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Da Lecco a Colico Km. 39.
Sono numerose le corse su questa linea, fatte in proseguimento di
quelle in partenza da Milano.
Itinerario: Lecco-Abbadia (Km. 7) - Mandello-Tonzanico (Km. 9) - Olcio
(Km. 12) - Lierna (Km. 15) - Fiumelatte (Km. 19) - Perledo-Varenna
(Km. 21) - Regoledo (Km. 22) - Bellano (Km. 24) - Dervio (Km. 29) -
Dorio (Km. 32) - Piona (Km. 36) - Colico (Km. 39).
La linea Lecco-Sondrio, pur
attraversando numerose gallerie, offre punti di vista meravigliosi a
chi s'affaccia ai finestrini di sinistra. Il lago appare come in
splendida visione, mentre sulla riva opposta si disegnano i vaghi
paeselli che in esso si specchiano, ed altri bianchi villaggi si
intravedono lungo la china dei monti, che formano una catena fino a
Bellagio. La strada nazionale dello Stelvio, a volte tagliata dalla
ferrovia, corre quasi sempre ad essa parallela e a poca distanza dalla
riva lacuale che, in certi punti, presenta degli sfondi veramente
pittorici.
Sottopassata la provinciale
della Valsassina e una prima galleria che, rasentando il Cimitero
Monumentale di Lecco, attraversa il Colle Santo Stefano, la linea
s'appoggia al piede del S. Martino, che quasi strapiomba sui binari. A
sinistra, si snoda la strada dello Stelvio, piuttosto deserta fino
alla Torraccia, località dove scorgesi l'avanzo di un castello
medioevale, di cui restano ancora le mura annerite dal tempo.
L'aspetto, dopo, si fa più ridente, in vicinanza della stazione di
Abbadia, dove il treno si ferma. Il paese è più avanti, a mezzo
chilometro, e, per raggiungerlo, bisogna percorrere un tratto dello
stradone provinciale. E' da qui, che la natura svela le sue bellezze.
Abbadia (ab. 758 -
alt. 202)
E' posto in una insenatura del lago ed è formato dalle frazioni di
Barbino, Cassino, Castello, Novegno e Robbianico. Gode di una
posizione veramente bella che lo fa ricercato.
Scende dalla Grignetta il torrente Zerbo, che bisogna valicare per
entrare in paese. Appare subito nel piazzale della Chiesa, il
Monumento ai 18 Caduti di guerra, nella figura di un soldato di bronzo
che agita una fiaccola. Il Parco della Ri¬membranza, completa il
ricordo dedicato ai Morti di guerra.Di belle linee la Parrocchiale di
S. Lorenzo, l'antica chiesetta dei frati, a tre navate, ampliata circa
quarant’ anni or sono e artisticamente decorata, nel 1915, dal pittore
G, Tagliaferri.
Ristoranti Unione, Isola
Bella; Crotto del Sole — Osterie della Grignetta e dei Passeggieri —
Asilo Infantile — Posta, Telegrafo e Telefono pubblico — Punto
d'approdo del battello.
Il nome al paese venne dato
da un'antica Abbazia che vi sorgeva un tempo. Punto di partenza per il
Coltignone, passando per S. Bartolomeo e valicando il torrente Zerbo
in val Monastero; per il Rifugio E. M. raggiungendo Linzanico e
Crebbio ; per il zucco del Pertusio (m. 1671), toccando Linzanico,
Alpi Corte e Colonghei.
Buoni opifici serici. Fabbrica attrezzi rurali. Sui monti di Abbadia,
a 950 metri, vi è l'antichissimo Oratorio di Campelli, dedicato alla
Beata Vergine Addolorata, quasi interamente ricostruito, ampliato e
decorato nel 1913.
Nel 1629, il paese fu saccheggiato dai lanzichenecchi del generale
Rambaldo di Collalto.
Abbadia ed il vicino
Linzanico, con Decreto 26 gennaio 1928, vennero uniti nel comune di
Abbadia Lariana.

Linzanico (ab. 484 -
alt. 267)
Appena fuori dell'abitato di Abbadia, per un viottolo acciottolato, in
una ventina di minuti si può raggiungere Linzanico, un agglomerato di
povere case, con viuzze strette e disagevoli. Sul fronte dell'ex
Municipio, nel piazzaletto da cui si inizia il sentiero per la Capanna
Rosalba (m. 1750), è murata una lapide, con piccolo bassorilievo di
bronzo, dedicata ai 18 Caduti di guerra.
Sotto il porticato dello
stesso ex Municipio, sgorga un'acqua freschissima, e vi appare
un'altra lapide, offerta dall'ex Podestà del luogo, inaugurata il 4
dicembre 1924, in occasione del 7° anniversario della nascita di S.
Francesco, colla laude a "sora acqua". Di fianco, il Parco della
Rimembranza. Più in giù, la Chiesetta della Madonna Annunciata.
Linzanico, colle frazioni di Novegolo, Crebbio, Lambrino, Zana e
Maggiana (Mandello), fa parte della Parrocchia di Abbadia.
Da Linzanico, lasciando a
destra ed in alto Crebbio, da cui spicca il campanile dell' Oratorio
di S. Antonio, per una solinga stradetta, fra piantagioni di ulivi e
di castani, si raggiungono Gaggio ed il vecchio Oratorio di S.
Giorgio, e si sbocca di nuovo sulla provinciale, in vicinanza della
stazione Mandello-Tonzanico. Nel territorio, vi sono alcuni
stabilimenti serici. — Trattoria del Sole — Posta, Telegrafo e
Telefono a Tonzanico, a km. 2.
Il tratto ferroviario Abbadia-Mandello viene percorso in pochi minuti,
dopo aver attraversato la galleria S. Giorgio. La strada nazionale
sottopassa un ponte viadotto e, lasciando a destra il fiorente
stabilimento della Moto Guzzi, sale a Tonzanico, vecchia frazione di
Rongio.
Mandello resta a sinistra della ferrovia, verso il lago, quasi contro
ad Onno, che s'affaccia sulla riva opposta.
Con Decreto 23 giugno
1927, Rongio veniva unito a Mandello ed a questo, col successivo
Decreto 22 dicembre 1927, furono pure aggregati i comuni di Olcio e di
Somana (Mandello Lario).
Mandello Lario (ab.
1435 - alt. 203)
Villaggio che va sempre più estendendosi, costellato di eleganti
villette, ricco di fiorenti industrie meccaniche e di opifici serici.
Sorge lungo il piano alluvionale formato dal torrente Mena, che sfocia
nel lago, poco discosto dal paese.
Mandello ebbe una parte importante nelle vicende medioevali e lo
troviamo in sul principio del secolo XII, libero comune, con propri
magistrati. Nel 1167 è costretto a giurare obbedienza ed a pagare
tributo ai Comaschi, ai quali veniva assegnato nel 1170, dopo aspre e
sanguinose contese coi Milanesi.
Nel 1532, nelle acque di
Mandello, avvenne un furiosissimo scontro navale fra le forze di
Francesco II Sforza, duca di Milano, capitanate dal Vistarino, e
quelle dell'avventuriero Gian Giacomo De' Medici, fratello di Pio IV e
signore di Musso, aiutato dalla flottiglia lecchese. Nell'aspro
combattimento che ne seguì, il Medici vi perdette il fratello Gabrio,
che vuolsi fosse sepolto, durante una tregua d'armi, nella Chiesa di
S. Giacomo, a Castello.
Nel 1635, il paese venne ferocemente saccheggiato ed arso dalle
soldatesche del cardinale Rohan.
Delle antiche fortificazioni non rimangono che un avanzo di torre
ridotto ad abitazione ed un rudere di porta medioevale. Nella frazione
di Maggiana, si nota pure un'antica torre completamente restaurata.
Mandello possiede la
bellissima Parrocchiale di S. Lorenzo, con ampia navata ed un
artistico altare, arricchito da un'ancóna in legno dorato, finemente
istoriato. Nella Chiesa i quadri in tela di S. Pietro martire, della
decapitazione di S. Giovanni Battista del Luini ed una Croce artile,
dono della comunità di Mandello del 1421, la rendono interessante. Da
ammirare il Coro, ornato di stucchi e di statuette, il Battistero con
pregevoli lavori d'intaglio ed il grandioso organo della Ditta Serassi
di Bergamo. Nella piazzetta attigua, vedesi una lapide ai Caduti del
'59 e del '60. Da piazza Vittorio Emanuele, allo sbarcatoio,
distinguesi nettamente, sulla riva opposta, Onno colla strada che
conduce a Valbrona. Caratteristici i portici, lungo la riva. Merita di
essere visitata la Chiesetta della B. V. del Fiume, aprentesi in un
silenzioso piazzale, con numerose cappellette. L'atrio è sostenuto da
otto colonne e l'interno abbonda di stucchi e di buoni dipinti.
Veramente artistico è il Monumento ai 58 Caduti di Mandello, che sorge
sul piazzale che fronteggia la stazione ferroviaria, inaugurato
contemporaneamente a quello di Rongio, e comprendente anche i Morti d
guerra dì quest'ultimo comune, ora aggregato al primo. Sul davanti di
uno stele di granito, con un bassorilievo di bronzo nella figura di un
angelo che tiene una corona di alloro, sfa un soldato morente, pure di
bronzo, avvolto nel tricolore. E' opera lodata dello scultore Giannino
Castiglioni, e porta la scritta latina:
PROCUBUIT
HEROS
VICTORIA
REFULSIT
PAX LUCEAT

Innumerevoli le ville, di cui
diamo il nome delle principali: Ville Falck, Guzzi, Fiocchi, Biffi,
Confalonieri, Levi, Riva, Folcia, Mazza, Carcano; Secchi ed altre.
Pittoresca la passeggiata di Bressina o Dinamite.
Marcellino Airoldi, da Robbiate, divenuto signore, nel 1647, di Lecco
e della Riviera, si fece costruire in Mandello un rinomato palazzo che
fu poi demolito.
Posta e Telegrafo in luogo —
Telefono a Rongio — Banca Popolare — Asilo Infantile -— Ristoranti
Ippogrifo, con pattinaggio, del Porto, della Torre, Lozza — Caffè
Imbarcadero — Caffè Trattoria Unione, ecc. — Unione Bancaria Nazionale
— Industria serica — Fabbrica mobili —Buone Tintorie.
In territorio di Mandello,
esistevano, un tempo, cave di marmo persichino, da' cui venne estratto
il materiale per le colonne del Crocifìsso in Como.
Tonzanico (ab. 410 -
alt. 222)
Questa antica frazione di Rongio, ora incorporata a Mandello, si
allinea lungo lo stradone dello Stelvio.
Dopo lo stabilimento meccanico della Moto Guzzi, svoltando a destra,
si giunge in piazza S. Zenone. Centrale è il Monumento di bronzo
innalzato ai Caduti di Rongio, che accomuna anche quelli di Mandello
(N. 28 per il primo e N. 25 per il secondo): un soldato, con fucile a
tracolla, che stringe il tricolore. Attorno al basamento di granito,
stanno piastre di bronzo, col nome dei gloriosi Morti di guerra,
autore del monumento, lo scultore G. Goldani, ora defunto,fonderia
Brambilla di Milano. Il magnifico Viale della Rimembranza, a destra di
chi guarda il Monumento, serve di accesso al vicino camposanto.
La Chiesa di S. Zenone, che
dà il nome alla piazza,è un bel edificio fabbricato ex-voto dai
maestri della scuola comacina arieggiante il S.Zenone di Verona,
costrutto dagli stessi.In essa si ammirano notevoli affreschi posti
sotto l’alta protezione delle belle arti. Di molto pregio il simulacro
del S. Crocifisso, in apposita cappella, oggetto di speciale
venerazione.(1)
Posta, Telegrafo e Telefono —
Officina meccanica per riscaldatori a nafta — Trattorie Alippi, della
Fenice, ed altre — Bar Trieste.
(1)
Molte delle informazioni interessanti le chiese di S.
Lorenzo e di S. Zenone furono ricavate dal numero unico “Pro Mandello”
che si pubblicava nel 1902.
Rongio (ab. 1647 -
alt. 394)
Vecchie, frazioni,; Luzzeno, Molina, Tonzanico. Per giungervi, dalla
provinciale, basta seguire la strada a destra, dove sono visibili le
segnalazioni, per la CapannaMonza (ore4), il Rifugi oalpino di
Releccio (m.1715 – ore 4,30), la Capanna Rosalba (m. 1750 – ore 4,30).
È un paese industriale con opifici serici e numerosi stabilimenti
meccanici. Concerie pellami e torcitura cotone. Rinomato il liquore
“Amaro Grigna”.
L’abitato si estende a destra
della val Meria; percorrendo la quale si può visitare la centrale
elettrica della società anonima valle Meria, e godere una passeggiata
veramente dilettevole, per chi vuole spingersi alla fontana Acqua
Bianca (m. 750), fresca e purissima sorgente, nella valle detta
Chignoli. Nel luglio 1927 è stata inaugurata la Capanna Elisa (m.
1500), della fiorente sezione di Mandello, del C.A.I.
Sono di Rongio le guide patentate Luigi e Pietro Rompani del Club
Alpino, custodi della Capanna Rosalba.
Posta, Telegrafo e Telefono
in frazione Tonzanico — asilo infantile — Buone trattorie.
Antica torre dei Lanfranconi.
Nel territorio esisteva un filone di piombo, ora esaurito. Nell’atrio
delle Scuole di Rongio, una lapide ricorda i suoi caduti di guerra.

Somana (ab. 422 – alt.
350)
Vecchie frazioni: Bornico, Sonvico, e Zeno.
A Tonzanico km. 2. Dopo Molina, dove trovasi l’edificio scolastico
dell'ex comune di Rongio, passando su un ponticello sul torrente Meria,
a sinistra, staccasi una buona ruotabile da cui, a mano a mano che si
sale, si può ammirare un pittoresco e variato panorama. Un sentiero
mulattiere accorcia il percorso. Sotto, il lago, presenta il suo
specchio incantevole. S'adagia, Somana, sui fianchi del Sasso Sileggio
(m. 1162) su una sporgenza del quale, si scorge l'antichissima chiesa
di S. Maria (m. 681) con campaniletto lombardo. All'entrata in paese,
si presenta il nuovo e bel fabbricato scolastico, davanti a cui s'alza
una colonna sormontata da un'aquila di bronzo, a perpetuo ricordo dei
4 Caduti del luogo. Di fianco, le pianticelle della Rimembranza. A
pochi passi dal palazzo comunale, nella sua bianca veste, la
Parrocchiale di S. Abbondio, consacrata nel 1874. Dalla frazione di
Sonvico, s'inizia un sentiero che sale alla Capanna Releccio, con
segnalazioni del C. A. I. Custodi i Fratelli Poletti.
Posta, Telegrafo e Telefono a
Somana — Albergo Somana — Stabilimento di seta artificiale — Asilo
Infantile.
Da Mandello ad Olcio Km. 3.
La linea taglia il delta formato dal torrente Meria ed attraversa una
plaga ridente ove fioriscono gli ulivi, dopo aver sorpassato lo
stradone provinciale, portandosi sotto il monte. Visibili, a destra,
la Grigna e a sinistra le montagne della Vallassina e Civenna, su in
alto, sulla carrozzabile che da Asso conduce a Bellagio, disteso
dietro il promontorio. Oltre il lago, Vassena e, sullo sfondo, la
catena della Tremezzina. Sottopassata una breve galleria, siamo alla
stazione di Olcio. Vicinissimo al lago, la provinciale, segue, quasi
pianeggiante, la ferrovia.
Olcio (ab. 365 - alt.
204). — Dalla provinciale su cui s'affaccia, il villaggio s'inerpica
sul pendio del monte fino alla piccola stazione, vicinissima
all'Oratorio di S. Giuliano ed all'Asilo Infantile, ombreggiato dal
Parco della Rimembranza. Discendendo dalla stazione, si passa davanti
all'ex Municipio, sede pure delle Scuole Elementari, su cui è murata
una lapide ai 70 Combattenti del paese, fra i quali 10 Caduti.
Sulla nazionale, s'apre la
bella Parrocchiale di S. Eufemia, a croce latina, con affreschi del
Morgari e stucchi nell'abside. Di fronte torreggiano il S. Primo e il
Poncive. Di gran pregio il marmo nero che si estrae dalle sue cave ed
una fonte di acqua magnesiaca ferruginosa nei suoi dintorni.
Telefono, Posta e Telegrafo a
Tonzanico. Da Olcio a Lierna sono, quasi 3 Km. La linea s'addentra
nella galleria di Olcio, lunga circa un chilometro, mentre la
carrozzabile ne sorpassa tre di minor lunghezza, scavate nella stessa
roccia, dopo le quali si sbocca alle cave di marmo nero, dove la
montagna è quasi a picco sulla strada, con sporgenze paurose.
Lierna (ab. 971 - alt.
205)
Frazioni: Villa, Bancola, Castello, Giuzana, Cesarino, Genico, Grumo,
Casate, Mugiasco, Olcianico e Sornico. Vagamente ubicato ai piedi del
Monte Palagia, luogo preferito dai villeggianti che vi affluiscono
numerosi. Ulivi e viti ammantano il declivio su cui sorge l'abitato,
che si stende pure oltre la provinciale che l'attraversa, fino al
lago, in riva al quale un antico castello mostra i suoi ruderi. Sul
frontone della Casa Dopolavoro, è stata inaugurata una lapide ai 13
Caduti di guerra. I fregi artistici ed i bassorilievi del ricordo,
sono opera dello scultore Giannino Castiglioni di Milano, .
Salendo in frazione Casate, dopo aver valicato un ponte sulla linea
ferroviaria, si giunge alla Parrocchiale di S. Ambrogio, che lancia al
cielo il suo bianco campanile. La chiesa, di stile barocco, ha qualche
quadro discreto e buoni affreschi. in questa località vi ha pure il
Municipio, col Viale della Rimembranza.
Splendide ville abbelliscono il paese. Villa Mapelli, grandiosa, Ville
Annovazzi, Simonetta, Ferraresi, Magnoni, Spada e, quasi allo sbocco
del paese, in direzione di Varenna, la magnifica Villa Pini, in cui
trovasi una freschissima sorgente di acqua ferruginosa. Sulla riva
opposta, dirimpetto, vedesi Limonta.

Buona industria serica, cave
e lavorazione di marmo nero, commercio di pesce — Banca Popolare —
Caffè Ristorante Plinius, Alberghi Vittoria, Davide, Posta —
telegrafo, Telefono, Posta — Stazione lacuale — Asilo Infantile.
Da Lierna, si può salire alla
Capanna Monza, in ore 4. Ascensioni al Zucco di S. Stefano (1.091),
all'Ortanella (m. 994), al Monte Parel (m. 1203), al Moncucco (m.
1486), alla cima di Palagia (m. 1486). Un sentiero, da Lierna, porta
ad Esino.
Nel territorio del paese vennero scoperti avanzi di costruzioni
romane, che dovevano far parte delle numerose ville che s'ergevano in
riva al Lario incantevole. Prosperosi i vitigni.
Lasciata la stazione di Lierna, la natura si fa più aspra e selvaggia.
Sono quattro chilometri di percorso per arrivare a Fiumelatte, fra
monti dirupati, mentre nettamente si distingue il promontorio di
Bellagio, dietro cui si distende la gemma del centro lago. Sotto, lo
stradone nazionale descrive come un grande arco, dove incombe il più
allo silenzio. Sorpassati alcuni viadotti e tre altre gallerie, la
linea giunge alla stazione di Fiumelatte, grossa ed importante
frazione di Varenna.
Fiumelatte (ab. 424 -
alt. 239)
Il villaggetto deve la sua rinomanza alla bianca cascata che,
precipitando da un'altezza di 100 metri, per la Valle dei Molini, si
getta nel lago. Chi percorre il lago in battello, la distingue
chiaramente. Il torrente che la origina, secondo quanto afferma il
geologo prof. Mario Cermenati, scaturisce da ampie caverne dei monti
sovrastanti che, nelle stagioni piovose, si riempiono d'acqua, la
quale viene poi versata al di fuori quando le stesse caverne sono
ricolme. Resta perciò scartata l'ipotesi che l'acqua stessa provenga
dalla ghiacciaia di Moncodeno. Il periodo di maggiore intensità della
cascata, è in primavera ed in autunno. Nelle vicinanze trovasi una
sorgente perenne di acqua freschissima, denominala Fonte Uga, che
forma graziose cascatelle e riempie il monte di freschi sussurri. In
questa località sorge la storica Villa Capoana, fatta costruire nel
1605 da Ercole Sfrondati, duca di Monte Marciano.
A Fiumelatte, il lago ha la
sua massima larghezza (km. 4,3) e Io spettacolo che da esso si gode è
veramente imponente.
Rinomata Società Lombarda per la Pesca e 1’ Acquicoltura, con
grandioso Incubatoio, il maggiore d'Italia, dono munifico del comm. De
Marchi, Presidente della Società Italiana di Scienze Naturali al
Civico Museo di Milano. Poco discosto, grande Stabilimento Serico,
all'entrata in paese.
Belle e signorili le Ville Romagnoli e Bossi.
Ristoranti del Porto Vecchio,
della Sirena — Posta, Telegrafo e Telefono a Varenna a km. 1,6.
Partendo da Fiumelatte, la
linea s'interna in una breve galleria, attraversa lo spumeggiante
torrente su un ponte viadotto, sorpassa altre due gallerie che si
susseguono a breve distanza e valicato, su altro ponte, il torrente
Esino, giunge alla stazione di Perledo Varenna, a un chilometro da
quest'ultimo paese, in frazione Olivedo.
Lo stradone nazionale nel tratto Fiumelatte – Varenna è quanto mai
poetico. Lievemente salendo, ombreggiato da secolari cipressi, passa
di fianco alla villa Monastero, mentre quasi di fronte, si presenta il
turrito castello di Vezio, in vetta ad un amenissimo colle che su
Varenna incombe.
Al di sopra della ferrovia, s'intravvede l'alpestre Cimitero di
quest'ultimo villaggio, con Viale della Rimembranza, a cui si accede
per una larga e comoda mulattiera. Altri cipressi ondeggiano tutto in
giro e più oltre, su verso i dirupi del monte, dando al quadro un
aspetto fantastico.
Varenna (ab. 1003 -
alt. 220)
Frazione: Fiumelatte. In clima mitissimo, di fronte a Menaggio, in un
punto meraviglioso del centro lago, è una residenza estiva
ricercatissima e piena di attrattive. Il paese è disposto a scaglioni
lungo il fianco del monte che su esso si eleva, e si distende fino
allo sbarcatoio. Lo stradone dello Stelvio attraversa l'abitato.
La Parrocchiale di S. Giorgio, apre la sua facciata proprio di fronte
all'ampia piazza, mostrando le forme note della architettura lombarda.
Risalente al XIV secolo, sebbene più volte rimodernata, conserva
ancora la sua caratteristica ossatura, divisa in tre navate, con
armoniche volte a crociera. Internamente ha un bell'altare di marmo,
un artistico pulpito ed un confessionale con bei lavori d'intaglio.
Nella parte anteriore del campanile che la completa, due lapidi di
marmo, con figura simbolica centrale, ricordano i 22 Caduti di guerra.
Autore, Carlo Scannagatta di Varenna.

L'antico Oratorio di S.
Giovanni ha un ben conservato dipinto del 1400, raffigurante il
Redentore. In esso notasi pure una pregiata pala d'altare del pittore
comasco Sigismondo De Magistris, rappresentante il Battesimo di
Cristo, del 1553.
Di fianco alla Parrocchiale, trovasi la Casa Comunale, con lapide, sul
fronte, ad Andrea Brenta, fatto fucilare dagli Austriaci in seguito ai
moti di Val d'Intelvi, il 14 aprile 1849 nella piana della Camerlata.
Nell'atrio dello stesso Municipio, un'altra lapide, posta nel 1878,
ricorda Vittorio Emanuele II "reatore dell'unità e indipendenza
italiana". Accanto, l'Asilo Infantile, con piastra marmorea alla
fondatrice Carolina Monmary ved. Seufferheld.
Nel 1124, quei di Varenna,
insieme a quei di Perledo, accorsero in aiuto dell'isola Comacina,
assediata dai Comaschi, e ne accolsero i profughi, dopo che questa
dovette soccombere nella lotta cruenta.
Nel 1244, Varenna, sorta in armi contro i Comaschi, veniva dagli
stessi distrutta. Risorta, dopo quattro anni subiva la stessa sorte.
Industria principale del
paese, oltre a quella del forestiero, è la lavorazione del marmo nero
e del marmo verde lumachello, che vengono estratti da cave vicine,
talune in comune di Perledo, e coi quali la Parrocchiale è riccamente
decorata. Molti frammenti di lapidi romane, conservate nel Museo di
Como, sono di marmo nero di Varenna. Nelle Chiese di S. Fedele e di S.
Abbondio in Como, coi marmi di Musso, appare quello di Varenna.
In frazione Fiumelatte,
funzionava un importante vetreria che cessò nel 1844. Il paese ha un
importante scalo lacuale, in frazione Olivedo, l'antico porto che
accoglieva le barche dei Valsassinesi, poco distante dalla stazione
ferroviaria, allo sbocco della Val dell'Esino. In co¬spetto del lago,
mostra i suoi vitigni ed i suoi ulivi lungo la costiera e su pel
declivio dei monti da cui è protetto, richiamando nella stagione
estiva gli amanti del nostro ceruleo lago e delle belle passeggiate
che si presentano variate ed attraenti, in ogni lembo dei dintorni.
Ville signorili, floridi giardini, esuberanza di toni e di colori,
rendono il soggiorno desiderato ed incantevole.
Varenna vanta pure una
fiorente Società di Mutuo Soccorso ed una buona Biblioteca Popolare.
Risalendo la Val del’l Esino, in ore 4 e mezzo, si può arrivare alla
Capanna Monza. Per la stessa valle, si possono salire i monti che
recingono il territorio bagnato dai torrente. Alla Stazione
ferroviaria, con buon Ristorante, servizio automobili per
l'imbarcadero e la ferrovia stessa.
In uno dei suoi migliori alberghi, nel 1838, Varenna ospitò la
famiglia dell' Imperatore d'Austria, Ferdinando I. Varie volte nel
paese si soffermò Massimo d'Azeglio.
Rinomato l'Hotel Royal
Vittoria, che ebbe fra gli ospiti il generale Radetzchi e la Regina
Vittoria,- Hofel Villa Inglese ; Alberghi Milano ed Olivedo ;
Ristoranti Centrale, del Sole; Trattorie della Grigna, Monte Codeno,
ecc. — Posta, Telegrafo e Telefono.
Fra le ville antiche notiamo:
la Villa Monastero (l'antico convento di S. Maria Maddalena, soppresso
nel 1567 da Papa Pio V), con magnifico giardino adorno di statue, fra
le quali un gruppo dello scultore Comolli; la Villa Cipressi,
guardante il lago, su cui si specchiano i frondosi fusti che le danno
il nome; le Ville Mapelli e Venini.
Fra le moderne, le Ville Miss Duncan, Borelli, Greppi, Holland,
Bianconi, Lazzaroni ed un'infinità di altre che formano, coi loro
giardini digradanti, un quadro veramente pittorico.
Con R. Decreto 31 luglio
1928, a Varenna è sfato aggregato il comune di Perledo.

Su "Varenna e monte di
Varenna" vi è un' interessante pubblicazione di Vittorio Adami — Tip.
S. Giuseppe — Via S. Calogero 9, Milano.
Il tratto ferroviario dalla stazione di Perledo-Varenna a Bellano, è
interrotto da altre gallerie che impediscono di ammirare la maestosità
del lago. Quella di Morcate è lunga m. 1263.
Prima di Bellano, la linea tocca la piccola stazione di Regoledo
(vedere Valle dell'Esino). Una carrozzabile, dalla riva di Gittana,
sale al lindo villaggetto, allietato da un largo panorama del centro
lago.
Lungo lo stradone nazionale,
il percorso è alternato da cinque grandiose gallerie, dalle cui
finestre lo sguardo abbraccia una vasta zona della riva occidentale,
bagnata dal ramo superiore del bacino del Lario. Una lapide, di fianco
alla strada, ricorda che questa fu costrutta per ordine del governo
austro-ungarico, durante il periodo della sua dominazione in
Lombardia.
La stazione ferroviaria è alle prime case di Bellano. e lo stradone
nazionale vi conduce, valicando la Pioverna e lasciando a destra il
grandioso Cotonificio Cantoni, azionato dalla forza motrice del
torrente che forma il piano alluvionale di Coltogno.
Bellano (ab. 3418 -
alt. 204)
Frazioni: Bonzeno, Lezzeno, Ombriaco, Oro e Verginate. Grosso borgo,
allo sbocco della Valsassine, e capoluogo di mandamento, in
circondario di Como, quasi dirimpetto ad Acquaseria, sulla riva
opposta. E' uno dei più importanti centri del lago, dove pulsa la vita
industriale e le opere di elevazione culturale trovano terreno adatto.
Il lago lambe la bella piazza Vittorio Emanuele ed il corso Umberto I,
luoghi animatissimi nella stagione estiva, per il concorso di turisti
e di forestieri. Poco lungi si trova lo sbarcatoio, vicino al quale si
profila il monumento a Tomaso Grossi (1790- 1853), bellanese,
popolarissimo scrittore, autore di quel Marco Visconti, in cui le
descrizioni del nostro lago si alternano cogli episodi che hanno
Limonta per teatro d'azione. Il monumento è dovuto allo scultore
valsassinese Tantardini e l'epigrafe, che riportiamo, è stata dettata
dal Manzoni, amicissimo dello scrittore:
IL TUO NOME
È GLORIA DELL' ITALIA
O TENERO E PODEROSO POETA
CUI SEMPRE ISPIRÒ
IL CUORE
il tuo A. MANZONI
In corso Umberto I , sempre
presso al lago, un artistico busto dello scultore Branca, è stato
innalzato al medico e poeta bellanese Sigismondo Boldoni (1597 –
1630). Il busto poggia sulla fontana pubblica del paese, la cui acqua,
che perenne sgorga, è stata donata al comune dai benemeriti fratelli
Vitali. Il borgo, a monte, ha vie strettissime e caratteristiche : ha,
in compenso, un'altra bella piazza, sulla quale si delinea l'armonica
sagoma della prepositurale di S. Giorgio, monumento nazionale,
ricostruita fra il 1342 e il 1350 dai maestri campionasi, in istile
gotico-lombardo, essendo stata quasi distrutta, alcuni anni prima, da
una disastrosa piena del torrente Pioverna, che poco discosto
rumoreggia. La chiesa presenta la sua magnifica facciata, con fascie
alternate in marmo bianco e nero ed un rosone centrale con fregi in
cotto. A sinistra dell'entrata, su una lastra di marmo, appaiono le
iniziali di Napo Torriani, lo sconfitto di Desio; nella lesena di
destra serpeggia il biscione visconteo. Buoni affreschi nell' interno
ed una pala d'altare del Luini. Tra la piazza della Chiesa ed il nuovo
ed elegante Palazzo Scolastico che guarda la provinciale, s'apre il
bel Parco della Rimembranza,uno dei migliori della Provincia, a cui si
accede anche da via Roma, fìancheggiante lo stabilimento Cantoni.
Nella sala maggiore del Municipio, vi è l'ingrandimento fotografico
dei 55 Caduti, alla cui memoria è stata istituita una casa di ricovero
per i vecchi poveri.
Una strada cordonata, dalla
Chiesa, sale all'antico Oratorio di S.Rocco consacrato nel 1485,
presso cui, in successivi ripiani, si stende il ben tenuto Cimitero.
Una larga scalea serve d'entrata, nel mentre appare di fronte, il
bronzeo monumento a mons. Luigi Vitali, apostolo di redenzione
infantile (1856-1914).
Congregazione di Carità —
Ospedale Umberto I — Comitato protezione Maternità ed Infanzia —
Biblioteca popolare — Scuola di Apicultura—° Associazione Sportiva
Dopolavoro Pro Bellano — Escursionisti Bellanesi — Asilo Infantile —
R. Pretura. Cassa di Risparmio, Banca Popolare, Banco Lariano, Banca
di Cambio Vitali — Albergo T. Grossi — Ristoranti Caval Bianco, della
Peppa — Trattoria dell'Angelo — Caffè Arrigoni, Bellano, Vitali ;
Crotto della Calchera, ed altri.
Stupenda la Villa Nogara. Belle le Ville Panzera, Pensa, Bariffi.
Posta, Telegrafo e Telefono. Autocorriera per Premana e per Lecco,
attraverso la Valsassina. Oltre al grandioso Cotonificio Cantoni, si
trova pure l’ importante Setificio Gavazzi.
A Bellano, nel 1653, moriva
Emilio Paolo Busi, detto Parlaschino, buon letterato e poeta.

All'Orrido. — Degno di visita
è il famoso Orrido, formante una strettissima gola che si prolunga fin
quasi a Taceno e dove si gettano le acque del torrente Pioverna,
proveniente dalla Valsassina. La grotta interessantissima, e
largamente descritta nella Guida Brusoni, ha altissime cascate che
producono quasi un senso di smarrimento che si accentua, quando si
transita su un corridoio di legno sospeso nel baratro profondo. Su una
parete della roccia è murata una lapide a T. Grossi. Per una scaletta
poi, si può salire sulla sommità del poggio, da cui si può osservare
benissimo la continuazione della angusta gola del torrente.
Tassa d'entrata: feriale L. 2, festiva L. 1 a favore dell' Ospedale.
Da Bellano a Dervio, sono
altri cinque chilometri interrotti da lunghe gallerie. Valicato un
ponte sulla Pioverna, la linea si mantiene sul versante occidentale
del Monte Maggio, per inoltrarsi, in ultimo, nella lunga galleria di
Dervio (m. 1296), all'uscita della quale sorpassa un ponte sulla
strada nazionale, si spinge sul piano alluvionale del Varrone e, dopo
aver valicato un altro ponte, giunge alla stazione di Dervio, posta
tra le due frazioni di Borgo, lungo il lago, e di Villa, tagliata
dalla carrozzabile. Questa si svolge in un magnifico scenario,
appoggiata, a destra, e spesso scavata sulla roccia, col lago
vicinissimo, a sinistra, e sull'altra sponda la massa della Grona e la
lunga schiena del Bregagno, mostranti le loro vette eccelse.
Percorrendo una larga insenatura e attraversata una lunga galleria con
finestre a lago, la strada nazionale sottopassa il ponte a tre arcate,
su cui corre la linea ferroviaria ed entra in Dervio, valicando il
Varrone, guardato da un castello medioevale che, alto nereggia, quasi
a guardia della valle che dal torrente prende nome.
Dervio (ab. 1445 -
alt. 211). — Frazioni: Castello, Ronchi. Villa e Borgo. Antichissimo
villaggio, allo sbocco della Val Varrone, Molte case conservano i
segni della loro origine remota, con archi e stemmi caratteristici.
Dalla stazione, per un lungo viale, si può andare alla frazione Borgo,
che sì spinge sul promontorio. In un ampio piazzale, sorge la
Prepositurale dei SS. Pietro e Paolo, a tre navate, antichissima pur
essa, con pregevole ambone dorato e artistici lavori d'intaglio. Bello
l'altar maggiore, rilucente di marmi diversi.
Lungo il viale che conduce a Borgo, a sinistra, s'allunga, verso il
Cimitero, il cipressato Viale della Rimembranza. Al passaggio a
livello della ferrovia, il viale sbocca nella strada nazionale,
lasciando a destra il Municipio, davanti a cui, su blocchi di marmo,
s'aderge il bel Monumento ai 24 Caduti di guerra, opera dello scultore
Ezio Peduzzi di Milano. Lungo la nazionale, in frazione Ville, si
profila la vetusta chiesetta dei SS. Chirico e Giovita, col suo bel
campaniletto comacino, monumento nazionale.
Rinomato lo stabilimento
metallurgico della Ditta Redaelli. Si nota pure una fabbrica di carta
fibrosa e da imballaggio.
Dervio possiede un cantiere dove vennero recentemente varati i moderni
battelli "Savoia" e "28 Ottobre" della Società Lariana. Splendide le
Ville Brocca e Vergottini in riva al lago. Borghi e Vianini vicine
alla stazione, Ripamonti e Trincavelli lungo la strada per Bellano.
Asilo Infantile — Società
sportiva foot-ball — Alberghi Legnone, Sollievo, Ristorante al Porto,
Trattorie Stazione ed Americano — Posta, Telegrafo e Telefono — Banca
Popolare — Scalo lacuale — Nel territorio, cave di marmo bindellino ed
occhialino.
Da Dervio parte la strada
militare, costruita nel 1916-18, che unisce i paesi della Val Varrone,
Vestreno, Sueglio, Introzzo, Tremenico, Aveno, Pagnona e Premana e
sale alla Forcella di Trona. Seguendo la strada militare, si può
salire ai Roccoli Lorla (m. 1463), al Legnoncino (m. 1714) ed al
Legnone (m. 2610).
Fu di Dervio, Francesco Buzzi, celebre medico, morto a Milano nel
1805.

Passeggiate ed escursioni:
Per Premana (vedere « Attraverso la Valsassina » ).
A Corenno Plinio (ab. 224 - alt. 228), ora unito a Dervio.
Corenno dista da Dervio km. 1,7 e si trova fra questa stazione e
quella di Dorio. Non vi è fermata ferroviaria: occorre seguire la
strada nazionale, che ci permetterà di ammirare i paeselli di
Rezzonico e di Cremia, adagiati sull'opposta riva e, appena fuori di
Dervio, il massiccio e ben costrutto edificio di una Centrale
Idro-Elettrica della Società Orobia, che trae l'energia da un grande
serbatoio artificiale alimentato dalle acque del Varrone, presso
Pagnona, protetto da una diga alta 18 metri.
All'entrata in paese, una lapide è dedicata alla benefattrice Caterina
Biffi. Più avanti, passando fra gli Alberelli della Rimembranza,
s'alza il Monumento ai 4 Caduti di guerra : un bianco angelo che
scioglie fiori alla memoria dei Morti per la Patria. Un po' prima, a
sinistra, una via sale alla bella Parrocchiale di S. Tomaso di
Cantorbery, addossata al castello merlato dei conti Sormani - Andreani,
munito di due torri ancora ben conservate, elevato su un scoglio che
cade precipite sul lago. Il castello risale alla metà del secolo XVI.
Da un belvedere, di fianco, si gode uno spettacolo grandioso.
Tre monumenti sepolcrali trecenteschi, di stile gotico-lombardo, uno
addossato al muraglione del castello e gli altri due ornanti la
facciata della chiesa, provengono dalla demolizione di una casa dei
conti Andreani che sorgeva di fronte e che una lapide ricorda.
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Corenno Plinio,
panorama e castello medioevale. |
Sullo stesso scoglio, si
raggruppa il ridente villaggio, le cui strade scendono fino alla riva.
Posta, Telegrafo, Telefono a Dervio — Trattoria del Genovese.
La linea ferroviaria passa sotto il paese per una galleria lunga m.
588.
Ripartendo da Dervio, la linea ferroviaria, passando sotto ai
villaggetto di Corenno Plinio, costeggia il lago, attraversa un
viadotto lungo la costiera ed arriva alla stazione di Dorio.
Dopo Corenno, la strada nazionale, si mantiene alta sulla ferrovia,
lascia a destra un viottolo che conduce al Cimitero di questo paesello
ed alla frazione di Piazzo, passa davanti ad uno stabilimento serico e
taglia la parte bassa di Dorio.

Dorio (ab. 422 - alt.
225)
Vecchie frazioni: Panico, Torchiedo e Signorello. Altro ridente
paesello, a km. 1,7 da Corenno, che s'arrampica sul pendio del monte.
Lungo la provinciale, davanti al Municipio, si scorge una piramide
dedicata ai 9 Caduti di guerra. Come Dervio, il paese sembra di
origine greca.
Una via laterale, sale a Mondonico, alla Parrocchiale di S. Giorgio.
con affreschi del Tagliaferri ed un buon dipinto del santo, del 1422.
Sul piazzale, all'entrata della chiesa, trovasi il Viale della
Rimembranza. Nel territorio, si rinvennero tombe antichissime. Di
fronte, abbiamo Pianello Lario. Più in alto, su uno sperone del monte,
biancheggia l'antica Parrocchiale, ora ridotta ad Oratorio. L'altro
Oratorio di S. Rocco, s'alza, civettuolo, dominante il lago.
Buone cave di marmo ed industria serica. Posta, Telegrafo e Telefono a
Dervio.
Dorio e Corenno sono
uniti, ora, al comune di Dervio (R. Decreto 3 novembre 1927).
Da Dorio alla successiva
stazione di Piona, sono altri quattro chilometri, che si devono
percorrere in massima parte in gallerie. La prima di queste ci porta
al laghetto di Piona, abbastanza vasta insenatura del Lario, racchiuso
da una penisoletta che si dirama dal Capo Malpensata, subito dopo
Olgiasca. Una più lunga galleria impedisce di ammirare il solitario
bacino e porta alla piccola, ma ben tenuta stazione di Piona. Questo
villaggetto, frazione di Colico, resta sul promontorio e, per andarvi,
sarà bene tragittare il laghetto in barca.
Seguendo invece la nazionale, a 1 km. e mezzo da Dorio, si raggiunge
la massima salita della strada, quindi si discende verso il laghetto
di Piona. A sinistra diramasi una ruotabile che ména ad Olgiasca (m.
305), altra frazione di Colico, con rinomata cava di marmo bianco,
quasi di fronte a Musso, che ricorda le gesta del Meneghino.
Da Olgiasca, in 25 minuti per una mulattiera, con Dongo, Gravedona e
Domaso visibili sulla sponda opposta, si tocca Piona, mèta della
nostra passeggiata.
Piona (m. 218)
Fa parte della comunità di Colico ed è luogo visitato per la celebre
ed antica Abbazia di S. Nicolò, dichiarata monumento nazionale.
Riportiamo integralmente da "l Lago di Como" edito dalla Tipografia
Editrice Ostinelli di Cesare Nani e C. di Como:
"La Chiesa dedicata a S.
Nicolò venne eretta nel 1138 sulle rovine di una preesistente Chiesa
di S. Giustina, eretta nel 607 dal vescovo S. Agrippino, come appare
da una iscrizione che era scolpita sull'architrave del campanile
ottagonale, ora distrutto, e riportato negli annali del Tatti.
...
Il fianco sinistro della Chiesa, fino a un terzo, è un avanzo
dell'edificio primitivo ; il presbiterio invece è opera posteriore e
contemporanea al chiostro, addossato al fianco destro della basilica.
Ai lati dell'ingresso principale vi sono due leoni che reggono le pile
dell'acqua santa e che in un primo tempo servivano da piedestallo a
due colonne che sostenevano l'ambone ; sul dorso di uno di essi si
scorge ancora il segno della colonna spezzata.
...
L'interno è ad una sola navata con soffitto in legno; nell'abside si
ammira un fregio coi dodici apostoli di fattura bizantina. Dalla casa
priorale, attigua alla chiesa, si può accedere al chiostro. E' esso
una graziosa creazione medioevale, eretta nel 1252, e che può per
armonia, per buon gusto e per finezza di lavoro, competere con quanto
di meglio venne prodotto in architettura e scultura. Sì compone di un
cortile quadrangolare, chiuso da portici a diversi colori e sostenuti
da colonne con basi e, capitelli di uguale proporzione, ma vari per la
forma e per le decorazioni, consistenti in teste umane e di animali,
aquile, foglie di quercia, ecc. Ammirabile è l'edificio per la
precisione e la nettezza del taglio delle pietre impiegate negli archi
e nella soprastante muratura, nella quale poi sono inserite due
lapidi, la cui iscrizione, ci fa conoscere l'epoca dell'erezione del
chiostro e il nome del suo fondatore (priore Bonaccorso de' Canova,
anno 1252)".

A due chilometri da Piona,
rasentando il colle Montecchio sud e dopo aver valicato il torrente
Perlino ed un susseguente ponte viadotto, si arriva alla stazione di
Colico, importante centro di transito per i valichi dello Spluga, del
Maloia, del Bernina e dello Stelvio.
Colico (ab. 3900 -
alt. 209)
E' un grosso borgo, ai piedi del Legnone, con numerose frazioni, fra
cui le più importanti sono: Olgiasca, Piona, La Cà, Corte, Borgonoso,
Fumiarga, Villatico, Fontanedo, Chiaro, Curcio, S. Agata.
Sorge, il paese, fra i colli di Montecchio sud (m. 333) e di
Montecchio nord (m. 281) ed è attraversato dalla strada nazionale che,
dopo il torrente Inganna, si prolunga verso settentrione, lasciando a
destra il nuovo Cimitero, davanti a cui si stende il bel Parco della
Rimembranza, dedicato ai 63 Caduti di guerra di tutto il Comune. Più
avanti, a sinistra, sulla roccia ferrigna, mostra i suoi ruderi il
forte di Fuentes, che ci ripiomba ai tempi della dominazione spagnuola,
costrutto da don Pedro Enrico Azevedo, conte di Fuentes, a difesa
dalle incursioni dei Grigioni, minaccianti dalla Valtellina. Nella
costruzione di alcune strade sul colle, si rinvenne uno stemma di
marmo dello stesso conte di Fuentes.
Verso la fine del secolo XVII, in seguito alle devastazioni dei
lanzichenecchi, di cui fa cenno il Manzoni ne' suoi Promessi Sposi,
Colico era rimasto quasi disabitato e le braccia non eran sufficienti
a coltivare il terreno circostante che, in seguito anche alle
alluvioni dell'Adda, divenne incolto e paludoso. Coll'apertura delle
strade dello Stelvio e dello Spluga, si pose mano al dissodamento ed
al risanamento della plaga che diventò feconda e produttiva.
La vecchia Parrocchiale di S.
Giorgio, quasi sulla strada che divide il paese, è stata demolita ed
al suo posto è sorto un moderno palazzo. Più avanti, per una via
laterale, si accede alla nuova Chiesa, recentemente ultimata.
In riva al lago, una lapide ricorda iì passaggio di Garibaldi, quando,
il 27 giugno 1859, moveva a snidare lo straniero. In un'altra casa
vicina, altra lapide, con busto di bronzo, incide il nome del
concittadino patriotta Achille Polti, che fu Deputato, poi Senatore,
nato il 23 settembre 1825 e morto l'11 novembre 1899. Prese parte alle
Cinque Giornate di Milano, fece la campagna del '48-49 e, arruolatosi
nei Cacciatori delle Alpi, si distinse nella guerra del '59,
meritandosi una medaglia d'argento.
In frazione Fontanedo, esiste una vecchia torre del 1600: nelle
frazioni di Curcio e di Laghetto, sulla facciata della Chiesa, una
lapide ricorda i Morti di guerra ; sul piazzale della Chiesa di
Olgiasca, una piramide con piccola aquila, è dedicata ai Caduti
gloriosi della frazione, coi rispettivi medaglioni.
Dove termina il colle di Montecchio nord, la ferrovia si divide : un
ramo, girando il colle, passa sul ponte dell'Adda, dove si ritrovarono
necropoli etrusche e il lastricato di una strada romana, attraversa il
Piano di Spagna e si dirige a Chiavenna (km. 24,4) ; l'altro ramo, a
destra, entra nella vallata della Valtellina, in vista del
campaniletto di Pozza, sul fianco del Legnone, e prosegue per Sondrio
(km. 38).
Dove la ferrovia si biforca, la strada nazionale pure si biparte :
seguendo la linea per Chiavenna, si va al passo dello Spluga e del
Maloia, prendendo a destra si va al passo del Bernina ed al giogo
dello Stelvio.

Magnifica la Villa Giunone,
in un'insenatura di Montecchio sud. Buoni alberghi e trattorie si
trovano a Colico : Alberghi Risi, al Lago, Isola Bella, Croce d'Oro ;
Trattorie degli Amici, Svizzera, Bettega ; Ristorante Stazione ;
Osterie dell'Angelo, del Ponte. — Posta, Telegrafo e Telefono. Banca
Popolare — Società Operaia — Asilo Infantile — Auto per Gravedona,
Menaggio e Como — A Bellano km. 14,8, a Lecco km. 40.
Colico è un buon punto di partenza per salire ai Roccoli Lorla, quindi
al Legnoncino ed al Legnone (vedere strada Dervio-Premana).
Presso Colico, sorgeva Volturnia, città fondata dagli Etruschi, che
lungamente resistette ai Longobardi invasori, ma che fu poi presa e
completamente distrutta. Edizioni per il web a cura di Mauro Antonio Di Mauro
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