Storie di Brianza e dintorni

Edizioni per il web a cura di Mauro Antonio Di Mauro (2003-2009). E' vietata ogni forma di riproduzione per qualsiasi scopo.


 


 

Il mistero delle fontane del "mangia bagaj"

 

Le origini dello stemma visconteo. Per una migliore comprensione dell'argomento che intendiamo trattare, riportiamo una delle diverse tesi, forse la più "colorita", sulle origini dello stemma visconteo.

Si tramanda che uno dei capostipiti del casato dei Visconti fu un tale Uberto vissuto nella prima metà del XIII° secolo. Qualche cronista dell'epoca, per dare lustro ai suoi antenati, lo fece discendere addirittura dal mitico Enea. In realtà veramente poco si sa su chi fossero i suoi reali ascendenti. Ebbene, si narra che un giorno, vagando per le campagne lombarde, il nostro Uberto si imbattesse in un drago mentre stava ingoiando nientemeno che un neonato e che sguainato prontamente lo spadone, recidesse la testa del rettile interrompendone così l'orribile pasto.

Probabilmente per dare ulteriore peso all'impresa ed infiorarla con ulteriori particolari, qualcuno scrisse che il cruento combattimento durò ininterrottamente per due giorni e due notti ma che alla fine Uberto Visconti ebbe la meglio.

Dai resoconti dell'epoca non ci è dato di sapere se poi effettivamente il malcapitato infante fosse riuscito a salvarsi, sta di fatto però che i discendenti di Uberto vollero immortalare la sua impresa stilizzando nello stemma di famiglia il biscione con in bocca il bambino. Da qui deriva il termine dialettale milanese "mangia bagaj" che letteralmente sta a significare: mangia bambino.

La fontana del "mangia bagaj" di Seregno (Milano). Forse non tutti sanno che: la fontana che si trova al centro di piazza Martiri della Libertà a Seregno, davanti al palazzo Landriani-Caponaghi, viene ricordata dai nostri "vecchi" come il "mangia bagaj" per via del biscione visconteo che, un tempo, era posto sulla sua sommità.

Piazza Martiri della Libetà già denominata in passato piazza degli Olmi prima e piazza Filippo Corridoni poi, in origine era completamente sgombera; anzi sulla destra (a sinistra per chi guarda) era posizionata la pesa pubblica. La data in cui venne montata la fontana è abbastanza dibattuta, comunque è possibile collocare tale evento sul finire degli anni Trenta.

Come si può ben notare, un tempo la fontana recava sulla sua sommità il biscione visconteo.

Da disegni appartenenti all'architetto Luca Beltrami appare inconfutabilmente che tale decorazione fu ideata e voluta da egli stesso. Ma data la natura posticcia di questo ornamento che male si sposava con lo stile della fontana, esso fu in seguito rimosso in occasione di una delle tante ristrutturazioni di piazza Martiri della Libertà.

La fontana di Seregno non è un esemplare unico, anzi! Si tratta di una copia in cotto di una originale del XV sec. in marmo bianco che si trova a Bellinzona.

La fontana del "mangia bagaj" di Bellinzona (Brevi cenni storici). La città svizzera di Bellinzona, capoluogo del Canton Ticino, è situata in un punto strategico in quanto vi convergono tramite i passi del Lucomagno, del S. Gottardo e del S. Bernardino, le Valli Blenio, Levantina e Mesolcina con le relative strade. Bellinzona reca nella sua parte più antica, cioè nei tre castelli che la dominano e nei resti delle sue mura, le gloriose tracce della signoria viscontea e sforzesca. Essa fu unita alla Svizzera solo nel 1503.

I castelli sorgono in tre punti diversi della città e costituirono per diversi secoli un ottimo sistema difensivo in quanto dal punto di vista strategico controllavano le tre porte delle Alpi Centrali. Il Castello Vecchio e Nuovo esistevano già nel Trecento, mentre quello di Sasso Corbaro fu fatto edificare nel 1479 da Ludovico il Moro. I castelli sorgono in tre punti diversi della città e costituirono per diversi secoli un ottimo sistema difensivo in quanto dal punto di vista strategico controllavano le tre porte delle Alpi Centrali. Il Castello Vecchio e Nuovo esistevano già nel Trecento, mentre quello di Sasso Corbaro fu fatto edificare nel 1479 da Ludovico il Moro.

La storia di Bellinzona incomincia in un'epoca abbastanza tarda. Si può affermare che ai tempi di Cesare e Augusto là si trovava una fortezza che serviva alla difesa dalle orde barbariche. La sua importanza crebbe allorché costituì uno dei punti più forti d'appoggio della linea fortificata, organizzata, a metà del VI° secolo da Narsete.

Nel IX° secolo Bellinzona passò sotto il potere dei vescovi di Como, e vi rimase sino agli inizi del XIII° secolo. Questo fu un periodo caratterizzato dal progressivo intensificarsi del traffico e delle comunicazioni attraverso i valichi alpini. Con l'affermarsi delle città lombarde quali importanti centri commerciali fu naturale che queste cercassero di stabilire il loro dominio su Bellinzona ed è per questo motivo che si accesero dei contrasti fra Como e Milano. Anche i Visconti miravano alla città ticinese infatti, dopo varie vicissitudini, il 1° maggio 1340 Bellinzona si arrese a Giovanni e Luchino Visconti (ai Rusca, signori di Bellinzona rimaneva solo il nuovo castello).

Il 13 ottobre 1396 Bellinzona e Como vennero definitivamente cedute dall'imperatore Venceslao a Milano. Da allora fino al 1500, seppur con alterne vicende, i Visconti e gli Sforza esercitarono il loro dominio su Bellinzona e tutta la regione ticinese sino alle Alpi. In seguito Bellinzona e tutto il Canton Ticino rimasero per sempre sotto il dominio degli Svizzeri (Uri, Schwitz e Nidwalden).

Nella Collegiata dedicata ai S.S. Pietro e Stefano, consacrata nel 1400 e rifatta nel 1518 su disegno di Tommaso Rodari, è conservata l'originale della fontana sforzesca o trivulziana, bistrattata in acquasantiera, in pregiato marmo bianco, a sezione ottagonale, di cm 175 di diametro e di cm 121 d'altezza. Sui fianchi della vasca, sono visibili, scolpiti in basso rilievo, intervallati da mascheroni ed elementi fogliacei, dei putti e dei riquadri che rappresentano otto imprese sforzesche.

Questa fontana dedicata sia ai Visconti che agli Sforza, sta ad indicare come in quel periodo le due casate fossero così unite e come fosse stato rilevante per gli Sforza riaffermare l'unione della loro dinastia con quella dei Visconti e rappresenta inoltre un tipico esempio d'arte scultorea lombarda del miglior periodo del Rinascimento.

Si sa quasi di per certo, che la fontana si trovava in origine nel Castello di Vigevano, uno dei tanti del Ducato di Milano forse il più amato dagli Sforza in quanto, erano spesso soliti dimorarvi per lunghi periodi di riposo, al riparo dalle noie e dalle ansie della vita politica e di corte.

Circa a quando, come e perché questa fontana sia giunta a Bellinzona resta tuttora alquanto vago e dibattuto. Si ritiene che la fontana venisse trasferita dal Castello di Vigevano a Mesolcina, località Roveredo nei pressi di Bellinzona e che quindi arrivò nella Collegiata dei S.S. Pietro e Stefano come regalia al Comune svizzero unitamente ad altra sorte di suppellettile e di tassa, probabilmente in cambio di una cittadinanza.

In occasione della ristrutturazione del Castello Sforzesco di Milano, l'architetto Luca Beltrami pensò di far eseguire dei calchi della fontana di Bellinzona prima che essa venisse trasformata in acquasantiera e sigillata al pavimento. E possibile fare risalire tale evento a prima del 1894. Da questi stampi furono fatte delle copie in cotto della fontana.

La fontana del "mangia bagaj" del Castello Sforzesco di Milano. Poiché non esiste alcuna documentazione che ne comprovi l'esistenza già in un periodo antecedente, è lecito pensare che una copia in cotto della fontana di Bellinzona sia stata collocata per volontà del Beltrami nella Corte Ducale dopo il 1898 a coreografia del restauro del Castello Sforzesco di Milano e lì vi rimase fino al 1953.

Infatti in quell'anno, in occasione dell'inaugurazione delle Sale della Corte Ducale, la fontana fu smontata e riposta nell'interrato sottostante dove tuttora si trova. Esiste tra l'altro un gustoso retroscena, in quanto tra Milano e Seregno vi è sempre stata una mal celata disputa sull'originalità della fontana, ossia entrambi rivendicavano l'autenticità di quella posseduta attribuendo all'altro il possesso di una copia.

Alla luce di quanto esposto sopra, risulta evidente che entrambi fossero all'oscuro dell'esistenza della fontana in marmo, del XV° secolo, bistrattata in acquasantiera che si trova nella Collegiata dei S.S. Pietro e Stefano di Bellinzona, e del fatto che il Beltrami si fosse recato là in occasione del restauro del Castello Sforzesco per fare eseguire il calco della fontana per ottenerne delle copie in cotto per suo uso e consumo.

La fontana del "mangia bagaj" di Villa Mirabello (Milano). Ed invece oplà! A Milano esiste un altro esemplare in cotto della stessa fontana e più precisamente nel cortile di Villa Mirabello a circa due chilometri fuori da Porta Nuova lungo la strada che conduce a Niguarda.

Questa nella prima metà del Quattrocento era stata un soggiorno di campagna dei Visconti. Nel 1447 un certo Mirabello Giovanni acquistò la villa dal duca Filippo Maria Visconti. In seguito Pigello Portinari divenne proprietario della cascina di Mirabello, ma non ci è dato di sapere l'anno preciso in cui avvenne tale passaggio. Una cosa è certa: egli non poté godere a lungo della sua proprietà in quanto morì nel 1468. La villa sul finire del Quattrocento divenne possesso del nobile Antonio Landriani, persona di fiducia degli Sforza, di Ludovico il Moro e dei Visconti, già Sindaco e Prefetto di Milano.

La villa divenne presumibilmente nel 1533 di proprietà della famiglia genovese Marino ed in seguito della famiglia Serbelloni che la tennero per due secoli.

Dalla metà del Cinquecento in avanti, l'antica residenza signorile del Mirabello venne impiegata esclusivamente per usi agricoli. Andò sempre più degradando fino a ridursi sul finire dell'Ottocento allo stato di umile cascinale.

Luca Beltrami (Si! Proprio lui!), nei suoi studi sull'evoluzione dell'arte lombarda, rivisitò nel 1891 tutto quanto era rimasto nella cintura di Milano compresa la Villa Mirabello. Anzi, questa assunse un ruolo di primo piano nel volume intitolato: "Reminiscenze di Storia e d'Arte nel Saburbio e nella Città di Milano". E' quindi molto probabile che in occasione dei lavori di ristrutturazione, il cortile della villa venisse abbellito con la fontana del mangia bagaj.

Per quanto sopra esposto e per tutta la documentazione in nostro possesso, si può ragionevolmente pensare che nel periodo di tempo a cavallo fra la fine dell'Ottocento e gli anni Trenta, per opera del Beltrami, ci fu un discreto traffico di copie della fontana di Bellinzona. Ed ancora, si ha la netta sensazione che probabilmente le fontane del Castello Sforzesco, di Villa Mirabello e di Seregno, potrebbero non essere le uniche tre copie presenti sul territorio non solo di Milano e dintorni, ma anche di tutta la Lombardia.

Mauro Antonio Di Mauro (2003)

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