrendo la Malpensata, sferzata dal vento di tramontana, al limite nord, della città, s’imbocca il viale Carducci, amenissima strada lacuale, pur essa di recente costruzione, che lambendo le falde del rupestre S. Martino, accompagna, per il primo tratto, la linea elettrica per la Valtellina e giunge al Ristorante Caviate e, più avanti al Ristorante Ripamonti, prospettantesi totalmente sul lago. Prima di giungere al suddetto ristorante, ad una trentina di metri, si apre una tortuosa stradetta che, per un cavalcavia, porta direttamente sulla nazionale dello Stelvio, al di sopra della linea ferroviaria.
Nella piazza della Malpensata, la Trattoria Malpensata e, più interna, la Trattoria Mandrino. Poi la Trattoria del Baff, con ampio ed ombroso pergolato sul lago.

Lecco, villa Brik.

Nella prima parte del viale Carducci, fino alla splendida Villa Brick, un doppio filare di giovani pianticelle è dedicato ai Caduti Lecchesi: è il Viale della Rimembranza, inaugurato assieme al Monumento dei Caduti, con una cerimonia composta ed austera.

Dalla Villa Brick, per un sottopassaggio, si giunge alle Villette della Cooperativa Case Popolari ed alle Case Ferrovieri, d’onde poi un viottolo mena ancora sullo stradone dello Stelvio.

Ritornando in piazza Battisti e percorrendo la via Nava, a destra s’apre la via Parini che, salendo gradatamente, oltrepassa lo Stabilimento Metallurgico Faini ed il Cimitero Monumentale e si congiunge colla strada della Calandra, di fronte al Molino Frigerio. ed alla via Palestro, che porta a Castello.

Proseguendo per via Nava, dopo via Parini, la via Sirtori porta al fabbricato delle Scuole Elementari G. Oberdan nell’ex-filanda Corti. Tra via Parini e via Sirtori, la via Nino Bixio va al ponte sul Gerenzone e si biforca:

Un braccio, per via Malpensata, scende verso il lago e l’altro, fiancheggiato da signorili villette, si snoda serpeggiando e, dopo aver attraversato un passaggio a livello sulla linea Lecco-Sondrio, rasenta la Villa Belvedere, in amenissima ed elevata posizione che le permette la vista dello specchio lariano. Poco prima, l’Asilo alla Malpensata G. Garibaldi e, più in su, l’Asilo Casa degli Angeli, retto dalle Suore.

A sinistra di questa, s’insinua una stradicciola che in breve porta al Poggio di S. Stefano (m. 257), su cui sovrasta il S. Martino, nudo e roccioso, e sul quale sorgeva l’antico borgo di Lecco, distrutto da Matteo Visconti nel 1296 per avere gli abitanti parteggiato per i Torriani. I lecchesi di quel tempo dovettero rifugiarsi a Valmadrera. Sui ruderi della vecchia chiesa di S. Stefano, l’antica plebana di Lecco, rimane ora, unica e sola, una rustica casetta, quasi sentinella avanzata della città adagiata più sotto. Lungo la strada, buone osterie, in posizione aprica.

Rifacendo le vie più sopra descritte, e che tagliano la parte nord della città stessa, per via Roma e via Stoppani, giungiamo al largo Manzoni che si prolunga, a monte, fino a imboccare la via Mentana, colla relativa piazza, d’onde si può proseguire fino al Caleotto, a destra del torrente Caldone. Al largo Manzoni, il Caffè Visconti, il Caffè Manzoni, il Caffè Italia. Verso il Collegio Volta, l’Asilo Umberto I.

A lago, si dirama nella via Mazzini, coll’Albergo del Ponte e s’allarga nella piazza dello stesso nome, coll’Esattoria Consorziale, per finire colla via Manara, che conduce al Monumento dei Caduti.

Al centro del largo Manzoni, si alza il bronzo ad Alessandro Manzoni, col fronte rivolto alla via Caprera.

Lecco, monumento dedicato ad Alessandro Manzoni.

Il monumento rappresenta Manzoni seduto, in atto meditativo.
Sul basamento che lo sostiene, tre altorilievi rappresentano il rapimento di Lucia, la morte di don Rodrigo, il matrimonio di Renzo e Lucia. La statua, somigliantissima, fusa dai Fratelli Barzaghi, è opera dell’eminente scultore Francesco Confalonieri. L’inaugurazione del monumento avvenne l’11 ottobre 1891, con un discorso di Gaetano Negri e coll’intervento di Giosuè Carducci, la cui partecipazione è ricordata in una delle due lapidi poste sulla facciata dell’Albergo Croce di Malta. Mancava alla solenne cerimonia, Antonio Stoppani, a cui si dovette l’iniziativa del monumento, morto nello stesso anno.
A tergo, verso il Resegone, è scritta la seguente epigrafe:

I CITTADINI DI LECCO
NEL VOLERE E NELL’OPERE
CON TUTTA ITALIA CONCORDI
QUI
DOVE VISSE E S’ISPIRÒ
L’AUTORE DEI PROMESSI SPOSI
ERESSERO NEL 1891

A sud del largo Manzoni, si inizia il bellissimo corso Vittorio Emanuele, un rettifilo di un chilometro che, attraversando la borgata di Pescarenico, conduce a Bergamo. Sul corso, lungo la linea tranviaria che s’arresta, per ora, a S. Ambrogio, ai confini con Maggianico, si trovano la Sede del Fascio locale nel Palazzo dell’ex Sottoprefettura, la Società Orobia, l’Ufficio Postale e Telegrafico di Pescarenico, le Trattorie Isola Verde, delle Piante e Promessi Sposi, col Caffé Garibaldi più oltre.
Lateralmente al corso si biparte la via Promessi Sposi, allargata nel suo tratto inferiore che sbocca a poca distanza dal ponte A. Visconti, mentre il tratto principale, per un sottopassaggio, arriva alla piazzetta del Caleotto da cui si diramano le carrozzabili per Castello, Acquate e Germanedo.

Villa Manzoni.

A destra della strada, subito dopo il sottopassaggio, in posizione elevata, si può vedere la Villa Manzoni, ora proprietà Scola, sulla cui fronte è murata una lapide con iscrizione dettata da C. Cantù:

ALESSANDRO MANZONI
IN QUESTA VILLA SUA FINO AL 1818
SI ISPIRAVA AGL’INNI, ALL’ADELCHI
AI PROMESSI SPOSI
OVE I LUOGHI, I COSTUMI, I FATTI NOSTRI
E SE STESSO IMMORTALAVA,
LA FAMIGLIA SCOLA
NEL PRIMO CENTENARIO 7 MARZO 1885
A PERPETUO CULTO POSE

Corre, parallela al corso, un po’ più alta, la via Ghislanzoni, che, partendo dal ponticello sul Caldone, quasi all’altezza del Collegio Volta, mena dritto a Pescarenico. Sorge, in questa via, il Palazzo Scolastico Vittorio Emanuele III, ampio e capace edificio costrutto su disegno dell’ing. Gattinoni, che accoglie il maggior numero delle classi elementari col corso integrativo, l’Istituto comunale pareggiato, col suo corso inferiore e superiore, le Scuole complementari, colle Direzioni dei diversi ordini di scuole. Il Palazzo Scolastico fu sede di due riuscitissime Mostre Agricole-Industriali e, nel corridoio dell’Istituto comunale, si può osservare un’artistica lapide dedicata ai 15 Caduti per la Patria, appartenenti a detta scuola.
Più avanti, dopo la via Promessi Sposi, si presenta, nella sua sobria architettura, l’Ospedale Civico, ora diventato di Circolo, in via di ampliamento che comprende anche la Croce Verde. Entrando nel Civico Ospedale, alcune lapidi di marmo ricordano i benemeriti che contribuirono al sorgere ed al prosperare dello stesso Vittorino Cremona, sacerdote, che fondò l'Istituto nel 1834 e lo resse fino al 1849.

Antonio Muzzi, architetto, che, nel 1834, ne promosse la creazione con una cospicua somma e, nel 1837, testò a favore dell' Ospedale un largo lascito che ne permise il regolare funzionamento.
Accanto, altre lapidi ricordano Domenico Corti e Giovanni Curioni e, all'esterno, Pietro Nava, benefattori dell'Istituto.
Di questi giorni, la Società Croce Verde, ha trasportato la sua sede da via Volta in via Ghislanzoni, in un ampio e ben adatto fabbricato, di fianco all'Ospedale Civico. Parecchi locali saranno adibiti ad Asilo Notturno. Nella sala maggiore, una piastra di marmo eterna il nome dei 4 Militi, morti nella grande guerra.

Lasciata a destra la via Como, sorpassato il cavalcavia della ferrovia Lecco-Como, lasciata a sinistra la tortuosa via Don Abbondio, in cui trovasi l’importante Catenificio di Arlenico, in pochi minuti si giunge a Pescarenico, sboccando nella via Innominato, subito dopo l’ Asilo Infantile A. Corti. Eccettuato un aggruppamento di vecchie case detto il "Piscen" solo pochi anni or sono, questa località era una vasta prateria. Da poco tempo, si è venuta popolando di nuovissimi fabbricati ed altri se ne stanno costruendo, muniti di tutte le comodità. Trattorie al Piscen e Promessi Sposi.

La cennata via Innominato — la vecchia ruotabile Lecco-Bergamo — che s’incontra colla via Ghislanzoni, partendo da via Promessi Sposi, porta dritto alla piazza Padre Cristoforo, che s’apre davanti alla Chiesa di San Materno ed al famoso Convento, immortalato dal Manzoni.

In questa via, nella casa dell’ex Cereria Corti, ora Confalonieri, si scorgono ancora due o tre scrostature prodotte da granate dei Francesi, durante la campagna Franco-Austro-Russa. Una data sotto: 25 aprile 1799.
La Parrocchiale di Pescarenico è l’antica chiesa del Convento dei Cappuccini. La prima pietra fu posta — come narra la "Cronachetta" conservata dal Parroco — nel maggio del 1576, avendo il Governatore di Lecco, Giovanni Mendoza di S. Jago, ottenuto di poter fabbricare a Pescarenico un Convento che desse ai Cappuccini "maggior comodità d’alloggiare ne’ passaggi che facevano venendo da Bergamo per andare a Como o a Domaso".

Anche dopo la costruzione della chiesa del Convento, gli abitanti della comunità di Pescarenico, continuarono però a servirsi dell’Oratorio di S. Gregorio, sussidiario della Prepositurale di Lecco, che esiste tuttora di fianco alla chiesa attuale. Soltanto verso il 1800, soppresso il Convento, la chiesa passò in uso alla comunità, quale sussidiaria della Prepositurale, finché, negli ultimi anni di quel secolo, fu eretta in Parrocchia.

Nell’interno della chiesa — i cui recenti restauri non risparmiarono, purtroppo, la caratteristica volta dei templi Cappuccini — si notano quadri del Cerano e del Panza, e l’altare della Vergine, attorniato da nove composizioni in plastica, rappresentanti scene della vita di Gesù, di S. Francesco e di S. Chiara. Si vuole che le composizioni risalgano al 1500 e siano in parte pervenute al Convento di Pescarenico da quello di Castello.

Del vecchio Convento non rimane che qualche muro e il campanile triangolare, monumento nazionale, risalente al 1742, quasi nascosto dal nuovo.

Pescarenico.

Sulla facciata della chiesa una lapide, con epigrafe del Bertacchi, ricorda i 36 Caduti di guerra di questa terricciola. Un’altra lapide, di fianco, posta in occasione del primo cinquantenario della morte di A. Manzoni, ricorda il luogo dove sorgeva il celebre convento illustrato dallo scrittore:

QUI PRESSO
AL DI FUORI ED IN FACCIA ALL’ENTRATA DELLA TERRA
CON IN MEZZO LA STRADA
CHE DA LECCO CONDUCE A BERGAMO
ERA SITUATO
IL CONVENTO DI PESCARENICO
CHE ALESSANDRO MANZONI
CONSACRÒ E RESE IMMORTALE
NEL SUO ROMANZO

Ed ecco altre vie, portanti tutti i nomi di personaggi dei "Promessi Sposi": via Agnese che, salendo leggermente, conduce verso Germanedo e Belledo; via Borromeo, che sbocca in altre aperte da poco ed ancora senza nome. In un locale, a un sol piano, trovano posto alcune classi elementari intitolate a "Damiano Chiesa" un po’ prima della Cuccagna, sulla stradetta che s’apre dietro il Convento.
Di fronte alla piazza, per via Maggiore, si entra in un dedalo di viuzze, portanti tutti alla riva sinistra dell’Adda, ancora abitate in buona parte da pescatori. Poco discosto, il Deposito del Tram. Più in su, verso la strada provinciale i due fabbricati delle Case Popolari e la nuovissima Casa del Povero da servire agli sfrattati, fatta costruire da un uomo sommamente benefico, il comm. Umberto Locatelli.

Nelle adiacenze, il Lazzaretto, a un piano, fatto costruire recentemente dal Comune. Sulla stessa provinciale le Ferriere Gerosa, lo stabilimento Metalgraf e quello della Società Lombarda per la produzione di forza elettrica.

Dal largo Manzoni, laterale al corso Vittorio Emanuele III, si stacca la via Azzone Visconti, che porta al ponte omonimo, e che, di fronte al S. Michele, si biparte: a sinistra, si inizia la provinciale Monza-Milano ; a destra la Erba-Como, che, nel tratto costeggiente il lago, porta a Malgrate.

In via A. Visconti sorge il Ricovero Muzzi pei vecchi poveri, inaugurato nel 1896, che verrà trasferito in Reparto di Germanedo, nell’ex-filanda Bonazzi.

Dove il largo Manzoni si allaccia alla via Mazzini, un’altra lapide indica la casa dove nacque Mario Cermenati, più sopra citato, e inaugurata nel trigesimo della sua morte, l’8 novembre 1924.

A metà della piazza Mazzini, sui torrente che la lambe, è stato costruito un ponte che porta ad una via aperta da poco, la quale, attraversando l’antico campo del giuoco del pallone, imbocca la via Aspromonte, nuovissima, con casette moderne, poi, svoltando quasi ad angolo retto, si riallaccia alla via A. Visconti, costeggiando lo Stabilimento Aldé. Più in giù il Caldone, a tergo del Teatro, ha un altro ponte, sorpassato il quale s’infila la via Ponchielli che, in linea retta, si spinge fin dove il lago comincia a diventare Adda. In questa via si trovano la Trattoria Primavera, il Caffè Colombo, la Trattoria Ponchielli.

A destra il viale Francesco Nullo che, rasentando la Caserma Sirtori, serve di accesso alla sede della fiorente Società Canottieri, un ben costrutto edificio, con ampia terrazza a lago, da cui l’occhio abbraccia tutta l’ampiezza del bacino. Nell’interno una lapide di bronzo ricorda i 16 Canottieri caduti per la grandezza della Patria.

Più avanti, a sinistra la via Caprera, a destra la via Gomez ed in ultimo l’antico piazzale del Lazzaretto, dove sorgono nuovi edifici, tra i quali, grandioso, quello delle Case Popolari.
Sulla facciata della Trattoria della Primavera, una lapide ricorda la venuta a Lecco, di Cesare Battisti che tenne, in quell’occasione, due memorabili discorsi per incitare l’Italia alla guerra contro il nemico ereditario:

IN QUESTA CASA E NEL PROPINGUO TEATRO
NEI GIORNI 11 MARZO E 15 APRILE 1915
CESARE BATTISTI DA TRENTO
APOSTOLO DI RIVENDICAZIONE NAZIONALE
ARALDO DI RISCOSSA CONTRO LA BARBARIE MINACCIANTE
AL POPOLO DI LECCO CONSENZIENTE
DISSE
I DIRITTI ED I DOLORI DELLA PATRIA REDIMENTA
E LE RAGIONI DELLA GUERRA SANTA
CHE LUI VIDE SOLDATO E MARTIRE
PER LA LIBERTÀ D’ ITALIA E DEL MONDO

I monumenti che siamo venuti enunciando parlano da sé solo dei cittadini che hanno dato lustro e decoro a questa nostra Lecco, a cui è aperto un sicuro avvenire. E’ inutile, quindi, ripeterne l’elenco.
È bene però ricordare fra i più antichi, Girolamo Morone che fu Ministro ducale di Francesco II Sforza e Cancelliere del Regno sotto Carlo V. Morì nel 1529 a S. Cassiano, presso Firenze. Fra i contemporanei è giusto ricordare il lecchese Giacomo Mattarelli che decorò il Teatro Sociale e, con arte squisita, costrusse quella meraviglia d’intaglio che fu il "Duomo di Milano" andato distrutto nell’incendio dell’Esposizione della Metropoli lombarda nel 1906. Né vanno dimenticati il pittore Carlo Pizzi, di cui si ammirò una Mostra Personale, durante la seconda Mostra Lecchese, il fine musicista Luigi Vicini, il garibaldino Enrico Corti di Pescarenico, che capitanò l’eroico stuolo dei volontari accorsi sotto le bandiere dell’ Eroe dei Due Mondi.

Nel Municipio, vi è un grande quadro ad olio di Antonio Stoppani, eseguito dal nipote Giovanni Todeschini, e si può osservare, nel gabinetto del Podestà, il ritratto di Gian Giacomo De’ Medici, del tempo in cui il famoso avventuriero divenne marchese di Musso e conte di Lecco (1528), per concessione del Leyva, generale di Carlo V, che ne confermò il possesso. Nell’ampia sala della Consulta, di fronte a quello dello Stoppani, ammirasi un altro quadro col bel ritratto di Cesare Battisti, l’eroe trentino.

Lecco fu, da Azzone Visconti, ricinta di nuove mura e di nuove torri, e munita del ponte che tuttora si ammira.

Ponte Azzone Visconti.

Nel 1916, negli scavi per la sistemazione del fabbricato della "Dogana" dove ora, in piazza XX Settembre, si vede il Palazzo delle Imposte, si scopersero pilastri e muri delle antiche fortificazioni e vasi romani di terra cotta, con un cucchiaio di bronzo.

Posta, in piazza Garibaldi; Telegrafo e Telefono, in via Fratelli Cairoli; Posta e Telegrafo a Pescarenico.
Sezione Club Alpino Italiano — Società Escursionisti Lecchesi e Sez. Sci — Soc. Alpina Operaia "A. Stoppani".
Unione Escursionisti Lecchesi "Monte Resegone" — Società Canottieri — Sezione Calcio — Unione Ginnastica "A. Ghislanzoni" — Società Mandamentale Tiro a Segno — Sport Velo Club — Auto-Moto Club — Società Tiro al Piccione ed al Piattello — Corpo Musicale "A. Manzoni" — Orfanotrofio Maschile "A. Manzoni"
Orfanotrofio Femminile "S. Giuseppe" e "Casa degli Angeli" — Scuola di Disegno Industriale — Scuola Serale di Lingue Straniere.

NB. - Le notizie sulla Chiesetta di S. Marta, sulla Prepositurale di S. Nicolò e sulla Parrocchiale di Pescarenico, vennero gentilmente favorite dal signor Uberto Pozzoli.

Edizioni per il web a cura di Mauro Antonio Di Mauro (2008-2009). E' vietata ogni forma di riproduzione per qualsiasi scopo.


 


 

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