Guida illustrata di Lecco e paesi finitimi

Edizioni per il web a cura di Mauro Antonio Di Mauro (2008-2009). E' vietata ogni forma di riproduzione per qualsiasi scopo.


 


 

Valmadrera Frazioni: Borgata, Caserta, Gianvacca e Parè

 

Abbiamo lasciato la ruotabile di Malgrate, per portarci, per via Scatti, alla Prepositurale del paese. Proseguendo, invece, la ruotabile rasenta la cascina Paradiso, raggiunge la linea tranviaria sboccante da un tronco che s'inizia dal 1° casello ferroviario della linea Lecco-Como, lascia a sinistra la Stazione e, dopo una larga curva, si raddrizza e si prolunga fino a Valmadrera in piazza Umberto I, adorna d'un obelisco in memoria del secondo Re d'Italia; quivi pure giunge il tram elettrico.

Diversi Stabilimenti Meccanici si trovano lungo il rettifilo, mentre a destra sorgono gli Stabilimenti Serici della Ditta Gavazzi e a sinistra la Fabbrica di Saponi Ratti, Faggi e Corti.

Per via Cavour ci troviamo alla Parrocchiale di San Antonio, costrutta nel 1868, su disegno dell'architetto Bovara, a cui nell'interno è dedicata una lapide. E' un'ampia navata di stile romanico, colla volta dipinta dal Sabatelli e completata con quadri plastici della "Passione di Cristo", che girano attorno alla navata stessa. A destra di chi entra, in una nicchia, vedesi una marmorea scoltura rappresentante S. Antonio; l'altare maggiore è completato, ai lati, da due grandiosi affreschi del Casnedi. Artistici i due amboni istoriati di legno dorato. La Parrocchiale di S. Antonio ha inoltre affreschi del Calcaterra e, negli altari laterali, un bel Cristo in croce di Mosè Bianchi e una Madonna del Bertini. Quattro colonne granitiche, fratte da un masso erratico dei monti attigui, fiancheggiano il portale d'entrata, a cui si accede per una breve gradinata. Il vecchio campanile è, ora, sostituito da un altro nuovo che si sta ultimando.

Da piazza Umberto I, invece, volgendo a sinistra, la via Manzoni si prolunga oltre il Cimitero, attraversa parecchie frazioni, tra le quali, importante, quella di Caserta, fino a sfociare sulla provinciale Lecco - Como, al Ristorante della Santa Nuova. Lo stesso tratto percorre la tranvia elettrica. Il tronco che si stacca alla Santa Vecchia sale a Civate.

All'inizio di via Manzoni, a destra, s'apre il bel Parco della Rimembranza e, in posizione centrale, il Monumento eretto alla memoria degli 80 Caduti di guerra. E a forma di emiciclo, con due colonne portanti le vittorie alate ed un bronzeo cippo nell'interno, sormontato da un elmetto. Autore del ricordo ai Caduti, è l'architetto Magistrelli Pier Giulio di Milano.

In frazione Caserta, nell' Oratorio di S. Rocco, vennero alla luce antichi affreschi, colla data del 1468. La chiesuola che si credeva eretta nel 1632, dopo ch'ebbe infierito la peste, già preesisteva ed è ricordata negli atti di visita di S. Carlo Borromeo nel 1576 (Rivista Archeologica 1927 - Fascicolo 92-93).

Posta, Telegrafo e Telefono — Tram Lecco-Como — Trattorie S. Giuseppe, Valletta, Baliot, Gerosa e buone Osterie — Asilo Infantile — Ville Gavazzi, Redaelli, Ghislanzoni ed altre — Larga industria serica — Officine meccaniche — Fabbrica serramenti.

Da Valmadrera al Sasso di Preguda:
E' così chiamato un masso erratico o trovante di granito porfiroide, testimonio dell'epoca glaciale, che si trova sul fianco orientale del Moregallo. Per salirvi, da piazza Umberto 1, infilare via Stoppani, indi via Fontana. Escursione interessante.
Per una strada cordonata, si passa per la frazione di Sciminione. e si ascende per una mulattiera che, a mano a mano si restringe, per diventare un sentiero abbastanza ripido. Poco discosto da una piccola grotta, ombreggiata da castagni, dove zampilla una sottile vena d'acqua, si volge a levante e si raggiunge il sentiero che da Parè mena pure in questa località. Il lago, l'Adda, il Ponte Azzone Visconti, tuffo il panorama circostante, si presentano in tutta la loro potente suggestività.

Il masso, imponente, su una prominenza, rituffa il pensiero nei millenni, mentre appare alla mente la modesta e buona figura dello Stoppani, il geniale illustratore di quei tempi remoti.

Coll'appoggio finanziario del cav. Giuseppe Gavazzi, di Valmadrera, venne murata sul masso una lapide con un'iscrizione latina dettata dal prof. Stefano Grosso. Addossato al trovante, dai valmadreresi è stato eretto il piccolo Oratorio di S. Isidoro.

L'escursione si può compiere in poco più di un'ora.

Da Valmadrera a Civate e al S. Pietro al Monte
La strada che, da via Manzoni, per Maccarelli e Caserta, giunge alla Santa Vecchia, ha, come abbiamo visto, un ramo che, per Toscio, si dirige in salita verso Civate (ab. 2201 - alt. 269), altro borgo importante, alle falde del Cornizzolo (m. 1241).
Il viale d'accesso al Cimitero, sulla carrozzabile che scende alla "Santa Nuova" è dedicato alla Rimembranza.
All'entrata in paese, a fianco del Municipio, in un parco ombroso, mostrasi il bel Monumento raffigurante un soldato di bronzo appoggiato al fucile, ricordo eretto ai 39 Caduti del borgo. Svoltando ad una delle prime vie a sinistra, si prospetta la Parrocchiale dei SS. Vito e Modesto, con ampio piazzale alberato sul davanti, da cui si abbraccia il lago di Oggiono. La chiesa, restaurata nel 1897, ha pregevoli decorazioni ed affreschi dei pittori comaschi prof. Bacchetta e figlio Azeglio, e possiede un magnifico altare di marmo nero.

L'antichissima chiesa di S. Calocero, che, nell'823, in occasione del trasporto del Santo a cui s'intitola, già esisteva con l'annesso convento, è ora adibita ad abitazione privata. Il campanile che la completava, minacciante rovina, è stato demolito.
Tombe romane vennero scoperte a Civate. In case private si conservano oggetti di torbiera dell'età neolitica.

Posta, Telegrafo e Telefono — Trattorie Corona, San Pietro, Ca' Nova, Santa Nuova; Caffè Alba — Asilo Infantile — Industria serica — Spremitura di semi — Paste alimentari.

S. Pietro al Monte (m. 639):
Dall'interno del paese, in direzione di ponente, con un'ora di salita non troppo faticosa, si raggiunge l'Abbazia di S. Pietro, a cui è unito l'Oratorio di S. Benedetto. Sulla larga spianata, nell'alto silenzio dell'incantevole vallata, il visitatore può riposare, contemplando i vetusti edifici, rivelanti le aggraziate forme dell'architettura lombarda.

Un maestoso scalone di 26 gradini, un tempo coperto, serve d'accesso al S. Pietro, dall'abside di levante, dove s'apre un elegante pronao con tre snelle arcate. Internamente, la chiesa è lunga m. 24 e larga m. 8. Sotto al pronao evvi la cripta, ben conservata, con belle decorazioni, le quali coi bassorilievi, gli affreschi, i simboli, ci riportano ai primi tempi dell'arte cristiana. Nei restauri della chiesa, si scoprirono capselle liturgiche di argento.

Più piccolo è il S. Benedetto, il quale presenta pur esso tutti i caratteri essenziali dell'arte comacina. E un sacello quadrato, con tre absidi semicircolari su tre lati, ed è lungo m. 12,50 e largo m. 10,30. All'Oratorio si attribuisce una data più antica del S. Pietro. Quest'ultimo si può far risalire al secolo XII, ricostruito dai Benedettini sulla stessa area: su cui sorgeva, nel'771, un Monastero fatto erigere da Desiderio. La tradizione narra che Adelchi (o Adalgiso o Algiso), figlio dell'ultimo re longobardo, cacciando sui monti di Civate, venisse gravemente ferito ad un occhio da un cinghiale, in modo da perdere quasi totalmente la vista. Il ferito, bagnandosi ad una sorgente vicina, riacquistò le sue facoltà visive. Desiderio, avuto notizia del miracolo, avrebbe fatto costruire un Monastero nello stesso luogo in cui si compì la guarigione del figlio. Cosi la leggenda. Altri vuole che, lo stesso re, l'avesse fatto erigere per ricoverarvi le figlie Ansberga ed Ermengarda, ripudiata quest'ultima da Carlo Magno, che poi entrarono nel Monastero di Brescia ('757).

Il S. Pietro, con l'annesso Convento, di cui si vedono ancora poche vestigia, doveva essere, come spiega il Giussani nella sua pregevole Monografia, in comunicazione con quello al piano, a Civate. Risalendo la Valle dell'Oro, per il passo Pedale (ora Pesura) si può giungere direttamente a Canzo, nella Vall'Assina, valicando il Cornizzolo (m. 1196).

Volendo ridiscendere in paese per la stessa Valle dell'Oro, bisogna fiancheggiare il torrente che la percorre e che, ad un certo punto, ad Oro Superiore, forma una pittoresca cascata, a cui si dà il nome di Orrido, e che bisogna attraversare su alcune passerelle. L'aspetto è interessante e fantastico. Usciti da una piccola gola, passando vicino ad uno stabilimento serico, la strada si allarga e si fa pianeggiante, e raggiunge il centro dell'abitato, che mostra ancora, nel suo insieme, uno spiccato carattere medioevale.

In vicinanza della strada che mette alla Valle dell'Oro, sulla facciata d'una casa, è murata una lapide che ricorda don Giacinto Longoni, illustratore dell'Abbazia di S. Pietro al Monte.

Valmadrera - S. Martino:
Da Piazza Umberto I, in Valmadrera, questa comodissima escursione si può compiere, a piedi, in meno di mezz'ora. Per via A. Manzoni, seguendo la linea tranviaria, si giunge a Caserta, d'onde, per una via a destra, s'inizia la salita alla chiesetta di S. Martino (m. 321), sul fianco del Corno Birone.

Oltrepassate le filande Buttaferri, già Orio, per un viale fiancheggiato da alti cipressi e da cappellette, si arriva ad una gradinata che sale ad un ampio terrapieno, su cui il solitario tempietto alza la sua forre quadrata. Sul piazzaletto, un ossario. Laterale all'entrata, per un sottoportico e una scaletta sulla roccia, si raggiunge l'ultima cappelletta, che ha davanti a sé una bella croce di marmo.

Intorno il Magnodeno, il Resegone, il Due Mani, la Grignetta, il Coltignone. Di fianco svettano i Corni di Canzo. Il territorio lecchese è tutto visibile fino a Ballabio Inferiore. A mezzogiorno, il campaniletto di Civate e il Lago di Annone, coi ridenti paeselli in esso specchiandosi, mettono una nota di serena poesia. Sul fianco del Rai, sul ciglio di una parete dolomitica, trovasi il Sasso di S. Martino, altro testimonio dell'epoca glaciale, avente un volume non inferiore a 2000 metri cubi.

Valmadrera - S. Tomaso:
Comoda passeggiata di un'ora da Valmadrera, per una strada carreggiabile che risale la Valle di Luera, passando da Gianvacca (m. 327) e Mondonico (m. 477), con panorama spazioso dalla chiesetta di S. Tomaso (m. 572), che s'eleva su uno sperone.

Escursioni alpinistiche da Valmadrera:
Al Moregallo (m. 1276) per la Val Boa.
Alla Bocchetta di Sambrosera (m. 1150).
Ai Corni di Canzo (orient. m. 1245 - cent. m. 1368).
Al Corno Occidentale di Canzo (m. 1372).
Alla Bocchetta di Luera (m. 1221).
Alla Bocchetta di Ravella (m. 997).
Alla Forcella dei Corni (m. 1300),
Al Monte Prasanto (m. 1281).
Alla Bocchetta di S. Miro (m. 1188).
Al Monte Rai (m. 1261).
Al Corno Birone (m. 1115).
NB. - Per le escursioni alpinistiche vedere "La Guida alle Prealpi di Lecco" di prossima pubblicazione.

Al "Pian Sciresa" — Al Monte Barro Alla Crocetta di Malgrate
Al Ponte Azzone Visconti, volgere a mezzogiorno, sulla carrozzabile Lecco-Milano. Passato l'Albergo San Michele s'apre una mulattiera sul primo terrazzo morenico che, come dice lo Stoppani, il ghiacciaio ha deposto sul fianco del Monte Barro. Dopo un quarto d'ora di salita, si giunge ad una spianata verdeggiante, conosciuta col nome di "Prato di S. Michele". La mulattiera, che s'inerpica a destra, ridotta a strada militare durante la guerra, sale al secondo terrazzo morenico, con pendenza abbastanza accentuata. All'ultima svolto, si gode un magnifico panorama con l'intera vista del lago. Subito dopo siamo al  "Pian Sciresa", silenziosa conca, dove, tutti gli anni, si tiene la tradizionale Festa degli Alberi.

Sul pendìo del monte, serpeggia un erto sentiero che, passando per il "Sasso della Vecchia" porta all'Albergo del Barro e, quindi, alla vetta (m. 922), in meno di due ore da Lecco.

Il percorso dal "Sasso della Vecchia" all'albergo, è pianeggiante, dilettevole, e si possono ammirare i laghetti briantei. Una freschissima sorgente sgorga dalla roccia, a ristoro degli escursionisti. Facendo fede alla tradizione, su questo monte, gli Orobi fondarono la città di Barra.

Dal "Pian Sciresa" volgendo a destra, in breve ci si può spingere su una prominenza dove vigila una croce. E' la Crocetta di Malgrate (m. 449). Da qui, in poco tempo, si può scendere sulla provinciale Lecco-Como, al primo casello ferroviario o a Malgrate stesso.

Volgendo invece a sinistra, un altro sentiero, attraversando il ghiaieto del Barro, fra arbusti e boschetti, scende al Chalet del S. Michele.

S. Michele — Pescate — Galbiate
Dal "Prato S. Michele" proseguendo in piano, una mulattiera comodissima porta al sunnominato chalet ed alla attigua chiesa, di cui si vede solo l'ossatura, essendo rimasta incompiuta. L'abitato di S. Michele, frazione di Galbiate, è formato da poche case di contadini. Il 29 settembre ricorre, lassù, la sagra annuale, a cui accorrono, con provviste e cibarie, i gitanti da Lecco e dintorni. Si vorrebbe far risalire l'origine della Chiesa a Desiderio, ma nulla giustifica tale asserzione. Il Brusoni afferma che venne fondata da uno Spreafico, parroco di Galbiate, che non riuscì a terminarla. Lo stesso Brusoni, pensa che la chiesuola di Re Desiderio, debba essere quella cripta sotto l'abside, «dove si venera l'immagine del belligero Arcangelo, e si dice Messa».
Dalla chiesa, si può scendere al Pescherino, fonte d'acqua freschissima e, per un sentiero che attraversa un boschetto, ritornare sulla provinciale, alle prime case di Pescate. Per un altro sentiero invece, un po' più lungo e discretamente ripido, si riesce ancora sulla provinciale, ad Insirano, frazione di Pescate.
 

Lecco anni '30, panorama con i due ponti.

Magnifica passeggiata, per la splendida vista della vallata dell'Adda, è quella che si può compiere dalla chiesa di San Michele, sul fianco del Barro, per una stradetta piana ed elevata che, per l'Oratorio di S. Alessandro, raggiunge Galbiate, amenissimo villaggio adagiato tra il Monte Barro ed il S. Genesio.

Edizioni per il web a cura di Mauro Antonio Di Mauro (2008-2009). E' vietata ogni forma di riproduzione per qualsiasi scopo.


 


 

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