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Da Colico a Morbegno Km. 16.
Itinerario: Colico - Delebio (Km. 7) - Rogolo (Km. 10) - Cosio-Traona
(Km. 13) - Morbegno (Km. 16).
A complemento della presente Guida, crediamo utile seguire la linea
ferroviaria fino a Morbegno, dove sbocca la Valle del Bitto, un tempo
tramite di comunicazione tra la Valtellina e la Valsassina, quando lo
stradone dello Stelvio, che corre lungo la sinistra del Lario, non era
ancora aperto. E di proposito non tratteremo del tronco che unisce
Colico a Chiavenna, uscendo tutto ciò dai limiti imposti alla Guida
stessa.
Come abbiamo precedentemente accennato, la linea, lasciata a sinistra
la collina di Montecchio Nord (m. 281), attraversa il Piano di Colico,
che si stende ai piedi del Monte Legnone, a destra (m.2610). Oltre il
colle di Montecchio, l'Adda si scarica nel Lago di Como. Dove la
strada nazionale si biforca, la linea volge a destra ed entra nella
vallata della Valtellina, fra due catene ininterrotte di monti dalle
vette eccelse. A Km. 7 da Colico, stazione di Delebio.
Lo stradone dello Stelvio corre quasi sempre parallelo a destra della
linea, lascia a destra il villaggio di Piantedo, in cui non entreremo,
ed attraversa in tutta la sua lunghezza Delebio, quasi allo sbocco del
vallone percorso da! torrente Lesina.
Delebio (ab. 1823 -
alt. 217)
Discreto borgo a destra della ferrovia. Antichissima la chiesetta di
S. Domenica, prima dell'entrata in paese, con campaniletto quadrato ed
abside semicircolare. Verso il torrente Lesina, di belle forme
architettoniche, s'affaccia alla provinciale la Parrocchiale di S.
Carpoforo, a una nave, con volte artisticamente decorate ed un
magnifico organo finemente intagliato. Slanciato il campanile a
cuspide, elegante la facciata affrescata nell' 84.
Di fronte, in un ampio piazzale, s'erge il Monumento ai 26 Caduti di
guerra, dello scultore Carlo Peduzzi, rappresentato da un soldato di
bronzo che si lancia all'assalto. Il Viale della Rimembranza si trova
al Cimitero, sorpassata la linea ferroviaria:
Posta, Telegrafo (Telefono a
Morbegno) — Trattorie della Ferrovia, dell' Emilio e buone Osterie —
Banca Popolare di Sondrio — Banca della Valtellina — Asilo Infantile.
Da Delebio si può salire al
Legnone, con la Capanna Vittoria.
Nel palazzo che fu dei Perogalli, vi è annesso l' Oratorio di S.
Gerolamo, ove si ammira una bella pala d'altare di Pietro Ligari.
Di fronte a Delebio, al di là dell'Adda, trovasi Dubino (m. 228) e,
poco discosto, si stendono i villaggi di Civo (m. 488) e Mantello (m.
218), lungo il boscoso declivio.
Nel 1431 Nicolò Piccinino,
capitanò dei Visconti, riportò una grande vittoria sull'esercito
veneto, traendo prigioniero il comandante nemico, Giorgio Cornaro.
Nella primavera del 1531, le
truppe di Gian Giacomo De’ Medici, occuparono il paese, cacciandone i
Grigioni.
Da Delebio a Rogolo sono altri tre chilometri. La nazionale valica un
ponte sul torrente Lesina, lascia a destra Andalo Valtellino (m. 229)
in un'insenatura del monte, e taglia il ridente paesello di Rogolo,
magnificamente ubicato, a destra della ferrovia.

Rogolo (ab. 394 - m.
216)
Prima dell'entrata nel villaggetto, a destra della, nazionale, si nota
la bella Casa comunale, con lapide ai 6 Caduti di guerra. Davanti, il
Parco della Rimembranza. Nel centro dell'abitato, degna di visita è la
Parrocchiale di S. Abbondio, chiesa pur essa antica, con bel
campanile.
Posta in luogo. Telegrafo a
Delebio, Telefono a Morbegno — Trattorie Peregalli e Pelloli.
La linea ferroviaria e la
strada nazionale sono ora vicinissime. A destra, sullo sperone del
monte, si addossano le case di Piagno, frazione di Cosio Valtellina,
da cui una stradetta sale ad un'antichissima chiesetta di stile
lombardo, occhieggiante a valle col suo campaniletto a finestre
bifore. Nelle vicinanze si vedono i ruderi di un castello medioevale.
A tre chilometri da Rogolo, siamo alla stazione di Cosio-Traona.
Traona (ab. 1176 -
alt. 250)
Capoluogo di Mandamento. — Per comodità, diamo prima la precedenza a
questo amenissimo villaggio che si trova al di là dell'Adda, a km. 3,8
da Cosio, a cui è congiunto con una discreta carrozzabile che valica,
o valicava, il fiume su due ponti di legno. Diciamo valicava, perchè
all'epoca della visita dello scrivente, gennaio 1928, i ponti erano
stati travolti dalla disastrosa piena dell'Adda del novembre 1927,
piena che tanti danni arrecò in tutta la Valtellina, a Sondrio in
ispecie, causando danni incalcolabili. Si doveva quindi traghettare il
fiume e, in tal modo, raggiungere la riva opposta.
Traona è in posizione
invidiabile. Prima dell'entrata in paese, la ruotabile passa davanti
al Cimitero, ombreggiato dagli Alberelli della Rimembranza.
Si accede all'abitato per una specie di porta ad arco, dove sono
ancora visibili alcune pitture, colla data del 1795. Una lunga viuzza
attraversa la parte bassa del paese, che poi si biforca: una, sbocca
direttamente nella piazza Vittorio Emanuele III, in cui gorgoglia una
fontana d'acqua freschissima; l'altra, svoltando all'Oratorio della
Famiglia Parravicini, sale alla Parrocchiale ed ai villaggi di
Pianezzo e di Cercino.
Nella piazza, sulla facciata
d'una casa, è murata una lapide, con urna marmorea in rilievo,
dedicata ai 15 Caduti di guerra, coi rispettivi medaglioni. Un'altra
lapide, in una casa dì fronte, scolpisce il nome dei 128 Caduti di
tutti i paesi dei Mandamento. La ruotabile che, più avanti, passa dal
Municipio, sale alla chiesetta di S. Francesco e prosegue per Mello.
La Parrocchiale di S.
Alessandro, con un porticato a snelle colonnette, è in posizione
meravigliosa ; di lassù si abbraccia la valle dell’Adda, in una
stupenda visione.
La chiesa, a una navata, è imponente. Quattro altari laterali, con
bellissimi quadri, la completano. Affrescata con buon gusto, ha fini
lavori d'intaglio nell'ambone e nei confessionali.
Rimangono a Traona gli avanzi del Castello di Demofole o della Regina,
luogo di captività della regina Gundeberga, moglie di Arioaldo, re dei
Longobardi. Così la leggenda. Nel 1292 il castello fu diroccato dai
Vitani.
Posta, Telegrafo e Telefono —
Alberghi Traona, al Vallone; Osteria Centrale, ecc. — Banca della
Valtellina — Segherie.

Cosio Valtellina (ab.
2907 - alt. 231)
Grosso comune a destra della ferrovia, con numerose trazioni quasi
tulle sulla provinciale. Sede del comune, in frazione Regoledo. Nel
capoluogo, la chiesa di S. Martino è vetusta, risale intorno al 1000
ed è monumento nazionale. Un gruppo equestre, in legno, sopra il
portale d'entrata della chiesa, merita una particolare attenzione del
visitatore.
Per andare a Regoledo (alt. 235), basta seguire la provinciale. Una
ruotabile, a destra, sbocca direttamente nella piazzetta della
frazione, completata da un tronco di piramide, con soldato di bronzo
nella parte frontale, in ricordo dei 32 Caduti di guerra di Cosio.
Autore del Monumento, lo scultore Carlo Comana di Bergamo.
Prima della piazza, a destra della ruotabile, si delinea la superba
mole della Chiesa di S. Ambrogio, con vasta cupola centrale ed un
artistico altare della Concezione. Sette altari, arricchiscono la
Chiesa, che possiede un magnifico organo.
Posta e Telegrafo in luogo —
Telefono a Morbegno — Trattoria Alpina — Osteria Cornaggia.
Dopo la sfazione di
Cosio-Traona, la linea sorpassa il Rio di Cosio e più avanti il
torrente Bitto, che scende dalle Alpi Orobiche, e arriva alla stazione
di Morbegno, percorrendo altri tre chilometri. Di fronte alla
stazione, sul declivio del monte, rivestito in alto di folte pinete,
sono vagamente sparsi un'infinità di paesi — S. Croce, Civo, Mello,
Campovico, Dazio — uniti da serpeggianti carrozzabili che salgono pei
clivi aprichi. Più oltre, la Valle del Masino ed a nord la vetta
sovrana del Disgrazia (metri 3678).
La provinciale, dopo Regoledo,
attraversa la frazione di S. Maria, la cui chiesetta ha un
caratteristico campaniletto che s alza isolato dalla chiesa stessa, e,
subito dopo, arriva alle prime case di Morbegno, in piazza S. Rocco,
dove sbocca la strada che, lungo il Bitto, sale a Gerola.
Morbegno (ab. 4209 -
alt. 255). — A km. 25 da Sondrio. Grossa borgata industriale, linda e
signorile, divisa dal torrente Bitto, in due parti ineguali. Arrivando
in paese dallo stradone nazionale, subito dopo la piazzetta S. Rocco,
si valica il torrente su di un ponte e si giunge ad un'altra piazza,
con fontana centrale. Da questa, volgendo a destra, si va a Sondrio:
proseguendo, invece, s'infila il bellissimo Viale che conduce alla
stazione ferroviaria. A destra del viale, per chi si reca a
quest'ultima, si presenta il Monumento ai 54 Caduti di guerra, con
bassorilievo frontale ed un soldato di bronzo, su alto piedestallo, su
cui trovasi una targa di bronzo delle donne di Morbegno. Scultore, il
signor Silvio Zaniboni di Milano.
I volontari di Morbegno, su una casa poco lontano dal ponte sul Bitto,
hanno un bronzeo scudo, col nome dei Caduti appartenenti al loro
corpo.
Poco discosto dalla piazza su
cui s'alza il Monumento di guerra, la Parrocchiale di S. Giovanni, ha
una caratteristica facciata ornata di statue di santi ed una
vastissima ed imponente navata, con altari laterali, sopra cui girano
altrettante logge. E' sfata eretta nel secolo XVII da Pietro Ligari ed
ha begli affreschi dello stesso. La Chiesa possiede una ricca pianeta
ricamata, del 1490.
Sulla strada che si dirige
verso Sondrio, si può ammirare l'antichissima Chiesa di S. Antonio
che, sebbene in istato di deplorevole deperimento, mostra infatti i
suoi spiccati caratteri primitivi. Nel pronao, si conserva ancora una
lunetta con Adorazione dei Magi di Gaudenzio Ferrari. Sebbene guasti
dal tempo e dalla incuria, osservansi, nell' interno, affreschi di F.
Stella e di C. Vallorsa. Fu costruita nel 1300. E' Monumento nazionale
e fu caserma degli alpini.

Annesso alla Chiesa vi è
l'antico convento, ove, un tempo, aveva stanza Michele Ghislieri, che
divenne poi Papa Pio V (1566-1572). Ora è adibito ad Orfanatrofio
Femminile.Il vasto Istituto forma uno dei lati della piazza Vittorio
Emanuele II, in fondo alla quale vedesi un Arco innalzato per
ricordare i Caduti durante l’ italiano riscatto. Fronteggia la piazza,
l'Ospedale civico.
Altra bella Chiesa è quella
di S. Lorenzo o dell'Assunta, verso il Cimitero, a mezzo chilometro
dal paese. L'arte valtellinese è in essa compendiata. Il portale
d'entrata viene attribuito al Rodari o all’Amodeo. Sull'altar
maggiore, di grande pregio è l'ancóna eseguita dal 1515 al 1526 sotto
gli ordini del Ferrari. Grandiosa, una tavola del Vallorsa. Merita
d'essere visitato il Ponte di Ganda sull'Adda, eretto nel 1600 (vedere
Guida d Italia del Touring Club – I° Volume - anno 1914).
Retrocedendo al ponte sul
Bitto e proseguendo in salita, dopo il Ristorante Fiume, si arriva al
Palazzo Malacrida, edificio eretto nella prima metà del 700. Ha un
bell'atrio d'entrata, a colonnati, e le sue ampie sale hanno
decorazioni di Giuseppe Coduri (1761).
Anche Morbegno ricorre nelle vicende medioevali e fu preso e poi
perduto dai soldati del Meneghino (1531). Fu in questo tempo che i
Grigioni, risalendo la valle del Bitto, giunsero ad Introbio e ne
assediarono la torre, che resistette valorosamente, ributtando gli
assalti nemici.
Per la stessa valle, nel
1635, salirono le soldatesche francesi del duca di Rohan, portando la
desolazione nella Valsassina.
Rinomati sono i formaggi del Bitto — Confezione di funghi, in scatole,
con larga esportazione — Fiorente l'industria serica e metallurgica —
Esteso commercio di legname resinoso, fornito dalle vallate del Bitto
e del Tarlano.
Posta, Telegrafo e Telefono —
Autocorriera estiva per Gerola — Teatro Sociale — Asilo Infantile T.
Ambrosetti — Cassa Risparmio — Banca Popolare di Sondrio — Banca della
Valtellina — Banca Piccolo Credito — Tiro a Segno — Società Pro
Morbegno — Alberghi: Morbegno, Ancora, Faggi, Centrale, Trento —
Ristoranti : Trieste, Fiume, Agnello, Nazionale, ecc. Edizioni per il web a cura di Mauro Antonio Di Mauro
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