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Abbiamo lasciato la ruotabile di Malgrate, per
portarci, per via Scatti, alla Prepositurale del paese. Proseguendo,
invece, la ruotabile rasenta la cascina Paradiso, raggiunge la linea
tranviaria sboccante da un tronco che s'inizia dal 1° casello
ferroviario della linea Lecco-Como, lascia a sinistra la Stazione e,
dopo una larga curva, si raddrizza e si prolunga fino a Valmadrera in
piazza Umberto I, adorna d'un obelisco in memoria del secondo Re
d'Italia; quivi pure giunge il tram elettrico.
Diversi Stabilimenti Meccanici si trovano lungo
il rettifilo, mentre a destra sorgono gli Stabilimenti Serici della
Ditta Gavazzi e a sinistra la Fabbrica di Saponi Ratti, Faggi e Corti.
Per via Cavour ci troviamo alla Parrocchiale di
San Antonio, costrutta nel 1868, su disegno dell'architetto Bovara, a
cui nell'interno è dedicata una lapide. E' un'ampia navata di stile
romanico, colla volta dipinta dal Sabatelli e completata con quadri
plastici della "Passione di Cristo", che girano attorno alla navata
stessa. A destra di chi entra, in una nicchia, vedesi una marmorea
scoltura rappresentante S. Antonio; l'altare maggiore è completato, ai
lati, da due grandiosi affreschi del Casnedi. Artistici i due amboni
istoriati di legno dorato. La Parrocchiale di S. Antonio ha inoltre
affreschi del Calcaterra e, negli altari laterali, un bel Cristo in
croce di Mosè Bianchi e una Madonna del Bertini. Quattro colonne
granitiche, fratte da un masso erratico dei monti attigui,
fiancheggiano il portale d'entrata, a cui si accede per una breve
gradinata. Il vecchio campanile è, ora, sostituito da un altro nuovo
che si sta ultimando. Da piazza Umberto I, invece, volgendo a sinistra, la via Manzoni si
prolunga oltre il Cimitero, attraversa parecchie frazioni, tra le
quali, importante, quella di Caserta, fino a sfociare sulla
provinciale Lecco - Como, al Ristorante della Santa Nuova. Lo stesso
tratto percorre la tranvia elettrica. Il tronco che si stacca alla
Santa Vecchia sale a Civate.
All'inizio di via Manzoni, a destra, s'apre il
bel Parco della Rimembranza e, in posizione centrale, il Monumento
eretto alla memoria degli 80 Caduti di guerra. E a forma di emiciclo,
con due colonne portanti le vittorie alate ed un bronzeo cippo
nell'interno, sormontato da un elmetto. Autore del ricordo ai Caduti,
è l'architetto Magistrelli Pier Giulio di Milano.
In frazione Caserta, nell' Oratorio di S. Rocco, vennero alla luce
antichi affreschi, colla data del 1468. La chiesuola che si credeva
eretta nel 1632, dopo ch'ebbe infierito la peste, già preesisteva ed è
ricordata negli atti di visita di S. Carlo Borromeo nel 1576 (Rivista
Archeologica 1927 - Fascicolo 92-93).
Posta, Telegrafo e Telefono — Tram Lecco-Como —
Trattorie S. Giuseppe, Valletta, Baliot, Gerosa e buone Osterie —
Asilo Infantile — Ville Gavazzi, Redaelli, Ghislanzoni ed altre —
Larga industria serica — Officine meccaniche — Fabbrica serramenti.

Da Valmadrera al Sasso di Preguda:
E' così chiamato un masso erratico o trovante di
granito porfiroide, testimonio dell'epoca glaciale, che si trova sul
fianco orientale del Moregallo. Per salirvi, da piazza Umberto 1,
infilare via Stoppani, indi via Fontana. Escursione interessante.
Per una strada cordonata, si passa per la frazione di Sciminione. e si
ascende per una mulattiera che, a mano a mano si restringe, per
diventare un sentiero abbastanza ripido. Poco discosto da una piccola
grotta, ombreggiata da castagni, dove zampilla una sottile vena
d'acqua, si volge a levante e si raggiunge il sentiero che da Parè
mena pure in questa località. Il lago, l'Adda, il Ponte Azzone
Visconti, tuffo il panorama circostante, si presentano in tutta la
loro potente suggestività.
Il masso, imponente, su una prominenza, rituffa
il pensiero nei millenni, mentre appare alla mente la modesta e buona
figura dello Stoppani, il geniale illustratore di quei tempi remoti.
Coll'appoggio finanziario del cav. Giuseppe
Gavazzi, di Valmadrera, venne murata sul masso una lapide con
un'iscrizione latina dettata dal prof. Stefano Grosso. Addossato al
trovante, dai valmadreresi è stato eretto il piccolo Oratorio di S.
Isidoro. L'escursione
si può compiere in poco più di un'ora.
Da Valmadrera a Civate e al S. Pietro al Monte
La strada che, da via Manzoni, per Maccarelli e
Caserta, giunge alla Santa Vecchia, ha, come abbiamo visto, un ramo
che, per Toscio, si dirige in salita verso Civate (ab. 2201 - alt.
269), altro borgo importante, alle falde del Cornizzolo (m. 1241).
Il viale d'accesso al Cimitero, sulla carrozzabile che scende alla
"Santa Nuova" è dedicato alla Rimembranza.
All'entrata in paese, a fianco del Municipio, in un parco ombroso,
mostrasi il bel Monumento raffigurante un soldato di bronzo appoggiato
al fucile, ricordo eretto ai 39 Caduti del borgo. Svoltando ad una
delle prime vie a sinistra, si prospetta la Parrocchiale dei SS. Vito
e Modesto, con ampio piazzale alberato sul davanti, da cui si
abbraccia il lago di Oggiono. La chiesa, restaurata nel 1897, ha
pregevoli decorazioni ed affreschi dei pittori comaschi prof.
Bacchetta e figlio Azeglio, e possiede un magnifico altare di marmo
nero. L'antichissima
chiesa di S. Calocero, che, nell'823, in occasione del trasporto del
Santo a cui s'intitola, già esisteva con l'annesso convento, è ora
adibita ad abitazione privata. Il campanile che la completava,
minacciante rovina, è stato demolito.
Tombe romane vennero scoperte a Civate. In case private si conservano
oggetti di torbiera dell'età neolitica.
Posta, Telegrafo e Telefono — Trattorie Corona,
San Pietro, Ca' Nova, Santa Nuova; Caffè Alba — Asilo Infantile —
Industria serica — Spremitura di semi — Paste alimentari.

S. Pietro al Monte (m. 639):
Dall'interno del paese, in direzione di ponente,
con un'ora di salita non troppo faticosa, si raggiunge l'Abbazia di S.
Pietro, a cui è unito l'Oratorio di S. Benedetto. Sulla larga
spianata, nell'alto silenzio dell'incantevole vallata, il visitatore
può riposare, contemplando i vetusti edifici, rivelanti le aggraziate
forme dell'architettura lombarda.
Un maestoso scalone di 26 gradini, un tempo
coperto, serve d'accesso al S. Pietro, dall'abside di levante, dove
s'apre un elegante pronao con tre snelle arcate. Internamente, la
chiesa è lunga m. 24 e larga m. 8. Sotto al pronao evvi la cripta, ben
conservata, con belle decorazioni, le quali coi bassorilievi, gli
affreschi, i simboli, ci riportano ai primi tempi dell'arte cristiana.
Nei restauri della chiesa, si scoprirono capselle liturgiche di
argento. Più piccolo è
il S. Benedetto, il quale presenta pur esso tutti i caratteri
essenziali dell'arte comacina. E un sacello quadrato, con tre absidi
semicircolari su tre lati, ed è lungo m. 12,50 e largo m. 10,30.
All'Oratorio si attribuisce una data più antica del S. Pietro.
Quest'ultimo si può far risalire al secolo XII, ricostruito dai
Benedettini sulla stessa area: su cui sorgeva, nel'771, un Monastero
fatto erigere da Desiderio. La tradizione narra che Adelchi (o
Adalgiso o Algiso), figlio dell'ultimo re longobardo, cacciando sui
monti di Civate, venisse gravemente ferito ad un occhio da un
cinghiale, in modo da perdere quasi totalmente la vista. Il ferito,
bagnandosi ad una sorgente vicina, riacquistò le sue facoltà visive.
Desiderio, avuto notizia del miracolo, avrebbe fatto costruire un
Monastero nello stesso luogo in cui si compì la guarigione del figlio.
Cosi la leggenda. Altri vuole che, lo stesso re, l'avesse fatto
erigere per ricoverarvi le figlie Ansberga ed Ermengarda, ripudiata
quest'ultima da Carlo Magno, che poi entrarono nel Monastero di
Brescia ('757). Il S.
Pietro, con l'annesso Convento, di cui si vedono ancora poche
vestigia, doveva essere, come spiega il Giussani nella sua pregevole
Monografia, in comunicazione con quello al piano, a Civate. Risalendo
la Valle dell'Oro, per il passo Pedale (ora Pesura) si può giungere
direttamente a Canzo, nella Vall'Assina, valicando il Cornizzolo (m.
1196). Volendo
ridiscendere in paese per la stessa Valle dell'Oro, bisogna
fiancheggiare il torrente che la percorre e che, ad un certo punto, ad
Oro Superiore, forma una pittoresca cascata, a cui si dà il nome di
Orrido, e che bisogna attraversare su alcune passerelle. L'aspetto è
interessante e fantastico. Usciti da una piccola gola, passando vicino
ad uno stabilimento serico, la strada si allarga e si fa pianeggiante,
e raggiunge il centro dell'abitato, che mostra ancora, nel suo
insieme, uno spiccato carattere medioevale.
In vicinanza della strada che mette alla Valle
dell'Oro, sulla facciata d'una casa, è murata una lapide che ricorda
don Giacinto Longoni, illustratore dell'Abbazia di S. Pietro al Monte.
Valmadrera - S. Martino:
Da Piazza Umberto I, in Valmadrera, questa
comodissima escursione si può compiere, a piedi, in meno di mezz'ora.
Per via A. Manzoni, seguendo la linea tranviaria, si giunge a Caserta,
d'onde, per una via a destra, s'inizia la salita alla chiesetta di S.
Martino (m. 321), sul fianco del Corno Birone.
Oltrepassate le filande Buttaferri, già Orio,
per un viale fiancheggiato da alti cipressi e da cappellette, si
arriva ad una gradinata che sale ad un ampio terrapieno, su cui il
solitario tempietto alza la sua forre quadrata. Sul piazzaletto, un
ossario. Laterale all'entrata, per un sottoportico e una scaletta
sulla roccia, si raggiunge l'ultima cappelletta, che ha davanti a sé
una bella croce di marmo.
Intorno il Magnodeno, il Resegone, il Due Mani,
la Grignetta, il Coltignone. Di fianco svettano i Corni di Canzo. Il
territorio lecchese è tutto visibile fino a Ballabio Inferiore. A
mezzogiorno, il campaniletto di Civate e il Lago di Annone, coi
ridenti paeselli in esso specchiandosi, mettono una nota di serena
poesia. Sul fianco del Rai, sul ciglio di una parete dolomitica,
trovasi il Sasso di S. Martino, altro testimonio dell'epoca glaciale,
avente un volume non inferiore a 2000 metri cubi.

Valmadrera - S. Tomaso:
Comoda passeggiata di un'ora da Valmadrera, per
una strada carreggiabile che risale la Valle di Luera, passando da
Gianvacca (m. 327) e Mondonico (m. 477), con panorama spazioso dalla
chiesetta di S. Tomaso (m. 572), che s'eleva su uno sperone.
Escursioni alpinistiche da Valmadrera:
Al Moregallo (m. 1276) per la Val Boa.
Alla Bocchetta di Sambrosera (m. 1150).
Ai Corni di Canzo (orient. m. 1245 - cent. m. 1368).
Al Corno Occidentale di Canzo (m. 1372).
Alla Bocchetta di Luera (m. 1221).
Alla Bocchetta di Ravella (m. 997).
Alla Forcella dei Corni (m. 1300),
Al Monte Prasanto (m. 1281).
Alla Bocchetta di S. Miro (m. 1188).
Al Monte Rai (m. 1261).
Al Corno Birone (m. 1115).
NB. - Per le escursioni alpinistiche vedere "La Guida alle Prealpi di
Lecco" di prossima pubblicazione.
Al "Pian Sciresa" — Al Monte Barro Alla Crocetta
di Malgrate
Al
Ponte Azzone Visconti, volgere a mezzogiorno, sulla carrozzabile
Lecco-Milano. Passato l'Albergo San Michele s'apre una mulattiera sul
primo terrazzo morenico che, come dice lo Stoppani, il ghiacciaio ha
deposto sul fianco del Monte Barro. Dopo un quarto d'ora di salita, si
giunge ad una spianata verdeggiante, conosciuta col nome di "Prato di
S. Michele". La mulattiera, che s'inerpica a destra, ridotta a strada
militare durante la guerra, sale al secondo terrazzo morenico, con
pendenza abbastanza accentuata. All'ultima svolto, si gode un
magnifico panorama con l'intera vista del lago. Subito dopo siamo al
"Pian Sciresa", silenziosa conca, dove, tutti gli anni, si tiene la
tradizionale Festa degli Alberi.
Sul pendìo del monte, serpeggia un erto sentiero
che, passando per il "Sasso della Vecchia" porta all'Albergo del Barro
e, quindi, alla vetta (m. 922), in meno di due ore da Lecco.
Il percorso dal "Sasso della Vecchia"
all'albergo, è pianeggiante, dilettevole, e si possono ammirare i
laghetti briantei. Una freschissima sorgente sgorga dalla roccia, a
ristoro degli escursionisti. Facendo fede alla tradizione, su questo
monte, gli Orobi fondarono la città di Barra.
Dal "Pian Sciresa" volgendo a destra, in breve
ci si può spingere su una prominenza dove vigila una croce. E' la
Crocetta di Malgrate (m. 449). Da qui, in poco tempo, si può scendere
sulla provinciale Lecco-Como, al primo casello ferroviario o a
Malgrate stesso. Volgendo invece a sinistra, un altro sentiero, attraversando il
ghiaieto del Barro, fra arbusti e boschetti, scende al Chalet del S.
Michele. 
S. Michele
— Pescate — Galbiate
Dal "Prato S. Michele" proseguendo in piano, una
mulattiera comodissima porta al sunnominato chalet ed alla attigua
chiesa, di cui si vede solo l'ossatura, essendo rimasta incompiuta.
L'abitato di S. Michele, frazione di Galbiate, è formato da poche case
di contadini. Il 29 settembre ricorre, lassù, la sagra annuale, a cui
accorrono, con provviste e cibarie, i gitanti da Lecco e dintorni. Si
vorrebbe far risalire l'origine della Chiesa a Desiderio, ma nulla
giustifica tale asserzione. Il Brusoni afferma che venne fondata da
uno Spreafico, parroco di Galbiate, che non riuscì a terminarla. Lo
stesso Brusoni, pensa che la chiesuola di Re Desiderio, debba essere
quella cripta sotto l'abside, «dove si venera l'immagine del belligero
Arcangelo, e si dice Messa».
Dalla chiesa, si può scendere al Pescherino, fonte d'acqua
freschissima e, per un sentiero che attraversa un boschetto, ritornare
sulla provinciale, alle prime case di Pescate. Per un altro sentiero
invece, un po' più lungo e discretamente ripido, si riesce ancora
sulla provinciale, ad Insirano, frazione di Pescate.
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| Lecco anni '30,
panorama con i due ponti. |
Magnifica passeggiata, per la
splendida vista della vallata dell'Adda, è quella che si può compiere
dalla chiesa di San Michele, sul fianco del Barro, per una stradetta
piana ed elevata che, per l'Oratorio di S. Alessandro, raggiunge
Galbiate, amenissimo villaggio adagiato tra il Monte Barro ed il S.
Genesio.
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