Guida illustrata di Lecco e paesi finitimi

Edizioni per il web a cura di Mauro Antonio Di Mauro (2008-2009). E' vietata ogni forma di riproduzione per qualsiasi scopo.


 


 

Reparto di Castello Vecchie Frazioni: Bonacina - Olate - Roccolo Galandra - Caleotto - Cabadone

 

Descritta così la città, come era prima della annessione dei Comuni limitrofi, diamo uno sguardo ai Reparti annessi che, perduta la loro autonomia comunale, si preparano a dare un nuovo impulso a questa plaga ridente e fortunata.
E cominciamo da Castello, a cui è intimamente unito e che, attualmente, conta 5990 abitanti. Eccoci alle "quattro strade" prima del ponte ferroviario, su cui passa la carrozzabile per la Valsassina e la linea tranviaria, non ancora in funzione, portante a Malavedo. S'apre la via Vittorio Emanuele, che sale con dolce e non interrotto pendio. Quasi all'inizio, a destra, discende la via Cantarelli che, costeggiando il muro di cinta della Stazione Ferroviaria e snodandosi quasi ad arco, va a fondersi colla via Ferriera, che conduce al Caleotto Inferiore. Lungo la via Vittorio Emanuele lo Stabilimento Fiocchi, lo Stabilimento Badoni e lo Stabilimento Serico A. e R. Sigg. Più in su, di fronte allo Stabilimento della Ditta Bonaiti, s'allarga la via Manzoni che si spinge fino al ponte sul Caldone, all'incrocio delle carrozzabili per Acquate e Germanedo, avendo ai lati le vie Carducci ed un'altra, nuovissima, che, rasentando il vasto campo del Giuoco del Calcio, sbocca nel viale del Cimitero; ed a destra un tratto della via Cantarelli, fronteggiante un cumulo di terra, un tempo adorno d'una croce, dove è fama fosse sepolto il dott. Azzeccagarbugli. Il cavalcavia sulla ferrovia, lungo la provinciale valsassinese che mette a Castello, è stato, da poco, sostituito da un altro ponte di ferro, che permetterà il passaggio della tranvia, in modo da appagare il vivo desiderio degli abitanti dei reparti allineati sulla provinciale stessa.

E' intanto iniziata la pavimentazione, a masselli di granito, della via Vittorio Emanuele, sempre a Castello, pavimentazione che comprenderà anche la via Volta, fino all'imbocco del corso Cavour, a Lecco
Dal piazzaletto, che s'apre dopo lo Stabilimento Bonaiti, ornato di fontana pubblica, per un sottoportico, s'apre e sale, tutto a gomiti ed a risvolte, un vicoletto, "La Fiumicella", caratteristico passaggio, stretto ed acciottolato, percorso da una roggia scoperta derivata dal Gerenzone e che serve a mettere in moto diversi stabilimenti. Le case, ai lati, sembra quasi si tocchino e sulla roggia, di quando in quando, rudimentali ponticelli in pietra, permettono l'entrata nelle abitazioni. Ad un'ultima svolta, il vicoletto si allarga e, dopo aver rasentato il Teatrino dell'Oratorio, finisce sul sagrato della Chiesa Parrocchiale, proprio dirimpetto all'entrata principale di questa.

Proseguendo, si lascia a destra il Palazzo "Emanuele Filiberto" già Belgioioso, sede del Liceo Scientifico Comunale "A. Manzoni " istituito nel 1926, del Museo Civico e della Biblioteca Comunale.
Nello spazioso atrio a colonnati del Palazzo stesso, il 10 giugno 1928, venne scoperta una bella lapide dedicata al "Milite Ignoto" con iscrizione latina dettata dal Preside della Scuola, prof. Emilio Invernizzi, che, tradotta, dice:
Al Milite Ignoto il Liceo di Lecco, perchè gli animi molto fortemente siano scossi e spinti dalla memoria del sangue versato, a rinnovare l' Impero d'Italia. I motivi ornamentali — un Fascio Littorio ed un Delfino di ferro battuto, con lampadina votiva — sono stati eseguiti su disegno della professoressa Stella - Cucchi.

La via poi si diparte: una, piegando a sinistra, prende il nome di via Roma e, serpeggiando, giunge in piazza Umberto I, dove sorge la Parrocchiale dei SS. Gervaso e Protaso, avente di fianco una bella fontana, sormontata dalla statua di S. Giovanni Nepomuceno, tolta dal vecchio ponte A. Visconti.
Sulla fontana, una lapide ricorda la celebrazione della prima festa del Regno d'Italia, fatta da "i terrieri di Castello".
La bella Parrocchiale che. per tre secoli, fu Collegiata Prepositurale, si presenta bene nell'ampia piazza, e sarà presto abbellita da una nuova ed elegante facciata. L'interno, a tre navate, è di sobrie linee architettoniche e mostra buone decorazioni del pittore Fumagalli, artista del luogo. Altre decorazioni, nel Battistero, sono del pittore L. Tagliaferri e, di fianco all'altar maggiore, del Carsana. In un altare laterale, ammirasi un Crocifisso di squisita fattura, di autore ignoto.
Il Brusoni, nella sua pregiata "Guida di Lecco", afferma che nella chiesa trovasi la tomba di Gabrio De' Medici, morto nel 1532, nella battaglia navale di Mandello, combattendo in difesa del fratello, il famigerato "Meneghino" contro il marchese Alessandro Gonzaga, comandante le forze di Francesco Sforza.

Lo storico Missaglia lo dice sepolto nella Parrocchiale di Castello che, forse allora, era la chiesa di S. Giacomo, annessa al Convento, fondato dallo stesso Gian Giacomo De Medici, signore di Lecco.

E' certo che Gabrio fu sepolto nel territorio della Parrocchia di Castello, ma nulla si sa di preciso del luogo dove venne deposto. Si potrebbe pensare anche nella chiesa che un tempo esisteva a S. Stefano, come nell'attuale chiesa di S. Nicolao, non ancora ampliata, e che faceva parte della Parrocchia di Castello.

Il Papa Pio IV, fratello di G. G. De' Medici, non sapendo in che modo, far cessare la contesa fra Castello e la nuova cura di Lecco, che ambedue si contendevano il luogo della sepoltura di Gabrio, per il diritto di celebrare la festa del "Perdono", stabilì che questa si dovesse celebrare alternativamente fra la Prepositurale di Castello e la cura di Lecco.

Nel Duomo di Milano, vicino alla porta che serve di accesso al tetto, allo svolto del capocroce, si ammira il Monumento, ricco di marmi pregiati, fatto erigere da Pio IV ai suoi due fratelli Gabrio e Gian Giacomo De' Medici.

In un angolo della piazza, a sinistra per chi sale da via Roma, si prospetta l'artistico Monumento ai 60 Caduti del popoloso rione, consistente in colonne granitiche, unite da un capitello sormontato da un'aquila di bronzo, con l'ali librate. E' opera lodata dello scultore F. Confalonieri.

Più avanti, sempre salendo sensibilmente, incomincia la via Garibaldi, con a sinistra la via Calandra, che scende fino alla provinciale dello Stelvio, e via Dante che sfocia nella vecchia e battuta strada di Arlenico. La via Garibaldi si arresta ad un certo punto, dove una pietra murale, sull'opifìcio serico della Ditta Sala, indica che si entra in territorio di S. Giovanni.

L'altro braccio della via, proseguendo direttamente per via Cavour, conduce al piazzale dell'ex Municipio, sede delle Scuole Elementari "Benito Mussolini" e delle RR. Poste e Telegrafi.

Quasi contro al piccolo Oratorio di San Carlo e all'imbocco della piazza Cavour, a destra, si dirama via Silvio Pellico, che s'innesta col viale alberato che conduce al Cimitero. Da qui, per via Tubi, con l'omonima rinomata Fabbrica di Armonium, lasciando a sinistra il nuovo Tubercolosario Vittorio Emanuele III e a destra la "F. I. L. E.", ove vengono confezionate le lampadine elettriche, si sbocca in via Manzoni, dietro alla Ferriera del Caleotto.

Nella parte superiore, Piazza Cavour, ha a sinistra la via Fratelli Cairoli, sboccante nella via Garibaldi, ed a destra il Viale della Rimembranza, che si congiunge colla ruotabile per Olate. Questa frazione di Castello è abbastanza rinomata, perchè in essa si vorrebbe fissare la dimora di Renzo e di Lucia, arrivando perfino ad individuare le case abitate e dall'uno e dall'altra. La pretesa forse esorbita dalle intenzioni del Manzoni che, nel suo romanzo, più che ai luoghi, badò a creare un'opera d'arte.
Graziosa, in Olate, la Parrocchiale dei SS. Vitale e Valeria, poco lungi dal Caldone, affrescata, nel 1923, dai pittori L. Locatelli e Figlio. Altri affreschi sono del Sibella.

Da Piazza Cavour, s'allunga la carrozzabile per la Valsassina, da cui si stacca, di fianco, un'accorciatoia che porta alla chiesa di S. Giovanni. Lentamente salendo, giunge al Palazzo Scolastico "Armando Diaz" in reparto S. Giovanni, d'onde si spazia il territorio sottostante e si può seguire un buon tratto del ceruleo corso dell'Adda.
Ad Olate consacrò la sua vita alla scienza medica Bartolomeo Fumagalli da Introbio, morto nel 1818.

Itinerari diversi, passeggiate:
Chi volesse, come diversivo, seguire altro itinerario per raggiungere Castello, potrebbe, sempre partendo dalle "quattro strade", volgere a sinistra, per via A. Volta, e, giunto all'altezza del Cimitero Monumentale dì Lecco, infilare la via Palestro, che porta direttamente al piazzale della chiesa del reparto in parola.
Più oltre, sulla provinciale dello Stelvio, prima del ponte sul Gerenzone, oltrepassate le case della Galandra, s'apre la via omonima, tutta a svolte, fiancheggiata e tagliata da numerose roggie, che formano, spesso, scroscianti cascatelle, e che alimentano una quantità di stabilimenti. Questa viuzza si snoda fra case annerite e termina nella via Dante, da cui, in pochi minuti, si può giungere nel centro di Castello.

Al Seminario, alle Ca' Verdi:
Più innanzi, dalla stessa carrozzabile dello Slelvio, dove finiscono le vie Belvedere e Vignetta, si sale a Castello, toccando la frazione Arlenico, a Km. 1,2 da Lecco, per le vie Milazzo e S. Martino. Si passa per la località detta "Seminario", antico collegio ove studiarono il Cattaneo, lo Stoppani, il Ghislanzoni ed altri uomini insigni. Più in su, a destra, la via Dante, per un ponticello sul Gerenzone, in cinque minuti, porta a Castello; un viottolo a sinistra, sale alle Ca' Verdi (m. 285), sotto le pareti rocciose del S. Martino, con discreta osteria, in un clima mitissimo e riparato dai venti, con un panorama quanto mai suggestivo, abbracciante Valmadrera, fino al Piano d'Erba.

Alla Bonacina e a S. Egidio:
Prendendo come punto di partenza piazza Cavour, a Castello, si può dare una capatina alla Bonacina che, di questo, è una frazione importante, ricca di stabilimenti industriali. Essa è posta a destra del Caldone e forma Parrocchia a sé. Per giungervi, prenderemo il Viale della Rimembranza, appena oltrepassato il Palazzo Scolastico, e attraverseremo l'abitato di Olate, di cui già abbiamo fatto cenno.

Più in alto, sul fianco del Monte Albano, con via dello stesso nome, agglomerati di case formano le frazioni di Varigione, Canigatti, Luera, degradanti verso la Bonacina; una via, a destra, per il Garabuso, scende e conduce ad Acquate, che mostra, distintamente, la sua bella parrocchiale.

E si inizia la via Vittorio Emanuele III. A destra, guardante a valle, ecco la pulita chiesetta del Sacro Cuore, quasi lambita dal torrente che scorre rumoreggiando. Il nuovo tempio è a tre navi, con bella finestra a ruota sulla facciata ed affreschi della Passione di Cristo, lungo la cornice della nave maggiore.

Più avanti, a sinistra, si affaccia il bel fabbricato scolastico della frazione. Si attraversa, quindi, l'abitato, in cui spesseggiano gli stabilimenti azionati dalle acque del Caldone e si prosegue, mentre la natura cambia continuamente di aspetto e la strada si rinserra in una specie di gola aspra e selvaggia.

Un ponte sul Caldone, a destra di chi sale, immette in una stradetta montana che conduce ad Acquate. Avanti ancora, dove trovasi il Polverificio della Ditta Piloni, la via visibilmente si restringe e si entra nella Valle di Termine.
Un rustico ponticello porta all'ultima casa della frazione, di fianco alla quale biancheggia l'Oratorio di S. Egidio che si vuole antichissimo, ma che di vetusto non conserva più nulla nella sua veste rimodernata. Zampilla, vicino, una fresca sorgente ristoratrice. Il 1° settembre d'ogni anno, a S. Egidio, si celebra una simpatica festa campestre.
Volgendo lo sguardo in alto, vedesi una "baita" che serve di orientamento per raggiungere la mulattiera di Morterone. Un impervio sentiero vi conduce e la salita riveste un carattere veramente alpinistico.
Occorre quasi un'ora per metter piede sulla mulattiera, poco sotto la Forcola (m. 910).

Lasciando a destra il ponticello per S. Egidio, la strada, restringendosi maggiormente, si alza sempre più, per diventare anch'essa una mulattiera che, a un certo punto, si divide in parecchi sentieri. Appoggiando a sinistra, girando il Monte Albano, si può andare al Ristoro di Ballabio; proseguendo, si raggiunge la succitata "Forcola" ; piegando a destra, si valica un altro ponticello sul Caldone e s'infila un bel sentiero trasversale che, tra folti castagneti, conduce a Versasio. Quest'ultima escursione è bellissima.

Da Versasio, poi, un'altra mulattiera, larga ed acciottolata, scende e s'innesta colla strada di Movedo, di cui è cenno nella descrizione del reparto di Acquate, a pochi passi dalla Bonacina.
Di Castello fu Giuseppe Badoni, presidente nel 1848 del Comitato Lecchese di insurrezione e deputato della la Camera Italiana. Fu uno dei pionieri dell'Industria Metallurgica.

Posta, Telegrafo e Telefono — Auto-corriera per la Valsassina — Asilo Infantile "G. Pozzi" a Castello ed Asilo Infantile ad Olate — Banca Popolare — Trattorie Italia, del Filet, ecc. — Corpo Musicale.

Belle ville sono nel territorio. Oltre al Palazzo Belgioioso, già Stampa-Soncini, si notano le Ville Brini, Manzoni (ora Scola), Fiocchi, Sala, Badoni, Ceppi, Pozzi, Bonaiti, Gerosa, Borletti ed altre.

Industria serica, metallurgica, Fabbrica cartucce, Distillerie di alcool. I locali dell'antico Seminario, soppresso nel 1841, vennero acquistati dal comm. C. B. Sala e trasformati in Stabilimento serico.

A Castello, nel 1532, con irruzione improvvisa, i soldati di G. Giacomo De' Medici fecero prigioniero il marchese Gonzaga, capo dell'esercito dello Sforza.

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