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Descritta così la città, come
era prima della annessione dei Comuni limitrofi, diamo uno sguardo ai
Reparti annessi che, perduta la loro autonomia comunale, si preparano
a dare un nuovo impulso a questa plaga ridente e fortunata.
E cominciamo da Castello, a cui è intimamente unito e che,
attualmente, conta 5990 abitanti. Eccoci alle "quattro strade" prima
del ponte ferroviario, su cui passa la carrozzabile per la Valsassina
e la linea tranviaria, non ancora in funzione, portante a Malavedo.
S'apre la via Vittorio Emanuele, che sale con dolce e non interrotto
pendio. Quasi all'inizio, a destra, discende la via Cantarelli che,
costeggiando il muro di cinta della Stazione Ferroviaria e snodandosi
quasi ad arco, va a fondersi colla via Ferriera, che conduce al
Caleotto Inferiore. Lungo la via Vittorio Emanuele lo Stabilimento
Fiocchi, lo Stabilimento Badoni e lo Stabilimento Serico A. e R. Sigg.
Più in su, di fronte allo Stabilimento della Ditta Bonaiti, s'allarga
la via Manzoni che si spinge fino al ponte sul Caldone, all'incrocio
delle carrozzabili per Acquate e Germanedo, avendo ai lati le vie
Carducci ed un'altra, nuovissima, che, rasentando il vasto campo del
Giuoco del Calcio, sbocca nel viale del Cimitero; ed a destra un
tratto della via Cantarelli, fronteggiante un cumulo di terra, un
tempo adorno d'una croce, dove è fama fosse sepolto il dott.
Azzeccagarbugli. Il cavalcavia sulla ferrovia, lungo la provinciale
valsassinese che mette a Castello, è stato, da poco, sostituito da un
altro ponte di ferro, che permetterà il passaggio della tranvia, in
modo da appagare il vivo desiderio degli abitanti dei reparti
allineati sulla provinciale stessa.
E' intanto iniziata la
pavimentazione, a masselli di granito, della via Vittorio Emanuele,
sempre a Castello, pavimentazione che comprenderà anche la via Volta,
fino all'imbocco del corso Cavour, a Lecco
Dal piazzaletto, che s'apre dopo lo Stabilimento Bonaiti, ornato di
fontana pubblica, per un sottoportico, s'apre e sale, tutto a gomiti
ed a risvolte, un vicoletto, "La Fiumicella", caratteristico
passaggio, stretto ed acciottolato, percorso da una roggia scoperta
derivata dal Gerenzone e che serve a mettere in moto diversi
stabilimenti. Le case, ai lati, sembra quasi si tocchino e sulla
roggia, di quando in quando, rudimentali ponticelli in pietra,
permettono l'entrata nelle abitazioni. Ad un'ultima svolta, il
vicoletto si allarga e, dopo aver rasentato il Teatrino dell'Oratorio,
finisce sul sagrato della Chiesa Parrocchiale, proprio dirimpetto
all'entrata principale di questa.
Proseguendo, si lascia a
destra il Palazzo "Emanuele Filiberto" già Belgioioso, sede del Liceo
Scientifico Comunale "A. Manzoni " istituito nel 1926, del Museo
Civico e della Biblioteca Comunale.
Nello spazioso atrio a colonnati del Palazzo stesso, il 10 giugno
1928, venne scoperta una bella lapide dedicata al "Milite Ignoto" con
iscrizione latina dettata dal Preside della Scuola, prof. Emilio
Invernizzi, che, tradotta, dice:
Al Milite Ignoto il Liceo di Lecco, perchè gli animi molto fortemente
siano scossi e spinti dalla memoria del sangue versato, a rinnovare l'
Impero d'Italia. I motivi ornamentali — un Fascio Littorio ed un
Delfino di ferro battuto, con lampadina votiva — sono stati eseguiti
su disegno della professoressa Stella - Cucchi.
La via poi si diparte: una,
piegando a sinistra, prende il nome di via Roma e, serpeggiando,
giunge in piazza Umberto I, dove sorge la Parrocchiale dei SS. Gervaso
e Protaso, avente di fianco una bella fontana, sormontata dalla statua
di S. Giovanni Nepomuceno, tolta dal vecchio ponte A. Visconti.
Sulla fontana, una lapide ricorda la celebrazione della prima festa
del Regno d'Italia, fatta da "i terrieri di Castello".
La bella Parrocchiale che. per tre secoli, fu Collegiata
Prepositurale, si presenta bene nell'ampia piazza, e sarà presto
abbellita da una nuova ed elegante facciata. L'interno, a tre navate,
è di sobrie linee architettoniche e mostra buone decorazioni del
pittore Fumagalli, artista del luogo. Altre decorazioni, nel
Battistero, sono del pittore L. Tagliaferri e, di fianco all'altar
maggiore, del Carsana. In un altare laterale, ammirasi un Crocifisso
di squisita fattura, di autore ignoto.
Il Brusoni, nella sua pregiata "Guida di Lecco", afferma che nella
chiesa trovasi la tomba di Gabrio De' Medici, morto nel 1532, nella
battaglia navale di Mandello, combattendo in difesa del fratello, il
famigerato "Meneghino" contro il marchese Alessandro Gonzaga,
comandante le forze di Francesco Sforza.

Lo storico Missaglia lo dice
sepolto nella Parrocchiale di Castello che, forse allora, era la
chiesa di S. Giacomo, annessa al Convento, fondato dallo stesso Gian
Giacomo De Medici, signore di Lecco.
E' certo che Gabrio fu
sepolto nel territorio della Parrocchia di Castello, ma nulla si sa di
preciso del luogo dove venne deposto. Si potrebbe pensare anche nella
chiesa che un tempo esisteva a S. Stefano, come nell'attuale chiesa di
S. Nicolao, non ancora ampliata, e che faceva parte della Parrocchia
di Castello.
Il Papa Pio IV, fratello di
G. G. De' Medici, non sapendo in che modo, far cessare la contesa fra
Castello e la nuova cura di Lecco, che ambedue si contendevano il
luogo della sepoltura di Gabrio, per il diritto di celebrare la festa
del "Perdono", stabilì che questa si dovesse celebrare
alternativamente fra la Prepositurale di Castello e la cura di Lecco.
Nel Duomo di Milano, vicino
alla porta che serve di accesso al tetto, allo svolto del capocroce,
si ammira il Monumento, ricco di marmi pregiati, fatto erigere da Pio
IV ai suoi due fratelli Gabrio e Gian Giacomo De' Medici.
In un angolo della piazza, a
sinistra per chi sale da via Roma, si prospetta l'artistico Monumento
ai 60 Caduti del popoloso rione, consistente in colonne granitiche,
unite da un capitello sormontato da un'aquila di bronzo, con l'ali
librate. E' opera lodata dello scultore F. Confalonieri.
Più avanti, sempre salendo
sensibilmente, incomincia la via Garibaldi, con a sinistra la via
Calandra, che scende fino alla provinciale dello Stelvio, e via Dante
che sfocia nella vecchia e battuta strada di Arlenico. La via
Garibaldi si arresta ad un certo punto, dove una pietra murale,
sull'opifìcio serico della Ditta Sala, indica che si entra in
territorio di S. Giovanni.
L'altro braccio della via,
proseguendo direttamente per via Cavour, conduce al piazzale dell'ex
Municipio, sede delle Scuole Elementari "Benito Mussolini" e delle RR.
Poste e Telegrafi.
Quasi contro al piccolo
Oratorio di San Carlo e all'imbocco della piazza Cavour, a destra, si
dirama via Silvio Pellico, che s'innesta col viale alberato che
conduce al Cimitero. Da qui, per via Tubi, con l'omonima rinomata
Fabbrica di Armonium, lasciando a sinistra il nuovo Tubercolosario
Vittorio Emanuele III e a destra la "F. I. L. E.", ove vengono
confezionate le lampadine elettriche, si sbocca in via Manzoni, dietro
alla Ferriera del Caleotto.
Nella parte superiore, Piazza
Cavour, ha a sinistra la via Fratelli Cairoli, sboccante nella via
Garibaldi, ed a destra il Viale della Rimembranza, che si congiunge
colla ruotabile per Olate. Questa frazione di Castello è abbastanza
rinomata, perchè in essa si vorrebbe fissare la dimora di Renzo e di
Lucia, arrivando perfino ad individuare le case abitate e dall'uno e
dall'altra. La pretesa forse esorbita dalle intenzioni del Manzoni
che, nel suo romanzo, più che ai luoghi, badò a creare un'opera
d'arte.
Graziosa, in Olate, la Parrocchiale dei SS. Vitale e Valeria, poco
lungi dal Caldone, affrescata, nel 1923, dai pittori L. Locatelli e
Figlio. Altri affreschi sono del Sibella.
Da Piazza Cavour, s'allunga
la carrozzabile per la Valsassina, da cui si stacca, di fianco,
un'accorciatoia che porta alla chiesa di S. Giovanni. Lentamente
salendo, giunge al Palazzo Scolastico "Armando Diaz" in reparto S.
Giovanni, d'onde si spazia il territorio sottostante e si può seguire
un buon tratto del ceruleo corso dell'Adda.
Ad Olate consacrò la sua vita alla scienza medica Bartolomeo Fumagalli
da Introbio, morto nel 1818.
Itinerari diversi,
passeggiate:
Chi volesse, come diversivo, seguire altro itinerario per raggiungere
Castello, potrebbe, sempre partendo dalle "quattro strade", volgere a
sinistra, per via A. Volta, e, giunto all'altezza del Cimitero
Monumentale dì Lecco, infilare la via Palestro, che porta direttamente
al piazzale della chiesa del reparto in parola.
Più oltre, sulla provinciale dello Stelvio, prima del ponte sul
Gerenzone, oltrepassate le case della Galandra, s'apre la via omonima,
tutta a svolte, fiancheggiata e tagliata da numerose roggie, che
formano, spesso, scroscianti cascatelle, e che alimentano una quantità
di stabilimenti. Questa viuzza si snoda fra case annerite e termina
nella via Dante, da cui, in pochi minuti, si può giungere nel centro
di Castello.

Al Seminario, alle Ca'
Verdi:
Più innanzi, dalla stessa carrozzabile dello Slelvio, dove
finiscono le vie Belvedere e Vignetta, si sale a Castello, toccando la
frazione Arlenico, a Km. 1,2 da Lecco, per le vie Milazzo e S.
Martino. Si passa per la località detta "Seminario", antico collegio
ove studiarono il Cattaneo, lo Stoppani, il Ghislanzoni ed altri
uomini insigni. Più in su, a destra, la via Dante, per un ponticello
sul Gerenzone, in cinque minuti, porta a Castello; un viottolo a
sinistra, sale alle Ca' Verdi (m. 285), sotto le pareti rocciose del
S. Martino, con discreta osteria, in un clima mitissimo e riparato dai
venti, con un panorama quanto mai suggestivo, abbracciante Valmadrera,
fino al Piano d'Erba.
Alla Bonacina e a S.
Egidio:
Prendendo come punto di partenza piazza Cavour, a Castello, si può
dare una capatina alla Bonacina che, di questo, è una frazione
importante, ricca di stabilimenti industriali. Essa è posta a destra
del Caldone e forma Parrocchia a sé. Per giungervi, prenderemo il
Viale della Rimembranza, appena oltrepassato il Palazzo Scolastico, e
attraverseremo l'abitato di Olate, di cui già abbiamo fatto cenno.
Più in alto, sul fianco del
Monte Albano, con via dello stesso nome, agglomerati di case formano
le frazioni di Varigione, Canigatti, Luera, degradanti verso la
Bonacina; una via, a destra, per il Garabuso, scende e conduce ad
Acquate, che mostra, distintamente, la sua bella parrocchiale.
E si inizia la via Vittorio
Emanuele III. A destra, guardante a valle, ecco la pulita chiesetta
del Sacro Cuore, quasi lambita dal torrente che scorre rumoreggiando.
Il nuovo tempio è a tre navi, con bella finestra a ruota sulla
facciata ed affreschi della Passione di Cristo, lungo la cornice della
nave maggiore.
Più avanti, a sinistra, si
affaccia il bel fabbricato scolastico della frazione. Si attraversa,
quindi, l'abitato, in cui spesseggiano gli stabilimenti azionati dalle
acque del Caldone e si prosegue, mentre la natura cambia continuamente
di aspetto e la strada si rinserra in una specie di gola aspra e
selvaggia.
Un ponte sul Caldone, a
destra di chi sale, immette in una stradetta montana che conduce ad
Acquate. Avanti ancora, dove trovasi il Polverificio della Ditta
Piloni, la via visibilmente si restringe e si entra nella Valle di
Termine.
Un rustico ponticello porta all'ultima casa della frazione, di fianco
alla quale biancheggia l'Oratorio di S. Egidio che si vuole
antichissimo, ma che di vetusto non conserva più nulla nella sua veste
rimodernata. Zampilla, vicino, una fresca sorgente ristoratrice. Il 1°
settembre d'ogni anno, a S. Egidio, si celebra una simpatica festa
campestre.
Volgendo lo sguardo in alto, vedesi una "baita" che serve di
orientamento per raggiungere la mulattiera di Morterone. Un impervio
sentiero vi conduce e la salita riveste un carattere veramente
alpinistico.
Occorre quasi un'ora per metter piede sulla mulattiera, poco sotto la
Forcola (m. 910).
Lasciando a destra il
ponticello per S. Egidio, la strada, restringendosi maggiormente, si
alza sempre più, per diventare anch'essa una mulattiera che, a un
certo punto, si divide in parecchi sentieri. Appoggiando a sinistra,
girando il Monte Albano, si può andare al Ristoro di Ballabio;
proseguendo, si raggiunge la succitata "Forcola" ; piegando a destra,
si valica un altro ponticello sul Caldone e s'infila un bel sentiero
trasversale che, tra folti castagneti, conduce a Versasio.
Quest'ultima escursione è bellissima.
Da Versasio, poi, un'altra
mulattiera, larga ed acciottolata, scende e s'innesta colla strada di
Movedo, di cui è cenno nella descrizione del reparto di Acquate, a
pochi passi dalla Bonacina.
Di Castello fu Giuseppe Badoni, presidente nel 1848 del Comitato
Lecchese di insurrezione e deputato della la Camera Italiana. Fu uno
dei pionieri dell'Industria Metallurgica.

Posta, Telegrafo e Telefono —
Auto-corriera per la Valsassina — Asilo Infantile "G. Pozzi" a
Castello ed Asilo Infantile ad Olate — Banca Popolare — Trattorie
Italia, del Filet, ecc. — Corpo Musicale.
Belle ville sono nel
territorio. Oltre al Palazzo Belgioioso, già Stampa-Soncini, si notano
le Ville Brini, Manzoni (ora Scola), Fiocchi, Sala, Badoni, Ceppi,
Pozzi, Bonaiti, Gerosa, Borletti ed altre.
Industria serica,
metallurgica, Fabbrica cartucce, Distillerie di alcool. I locali
dell'antico Seminario, soppresso nel 1841, vennero acquistati dal
comm. C. B. Sala e trasformati in Stabilimento serico.
A Castello, nel 1532, con
irruzione improvvisa, i soldati di G. Giacomo De' Medici fecero
prigioniero il marchese Gonzaga, capo dell'esercito dello Sforza. Edizioni per il web a cura di Mauro Antonio Di Mauro
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