Proietti

 

Dalle artiglierie dei nostri giorni sono universalmente usati proietti oblunghi, i quali si distinguono in granate, shrapnels e scatole a mitraglia pel tiro contro truppe e bersagli comuni resistenti, ed in granate perforanti e palle piene pel tiro contro le corazze delle navi e delle opere di Fortificazione. In speciali circostanze s'impiegano pure proietti inrendiarii ed illuminanti di molto minore importanza dei precedenti. Le granate si distinguono in ordinarie, a mina, dette anche torpedini, ed a frattura prestabilita. Nei primi tempi delle artiglierie rigate furono usate per tutte le bocche da fuoco le granate ordinarie; oggidì si adoprano solo per le artiglierie d'assedio e di difesa, avendo trovato più conveniente l'impiegare per le artiglierie da montagna e da campagna quelle a frattura prestabilita.

La granata ordinaria è di ghisa, ha le pareti grosse da 1/6 ad 1/8 del diametro esterno eccetto che nel fondo ed in corrispondenza dell'ogiva, dove ha grossezza maggiore per sopportare la pressione dei gas e resistere nell'urto contro bersagli resistenti, come le murature. Nella parte superiore è praticato un foro, detto bocchino, che comunica colla cavità interna. Nel bocchino è praticata una chiocciola. nella quale si avvita la spoletta, di cui parleremo più avanti. La cavità interna è riempita di polvere, il cui peso viene a risultare tra1/20 ed 1/30 di quello del proietto. Le granate per bocche da fuoco a retrocarica sono munite nella parte cilindrica di due corone di rame, delle quali la posteriore, di forzamento, con scanalature e l'anteriore, d'isolamento, liscia
La granata dell'obice da 15 GL, ancora in servizio presso di noi, è sferica, con cavità concentrica e bocchino sprovvisto di chiocciola. Le granate di peso considerevole sono fornite nel fondo di due anelli per facilitarne il maneggio.

Il loro trasporto si fa per mezzo di un carretto, porta proietto, che talora, come quello per proietti da 32, è provvisto di un elevatore a vite per innalzare i proietti fino al punto in cui si debbono depositare sull'affusto, o nelle riservette; oppure con vagoncini scorrevoli su rotaie sistemate sul suolo del terrapieno o delle gallerie sotterranee, in cui si conservano le munizioni. La granata mina (fig. 106) ha forma analoga a quella ordinaria: ne differisce per avere una maggior lunghezza e pareti più sottili allo scopo di contenere una grossa carica di scoppio. S'impiega generalmente con obici d'assedio contro parapetti in terra per scoppiarvi dentro ed agire a guisa di mina. Recentemente fu adottata una granata-mina anche pel mortaio da 24.Prendono il nome di granate-torpedini certe granate a mina proposte dal Krupp, adottate recentemente anche da noi e che raggiungono la lunghezza e la sottigliezza massima di un proietto. Sono costituite da un bossolo di acciaio e da un'ogiva avvitata al bossolo. Alla base sono munite di due anelli con campanelle per agganciarvi una maniglia.

Nella cavità interna havvi la carica di fulmicotone contenuta in una custodia di zinco. Gli effetti di scoppio sono tali, da paragonarsi a ragione a quelli di una torpedine. Nella fig. 107 è rappresentata la granata-torpedine adottata dalla nostra artiglieria. Pochi anni or sono il Gruson proponeva granate-torpedini, che portavano nel loro interno dei recipienti contenenti sostanze liquide capaci di formare un miscuglio chimico esplosivo all'atto in cui le granate stesse abbandonano l'anima della bocca da fuoco, cioè quando non vi è più alcun pericolo per chi le maneggia.
Le granate a frattura prestabilita sono granate ordinarie, nelle quali sono prestabilite le linee di rottura in modo, che le scheggie sieno nel massimo numero possibile compatibilmente col peso minimo, che deve possedere ciascuna scheggia.L'Armstrong per il primo propose nel 1860 e costrusse granate di questo genere, che vennero chiamate granate a segmenti. Vari anelli cilindrici, ognuno con 6 segmenti anulari, erano sovrapposti a guisa di pila entro la cavità cilindrica di un involucro esterno, di ghisa. come gli anelli, e chiuso posteriormente da un disco, che costituiva il fondo della granata.

Ma queste granate dell'Armstrong si mostrarono troppo deboli contro bersagli resistenti, per cui pili tardi vennero modificate e sostituite dalle granate a pareti doppie proposte dall'ingegnere belga Cambresy ed adottate in Germania ed in Francia nel 1873, e dalle granate ad anelli dentati, proposte dall'Uchatius in Austria nel 1875 ed adottate poco dopo dalla Germania stessa, dalla Russia, dall'Italia e da altre potenze.

La figura 108 rappresenta la granata della nostra artiglieria da campagna; è di ghisa e consta dell'involucro di forma cilindro-ogivale a base piana con bocchino a chiocciola, di due coppie di corone di rame e del nocciolo costituito da una pila di anelli dentati, con foro centrale, di tracciato simile a quello delle ruote dentate per ingranaggi, e disposti l'uno sopra l'altro. Abbiamo già descritto uno shrapnel sferico. Gli shrapnels usati presentemente sono oblunghi e simili nella forma esterna alle granate; differiscono da queste in ciò, che oltre alla carica interna di scoppio contengono un certo numero di pallottole di piombo, per cui sono anche detti granate a pallottole. La carica interna può essere centrale, posteriore od anteriore. Gli shrapnels a carica centrale (fig. 109 ), sono internamente conformati come all'esterno per cui non differiscono dalle granate ordinarie, che per una minor grossezza di pareti e per avere un tubo sottile interno, per la carica di scoppio. appoggiata da una parte al fondo piano della cavità interna, dall'altra alla spoletta avvitata nel bocchino. Attorno al tubo si dispongono le pallottole tenute aderenti con colofonia od altra materia, coree resina, zolfo fuso, ecc.

Gli shrapnels a carica centrale furono adottati dalle artiglierie della maggior parte delle potenze europee, compresa l'Italiana; ma ora vanno cedendo il posto agli shrapnels a carica posteriore, nei quali si cercò di utilizzare la carica interna, non solo nello scoppio del proietto, ma anche per aumentare la velocità posseduta dalle pallottole nell'istante in cui sono lasciate libere, affinché abbiano a portare i loro effetti a maggiori distanze.

Gli shrapnels a carica posteriore (fig. 111) hanno posteriormente una camera a polvere divisa dallo scompartimento delle pallottole da un diaframma, come si vede nella figura; sono perciò anche denominati shrapnels a diaframma. Il diaframma è di ghisa, di ferro o d'acciaio, deve avere sufficiente robustezza da resistere, nell'atto dello sparo, all'urto della massa delle pallottole, che per inerzia tendono a scorrere all'indietro. La fig. 110 ci rappresenta lo shrapnel inglese proposto dal Boxer e si distingue per la particolarità di un'ogiva di legno, che ha per scopo di diminuire il peso dell'involucro di ghisa e facilita re la proiezione delle pallottole. Nella marina italiana sono stati adottati shrapnels a carica posteriore, pei cannoni da 431 mm, e da 450 mm., e shrapnels a carica anteriore pel cannone da 149mm. I primi hanno la testa di legno e contengono 48 piccole granate a forma di settori circolari; i secondi hanno la testa di forma ogivale, di lamiera avvitata al corpo e contengono pallottole tenute in sesto da colofonia. Sono pure in uso granate-shrapnels, che differiscono dagli shrapnels essenzialmente per l'ogiva, che è di legno rivestita di lamiera di ferro, e sono a carica posteriore. Gli shrapnels a carica anteriore adottati in Francia, hanno il diaframma disposto più verso l'ogiva e fornito di un foro centrale, che viene chiuso con una rosetta di rame ribadita. Le pallottole sono introdotte dal fondello, per un foro con tappo a vite, e la polvere dal bocchino. Dall'artiglieria. campale russa venivano adottati qualche anno addietro, proietti affatto speciali detti szaroche, i quali tenevano della palla sferica e dalla granata oblunga. La testa della szarocha (fig. 112) è una sfera riunita al corpo del proietto da una parte sottile a a, la quale si rompe al momento dello scoppio, che avviene nel punto di caduta mediante una spoletta a percussione.

La parte inferiore del bocchino è otturata da un tappo di ottone t provvisto di un canale per comunicare il fuoco alla carica interna. Le szaroche furono dapprima adoperale come granate ordinarie, poi si caricarono di pallottole per usarle come shrapnels. Coll'adozione degli shrapnels a carica posteriore sono del tutto scomparse.

Dopo l'introduzione delle artiglierie rigate si adottarono scatole a metraglia formate da un tubo di zinco laminato ed inchiodato con bullette ribadite di rame, in modo che non si sfascia che fuori dell'anima del pezzo. La fig. 113 rappresenta la nostra scatola a metraglia; ha fondello e coperchietto di zinco come il tubo, una o due fascie di zinco per fissare la sua posizione nella camera del pezzo, pallette di una lega di piombo ed antimonio tenute ferme da colofonia, come negli shrapnels. Coll'adozione di questi ultimi le scatole a metraglia perdettero quasi del tutto la loro importanza, e si impiegano solo a brevi distanze, da 500 a 600 metri. I proietti perforanti sono destinati al tiro contro le corazze, le quali, prima di ferro fucinato, in questi ultimi anni vennero costrutte intieramente d'acciaio (sistema Schneider), oppure di ferro e di acciaio (sisteme Compound, Commel o Brown) ed acquistarono una straordinaria resistenza.

I proietti perforanti sono di ghisa indurita o di acciaio, metalli che possedono al più alto grado la tenacità e durezza richieste per tali proietti. Nella fig. 114 diamo la sezione del proietto perforante proposto dal maggiore Palliser dell'artiglieria inglese, al quale spetta il merito di essere stato il primo a trovare una forma speciale di granate perforanti di ghisa indurita capace di agire contro le nuove corazze.

Dopo l'esempio dato dall'Inghilterra, la fabbricazione di tali proietti si diffuse con buon esito in Germania, Francia, Russia ed Italia. Si costruirono pure proietti perforanti in acciaio, i quali, quantunque più convenienti di quelli di ghisa indurita, non sono tuttavia preferiti per il loro costo molto elevato. Ne provvedono le officine di Krupp in Germania, di Firth, Brown, Whitworth ed altre in Inghilterra, di Oboukoff in Russia, di Petin e Gaudet in Francia.

Allo scopo di facilitare il maneggio dei proietti perforanti, che hanno sempre un peso considerevole, si praticano due fori diametralmente opposti nell'ogiva, oppure alla testa del tappo a vite di chiusura aa si assicura un anello, o si aggancia, come nella fig. 115 , una maniglia m a due anelli b sporgenti dal fondo. I proietti perforanti se sono scoppianti prendono più specialmente il nome di granate perforanti, se non scoppianti diconsi generalmente palle. I primi, trapassata la corazzatura, agiscono nell'interno delle navi o delle batterie collo scoppio; le palle generalmente massiccie producono effetti contundenti ossia di sconnessione e frattura delle corazze e delle loro parti di sostegno.

Nella nostra marina sono in uso granate perforanti, che hanno la testa di ghisa indurita a punta e sono munite nel fondo di bocchino per la spoletta; la loro carica interna é contenuta in un sacchetto di saia. Il cannone da 15 di ghisa, rigato e cerchiato da fortezza, ed il cannone da mm. 165 da costa lanciano palle di acciaio ed a punta; quelle del cannone da 15 hanno una piccola cavità interna e bocchino posteriore a chiocciola. La figura 116 ci dà l'idea del modo di penetrazione in una corazza di due proietti perforanti, uno A con testa a forma acuminata, l'altro B con testa piatta.

E' chiaro che i proietti a testa piatta incontrano nella penetrazione una resistenza assai maggiore, perchè debbono produrre fin da principio un'apertura di diametro eguale al loro e non possono procedere avanti senza spingere dinanzi a sé le materie staccate dalia piastra. L'artiglieria della marina francese è la sola, che abbia un munizionamento di proietti perforanti di acciaio a testa piatta e li adopera unicamente nel tiro alle più piccole distanze. I proietti incendiari furono molto usati anche prima dell'introduzione delle artiglierie rigate specialmente colle artiglierie da costa e da campagna. Ricorderemo fra gli altri le palle roventi, che, dopo essere state arroventate in appositi fornelli, erano lanciate contro le navi; le granate Martin esperimentate nel 1860 in Inghilterra, riempite, al momento di essere adoperate, di ghisa fusa; le cosi dette teste di morto, granate sferiche, che portavano oltre al bocchino 3 fori simmetricamente disposti, dai quali si proiettavano lunghi getti di fuoco; erano piene di una mistura incendiaria detta roccafuoco (composta di zolfo, salnitro, polverino e pece resina) la quale veniva accesa dalla spoletta.

Oggidì le stesse granate ordinarie servono come proietti incendiari mescolando colla carica di scoppio alcuni cilindretti di roccafuoco fuso; questi, nello scoppio della granata, si infiammano e sono proiettati nel bersaglio che si vuole incendiare. Come esempio di granate incendiarie diamo nella fig. 117/a quella austriaca da campo dei cannoni rigati di vecchio tipo. É fornita di 3 fori a collocati alla medesima altezza e simmetricamente, i quali vanno a sboccare attraverso alla mistura incendiaria, in un foro centrale, che è in prolungamento del bocchino. In questi fori sono disposti degli stoppini d'innesco e polverino, che comunicano con una piccola carica di polvere in c . Una spoletta a tempo infiamma gli stoppini e la mistura, che emette per i fori stessi una fiamma lunga 30 cm. circa. La granata incendiaria adottata dall'Austria pei nuovi cannoni da campo a retrocarica è simile alla precedente fuorché nella spoletta, che è a percussione anziché a tempo. I proietti illuminanti sono destinati ad illuminare di notte negli assedi una qualche zona di terreno occupata dal nemico. Furono usate a questo scopo, per il passato, le palle di Fuoco dette anche carcasse, perché costituite da carcasse di reticolato di corda o di lamiera ripiene di mistura rischiarante ed incendiaria ed innescate con una spoletta. Erano inoltre impeciate esternamente e fornite nel loro interno di piccole granate cariche di polvere o di pistoletti per tener lontano chi cercava di spegnerle.

È degna di essere ricordata la granata a paracadute ideata dal Boxer, e adottata dall'Inghilterra per mortai da 10, 8, 5 1/2.

 Formata da quattro emisferi di lamiera di ferro due esterni e due interni, contiene internamente nella parte superiore la carica di scoppio ed il paracadute fermato per mezzo di una corda all'emisfero esterno; l'emisfero inferiore interno, che è unito al paracadute con corde e catene, contiene la mistura illuminante. La spoletta accende la carica di scoppio, gli emisferi esterni sono disgiunti e lanciati via e con essi anche l'emisfero interno che contiene il paracadute, il quale viene aperto dalla corda e si espande, mentre il fuoco si propaga alla mistura incendiaria e l'emisfero, che la contiene, sostenuto dal paracadute discende lentamente, proiettando la luce in basso (fig. 117/b ).

Ma questi proietti illuminanti vanno scomparendo del tutto dopo i grandi progressi fatti nell'elettricità e delle applicazioni che si possono fare oggidì in guerra della luce elettrica e di quella del magnesio.

Fabbricazione dei proietti. - In Italia i proietti sono fabbricati specialmente nella fonderia di Genova. Per i proietti ordinari sono impiegate ghise degli alti forni di Scozia, Gartsherrie ed Eglinton, miste a rottami di artiglierie, materozze, avanzi di fusioni precedenti e proietti aboliti e di rifiuto. Per i proietti perforanti di Ghisa indurita si impiega ghisa di Allione, in parte bianca, in parte bigia, mista con rottami di questa stessa ghisa proveniente da fabbricazioni antecedenti. La fusione si eseguisce generalmente in forni a manica o cubilots, che forniscono la ghisa fusa in modo continuo. Per la fusione della ghisa d'Allione per diaframmi di shrapnels si impiegano appositi crogiuoli in terra della fabbrica inglese Boston e C. Per combustibile è usato il coke inglese Garefield, che produce non meno di 6900 calorie. Il modellamento ed il getto si fa in modo analogo a quello già detto per le bocche da fuoco di ghisa, cioè con forme di terra magra contenute in staffe di ghisa. I proietti oblunghi si fondono verticali con l'ogiva in alto ad eccezione dei proietti perforanti, che si fondono coll'ogiva in basso. Nei proietti cavi, la cavità interna ossia l'anima si modella disponendo perfettamente centrato nell'interno della forma d'anima, che è di ghisa e costituita da diverse parti, un tubo di Ferro, detto fuso od anche lanterna, rivestito di canapa o di cordame fuori d'uso. Il varco tra il fuso e la forma è riempito di terra ben compressa. Nella terra si inserisce all'altezza voluta il diaframma già preparato, quando si vogliono costrurre shrapnels a diaframma. Per le granate ad anelli si ottiene l'anima infilando sul fuso la serie completa degli anelli, e riempiendo di terra la cavità centrale attorno al fuso.

Tutti i proietti, eccetto quelli da campagna, si gettano a sifone e questo sbocca in corrispondenza dell'unione dell'ogiva colla parte cilindrica. I proietti liberati dalle staffe e dalla terra, tolti i fusi dell'anima, sono lavorati ed anzitutto lisciati e puliti delle terre, che vi sono rimaste aderenti dentro e fuori. Questa operazione per i proietti da campagna si fa in un tamburo girevole (liscia-proietti).Collo scalpello e colla lima si tolgono quindi le sbavature e le prominenze rimaste dopo il getto. Si praticano infine il foro pel bocchino, l'avvitamento di questo, le solcature per le corone di rame, l'impianto, tornitura e sagomatura delle corone di rame, ecc. Tutte queste operazioni sono fatte con le macchine ordinarie, torni, pialle, stampatori, ecc., ad eccezione dell'impianto delle corone, che si fa con macchine speciali. I proietti sono inoltre sottoposti ad una minuta verifica del loro peso, densità e delle varie parti, mediante calibratoi, misuratori dell'altezza, compassi, sagome, tente, ecc., ed infine alla prova dell'acqua a pressioni variabili da 25 a 100 atmosfere secondo la loro specie.

Munizioni. - Oltre ai proietti, si annoverano tra le munizioni le polveri da fuoco, le spolette, i cartocci, gli inneschi ed i cannelli fulminanti. Della polvere da sparo aggiungeremo solamente che l'adozione della polvere senza fumo applicata al fucile Lebel in Francia richiamò seriamente l'attenzione di tutte le nazioni, dalle quali vennero tosto esperimentate varie polveri di tale specie. Sull'origine e natura della polvere senza fumo francese viene conservato il segreto; pare che contenga dell'acido picrico, sostanza impiegata nell'arte tintoria e che si ottiene facendo reagire l'acido nitrico a bassa temperatura sull'acido carbolico e sull'acido cresilico, che trovansi nel catrame di litantrace; in passato era conosciuto sotto il nome di acido carbazotico, ed è uno dei più antichi esplosivi di origine organica conosciuti. Il signor Nobel, l'inventore della dinamite ed altri esplosivi, facendo un miscuglio di nitroglicerina e di cotone nitrato ed aggiungendovi canfora per diminuire la violenza e la rapidità dell'esplosione, ottenne un esplosivo di aspetto quasi corneo, che si può, mentre è ancora plastico, ridurre in fili, laminette, cilindri ed è senza fumo. Fu questo esplosivo esperimentato in Italia sia nelle armi portatili, che nelle artiglierie e se n'ebbero ottimi risultati, anche il Krupp lo esperimentò nei suoi cannoni dei vari calibri. In Inghilterra furono provate altre preparazioni a base di nitroglicerina, che sotto forma di fili, bastoncini, fascetti, hanno dato nei fucili di piccolo calibro eccellenti risultati balistici. L'attuale polvere dell'esercito tedesco non è assolutamente senza fumo, ma produce una leggera nuvola azzurrognola, che si dissipa presto.

La nuova polvere senza fumo adottata in Italia prese il nome di balistite ed è adoperata in fili o bastoncini di colore giallognolo scuro. Il rumore prodotto dalle polveri senza fumo è più squillante di quello prodotto dalla polvere nera, quando è vicino, pare più debole quando è lontano. Per le qualità superiori dimostrate finora dalle polveri senza fumo su quella nera, è indubitabile, che esse diventeranno di uso comune presso gli eserciti di tutte le nazioni e porteranno una rivoluzione nella tattica di combattimento. Delle spolette che, come fu detto più avanti, sono congegni destinati a comunicare il fuoco alla carica interna dei proietti cavi, abbiamo già accennate quelle a tempo del Bormann, in uso presso l'artiglieria Belga, e del Breithaupt. Coll'adozione delle artiglierie a soppressione di vento le spolette a galleria non variarono gran fatto dalle precedenti tranne che nel modo di accensione. Molte ne furono studiate e proposte, come le prussiane Ritcher e Lancelle, la Svizzera ed altre. Noi descriveremo brevemente la no straspoletta a tempo mod. 1876 ideata dal capitano Bazzichelli, dell'artiglieria italiana, ed applicata agii shrapnels fino a questi ultimi giorni, in cui venne sostituita dalla spoletta a doppio effetto.
 

Essa è rappresentata dalla fig. 118 ed è formata da un corpo di bronzo con fusto a vite e da una testa pure di bronzo. Sulla faccia superiore piatta del corpo vi è collocato nel centro uno spillo di packfond ed all'ingiro, assicurata entro una solcatura praticata nel corpo stesso, la miccia consistente in un tubetto di piombo o stagno ripieno di polvere da fucileria compressa. La miccia comunica colla camera, visibile nella figura, ripiena di polvere a grana fina.

Nel corpo è pure praticata una scanalatura. circolare, in cui viene adattato un anello di ottone, che serve ad unire la testa al corpo, mediante tre viti, in modo che quella può girare attorno al proprio asse di figura. Nella testa è tenuto sospeso per mezzo di un traversino il percuotitoío di ottone, il quale porta la cassula fulminante ed è sostenuto nei trasporti anche da una molla spirale appoggiata sulla faccia piatta del corpo. La parte superiore della testa ha una cavità foggiata a chiocciola, nella quale si avvita un coperchietto. Esternamente, in corrispondenza della miccia, in un foro praticato nella testa, è incastrato un tubetto d'ottone pieno di polvere compressa, il quale comunica coll'interno mediante un canaletto pieno di polvere gommata. Un altro foro, il cui sbocco esterno è turato da uno scudetto di stagno, serve a dare sfogo ai gas prodotti dalla combustione della miccia. Sul corpo della spoletta, come si vede nella figura, è saldata una lastrina graduata a distanza pei cannoni da campagna e da montagna, a millimetri per le altre artiglierie; sulla testa è tracciata una freccia, che nel tiro si fa corrispondere alla graduazione voluta. La durata massima è di 9''.

All'atto dello sparo, per forza d'inerzia, il percuotitoio schiaccia la molla, si rompe il traversino, la cassula va ad urtare la punta dello spillo ed, infiammandosi, determina l'accensione della polvere del tubetto, che a sua volta dà fuoco alla miccia. Questa, bruciando, dopo una certa durata di tempo, comunica il fuoco alla camera a polvere e quindi alla carica interna dello shrapnel. La fig. 119 rappresenta la spoletta a tempo tedesca, per shrapnels da campagna, identica alla nostra. S è il tubetto girevole contenente la miccia; B il percuotitoio colla cassula P ed è sostenuto da due alette a. Nello sparo queste si rompono ed il percuotitoio non più trattenuto si muove ìndietro andando ad urtare colla cassula P nella punta N.

Il fuoco si comunica alla miccia e dopo un determinato tempo nella camera a polvere della spoletta T ed infiamma la carica di scoppio dello shrapnel. Ma le spolette a tempo, anche quando funzionino regolarmente, non possono servire per tutti i tiri, che si eseguiscono colle artiglierie, specialmente nei tiri radenti. Ne veniva quindi la necessità di una spoletta, che comunicasse il fuoco alla carica di scoppio, solo quando il proietto urta nel terreno od altro ostacolo in vicinanza del bersaglio. La prima di queste spolette, che vennero chiamate a perrussione, fu ideata dal generale Cavalli dell'artiglieria piemontese, lo stesso inventore della rigatura e della retrocarica nelle artiglierie. Di piombo, essa aveva forma di un tappo a vite con testa conica (fig. 120), la quale completava l'ogiva del proietto. Un foro chiuso all'estremità superiore mediante un bottone cilindrico a vite t di ottone, l'attraversava secondo il suo asse. Il bottone portava internamente, sostenuto da un risalto, un luminello 1 pure di ottone, come quello dei fucili ad avancarica, fornito di cassula fulminante.

Nell'atto in cui il proietto incontrava il terreno, od un mezzo resistente, il bottone t della spoletta urtava contro la cassula fulminante che, esplodendo, comunicava il fuoco alla carica interna. Potendo però succedere che a percossa non avvenisse precisamente sulla punta del bottone, il Cavalli aveva disposto nell'interno della spoletta tre piccoli globi di vetro ripieni di acido solforico tenuti a sito da una mistura di clorato di potassio e di zolfo.

Nell'urto del proietto questi globi si rompevano e l'acido solforica, agendo sopra la mistura ora detta, ne produceva l'accensione ed il fuoco propagavasi alla polvere sottostante attraverso ad alcuni forellini praticati nel luminello.
Questa spoletta veniva abbandonata per la poca sicurezza che presentava nell'impiegarla. Era però poco dopo adottata in Russia una spoletta proposta dal Baranzow, quasi identica a quella del Cavalli, in cui erano soppressi i globetti. Basata sullo stesso principio, cioè ad urto diretto, nel 1866 si adottava in Francia una spoletta a percussione, sistema Demarest, che diede buoni risultati nella campagna del 1870-71. Dall'artiglieria prussiana veniva adoperata, anche con buon esito, nella guerra contro la Danimarca nel 1864, in quella del 1866 contro l'Austria, e del 1870-71 contro la Francia, una spoletta, la quale agiva non per urto diretto contro il bersaglio, ma per il movimento di una massa battente nell'interno di essa prodotto da un improvviso arresto nella corsa del proietto. Il primo tipo di questa spoletta a percussione. ideato dal Generale Van Neumann, fu adottato dalla nostra artiglieria e dalle artiglierie belga, spagnuola, russa e svizzera; subì poi varie modificazioni, senza però che ne sia stato finora alterato il principio fondamentale. Nella fig. 121 diamo la figura della stessa spoletta, quale fu adottata da noi per le granate. Consta di varie parti, che si dispongono in posizioni determinate nel bocchino del proietto.

Nella parte inferiore del bocchino è forzato contro la parete e f ed appoggiato sul risalto e, mediante un orlo b, un bossolo di lamina d'ottone, detto bossoletto, il fondo del quale c è doppio e forato in q ; una rosetta di tela chiude il foro per impedire il passaggio alla polvere della carica interna del proietto. Una massa pesante, detta percuotitoio, perchè fornita di uno spillo i che va a battere nell'innesco, è disposta e può muoversi nel bossoletto; è d'ottone ed ha un risalto anulare a col quale si appoggia sull'orlo b del bossolo. Nella parte superiore del bocchino si avvita il tappo a vite t di ottone, ed in questo il bottone h , che porta l'innesco costituito da una cassula.

Un traversino di sicurezza m n di acciaio o di ferro zincato, passando per un foro dell'ogiva, si frappone tra il percuotitoio e la cassula.

Appena il proietto esce dall'anima del pezzo, il traversino cade a terra per proprio peso e per forza centrifuga. Il percuotitoio rimane allora libero, per cui, appena il proietto subisce un improvviso arresto od allentamento nella sua corsa, esso continua per inerzia ad avanzare; colla punta va ad urtare la cassula, la fa esplodere, ed i gas prodotti rompendo il velame q comunicano il fuoco alla carica di scoppio. I difetti però di questa spoletta erano assai gravi, e specialmente del dover trasportare i proietti privi di bottone porta innesco e della poca sicurezza fornita dal traversino, potendo il proietto scoppiare nell'anima, quando per disattenzione dei serventi, il traversino cadeva a terra nel caricamento. Tali inconvenienti vennero in gran parte eliminati nella spoletta a percussione adoperata di poi dalla Russia.

Ma la nostra attuale spoletta M° 1879. le spolette Henriette e Budin dell'artiglieria francese, quella Gressly adoperata dalla Svizzera, la Kreutz dell'artiglieria austriaca, quella attuale prussiana fabbricata dal laboratorio pirotecnico di Spandau specialmente secondo l'idea del capitano Hofmann, sono costrutte con un sistema diverso da quello della spoletta prussiana sopradescritta e vengono dette a doppia concussione. In esse avviene, per effetto d'inerzia, uno spostamento nelle parti interne tanto all'atto dello sparo, come all'atto dell'urto del proietto contro l'ostacolo, che lo fa scoppiare. Col primo spostamento la spoletta passa dalla posizione di sicurezza, a quella in cui è atta a produrre il suo effetto; si arma cioè automaticamente.
 

La figura 122 ci rappresenta la spoletta a doppia concussione tedesca. Un percuotitoio t appoggia sopra le alette di un sostegno h e sopra una punta n. Nello sparo esso dapprincipio rimane fermo, mentre la punta n , avanzando col proietto, si spinge entro il percuotitoio stesso, il quale per forza d'inerzia distende le alette del sostegno per modo che si avvicina al fondo del bossoletto e; il percuotitoio fa così corpo colla punta e rimane in tale posizione finché la granata incontra una forte resistenza. Quando quest'ultima distrugga repentinamente la velocità del proietto, non resta diminuita, quella del percuotitoio, per cui questo avanza e con esso la punta, la cui sommità colpisce nell'innesco k di una cassula; la fiamma, filtrando all'indietro attraverso ad un disco di tela b, che copre l'orifizio c comunica il fuoco alla carica interna della granata, che scoppiando si proietta in tante schegge.

Le spolette a percussione M° 1875 e M° 1880 usate attualmente dalla nostra artiglieria sono simili alla prima spoletta a percussione descritta, ma con perfezionamenti, che raggiunsero lo scopo di sopprimere il traversino ottenendo uguale sicurezza della spoletta nei trasporti e nel servizio. Quella M°1879 è rappresentata sezionata nella fig. 123. Tutte le sue parti sono in ottone e differisce dalla spoletta con traversino in ciò, che la cassula fulminante è tenuta sospesa nell'innesco, a forma di bottone, da una molla a crociera e che tra il percuotitoio ed il tappo a vite vi è disposta una molla a spirale.

Con tale disposizione lo spillo non può toccare la cassula nel maneggio del proietto. Nello sparo il porta-cassula per inerzia scende, piegandosi la molla a crociera, e prende una posizione tale, che all'urto della granata nel bersaglio il percuotitoio vince lo sforzo della molla, lo spillo va a forare la composizione fulminante della cassula, e la vampa passando pel foro centrale della massa battente e pel foro del bossoletto, dà fuoco alla carica di scoppio. La spoletta a percussione M° 1880 è composta in modo analogo a quella Mo 1879; ve ne sono due specie, una, detta grande, serve per le granate delle bocche da fuoco a retrocarica da 12 ed avancarica da 16, ed una, detta piccola, si impiega per le granate delle bocche da fuoco da 12, 9 ed 8 ad avancarica.

In alcune granate a percussione, per ritardarne lo scoppio quando urtano nel bersaglio, si dispone fra l'innesco fulminante e la cavità ove è contenuta la carica interna una codetta, fusto di ottone tronco-conico avvitato nella parte bassa del bocchino, riempito di una mistura a lenta combustione e con una piccola quantità di polvere disposta al fondo di una cassuletta di stagno. La vampa prodotta dall'innesco, non accende più direttamente la carica di scoppio, ma la mistura contenuta nella codetta, per cui avviene un ritardo nell'esplosione del proietto. Nella nostra artiglieria sono in uso altre spolette a percussione, come quella M° 1885, alla quale si può applicare la codetta, la spoletta a percussione per granate-mina da 24 cariche di fulmicotone, la spoletta a percussione per granate-torpedine da 15 e da 21 e la spoletta a percussione per palle d'assedio e da costa; tutte costruite sullo stesso principio sopra enunciato con modificazioni, che le rendono adatte all'uso cui devono servire.

Nel 1888 veniva adottata dalla nostra artiglieria per gli shrapnels a carica posteriore da campagna una nuova spoletta, la quale può servire a volontà tanto a tempo che a percussione. epperciò venne chiamata a doppio effetto. Nel corpo della spoletta sono contenuti i due apparecchi; nella parte centrale l'apparecchio a percussione analogo a quello descritto della spoletta M° 1879; nella parte perimetrale l'apparecchio a tempo congegnato analogamente a quello della spoletta a tempo M°1876 sopra accennato. Il percuotitoio di quest'ultimo è tenuto fermo da un piuolo, che si toglie prima d'introdurre il proietto nell'anima, quando si vuole far funzionare la spoletta a tempo, e si lascia a sito solo nei casi in cui si tira a percussione. Nella vicinanza del percuotitoio provvisto di una carica di fulminato di mercurio, che nello sparo viene ad urtare contro lo spillo sottostante, havvi un foro pel quale passano i gas, i quali fondono la miccia e la accendono nei punto determinato dalla graduazione della lastrina. Questa è fatta per ettometri e varia secondoché la spoletta deve servire per shrapnels da 9 o da 7. La sua durata massima è di 10''. Per le bocche da fuoco di assedio venne pure ultimamente adottata una spoletta a doppio effetto M° 1886, che è a lunga durata, perché in essa la miccia, anziché costituita da un anello, si sviluppa secondo un'elica per tre giri nella testa della spoletta stessa. Il funzionamento a tempo ed a percussione ha luogo in modo analogo a quello della spoletta precedente. La prima spoletta a doppio effetto fu ideata dall'Armstrong ed adottata dall'artiglieria inglese per le granate a segmenti dei suoi cannoni a retrocarica. Ora pressochè tutte le artiglierie adoperano spolette a doppio effetto, che sembrano destinate a realizzare la teoria del proietto unico, elle da tanto tempo si cerca di rendere possibile in pratica.

Per maggior speditezza e sicurezza di caricamento e per maggior regolarità nel tiro, le cariche di polvere impiegate dalle artiglierie sono racchiuse entro sacchetti. Questi sacchetti, ripieni della carica di polvere occorrente per eseguire il tiro e pronti ad essere adoperati nella bocca da fuoco, prendono il nome di cartocci. Le materie impiegate ordinariamente nella costruzione dei sacchetti sono la carta, la tela, il lino, la lana ed il filaticcio. Con le vecchie artiglierie d'assedio e da difesa, si fece uso di sacchetti di carta; ma questi presentano l'inconveniente di assorbire l'umidità. di non potersi quindi conservare i cartocci fatti, di poca resistenza nel trasporto e, non essendo con essi possibile una densità uniforme di caricamento, di produrre irregolarità nel tiro. Perciò al giorno d'oggi per tutte le nuove artiglierie si adoprano più comunemente sacchetti formati di tela e di tessuti di lana o di filaticcio; i sacchetti di carta sono riservati solo per le artiglierie ad avancarica destinate a scomparire. Presso di noi si adopera il filaticcio per i sacchetti delle artiglierie da campagna, da montagna, da marina e del mortaio da 9, la tela per i sacchetti delle artiglierie a retrocarica di medio e grosso calibro, perché più resistenti a contenere cariche di gran peso. I sacchetti di carta sono cilindrici a fondo tronco-conico e vengono chiusi con legatura di spago o con semplice ripiegatura della carta; quelli di tela hanno forma cilindrica con fondo piano e sono chiusi con legatura di spago o con un fondello cucito; quelli di fiìaticcio sono cilindrici e chiusi da ambe le estremità con fondelli cuciti.

La fig. 124 dà una chiara idea del come siano formati i cartocci a polvere delle artiglierie campali e la fig. 125 ci indica il modo, con cui cartoccio e proietto sono disposti entro la bocca fuoco. Nella parte posteriore del cannone d'acciaio si vede in K il foro per l'otturatore, in l ed in g le camere liscie per il cartoccio a polvere e per il proietto, in S la parte rigata, in z gli orecchioni ed in m la cerchiatura, che si prolunga fino a formare il pezzo di chiusura. Onde ottenere effetti più regolari di tiro, nelle grosse cariche si comunica l'infiammazione centrale a metà. circa del cartoccio. Ad esempio le cariche pel nostro cannone da 45 cm. sono contenute entro recipienti di vimini, i quali hanno internamente un tubo pure di vimini, che traversa la carica; a metà lunghezza di questo tubo vi sono alcuni fori ed un anello di polvere avvolto in un involucro di saia per la comunicazione del fuoco al centro della carica. Recipienti e tubo sono rivestiti di filaticcio ed i primi sono inoltre ricoperti di una vernice impermeabile.

Con i proietti oblunghi furono del tutto abbandonati i cartocci a proietto (cartoccio e proietto uniti assieme) perché riescono troppo lunghi e quindi poco resistenti e di difficile trasporto. Alcune artiglierie, come la russa, conservano solo il cartoccio a mitraglia, facendo il fondello della scatola a metraglia di legno con due gole periferiche per unire con legatura il sacchetto al fondello stesso. Caddero pure in disuso colle artiglierie a retrocarica i cartocci cosiddetti lubrificatori i quali erano provvisti nella parte anteriore di un disco di materia grassa od altro apparecchio ripieno di materie grasse, che nello sparo spalmava le pareti dell'anima e ne esportava via le feccie, che vi si formano. Si esperimentarono cartocci lubrificatori del Reffye in Francia, del Boxer in Inghilterra, del generale d'artiglieria Mattei in Italia. Nelle artiglierie a retrocarica si lubrifica l'anima in modo più semplice spalmando di materia grassa (composta di grasso di bue, paraffina e sapone inglese) la superficie esterna dei proietti. Furono pure adottati in Francia, per le artiglierie a retrocarica Reffye, sacchetti metallici, ma vennero presto abbandonati per i molti inconvenienti che essi presentano.

Per comunicare il fuoco calla polvere contenuta nei sacchetti, ossia ai cartocci, si fa uso di cannelli fulminanti.

Abbiamo già dato in principio di questa parte la descrizione e la figura del cannello fulminante tosi detto a frizione, il quale viene specialmente adoperato dalle artiglierie da campagna per semplicità e celerità nel servizio.

Esso però presenta l'inconveniente, che per effetto dello sparo viene talora proiettato e può offendere gli uomini che fanno il servizio del pezzo. Per questa ragione, a bordo delle navi, dove la proiezione del cannello ha maggiore probabilità di offesa, si preferiscono cannelli fulminanti a percussione, i quali esigono un meccanismo di percussione applicato alla bocca da fuoco, ossia un martello a leva fatto agire con una cordicella. Come esempio di cannelli a percussione citiamo quello in uso nella nostra marina, costituito da un cannello di penna d'oca chiuso inferiormente con una pasta gommosa di polverino e provisto alla testa di un globulo di materia fulminante ricoperto con una rosetta di carta tagliata a stella ed incollata. Il martello a leva, battendo sulla testa del cannello, produce l'infiammazione della materia fulminante e quindi della carica. Sono preferiti dagli artiglieri di marina i cannelli di penna d'oca, anche quando questi sono a frizione, perché proiettati non producono offesa per la loro leggerezza e, sparsi sul ponte della batteria, non sono incomodi per i serventi, che manovrano a piedi nudi.

Per le artiglierie di terra, tranne quelle da campagna, furono recentemente adottati cannelli a vite, cioè avvitati, i quali provvedono anche alla chiusura ermetica del focone. Sono di ottone e formati analogamente ai cannelli a frizione, senonché, il gambo del fregatolo, presso la punta appiattita a doppia sega, è provvisto di un ingrossamento a tronco di cono, che si forza nello svasamento di egual forma praticato, presso la testa del cannello, nel foro per cui passa il gambo stesso del fregatoio. Nei cannelli a vite la mistura fulminante, affinché non si alteri troppo facilmente, è isolata dal contatto col rame del tubetto interno mediante un involucro di stagnola.

Di ultima invenzione sono i cannelli elettrici impiegati specialmente per comunicare il fuoco a più bocche da fuoco contemporaneamente. Consistono (fig. 126) in cannelli a polvere, nei quali sono introdotti due fili formanti ai loro capi due occhielli, fra cui è sospesa una spirale sottilissima di platino. I due fili escono e sporgono dalla testa del cannello, fatta con materia isolante, e si collegano prima dello sparo per mezzo di fili conduttori di rame ai reofori di un circuito elettrico. A circuito chiuso la spirale si fa incandescente e determina la deflagrazione di una carica fulminante, la quale comunica il fuoco alla polvere sottostante e quindi al cartoccio. Questi cannelli elettrici diconsi ad incandescenza per distinguerli da altri, in cui i due fili terminano invece a punta e che diconsi a scintilla. In questi ultimi (fig. 127) la deflagrazione della carica fulminante è causata da una scintilla, che scocca fra le due punte vicinissime dei fili al passaggio della corrente elettrica.

Artiglierie di diversi Stati. - Termineremo questo studio riassumendo brevemente quanto riguarda l'artiglieria italiana e dando un colpo d'occhio alle artiglierie delle principali Potenze estere. Le più importanti informazioni sono attinte dal Manuale d'artiglieria, parte IV. L'Italia, che dapprincipio aveva adottata nelle sue bocche da fuoco da campagna il sistema francese, in seguito all'esperienza del 1870 e 1871 si volgeva al sistema prussiano. Nel 1872 introduceva il cannone a retrocarica di bronzo, del calibro di cm. 7,5, col cuneo arrotondato di Krupp; ad esso seguiva il cannone di cm. 8,7 di calibro, di acciaio fuso, ed in ultimo il cannone di cm. 9, di bronzo compresso, del quale sono armate attualmente la maggior parte delle batterie da campagna. L'artiglieria da fortezza e da marina ha molteplici cannoni cerchiati di ferro fuso, dei quali parecchi sono stati accennati nel nostro studio ed il più grosso è quello di 100 tonnellate del calibro di cm. 45 dell'Armstrong d'acciaio cerchiato. Recentemente, si dava commissione alla ditta Krupp di un cannone tutto d'acciaio di 120 tonn. e dei calibro di cm. 40, destinato alla difesa delle coste. Di tipo italiano è il cannone da cm. 43 da marina, costituito da un tubo d'acciaio avvolto da cinque ordini di cerchi di ferro battuto. Parlando degli affusti, proietti ed altre munizioni d'artiglieria abbiamo già citati e date le figure di quelli in uso presso l'artiglieria italiana.

Fino al giorno d'oggi l'Italia non potè ancora del tutto affrancarsi dalla dipendenza straniera per la fabbricazione delle sue bocche da fuoco da costa e da marina. Parimenti i cannoni da 9 e da 12 cm, di acciaio rigati e cerchiati ed i mortai da 15 cm. pure di acciaio rigati esistenti finora in servizio furono acquistati dallo stabilimento Krupp. Tuttavia nelle nostre fonderie attualmente si stanno fabbricando anche bocche da fuoco di media calibro d'acciaio, provvedendosi dei masselli dall'industria privata e preferibilmente nazionale. Coi masselli della ditta Gregorini (Lago d'Iseo) furono già costrutti nella fonderia di Torino cannoni da 12 cm. Ret., i quali diedero buoni risultati. La stessa Ditta fornì i blocchi per la fabbricazione di mortai da 15 A R Ret. Vanno pure ampliandosi sempre più le officine dell'acciaieria di Terni, che provvedono molta parte del materiale per la costruzione delle artiglierie italiane. Si ha motivo a sperare non lontano il tempo, in cui l'Italia. potrà fare da sé anche in questo ramo così importante della sua potenza militare. La fondita delle artiglierie si fa nelle due fonderie governative di Torino e di Napoli, la fabbricazione degli affusti e del carreggio negli arsenali governativi di Torino e di Napoli, quella dei proietti nella fonderia ili Genova, sotto la direzione di ufficiali d'artiglieria.
 

Germania. - La prima artiglieria rigata di sistema prussiano fu un cannone da 9 cm., rappresentato dalla fig. 128/a; d'acciaio fuso e costrutto nelle officine Krupp, aveva un otturatore proposto dal generale Von Neumann e che formava un perfezionamento di quello ideato dal barone svedese Warendorf. Il calibro leggiero da campagna era allora rappresentato da un cannone da 8 cm. di acciaio fuso (fig. 128/b). Il sistema di chiusura di questo cannone consisteva in due cunei combaciantisi l'uno contro l'altro, ed era costrutto sul modello del sistema Kreiner (fig. 129).

Durante tutta la campagna 1870-71 l'artiglieria prussiana fece uso di queste bocche da fuoco e nonostante i buoni risultati da esse conseguiti, subirono tuttavia altri miglioramenti specialmente nel sistema di chiusura. L'artiglieria prussiana attualmente ha due calibri da campagna, cioè di cm. 7,85 del cannone leggero e di cm. 8,8 del cannone pesante. Ambedue questi cannoni sono Costituiti da un tubo d'acciaio avvolto da un manicotto e son forniti dell'otturatore a cuneo Krupp coll'anello Broadwel o Piorkowski.

Egualmente sono costruite le bocche da fuoco di grosso calibro, coll'aggiunta di uno o più ordini di cerchi di rinforzo. E anche impiegato il bronzo compresso nella fabbricazione dei cannoni di nuovo modello da 9, 12 e 21 cm. e pei nuovi mortai da 9, da 15 e da 21 cm. Tutte le bocche da fuoco della marina tedesca, impiegate a bordo o sulle coste sono d'acciaio fuso Krupp e cerchiate, ad eccezione di un cannone da 8 da imbarcazione, il quale è di bronzo, ed hanno otturatore a cuneo arrotondato. Il più Grosso cannone finora fu quello da 30,5 cm.; ma è in costruzione, se già non è stato costrutto, un nuovo cannone da cm. 40 di 143 tonn., che deve lanciare colla carica di Kg. 485 un proietto del peso di Kg. 1050 ed uno del peso di Kg. 760. Gli affusti sono di ferro; quelli per cannoniera minima del sistema Gruson con freni idraulici. I proietti (fig. 130) dapprima con incamiciatura di piombo, dopo il 1876 furono forniti di corone di rame.

Le granate sono ad anelli; gli shrapnels a carica centrale. le granate perforanti sono di ghisa indurita a punta ed hanno il bocchino a vite nel fondello. Le spolette a percussione ed a tempo sono di vari modelli; fa uso pure di una spoletta a doppio effetto pei mortai da 9 e da 15 e pel cannone da 15. L'artiglieria tedesca ha quattro stabilimenti di costruzione, a Strasburgo, a Danzica, a Deutz ed a Spandau. I proietti tuttavia sono fabbricati a Burkau nelle officine Gruson. I cannoni escono tutti finiti e verificati dal celebre stabilimento del signor F. Krupp ad Essen, che per importanza é superiore a qualunque altro stabilimento industriale.

Inghilterra. — L'Inghilterra dopo la campagna fatta dagli Austriaci nel 1866 traeva la falsa conclusione, che fosse da anteporsi l'avancarica alla retrocarica, e verso il 1869 introduceva per le Indie un cannone ad avancarica da 9 libbre di bronzo, subito dopo per l'artiglieria a cavallo europea un cannone pure di 9 libbre (fig. 131) sistema Fraser (calibro 7,62 cm.) ed un pezzo da 16 libbre (calibro cm. 9,14) per l'artiglieria montata. In questi ultimi tempi ritornò alla carica posteriore ed il nuovo materiale inglese è definitivamente costituito da bocche da fuoco a retrocarica, tutto d'acciaio con sistema di chiusura a vitone ed otturatore De Bange. I due cannoni da campagna di nuovo modello sono da 12 (7,62 cm.) e da 20 libbre.

Per le bocche da fuoco di grosso calibro furono introdotte a Woolwich nuove modificazioni e, pel calibro maggiore di pollici 16,25 (4, cm., da 110 tonn.), il metodo di costruzione Armstrong. L'affusto da campagna con coscie e sala d'acciaio è fornito di un freno automatico ad attrito per frenare il rinculo, di un freno a mano per le marce e di un apparecchio di punteria a dentiera arcuata.

Per le bocche da fuoco d'assedio sono in uso affusti di ferro costruiti analogamente a quelli da campagna, affusti idropneumatici Moncrieff, un nuovo affusto di assedio ed uno da difesa a scomparsa.

Per le bocche da fuoco da difesa e da costa sono in uso affusti a 4 ruote, affusti da casamatta con e senza sott'affusto, affusti da difesa con e senza sott'affusto, affusti per cannoniera minima. Questi ultimi non sono, come quelli germanici, a rotazione all'apertura della cannoniera, ma disposti in modo da permettere alle bocche da fuoco di occupare solo due altezze diverse da 30 a 40 cm., a ciascuna delle quali corrisponde un settore di tiro diverso. L'affusto da difesa Moncrieff è quello a contrappeso. Gli affusti da costa sono a freno idropneumatico; i sott'affusti a perno anteriore ed a perno centrale. Per le bocche da fuoco della marina sono adottati gli affusti Vavasseur. Le granate sono di ghisa; di acciaio pei calibri di 6" e superiori; gli shrapnels sono a carica posteriore. Le granate Palliser impiegate nel tiro perforante sono a punta molto acuminata. Tutti i proietti per le nuove bocche da fuoco, tranne le scatole a metraglia, hanno l'anello di forzamento di rame disposto a poca distanza dal fondello. Le spolette adoperate sono a percussione ad azione diretta, a percussione sistema Armstrong, a doppio effetto di breve e media durata, a percussione Pettinan, a tempo Armstrong e Boxer.

Prima dell'anno 1859 il regio arsenale di Woolwich era il solo stabilimento d'onde l'Inghilterra traesse il proprio armamento ed era uno stabilimento puramente governativo, ripartito in vari dipartimenti; quello dove si fabbricavano i cannoni, era diretto da un ufficiale d'artiglieria ed ivi erano allestiti tutti i cannoni per l'esercito e per la marina. Dopo l'anno 1859 concorsero al medesimo scopo anche le officine di Elswick a. Newcastle on Tyne e da quest'epoca datano i miglioramenti introdotti nelle artiglierie rigate inaugurati dal sig. William G. Armstrong. Nella manifattura dell'acciaio si distinguono ancora altre officine private, come quelle di Thomas Firth e Sons, di sir John Brown e C., di Charles Cammell e C., di Vickers Sons e C., di sir Henry Bessemer a Sheffield, di sir Joseph Whitworth e C, a Manchester, di Boleckow, Vaughan e C. ad Eston. La fusione del ferro è una delle industrie più antiche di Sheffield. Il ferro speculare (spiegeleisen) vi si produce in quantità considerevole, specialmente mediante i minerali manganesiferi importati dalla Spagna ed è largamente adoperato nella fusione dell'acciaio in crogiuoli e col metodo Besserner. Esso fu introdotto dalla Germania ed ora i prodotti nazionali sono considerati come superiori. Il ferro, oltre che dalla Spagna, si ritrae anche dalla Svezia e dalla Russia.

Francia. - L'artiglieria francese adottava fin dal 1864, la carica posteriore ed aveva al rompersi della guerra 1870-71 una bocca da fuoco da campagna a retrocarica costrutto secondo il modello del capitano Reffye, cioè il cannone da 7, denominato dal peso della granata che lanciava, del calibro di cm. 8,5. Adottava quindi il cannone da 5, come artiglieria da campo leggiera, del calibro di cm. 7,5, con un peso di Kg. 475 ed un proietto del peso di Kg. 4,8.Queste artiglie rie avevano l'otturatore a vite ideato dal colonnello Treuille de Beaulieu nel 1842 e la chiusura ermetica era data da un bossolo metallico faciente parte del cartoccio precisamente come il bossolo della cartuccia serve di otturatore nelle armi portatili. Alle bocche da fuoco sistema Reffye succedeva un cannone da min. 95 di acciaio cerchiato sistema Lahitolle ed ultimamente. nel 1879, erano definitivamente adottati i cannoni da mm. 80 e da mm. 90 da campagna, da 120, 155 e 220 mm. d'assedio, da 220, 240 mm. da difesa in acciaio cerchiato ed alcuni mortai di bronzo compresso, tutti del sistema De Bange, l'otturatore a vitone con fondello plastico, che abbiamo più avanti menzionato.
 

I cannoni della marina fino al 1860 sono lisci; nel 1864 sono rigati con cerchiatura d'acciaio; nel 1870 oltreché cerchiati sono tubati; nel 1875 il corpo del cannone. anziché di ghisa, è di acciaio; nel 1881, progredita molto la fabbricazione dell'acciaio, il corpo del cannone è fatto d'un pezzo solo senza tubi interni, e la lunghezza ne é considerevolmente aumentata; finalmente nel 1884 il tubo del cannone è cerchiato fino alla bocca. Il cannone di maggior calibro è quello da 42cm. M°1875, del peso di 76 tonn. con due ordini di cerchi.

Tutti i cannoni a retrocarica, hanno il sistema di chiusura a vitone d'acciaio. Gli affusti da campagna sono metallici, senza sedioli, quelli d'assedio e da difesa sono pure metallici, alcuni di forma speciale detti a collo di cigno, da casamatta, da torre, sono a perno anteriore o centrale e muniti di freni idraulici, a pettine od a lamine. Nell'affusto da casamatta pel cannone da 155, M° 1883 il puntamento in elevazione è fatto mediante uno stantuffo, la cui testa agisce sui cuscinetti porta orecchioni, e la rotazione, per mezzo d'un parallelogramma articolato di tiranti, avviene attorno alla bocca del cannone. Le bocche da fuoco da campagna sono state da poco tempo provviste di granate a pallottole, che sostituiscono le granate ordinarie e di granate a metraglia che sostituiscono le granate a pallottole finora adoperate come shrapnel.

Questi proietti hanno corona di forzamento vicino al fondello e rigonfiamento sull'ogiva. Le bocche da fuoco d'assedio lanciano la granata ordinaria di ghisa, lo shrapnel o granata a metraglia e la scatola a metraglia. La granata ordinaria e lo shrapnel hanno forma quasi identica a quella dei proietti da campagna; lo shrapnel è a carica centrale e contiene pallottole di piombo di 18 gr. l'una. La granata a metraglia, simile alla stessa da campagna, consta di un bossolo d'acciaio, di una granata di 12 dischetti di ghisa, di un fondello d'acciaio e, pel cannone da 155, di 416 pallette di piombo indurito; la carica di scoppio è racchiusa in un tubo centrale d'acciaio; ogni dischetto può rompersi in 24 pezzi. Il cannone da 155 lungo lancia anche un proietto perforante. Le bocche da fuoco da difesa oltre ai proietti ordinari lanciano proietti perforanti di acciaio. 1 proietti perforanti della marina sono o granate d'acciaio o palle massiccie di ghisa indurita. Tutti i proietti delle bocche a fuoco a retrocarica dell'esercito sono forniti di spolette metalliche. Quelle d'ultimo modello sono a percussione da campagna sistema Budin, a percussione d'assedio a scoppio ritardato, a doppio effetto da campagna e d'assedio. Vi sono due modelli di spolette a doppio effetto per proietti da campo, il modello 1880 a testa mobile ed il modello 1884 a testa fissa. Si stanno facendo esperimenti su diversi modelli di spolette per il tiro a mare delle bocche da fuoco da costa coll'intento d'impedire lo scoppio del proietto nei rimbalzi sull'acqua, ma finora con risultati incerti. In Francia prima della guerra del 1870 tutti gli studi ed esperienze per la fabbricazione delle bocche da fuoco erano fatti dall'arena d'artiglieria ed i mezzi venivano tratti dagli stabilimenti governativi. Dopo la guerra fu ammessa la necessità di far concorrere negli studi, oltreché nella fornitura delle varie parti anche gli stabilimenti privati, e questo nuovo indirizzo servi potentemente a far progredire l'industria dell'acciaio in paese.

Così coll'appoggio del Governo si potè in breve tempo contare sull'utile concorso delle seguenti officine private, per la provvista di tubi d'acciaio e fabbricazione di bocche da fuoco:

Jacob Holza et Cie.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Unieux (Loire)

Marrel Freres. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rive de Gier (Loíre)

Société des aciéries et forges de Firminy. . . . . . . . . . .Firminy(Loire)

Compagnie des forges et aciéries de St-Etienne. . . . . .St.Etienne

Henri Schneider et Cie. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Le Creusot

Aciérie de la marine . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . St.Chamond

Cail et Gie.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Paris

Société des forges et chantiers de la Méditerranée. . . Havre

Compagnie de Fives-Lille. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Fives-Lille (Nord)

Société Anonyme des constructions navales du Havre Havre

Le officine governative sono:

La fonderia di. cannoni di Bourges nel centro della Francia, che provvede cannoni da mm. 90, 155, 190, 240 e mortai rigati da mm. 220. Le officine di costruzione di Tarbes, negli alti Pirenei, che fabbricano cannoni da 90 e da 120 mm. e costruiscono affusti da campagna e d'assedio. Le officine di costruzione di Puteaux presso Parigi, dove si costruiscono i cannoni da montagna e da campagna da 80 mm., quelli d'assedio da 120mm. ed i cannoni revolver Hotchkiss.

Austria-Ungheria — L'Austria introduceva, nel 1875 nell'artiglieria da campagna e nel 1880 nell'artiglieria d'assedio e da difesa cannoni a retrocarica di bronzo compresso (sthalbronze) con congegno di chiusura a cuneo piatto, pure di bronzo compresso, ed anello otturatore, di rame, sistema Broadwell. L'artiglieria da costa è fornita di cannoni d'acciaio delle officine Krupp, cerchiati fin oltre gli orecchioni, Ad eccezione di alcuni di legno di vecchio modello, tutti gli affusti, sia da campagna e da montagna, che d'assedio, da difesa e da costa, sono di ferro. L'affusto da 12, quello da 15 e da 18 e quello del mortaio da 15 sono muniti di freno idraulico; i cannoni da 12, 15 e 28 sono incavalcati anche su affusti a cannoniera minima, sistema Gruson. Questi cannoni lanciano la granata ordinaria, il proietto perforante, lo shrapnel, la granata incendiaria, la scatola a metraglia. I proietti delle nuove bocche da fuoco hanno una sola corona di rame ed un rigonfiamento anulare pel centramento. Le granate sono a pareti semplici, la loro carica interna è introdotta dal fondello. Gli shrapnels sono a carica posteriore. Le granate perforanti sono di ghisa indurita e contengono una carica di scoppio, che s'introduce dal fondello. Le spolette più recenti adottate in Austria sono la spoletta a percussione M° 1875 del sistema Kreutz a doppia concussione, e la spoletta a tempo M° 1875 e 1866 una spoletta a tempo della durata di 19",15 è in esperimento. Le spolette Breithaupt e derivate sono ancora in servizio per gli shrapnels delle bocche da fuoco ad avancarica.

Russia. —L'artiglieria da campo russa ha cannoni da 2,5 pollici M° Baranowski, di acciaio con chiusura a vite, e cannoni di 2,5 pollici M° 1883, d'acciaio costrutti secondo il sistema Krupp.Nel 1889 venne ordinata la formazione di 8 batterie di mortai da campagna da 6 pollici (15 cm.) Questi mortai sono d'acciaio costrutti sul tipo dei cannoni da campagna russi ed incavalcati su di un affusto a ruote con avantreno ideato dal generale Engelhardt. Le bocche da fuoco d'assedio, da difesa e da costa sono molteplici, la maggior parte d'acciaio cerchiate con chiusura a cuneo cilindro-prismatico; Hanno la chiusura della marina francese solo alcuni cannoni da 8 e da 9 pollici da costa. In genere i pezzi si compongono di un corpo in acciaio; in cui s'introduce un tubo sottilissimo pure in acciaio e che si può sostituire senza difficoltà quando è consumato dai tiri. Il corpo è rinforzato da più ordini di cerchi e, nei cannoni di grosso calibro, il primo ordine si prolunga fino alla bocca. Il cannone dà 8 pollici d'assedio ed il mortaio da 9 pollici sono scomponibili. Il primo si compone di due parti, tubo interno e corpo del cannone; questo è costituito da due parti, la volata e la culatta che si riuniscono per mezzo di apposita chiocciola; il cannone è cerchiato da uno strato di cerchi ed in culatta ha un cerchio di più in corrispondenza della camera a polvere. Occorrono 20 uomini e 3 ore circa per la composizione del cannone.

Il mortaio è costruito sugli stessi principii del cannone.Gli affusti per le artiglierie a cavallo e da campo sono di ferro sistema Engelhardt; quelli pei cannoni da montagna Baranowsky e da 2",5 M°1883 sono di lamiera e scomponibili in due parti, che si riuniscono mediante caviglie. Gli affusti d'assedio e da difesa sono pure di ferro; quelli da difesa sono del sistema Nasvietevitch e Venglovski. Gli affusti da costa di nuovo modello sono costruiti sul tipo dell'affusto da costa Krupp a freno idraulico. I proietti delle bocche da fuoco più recenti sono, come da noi, a due corone di rame, una di forzamento l'altra di centramento, quelli di modelli anteriori ad impiombatura sottile. Le granate da campagna sono ad anelli dentati, quelle lanciate da cannoni d'assedio e da difesa sono ordinarie. Gli shrapnels da campagna sono a carica posteriore, gli altri generalmente a carica centrale. Le bocche da fuoco da costa lanciano pure proietti perforanti di acciaio e di ghisa indurita. Oltre la spoletta a percussione Barantzof ad urto diretto, e l'apparecchio a percussione, simile alla spoletta a percussione tedesca con traversino di sicurezza, fa uso di spoletta a percussione da campagna come quella germanica e di una spoletta per fondello, proposta dal colonnello Filimonow, per le granate perforanti del mortaio da 9 pollici. Recentemente fu adottata un'altra spoletta a percussione proposta dallo stesso colonnello Filimonow e simile a quella Budin, la quale serve per le granate da campagna, d'assedio e da difesa. Le spolette a tempo sono ad una galleria per gli shrapnels da campo, a due gallerie per gli shrapnels dei cannoni d'assedio e da difesa, simili alle corrispondenti dell'artiglieria germanica.

La Russia dapprincipio si provvide di artiglierie dallo stabilimento Krupp, in seguito, dopo averne adottato il tipo, si diede a fabbricarle da sé. Perciò il Governo russo si collegò con una casa privata entrando a far parte nelle officine d'acciaio di Aboukoff, vicino a Pietroburgo. Quasi tutta la produzione dell'acciaio per cannoni è ripartita fra Aboukoff e Kama vicino a Perm negli Urali, ma è più considerevole la parte fornita dal primo stabilimento. Vi sono, oltre a questi, altri parecchi stabilimenti privati, dei quali sono importanti quelli di Iznoskof e di Alexandroff vicini a Pietroburgo. Le miniere principali trovansi negli Urali: il ferro, che se ne ottiene, sta al pari del famoso ferro svedese; nello stabilimento ad Aboukoff si fa però uso anche di ferro svedese e spagnuolo.

Stati Uniti d'America — Fino al 1882 tutte le artiglierie di terra erano ancora ad avancarica, la maggior parte liscie molte di ghisa non cerchiate. Dopo quell'epoca s'intraprese la fabbricazione di nuove bocche da fuoco di ghisa, alcune tubate d'acciaio con cerchiatura a fili d'acciaio e otturatore a vite sistema francese, e la trasformazione di cannoni lisci Rodmann in cannoni tubati d'acciaio e rigati. L'artiglieria della marina, che nel 1882 su 2664 bocche da fuoco ne aveva 2233 lisce, cominciò pure in questa stessa epoca la fabbricazione di nuove bocche da fuoco di acciaio di calibri compresi fra 5 e 16 pollici, e la trasformazione di cannoni lisci Parrott in cannoni da 6 pollici tubati di acciaio e rigati. I cannoni lisci erano intieramente di ghisa e fusi secondo il sistema Rodmann; essi datano dalla guerra di Secessione, durante la quale se ne fabbricò un numero considerevole. Tutte le bocche da fuoco a retrocarica hanno la chiusura a vite con otturatore De Bange. Dei cannoni pneumatici, studiati per la marina dal tenente Zalinski, abbiamo già dato alcuni cenni. Negli Stati Uniti d'America al tempo della guerra di Secessione, diverse compagnie private fornivano bocche da fuoco di ghisa e di ferro. fn questi ultimi tempi i soli stabilimenti produttori di cannoni erano la Midvale Steel Company e l'arsenale marittimo di Washington; nè l'uno nè l'altro però in condizione di dare pezzi di medio e di grosso calibro. Nel 1883 era mandata in Europa una Commissione di ufficiali incaricata di studiare i mezzi occorrenti per impiantare in paese un grande stabilimento metallurgico capace di fabbricare grosse bocche da fuoco.

Un'ampia compilazione sui risultati degli studi fatti da tale Commissione fu pubblicata dal tenente W. H. Jacques nei Proceedings of the U. S. naval Institution. La Commissione proponeva di estendere ed adattare alla fabbricazione delle artiglierie moderne l'arsenale di Watervliet, West-Troy (N. Y.) per l'artiglieria di terra e l'arsenale marittimo di Washington, per l'artiglieria di marina; di seguire il sistema tenuto in Francia, dove lo Stato confeziona i cannoni mediante la materia prima fornitagli dall'industria privata, avendo riconosciuto dispendioso l'associarsi ad una casa privata come in Inghilterra ed in Russia, pericoloso trovarsi sotto la dipendenza assoluta di uno stabilimento privato come in Germania.

Razzi. - I razzi da guerra sono d'origine antica, ma in Europa non cominciarono ad adoperarsi, che nel principia di questo secolo. La prima proposta di essi fu fatta dal Congrève, ufficiale inglese, in seguito all'essere stato spettatore degli effetti d'incendio prodotti dai razzi lanciati dagli Indiani contro gl'Inglesi all'assedio di Seringapatam nel 1799 Congrève li portò seco in Europa e furono impiegati nel 1806 da scialuppe cannoniere inglesi, che ne tirarono 200 contro Boulogne, e nel 1807 da tutta la flotta inglese nel famoso bombardamento di Copenaghen, contro di cui ne furono tirati ben 40.000. Pochi anni dopo l'aiutante di campo del re di Danimarca Schumacker per il primo immaginava d'impiegare i razzi, fin allora usati solamente a scopo d'incendiare o d'illuminare per lanciare proietti, ossia granate o scatole a metraglia, e costruiva i veri razzi da guerra, ossia a proietto. Allora anche il Congrève armò i suoi razzi di proietti cavi e specialmente di shrapnels. I risultati ottenuti dalla flotta inglese parvero in quei tempi così importanti, che quasi tutte le artiglierie li adottarono. Il Piemonte li adottava prima del 1840; l'Austria faceva uso di batterie di razzi (raketen) nelle campagne del 1848, del 1859 e del 1866. Ma l'esperienza dimostrò la loro poca utilità e come dopo un certo tempo subiscono alterazioni tali da renderli dannosi a chi li adopera, per cui vennero abbandonati. Presentemente i razzi sono per lo più impiegati per dar segnali, al quale scopo si presta molto bene la lunga coda infuocata, che essi traggono dietro.

Il razzo da guerra consiste in un tubo cilindrico di lamiera di ferro riempito di composizione pirica ben stivata e forata in modo, che nella composizione stessa rimane un'anima cilindrica o leggermente tronco-conica. Una estremità di questo tubo si collega col proietto, mentre l'altra è chiusa da un fondo con uno o più fori, pei quali viene innescata la mistura pirica. Il movimento del razzo si basa sulla stessa legge, secondo la quale avviene il rinculo delle bocche da fuoco od il contraccolpo del fucile. Comunicato il fuoco nella loro parte aperta, dalla combustione della mistura pirica si sviluppa una grande quantità di gas, che trovano resistenza contro la parete anteriore e le pareti laterali e non possono espandersi, che nella parte posteriore, dove trovano anche resistenza nell'aria sottostante. Ne nasce una reazione, per cui il razzo si muove dalla parte opposta a quella dell'apertura donde sfuggono i gas, e tanto più rapido, quanto più forte è lo sviluppo dei gas stessi. Un razzo quindi con composizione pirica molto compressa e che bruci lentamente ha una maggiore portata; un razzo con composizione poco compressa e che bruci rapidamente ha maggiore velocità iniziale e più efficacia di tiro. Per dare la direzione ai razzi, si unisce al tubo un lungo bastone di legno, detto governale, il quale fa la stessa funzione della penna nella freccia, allontana cioè il centro di gravità del razzo dal centro di resistenza dell'aria. L'inglese Hale otteneva lo stesso scopo con razzi a rotazione, che costruiva nel 1846 Egli applicò all'orifizio esterno dei fori di efflusso tre palmelle circolari fisse, per cui i gas sfuggenti non solo spingono il razzo in avanti, ma ne producono pure la rotazione. In questi razzi il governale è inutile, potendosi ottenere sufficiente stabilità in grazia della rotazione stessa del razzo attorno al suo asse di figura.

Lo stesso risultato si ottenne facendo i fori di efflusso elicoidali; la rotazione avviene allora per la pressione dei gas sulle pareti elicoidali dei fori. I razzi da guerra vengono ordinariamente disposti per lanciarli, sopra cavalletti a trepiedi speciali, i quali servono a guisa d'affusti, per dar loro la direzione e l'elevazione richieste dal tiro. Essi sono al giorno d'oggi impiegati ancora nelle guerre contro popoli barbari, così l'Inghilterra ne fece uso nella spedizione d'Abissinia e li conserva per le guerre di colonia nelle Indie; la Russia li adoperò contro Kiva. I razzi da segnali sono provvisti generalmente di governale e differiscono da quelli da guerra in ciò, che il tubo è fatto ordinariamente di cartone incollato, anziché di lamiera, e sul tubo invece del proietto è disposto un cappelletto cilindro cronico, pure di cartoncino o di latta, ripieno di fuochi lavorati per segnali di natura svariatissima. Nella nostra artiglieria sono in uso cinque specie di questi razzi, differenti secondo la materia, di cui si riempie il cappelletto, cioè:

A razzi matti nei quali il cappelletto contiene 14 razzi matti e 10 castagnette, cilindretti di cartone ripieni di polverino o polvere.

A fumata nei quali il cappelletto contiene polvere, colofonia ed una castagnola (cubo di cartoncino fasciato di spago incollato e ripieno di polvere).

A stolta, nei quali la materia contenuta nel cappelletto è costituita da 8 stelle verdi, 8 rosse ed 8 bianche e polvere: le stelle sono cubi formati da misture diverse secondo il colore della luce, che devono produrre.

A Scoppio, nei quali la guarnizione dei cappelletto è costituita da polvere e piccole castagnole innescate.

A paracadute, nei quali il cappelletto contiene una scatola di latta cilindrica in cui è stivata la mistura da stelle a luce bianca (nitro 16, zolfo 8, solfuro di antimonio 4). Dal Fondo della scatola parte una catenella, a cui sono attaccati quattro cordoncini, che si biforcano legandosi ad 8 punti sulla periferia di un paracadute, disco circolare di percallo fino. Il paracadute è ripiegato sulla sommità del cappelletto e, nello scoppio di questo, si allarga e sostiene la scatola illuminante. I razzi da segnali si lanciano in direzione quasi verticale mantenendoli appoggiati ad un sostegno qualunque od alla testa di un apposito palo a forchetta piantato nel terreno.

Mitragliere e cannoni a tiro rapido. — Noi abbiamo ancora da considerare quelle costruzioni destinate a lanciare una grande quantità di proiettili in un tempo brevissimo e con grande economia di personale. Queste costruzioni vengono chiamate mitragliere. Al giorno d'oggi la rapidità di tiro è considerata come un fattore importantissimo nella guerra, per cui le armi a tiro rapido si sono assai estese in questi ultimi anni. La maggior parte delle potenze hanno adottate od esperimentate armi da fuoco di questo genere sia per l'armamento delle loro flotte, che per la difesa delle loro fortificazioni. I sistemi di mitragliere ideati sono numerosi e generalmente molto ingegnosi; noi ci limiteremo ad accennare i più importanti e descriveremo specialmente quelli regolamentari in Italia. La mitragliera in genere è una bocca da fuoco di piccolo calibro, che lancia palle di piombo o d'acciaio, ma non granate; poiché, in seguito alla convenzione di Ginevra, il minor peso ammesso nelle granate è di gr. 450. Essa si può chiamare un'arma multipla, poiché è costituita da più tubi tenuti assieme da un certo numero di cerchi oppure da un involucro, che le dà l'aspetto di un cannone ordinario. Il calibro dei tubi è ordinaria mente quello dei fucili in servizio, per non aumentare le difficoltà di munizionamento. Ciascuna mitragliera è fornita di un meccanismo di chiusura in culatta; il tiro è successivo di modo che non havvi rinculo del pezzo. Un sistema di dispersione o sparpagliamento laterale e talora anche nel senso dell'altezza, permette di aumentare nel tiro le dimensioni del fascio di proietti lanciati reso ristretto dal parallelismo delle canne.
 

Il peso di questi congegni varici tra 38 Kg., che è il peso della mitragliera dell'americano Gardner ad una canna, e circa 340 Kg. che è il peso della mitragliera a 10 canne dello svedese Nordenfelt La velocità di tiro è di circa 250 palle al minuto per le mitragliere di piccolo calibro, e di 1500 palle al minuto per quelle più potenti. La più antica mitragliera è quella dell'americano Gattling di Indianopoli; essa risale alla guerra di Secessione (fig. 133). È formata dalla riunione di sei, otto o dieci canne secondoché si vuole maggiore o minore leggerezza e velocità di tiro. Ciascuna delle canne corrisponde ad una piastra; per mezzo d'un manubrio si fa girare nello stesso tempo le canne e le piastre nel senso dell'asse del pezzo.

Indipendentemente da questo movimento comune di rotazione le piastre vanno avanti ed indietro; avanti per introdurre le cartucce durante lo sparo; indietro, per l'estrazione dei bossoli vuoti delle cartuccie sparate.Il tiro non è possibile che girando il manubrio da sinistra a destra, onde prevenire qualsiasi accidente nel caso si debba manovrare colla mitragliera carica. Durante il fuoco cinque cartuccie sono costantemente in moto; mentre una è lanciata, un'altra è introdotta nella canna, una terza è estratta, la quarta e la quinta sono impigliate dalla piastra. Questi movimenti alternati si succedono senza alcuna interruzione, cosicché il tiro continua regolarmente ed automaticamente finché la mitragliera è provvista di munizioni. La carica della mitragliera, fatta dapprima per mezzo di un tamburo disposto sopra la culatta, attualmente si fa per mezzo di un disco verticale contenente 104 cartucce, le quali seguono, nel scendere, una spirale che va dal centro alla circonferenza del disco stesso, finché sono spinte da alette nelle canne. La mitragliera Gattling, a 10 canne, tira fino a 1200 colpi al minuto. Fù esperimentata in molte circostanze a terra ed a bordo delle navi. Nel 1877 all'assedio di Plewna i Russi impiegarono due batterie di mitragliere Gattling per arrestare le truppe turche, che cercavano di penetrare nelle trincee; a Tel el Kebir, nel 1882, gl'Inglesi avevano una batteria di mitragliere Gattling, davanti alle quali si ritirarono gli Egiziani. Dello stesso tipo della Gattling, dalla quale differisce però nel modo di agire, è la mitragliera CIaxton esperimentata in Austria, che non diede risultati soddisfacenti. Di tipo invece affatto diverso sono la mitragliera Reffye costrutta in Francia poco prima del 1870, nella fabbrica di Meudon, e la mitragliera costretta da Cristofle e Montigny, denominata mitragliera Montigny, nelle quali il caricamento non è automatico ma successivo; non sono a rotazione, ma si compongono di un fascio di canne, che sparano successivamente e si ricaricano tutte insieme.

Il caricamento si fa per mezzo di una culatta mobile, che si tira indietro per eseguire la carica e si rimette quindi a posto per lo sparo.

Perciò sono usate palmelle speciali, le quali portano le cartucce e si dispongono fra l'estremità posteriore delle canne e la parte anteriore del meccanismo di chiusura in modo, che le cartucce risultino ciascuna secondo la direzione di una corrispondente canna Dopo lo sparo si ritira la palmella delle cartucce sparate e si sostituisce con un'altra piena. La mitragliera Reffye è formata da 25 canne in acciaio, rigate del calibro di 13 mm.; le sue palmelle sono quindi conformate per 25 cartucce i cui proietti pesano 54 gr. Tutti sanno che, impiegata nella guerra del 1870, non corrispose all'aspettativa generale sia per essere nello stesso tempo delicata e troppo pesante, da esigere l'impiego di 4 cavalli a trainarla, sia perché permetteva di fare cinque o sei colpi, ossia di lanciare 150 palle solamente, ogni minuto.

La mitragliera Montigny rappresentata dalle figure 134 e 135 è costituita da 37 canne riunite in un fascio; non sono perfettamente a contatto fra loro, ma tra l'una e l'altra havvi uno strato di una lega di stagno e piombo, che serve per attutire le loro vibrazioni prodotte dallo sparo. Il fascio è avvolto da un tubo cilindrico di ferro, fra il quale e le canne, negli spazi vuoti, si mette la stessa lega di piombo e stagno. Al tubo è fissato esternamente un anello, che porta inferiormente un maschio; questo è imperniato in mezzo alla sala, in modo che la mitragliera può girare tanto in senso verticale, che in senso orizzontale, senza che sia necessario muovere l'affusto. La culatta è mobile e si protende posteriormente formando due guancie; fra queste agisce tutto il meccanismo di chiusura contenuto in una scatola di forma quadrangolare. Tale scatola ha un foro nella parte posteriore, e tanti fori, nella parte anteriore, quante sono le canne dell'arma corrispondenti alle medesime.

Nel suo interno scorre avanti ed indietro un cilindro con 37 scannellature, corrispondenti ai fori della parete anteriore della scatola e dirette secondo l'asse della medesima; in ogni scannellatura vi è una spina con anello a spirale, il quale tende sempre a spingere avanti la spina stessa. Il cilindro viene messo in movimento per mezzo di una leva L. Questo movimento è poi combinato in modo, che, alzando la leva, viene indietro prima il cilindro fino a contatto del fondo posteriore della scatola, alzandola ancora viene pure indietro la scatola; nello stesso modo abbassando la leva per un tratto va avanti solo il cilindro finché urta contro il fondo anteriore della scatola, continuando ad abbassare va pure avanti la scatola.La parte superiore della scatola si prolunga al quanto oltre il fondo per coprire la lastra di scatto D e la piastra provvista di 37 percussori, che si vede nella figura 135 tra la lastra D e la palmella P.

La piastra dei percussori si prolunga al disotto delle guancie, dove unitamente ad una mensola di bronzo r, che fa corpo colla scatola, havvi un congegno b che, per mezzo della leva L, fa abbassare ed alzare la lastra di scatto. Quando la culatta è aperta, per l'innalzamento della leva U, si può introdurre. sul davanti di essa una palmella P carica delle sue cartuccie. Abbassando quindi la leva L' , tutta la culatta mobile è spinta avanti, le cartuccie entrano nelle camere delle canne e le spine sono forzate dalla lastra di scatto D a rientrare nel cilindro comprimendo le molle spirali e l'arma è pronta per lo sparo. Se allora si abbassa, per mezzo della leva L, la lastra di scatto D, le spine del cilindro, non più trattenute dalla medesima e spinte dalle molle spirali, escono dai corrispondenti fori e vanno ad urtare i percussori, che a loro volta vanno a forare Ie cartuccie contenute nella palmella, le fanno esplodere in una salva di 37 colpi con ragguardevole potenza. Sparate così tutte le cartuccie, si riapre la culatta alzando la leva L', si rialza la lastra di scatto, tutto il sistema si allontana dalle canne, si toglie palmella che ha nei suoi fori i bossoli delle cartuccie sparate e si sostituisce con un'altra già carica; cosi si prosegue il fuoco. Si vuole che, la celerità di tino di quest'arma possa raggiungere 15 salve al minuto.

La mitragliera Montigny fu esperimentata anche in Italia in confronto a quella Gattling al Campo di San Maurizio e fu dichiarata superiore alla seconda e per celerità di tiro e per facilità di maneggio, Nella nostra marina è ora in servizio una mitragliera Montigny rimodificata (Montigny-Sigle) di 31 canne da mm. 10.35. Le munizioni di queste mitragliere sono le stesse di quelle in servizio per il fucile M° 1870-87. Sono montate su di un affusto ordinario da campagna; lateralmente sulla sala hanno due cassette (fig. 134) per trasportare le munizioni; lo scudo, collocato talora verticalmente sul davanti, è usato di riparo ai serventi contro i proietti nemici. Per il loro servizio richiedono tre serventi. Possono eseguire il tiro quasi verticalmente e Far piovere quindi sui terrapieni dei forti alpini una tempesta di piombo. Sono anche sistemate sul ponte scoperto delle navi, sulla prua delle imbarcazioni, sulle coste, e possono servire vantaggiosamente negli sbarchi. Nella campagna del 1870 dalla Baviera venivano impiegate delle mitragliere sistema Feldl a 4 canne del calibro di 11 mm.; ma erano abbandonate, durante la campagna stessa, perché inadatte agli usi di guerra. Un'altra mitragliera in servizio nella nostra marina è quella sistema Nordenfelt di cui diamo la forma nella fig. 136. È costituita da quattro canne riunite saldamente, disposte parallelamente fra loro in un piano orizzontale e sostenute da traverse anteriori e centrale del telaio dell'affusto. Alla parte posteriore ha una culatta mobile d'acciaio, nella quale quattro camere longitudinali contengono i martelli e le molle spirali dei percuotitoi; in queste camere si avvitano gli otturatori.

Tra la culatta mobile e le canne si dispone un serbatoio formato da una scatola, di lamiera a dieci piani, ciascuno dei quali contiene quattro cartucce; queste cartucce si trovano in corrispondenza delle canne della mitragliera e possono cadere nelle corrispondenti canne. Il tiro è a salve intermittente e volendolo continuare molto tempo si adopera un serbatoio ausiliario, che si investe sul primo e che si sostituisce man mano che è vuoto. La massima celerità di tiro é di 140 colpi al minuto. La mitragliera Nordenfelt lancia un proietto d'acciaio di forma cilindro-ogivale con la punta indurita e del peso di gr. 209, contenuto in una cartuccia con bossolo di ottone ed una carica di polvere di gr. 40. Ottenne molto successo in questi tempi, e viene adottata da molte potenze in assai differenti calibri.

La nostra è del calibro di 25 mm. e rigata. In seguito a numerose esperienze comparative con i vari sistemi di mitragliatrici più accreditate veniva pure adottata in Italia la mitragliatrice Gardner della fabbrica Pratt et Witney che venne denominata: mitragliatrice a due canne, da mm. 10,35.

Si compone di due canne del calibro di mm. 10,35 simili a quelle dei moschetti da truppa speciali M° 1870-87, racchiuse in tubo di bronzo e sorrette da un sostegno a treppiedi. Nel tubo di bronzo sono aperti due fori che permettono di far passare una corrente d'acqua intorno alle canne stesse per impedire l'eccessivo riscaldamento. Le canne sono fornite di otturatori con percussori, molle spirali, noci, estrattori o congegni di sicurezza analoghi a quelli del fucile. Il caricamento avviene per mezzo di una tramoggia verticale, nella quale s'impegnano le cartucce per mezzo del loro fondello e che lascia cadere pel proprio peso le cartucce stesse sopra un ricettore. Quest'ultimo mediante una valvola di distribuzione, porta alternativamente dentro ciascuna delle due canne le cartucce, le quali vengono poi spinte nelle canne stesse dai rispettivi otturatori. Le cartucce sono identiche a quelle del fucile M° 1870-87 e sono racchiuse in due cofani, capaci ciascuno di 1200 cartucce. Le pallottole sono rivestite di rame per impedire il soverchio impiombamento delle canne.

La mitragliera Gardner può tirare fino a 1200 m. e fare dai 60 ai 400 colpi al minuto; il tiro è semplice, continuo, e si eseguisce girando un manubrio di una manovella eccentrica, collocala alla destra della culatta. Il suo peso medio è di Kg. 114,8 ed una carretta da battaglione può trasportare i materiali di due ed anche di tre mitragliatrici. Quelle destinate ai parchi d'assedio sono someggiate per il someggio di una occorrono; un mulo porta-mitragliatrice, un mulo porta-sostegno a treppiedi, un mulo porta-cofani per cartucce. Allorché la mitragliatrice deve essere impiegata in posizioni fisse, nelle piazze forti e forti di sbarramento, viene installata su pilastrino in muratura od in ghisa.

Nel 1884 un americano, Maxim ebbe l'idea di utilizzare la forca del rinculo per produrre automaticamente i differenti movimenti della carica; apertura della culatta, estrazione ed espulsione dei bossoli vuoti, introduzione di una nuova cartuccia nella canna, chiusura della culatta e tensione del percussore. La sua mitragliera (fig. 137) si compone di urta sola canna. Il tiratore, colla semplice pressione continuata sopra ad un grilletto analogo a quello del fucile, mette e mantiene in azione il meccanismo determinando così un tiro continuo, la cui velocità si può estendere fino a 600 colpi al minuto. Nello sparo la canna e l'otturatore rinculano uniti; la canna, per effetto di un forte mollone a spirale che l'avvolge, si arresta e ritorna a posto prima dell'otturatore ed in questo frattempo una cartuccia le si presenta alla parte posteriore. L'otturatore, compiuta la sua corsa, è spinto avanti da un altro mollone a spirale e, nell'avanzare, introduce la cartuccia e chiude la culatta. Il percussore si arma pure automaticamente nel rinculo e scatta appena la culatta è chiusa. Le cartucce sono infilate in un nastro, che entra nell'arma dalla destra e ne esce privo di cartucce, dalla sinistra. La parte anteriore dell'incassatura è mantenuta piena d'acqua per impedire l'eccessivo riscaldamento della canna. Il lettore, che ne desidera minuti ragguagli, consulti la Science illustree del 27 aprile 1889. Questa mitragliera, già adottata dall'Austria e dall'Inghilterra ed in esperimento presso di noi, ha il vantaggio di avere una grande regolarità nel funzionamento del meccanismo e stabilità pel puntamento; pare sia destinata a superare tutti i sistemi immaginati fino al giorno d'oggi.

Essa figurò all'Esposizione di Parigi nel 1889. Noi dobbiamo ancora fare speciale menzione di una mitragliera o cannone revolver Hotchkiss (fig. 138) adottato da quasi tutte le potenze estere e da noi per la marina. Il cannone-revolver Hotchkiss si compone di cinque canne disposte parallelamente fra loro, e disposte in un fascio attorno ad un albero centrale ed entro a due dischi di bronzo. Un telaio, che porla gli orecchioni, unisce alla scatola di culatta il fascio delle canne.

Questo fascio può girare davanti alla scatola di culatta, che racchiude il meccanismo di caricamento, di scatto e d'estrazione dei bossoli vuoti. Il manubrio, situato sulla destra del cannone fa muovere simultaneamente la spina di caricamento, il percussore, l'estrattore e le canne. Una disposizione ingegnosa fa si, che ad ogni giro di manubrio un colpo parte, una canna riceve una cartuccia e l'estrattore ritira il bossolo vuoto di una terza cartuccia. Il cannone-revolver è incavalcato sopra una specie di affusto formato da una forchetta di bronzo, la quale termina alle sue estremità con due orecchioniere ed inferiormente con un perno cilindrico girevole sopra un zoccolo rii ferro di forma tronco-conica. Il peso del cannone sul suo affusto è di Kg. 347. La cartuccia è composta del bossolo di ottone, di un proietto perforante di acciaio, ovvero di una granata perforante di ghisa, del peso di 480 gr. circa, e di una carica di polvere di gr. 82; in totale la cartuccia pesa 650 gr. Il tiro è semplice intermittente e la celerità di tiro può raggiungere 42 colpi per minuto; la portata è di 2000 metri. Per il servizio richiede un capo cannoniere e due serventi. In Francia ed in Inghilterra s'impiegano cannoni-revolver Hotchkiss di vari calibri, di mm 53, 47, 42 e 17, incavallati anche su affusti da campagna per la difesa delle piazze, e che lanciano proietti esplosivi.

Cannoni a tiro rapido. — La comparsa ed introduzione in servizio dei cannoni a tiro rapido o celere si deve specialmente allo sviluppo preso dalle torpediniere nelle marine da guerra di tutti gli Stati.

 "Infatti contro quei battelli di piccola mole, ma velocissimi, difesi solo da lamiere d'acciaio di debole resistenza, lancianti un proietto molto potente, ma di gittata relativamente piccola, era necessario impiegare un cannone che, per la sua leggerezza e celerità di tiro, potesse colpire efficacemente le superficie metalliche di quei bersagli presentantisi al tiro sotto grandi inclinazioni e sotto forme sfuggevoli" (Cannoni a tiro cedere del maggiore d'artiglieria G. Fasce. Rivista d'Artiglieria e Genio, anno 1886, vol. II, pag. 5)

I cannoni a tiro celere sono formati di un solo tubo, il loro calibro è generalmente inferiore a quello dei cannoni da campagna, la velocità del loro tiro raggiunge dai dieci ai venti colpi al minuto, lanciano granate ordinarie od a segmenti e scatole a metraglia. I principali sistemi di cannoni a tiro celere sono quelli di Hotchkiss, Nordenfelt, Armstrong, Krupp e Gruson. Noi daremo brevemente alcuni cenni di essi limitatamente a quanto permette la natura di quest'opera. I cannoni-revolver Hotchkiss da 37 e 47 mm. e la mitragliera Nordenfelt da 38 mm., le prime armi di tal genere adottate, dopo pochi anni dovettero cedere bentosto il posto al cannone ad una canna sola a tiro celere, meno complicato, più potente e di minor costo.Il cannone a tiro celere Hotchkiss ad una sola canna (fig. 139) ha un peso non superiore agli ordinari cannoni da campagna di piccolo calibro e può essere caricato, puntato e sparato da 12 a 15 volte al minuto. Vi sono vari tipi di questo sistema; in tutti però il corpo del cannone è d'acciaio Whitworth compresso allo stato liquido e temprato nell'olio e nei più potenti consta di un tubo e di un manicotto riunisti assieme da un collare a vite, che porta il mirino.

Il congegno di chiusura è a cuneo prismatico cogli spigoli arrotondati. Sulla faccia anteriore del cuneo è incastrata e fissata, con due viti in corrispondenza dall'anima, una piastra d'acciaio durissima per l'otturazione ermetica. Il cuneo si abbassa e si alza verticalmente, entro un'apertura praticata nella culatta del cannone, per mezzo di una leva a doppio manubrio. Nell'interno del cuneo è pure disposto il congegno di scatto, il quale è costituito essenzialmente: dal cane, che nello scattare colla punta percuote la cassula della cartuccia oltrepassando la faccia anteriore del cuneo; dal mollone, che agisce direttamente sul cane, dallo scatto colla sua molla e dall'estrattore, di forma prismatica, destinato a far uscire il bossolo dalla camera del cannone dopo lo sparo e nel riaprire la culatta. Il cannone a tiro celere Hotchkiss lancia tre specie di proietti, la granata ordinaria, la granata perforante e la scatola a metraglia. La granata ordinaria è di ghisa, la perforante è di acciaio; esse si distinguono nella forma dell'ogiva, che è a punta nella granata perforante e tagliata nell'altra. Ambedue verso l'ogiva hanno un rigonfiamento per regolarne il moto nell'anima, e nel corpo una fascia di rame, che serve ad imprimere loro la rotazione. La scatola a metraglia non differisce essenzialmente da quelle adoperate pei cannoni da campagna. La spoletta è a percussione, di ottone con avvitatura per assicurarla al fondello della granata e con una sporgenza anulare per chiuderne ermeticamente l'apertura. Le munizioni sono riunite in una cartuccia unica di forma simile a quella delle armi portatili e costituita dal bossolo, dalla polvere e dal proietto. La cassula è pure identica a quella delle cartucce da fucile.La distanza massima, a cui si tira coi cannoni Hotchkiss è di metri 4000. Nella nostra marina ne furono adottati del calibro di 47 mm. o da 3 libbre. Il peso della granata è di Kg. 1.500,della carica Kg. 0,780, la velocità iniziale di m. 610. Presso altre potenze estere, come la Francia e l'Inghilterra, ne furono adottati anche dei calibri da 100, 65, 57 lungo e corto. Il cannone può essere incavalcato su affusto a perno fisso (fig. 139), oppure su affusto a ruote.

Nel primo caso esso può girare per mezzo di un perno a forchetta, che sorregge gli orecchioni, ed è infisso in un ceppo solidissimo; serve per la marina e porta talora assicurato uno scudo per proteggere i serventi dai tiri della fanteria e delle mitragliere. Nel secondo caso si impiega come bocca da fuoco da campagna; l'affusto a ruote ha la forma generale simile a quella degli affusti ordinari da campo in uso. Il peso del cannone a tiro celere Hotchkiss della nostra marina dei calibro di mm. 47, è di Kg. 230, quello del suo affusto di Kg. 296.

Il cannone a tiro celere sistema Nordenfelt (fig. 140) è formato da un tubo, un manicotto ed un piccolo cerchio d'unione, tutti d'acciaio Whitworth come nel cannone Hotchkiss.
 

Il manicotto porta gli orecchioni ed ha posteriormente una spaccatura per contenere il congegno di chiusura. Questo è a blocco ed a cuneo, ed è maneggiato per mezzo di una leva a manubrio (V. descrizione Rivista d'Artiglieria e Genio, anno 1886, vol. II, pag. 36). Le munizioni dei cannoni Nordenfelt sono pare riunite in una cartuccia, che consta del bossolo d'ottone, dell'innesco formato da una cassula, della carica e del proietto. I proietti lanciati dai cannoni Nordenfelt sono: la granata perforante d'acciaio temprato o di ghisa indurita, la granata ad anelli, lo shrapnel e la scatola a metraglia. Le granate sono munite di spoletta a percussione e carica di scoppio; quella ad anelli può produrre 140 scheggie. Lo shrapnel è fornito di spoletta a doppio effetto.

Pel centramento del proietto, tanto gli shrapnels che le granate, hanno un rigonfiamento anulare vicino all'ogiva e pel forzamento una fascia di rame tornito, di cui sono rivestiti per mezzo della galvano-plastica. La scatola a metraglia consiste in un bossolo di ottone rinforzato da segmenti di lamiera di forma ogivale nel quale sono racchiuse le pallette di piombo di diametri diversi.

Gli affusti dei cannoni Nordenfelt sono di varie specie, secondo il loro calibro ed impiego. In genere sono a perno fisso con o senza rinculo e freno idraulico, quando devono servire da caponiera, per la difesa dei fossi nelle opere di fortificazioni, oppure sono collocati a bordo delle navi; sono a ruote, se si collocano dietro i parapetti per la difesa dei forti oppure sono destinati per uso dell'esercito. Per quest'ultimo caso fu costrutto un affusto da campagna, senza freno e con avantreno, trainabile a 4 cavalli (fig. 140). I cannoni Nordenfelt destinati per uso di bordo e per la difesa delle coste hanno i calibri di mm. 63,5; 62,2; 57; 50,8; 48,3; quelli destinati per caponiera e per armamento dei rampari di mm. 57; quelli da campagna e da montagna, di 47 mm. i primi, di 42 mm. i secondi. L'Inghilterra ha inoltre in servizio i calibri di 38,1; 32,2 25,4 da campagna e montagna. Il cannone Nordenfelt fa in media 20 colpi al minuto. Suoi pregi, oltre alla rapidità del tiro, sono la grande divisibilità dei suoi proietti e la radenza della traiettoria. Una batteria di 6 pezzi lancerebbe in un minuto 324 Kg. di metallo diviso in 16,800 schegge. Un certo numero di cannoni Nordenfelt da 42 mm. furono da noi acquistati per essere impiegati nell'attacco e difesa delle fortificazioni di montagna. Un altro cannone di questo sistema da 57 mm. è in esperimento e dovrebbe servire essenzialmente all'armamento delle caponiere e dei rampari nelle fortezze. Il cannone a tiro celere Armstrong, costrutto nelle officine di Elswick a NewCastle on Tyne, si scosta molto dai precedenti nel congegno di chiusura. A bordo del Bausan della nostra marina da guerra sono già installati cannoni di eguale tipo, ma di calibro più piccolo (57 mm.). " L'affusto e costituito da un grosso ceppo, che gira attorno ad un perno e porta due freni idraulici uno per orecchioniera per moderare il rinculo. Sul ceppo è fissato uno scudo d'acciaio per la protezione dei serventi.

Le munizioni sono riunite in un bossolo d'ottone e costituiscono una cartuccia unica composta: del bossolo, della carica e del proietto. Quest'ultimo è munito alla testa di una spoletta a percussione. La celerità di tiro con questo cannone è di 10 a 15 colpi al minuto a detta della casa costruttrice, ed il suo proietto raggiunge la velocità iniziale di 518 m.,( G.Fasce, opera citata). Nel 1888 la ditta W. G. Armstrong progettava e provava a Siloth un nuovo potente cannone a tiro rapido del calibro di 6 pollici (m. 0,151), il cui proietto pesa 100 libbre (45 Kg.). Non si conoscono i risultati degli esperimenti fatti. Il primo cannone a tiro celere proposto dal Krupp è quello di 8,4 cm. per la marina; esso è simile a quello di campagna di egual calibro dello stesso sistema Krupp. Il congegno di chiusura è a cuneo otturatore, il quale contiene il percuotitoio con molla di scatto, scorre verticalmente nella culatta del pezzo e viene sollevato ed abbassato mediante una leva a manubrio.La carica è contenuta in un bossolo di ottone trafilato munito di innesco centrale (cassula) e forma così una cartuccia separata dal proietto. L'accensione della cassula è prodotta dal percuotitoio, la cui molla di scatto si mette automaticamente in tensione, quando si apre l'otturatore. L'espulsione dei bossoli delle cartucce sparate avviene pure automaticamente nell'aprire l'otturatore. Il puntamento viene eseguito con un alzo quadrante a piccole distanze e per mezzo di un congegno a dentiera arcuata e di una corona arcuata, mossi ambedue da un ingranaggio con volantino. Il peso del cannone è di Kg. 455. L'affusto è a basamento girevole e porta anteriormente uno scudo corazzato per protezione dei serventi; è fornito di due freni idraulici e posteriormente di un seggiolo, dai quale si possono maneggiare i volantini pel puntamento. Le munizioni comprendono le cartuccie ed i seguenti proietti: granata, shrapnel e scatola a metraglia, tutti del peso di Kg. 7. La carica è di Kg. 1,500 di polvere a dadi; la velocità iniziale di m. 464. Pel servizio del pezzo occorrono 3 serventi.

Nel 1887 fu esperimentato un altro cannone da 8,4 a tiro celere per la marina, identico al precedente, nel quale la carica ed il proietto erano riuniti in una cartuccia unica. L'affusto è stato essenzialmente modificato per aumentare la celerità di tiro. Esso può scorrere avanti ed indietro sopra un sott'affusto, il quale si appoggia su di un basamento fissato alla tolda ed è girevole sul medesimo. Il rinculo é limitato da due freni idraulici. La carica è di 1,6 a 1,7 Kg. di polvere a dadi; con questa carica il proietto di 7 Kg. acquista una velocità iniziale di m. 475. In questo cannone la giustezza di tiro risultò uguale a quella del cannone da campagna dello stesso calibro, e la celerità di tiro raggiunse i 22 colpi al minuto. In un minuto si può quindi lanciare col cannone stesso un peso totale di proietti di 154 Kg, e circa 5000 pallette di shrapnel, risultato non ancora raggiunto da alcun altro cannone a tiro celere. Recentemente la ditta Krupp ha costruiti e sperimentati altri cannoni a tiro celere da 4-5-6-7,5-10,5 e 13 cm. (V. Rivista Artiglieria e Genio, 1888, vol. II). I cannoni a tiro celere proposti dalla ditta H. Gruson di Buckau-Magdeburg sono due, uno da cm. 3,7 e l'altro da cm. 5,3 esperimentati il primo nel 1885, il secondo nel 1887. Sono d'acciaio e costituiti da un tubo centrale avvitato ad un lungo cerchio di culatta, che porta gli orecchioni.Il sistema di chiusura è a cuneo moventesi in senso verticale e l'accensione dalla carica si effettua per mezzo della percussione centrale. L'otturatore contiene il meccanismo di scatto, cioè il percuotitoio con molla spirale, lo scatto con molla, l'albero ed il grilletto; ed i vari movimenti per armare il percuotitoio, per estrarre i bossoli sparati, ecc., avvengono automaticamente nel muovere l'otturatore. L'affusto è a ruote ed a coscie convergenti collegate da calastrelli. La parte superiore del medesimo, su cui si appoggia il cannone, è girevole in senso orizzontale in modo da poter dare la direzione al pezzo. Per il puntamento in elevazione è fornito di un congegno di punteria con vite di mira doppia. Per limitare il rinculo havvi un freno, che agisce per attrito sul mozzo delle ruote. Le varie parti dell'avantreno sono di ferro e di acciaio.Le munizioni consistono in granate a scatole a metraglia e polvere da cannone comune. Il proietto e la carica sono riuniti in una cartuccia unica e la carica è racchiusa ili un bossolo di ottone trafilato, munito nel fondello di cassula centrale.Il cannone da 5,3 cm. lancia anche sbrapnels. Con una carica di Kg. 0,08 la granata del peso di Kg.0,45 acquista una velocità iniziale di m. 455.

Pel servizio del pezzo occorrono tre serventi, dei quali uno apre e chiude l'otturatore, punta e spara, gli altri due portano le munizioni. Il peso del cannone coll'otturatore è di Kg. 37 se da 3,7 cm. di Kg. 170 se del calibro di 5,3 cm.Non si hanno ancora dati esatti sulle esperienze eseguite con questi cannoni. La celerità di fuoco risultò in media di 27 colpi al minuto; si possono quindi lanciare in un minuto 1512 pallette di shrapnel ed un peso totale di proietti di Kg. 44,01. Un cannone di questo sistema, del calibro di 57 mm. è in esperimento presso di noi in concorso col cannone Nordenfelt pure da 57 mm. Molti sistemi di cannoni a tiro celere furono esperimentati in questi ultimi tempi come quello Húrst negli Stati Uniti, Canet in Francia, con motore elettrico pel puntamento in elevazione e direzione, ed altri. Le Società Nordenfelt e Maxim si sono unite nel 1888 per estendere la fabbricazione dei cannoni automatici a calibri più potenti. La casa Hotchkiss esperimenta attualmente cannoni a tiro rapido di 65 mm. e di 10 cm. e studia la fabbricazione di una granata a pallottole per questi pezzi.
 

Le officine Armstrong in Inghilterra, Krupp e Gruson in Germania hanno pure intrapresa la costruzione di cannoni a tiro celere, che raggiungono il calibro di cm. 13 ed anche di cm. 15. Riassumendo, le mitragliere, cadute in discredito per il loro insuccesso durante la guerra franco-germanica dei 1870-71, ritornarono in favore presentemente, in seguito ad un attento studio dei servizi, ai quali esse ed i cannoni a tiro celere sono più adatti. I cannoni a tiro celere e le mitragliere, oltre che nella guerra sul mare, possono riuscire utilissimi nella guerra d'assedio. La difesa si vale di tali armi per battere i fossi, gli spalti ed il terreno antistante, per disturbare continuamente il nemico nelle opere avanzate ed esterne, e per difendere le brecce e le gole delle opere. Per tali scopi bastano i calibri minori.

I calibri maggiori invece possono essere impiegati contro le trincee, le batterie, ecc., ed in generale contro i lavori d'assedio. Nella difesa delle coste i cannoni a tiro celere servono per impedire gli sbarchi, impiegando i piccoli calibri contro le truppe e quelli maggiori contro le barche d'approdo per sommergerle. Anche nella guerra d'assedio si potrà far uso esteso di tali bocche da fuoco per respingere le sortite, per disturbare il fuoco delle artiglierie della difesa, impedire la riparazione dei parapetti ed i lavori di difesa delle brecce, preparare ed agevolare l'assalto di queste. Nella guerra da campagna i cannoni a tiro rapido, finora costrutti, non sono in grado di sostituire i cannoni da campagna attualmente in servizio, per la poca efficacia dei loro tiri isolati e la limitata gittata.

Potranno forse meglio soddisfare nella guerra di montagna, dove l'artiglieria da campagna non si muove che lentamente e non si richiedono grandi gittate e grandi velocità iniziali. Solo l'Inghilterra adottò finora definitivamente batterie di mitragliere assegnandone una sezione ad ogni brigata di fanteria; tutte le altre potenze le introdussero nella marina e nell'artiglieria da fortezza. Il principio stesso su cui è basata la costruzione dei cannoni a tiro rapido, caricamento e tiro quasi automatici, è fecondo di diverse applicazioni. Forse un giorno qualche inventore troverà il mezzo di riunire dei cannoni di grosso calibro, e di costruire una mitragliera, che lanci non più palle, ma proietti scoppianti e perforanti; o di costruire un cannone, che ad un sufficiente grado di mobilità e ad una grande celerità di tiro, aggiunga un'assoluta stabilità e tanta efficacia nei suoi tiri isolati, quanta ne hanno i colpi degli attuali cannoni da campagna. Allora le mitragliere ed i cannoni a tiro rapido acquisteranno una considerevole importanza, non solo come artiglierie da fortezza e di marina, ma anche come artiglierie da campagna.

Edizioni per il web a cura di Mauro Antonio Di Mauro (2005-2009). E' vietata ogni forma di riproduzione per qualsiasi scopo.


 


 

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