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Le origini dello stemma visconteo. Per una
migliore comprensione dell'argomento che intendiamo trattare,
riportiamo una delle diverse tesi, forse la più "colorita", sulle
origini dello stemma visconteo.
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Si tramanda che uno dei capostipiti del
casato dei Visconti fu un tale Uberto vissuto nella prima metà
del XIII° secolo. Qualche cronista dell'epoca, per dare lustro
ai suoi antenati, lo fece discendere addirittura dal mitico
Enea. In realtà veramente poco si sa su chi fossero i suoi reali
ascendenti. Ebbene, si narra che un giorno, vagando per le
campagne lombarde, il nostro Uberto si imbattesse in un drago
mentre stava ingoiando nientemeno che un neonato e che sguainato
prontamente lo spadone, recidesse la testa del rettile
interrompendone così l'orribile pasto.
Probabilmente per dare ulteriore peso
all'impresa ed infiorarla con ulteriori particolari, qualcuno
scrisse che il cruento combattimento durò ininterrottamente per
due giorni e due notti ma che alla fine Uberto Visconti ebbe la
meglio. |

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Dai resoconti dell'epoca non ci è dato di sapere
se poi effettivamente il malcapitato infante fosse riuscito a
salvarsi, sta di fatto però che i discendenti di Uberto vollero
immortalare la sua impresa stilizzando nello stemma di famiglia il
biscione con in bocca il bambino. Da qui deriva il termine
dialettale milanese "mangia bagaj" che letteralmente sta a
significare: mangia bambino.
La fontana del "mangia bagaj" di Seregno
(Milano). Forse non tutti sanno che: la fontana che si trova al
centro di piazza Martiri della Libertà a Seregno, davanti al palazzo
Landriani-Caponaghi, viene ricordata dai nostri "vecchi" come il
"mangia bagaj" per via del biscione visconteo che, un tempo, era
posto sulla sua sommità.
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Piazza Martiri
della Libetà già denominata in passato piazza degli Olmi prima e
piazza Filippo Corridoni poi, in origine era completamente
sgombera; anzi sulla destra (a sinistra per chi guarda) era
posizionata la pesa pubblica. La data in cui venne montata la
fontana è abbastanza dibattuta, comunque è possibile collocare
tale evento sul finire degli anni Trenta. |
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Come si
può ben notare, un tempo la fontana recava sulla sua sommità
il biscione visconteo. |
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Da disegni appartenenti all'architetto Luca
Beltrami appare inconfutabilmente che tale decorazione fu ideata e
voluta da egli stesso. Ma data la natura posticcia di questo
ornamento che male si sposava con lo stile della fontana, esso fu in
seguito rimosso in occasione di una delle tante ristrutturazioni di
piazza Martiri della Libertà.
La fontana di Seregno non è un esemplare unico,
anzi! Si tratta di una copia in cotto di una originale del XV sec.
in marmo bianco che si trova a Bellinzona.

La fontana del "mangia bagaj" di Bellinzona
(Brevi cenni storici). La città svizzera di Bellinzona,
capoluogo del Canton Ticino, è situata in un punto strategico in
quanto vi convergono tramite i passi del Lucomagno, del S. Gottardo
e del S. Bernardino, le Valli Blenio, Levantina e Mesolcina con le
relative strade. Bellinzona reca nella sua parte più antica, cioè
nei tre castelli che la dominano e nei resti delle sue mura, le
gloriose tracce della signoria viscontea e sforzesca. Essa fu unita
alla Svizzera solo nel 1503.
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I castelli sorgono in tre punti diversi della
città e costituirono per diversi secoli un ottimo sistema
difensivo in quanto dal punto di vista strategico controllavano
le tre porte delle Alpi Centrali. Il Castello Vecchio e Nuovo
esistevano già nel Trecento, mentre quello di Sasso Corbaro fu
fatto edificare nel 1479 da Ludovico il Moro. I castelli sorgono
in tre punti diversi della città e costituirono per diversi
secoli un ottimo sistema difensivo in quanto dal punto di vista
strategico controllavano le tre porte delle Alpi Centrali. Il
Castello Vecchio e Nuovo esistevano già nel Trecento, mentre
quello di Sasso Corbaro fu fatto edificare nel 1479 da Ludovico
il Moro. |
La storia di Bellinzona incomincia in un'epoca
abbastanza tarda. Si può affermare che ai tempi di Cesare e Augusto
là si trovava una fortezza che serviva alla difesa dalle orde
barbariche. La sua importanza crebbe allorché costituì uno dei punti
più forti d'appoggio della linea fortificata, organizzata, a metà
del VI° secolo da Narsete.
Nel IX° secolo Bellinzona passò sotto il potere
dei vescovi di Como, e vi rimase sino agli inizi del XIII° secolo.
Questo fu un periodo caratterizzato dal progressivo intensificarsi
del traffico e delle comunicazioni attraverso i valichi alpini. Con
l'affermarsi delle città lombarde quali importanti centri
commerciali fu naturale che queste cercassero di stabilire il loro
dominio su Bellinzona ed è per questo motivo che si accesero dei
contrasti fra Como e Milano. Anche i Visconti miravano alla città
ticinese infatti, dopo varie vicissitudini, il 1° maggio 1340
Bellinzona si arrese a Giovanni e Luchino Visconti (ai Rusca,
signori di Bellinzona rimaneva solo il nuovo castello).
Il 13 ottobre 1396 Bellinzona e Como vennero
definitivamente cedute dall'imperatore Venceslao a Milano. Da allora
fino al 1500, seppur con alterne vicende, i Visconti e gli Sforza
esercitarono il loro dominio su Bellinzona e tutta la regione
ticinese sino alle Alpi. In seguito Bellinzona e tutto il Canton
Ticino rimasero per sempre sotto il dominio degli Svizzeri (Uri,
Schwitz e Nidwalden).
Nella Collegiata dedicata ai S.S. Pietro e
Stefano, consacrata nel 1400 e rifatta nel 1518 su disegno di
Tommaso Rodari, è conservata l'originale della fontana sforzesca o
trivulziana, bistrattata in acquasantiera, in pregiato marmo bianco,
a sezione ottagonale, di cm 175 di diametro e di cm 121 d'altezza.
Sui fianchi della vasca, sono visibili, scolpiti in basso rilievo,
intervallati da mascheroni ed elementi fogliacei, dei putti e dei
riquadri che rappresentano otto imprese sforzesche.
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Questa fontana dedicata sia ai Visconti che
agli Sforza, sta ad indicare come in quel periodo le due casate
fossero così unite e come fosse stato rilevante per gli Sforza
riaffermare l'unione della loro dinastia con quella dei Visconti
e rappresenta inoltre un tipico esempio d'arte scultorea
lombarda del miglior periodo del Rinascimento. |

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Si sa quasi di per certo, che la fontana si
trovava in origine nel Castello di Vigevano, uno dei tanti del
Ducato di Milano forse il più amato dagli Sforza in quanto, erano
spesso soliti dimorarvi per lunghi periodi di riposo, al riparo
dalle noie e dalle ansie della vita politica e di corte.

Circa a quando, come e perché questa fontana sia
giunta a Bellinzona resta tuttora alquanto vago e dibattuto. Si
ritiene che la fontana venisse trasferita dal Castello di Vigevano a
Mesolcina, località Roveredo nei pressi di Bellinzona e che quindi
arrivò nella Collegiata dei S.S. Pietro e Stefano come regalia al
Comune svizzero unitamente ad altra sorte di suppellettile e di
tassa, probabilmente in cambio di una cittadinanza.
In occasione della ristrutturazione del Castello
Sforzesco di Milano, l'architetto Luca Beltrami pensò di far
eseguire dei calchi della fontana di Bellinzona prima che essa
venisse trasformata in acquasantiera e sigillata al pavimento. E
possibile fare risalire tale evento a prima del 1894. Da questi
stampi furono fatte delle copie in cotto della fontana.
La fontana del "mangia bagaj" del Castello
Sforzesco di Milano. Poiché non esiste alcuna documentazione che
ne comprovi l'esistenza già in un periodo antecedente, è lecito
pensare che una copia in cotto della fontana di Bellinzona sia stata
collocata per volontà del Beltrami nella Corte Ducale dopo il 1898 a
coreografia del restauro del Castello Sforzesco di Milano e lì vi
rimase fino al 1953.
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Infatti in quell'anno, in occasione
dell'inaugurazione delle Sale della Corte Ducale, la fontana fu
smontata e riposta nell'interrato sottostante dove tuttora si
trova. Esiste tra l'altro un gustoso retroscena, in quanto tra
Milano e Seregno vi è sempre stata una mal celata disputa
sull'originalità della fontana, ossia entrambi rivendicavano
l'autenticità di quella posseduta attribuendo all'altro il
possesso di una copia. |
Alla luce di quanto esposto sopra, risulta
evidente che entrambi fossero all'oscuro dell'esistenza della
fontana in marmo, del XV° secolo, bistrattata in acquasantiera che
si trova nella Collegiata dei S.S. Pietro e Stefano di Bellinzona, e
del fatto che il Beltrami si fosse recato là in occasione del
restauro del Castello Sforzesco per fare eseguire il calco della
fontana per ottenerne delle copie in cotto per suo uso e consumo.
La fontana del "mangia bagaj" di Villa
Mirabello (Milano). Ed invece oplà! A Milano esiste un altro
esemplare in cotto della stessa fontana e più precisamente nel
cortile di Villa Mirabello a circa due chilometri fuori da Porta
Nuova lungo la strada che conduce a Niguarda.
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Questa nella prima metà del Quattrocento era
stata un soggiorno di campagna dei Visconti. Nel 1447 un certo
Mirabello Giovanni acquistò la villa dal duca Filippo Maria
Visconti. In seguito Pigello Portinari divenne proprietario
della cascina di Mirabello, ma non ci è dato di sapere l'anno
preciso in cui avvenne tale passaggio. Una cosa è certa: egli
non poté godere a lungo della sua proprietà in quanto morì nel
1468. La villa sul finire del Quattrocento divenne possesso del
nobile Antonio Landriani, persona di fiducia degli Sforza, di
Ludovico il Moro e dei Visconti, già Sindaco e Prefetto di
Milano. |

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La villa divenne presumibilmente nel 1533 di
proprietà della famiglia genovese Marino ed in seguito della
famiglia Serbelloni che la tennero per due secoli.

Dalla metà del Cinquecento in avanti, l'antica
residenza signorile del Mirabello venne impiegata esclusivamente per
usi agricoli. Andò sempre più degradando fino a ridursi sul finire
dell'Ottocento allo stato di umile cascinale.
Luca Beltrami (Si! Proprio lui!), nei suoi studi
sull'evoluzione dell'arte lombarda, rivisitò nel 1891 tutto quanto
era rimasto nella cintura di Milano compresa la Villa Mirabello.
Anzi, questa assunse un ruolo di primo piano nel volume intitolato:
"Reminiscenze di Storia e d'Arte nel Saburbio e nella Città di
Milano". E' quindi molto probabile che in occasione dei lavori di
ristrutturazione, il cortile della villa venisse abbellito con la
fontana del mangia bagaj.
Per quanto sopra esposto e per tutta la
documentazione in nostro possesso, si può ragionevolmente pensare
che nel periodo di tempo a cavallo fra la fine dell'Ottocento e gli
anni Trenta, per opera del Beltrami, ci fu un discreto traffico di
copie della fontana di Bellinzona. Ed ancora, si ha la netta
sensazione che probabilmente le fontane del Castello Sforzesco, di
Villa Mirabello e di Seregno, potrebbero non essere le uniche tre
copie presenti sul territorio non solo di Milano e dintorni, ma
anche di tutta la Lombardia.
Mauro Antonio Di Mauro (2003)
Edizioni per il web a cura di Mauro Antonio Di Mauro
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