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Congegni di punteria. - Per il puntamento in elevazione, ossia per disporre la
bocca da fuoco secondo un determinato angolo di elevazione sopra o sotto l'orizzonte, si
fa uso del cosidetto congegno di punteria. Abbiamo già detto, elle i primi affusti a
ruote ebbero per congegno di punteria un semplice cuneo sottoposto alla culatta e
sorretto dal calastrello di mezzo delle coscie, detto perciò
calastrello di mira; più tardi ad un semplice cuneo si sostituirono più cunei, dei quali l'inferiore era messo in
movimento da una vite. Ai cunei succedettero te
viti di mira, il primo uso delle quali pare debba attribuirsi a Gustavo Adolfo re di Svezia. La fig. 88 ci
indica chiaramente come fosse formata la vite di mira più
semplice; i manubri M servono a farla girare; la chiocciola
C è incassata e tenuta ferma in un calastrello dell'affusto, per
cui la vite ha una direzione fissa.
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Ciò costituisce un inconveniente, poiché la culatta della bocca da fuoco, all'atto dello sparo
produce un urto sulla testa T della vite, su cui appoggia, ed
affinché questo urto non riesca dannoso alla resistenza della vite,
occorre che avvenga sempre nella direzione dell'asse di
questa, ciò che soventi non succede. Si adottarono allora viti di mira dei tipo rappresentato
dalla fig. 89 in questo la testa della vite si riunisce a snodo o ad un punto della culatta della bocca da fuoco o
ad una suola S imperniata anteriormente all'affusto. La
chiocciola C si appoggia semplicemente su di un
porta-chiocciola R girevole attorno a due perni p
che sono sostenuti dai fianchi dell'affusto, ed è
essa che vien fatta girare e che porta all'uopo i manubri od un volantino. |
Le viti di mira doppie
sono ordinariamente formate da una vite cava, che dicesi vite femmina che si combina con la chiocciola portata
dall'affusto, formando essa stessa chiocciola ad una seconda vite, che dicesi
vite maschio ed ha passo eguale a quello della vite femmina, ma la filettatura in senso opposto. Con queste viti
la velocità del puntamento è duplicata e viene assai aumentato il settore di tiro. La fig.
90 ci dà un esempio di vite di mira doppia; questa fu adoperata per la prima volta
negli affusti da carneo dell'artiglieria prussiana, e fu più tardi imitata da noi nell'affusto
del cannone da centim. 7 BR da campagna;
V1 é la vite maschio, V, la vite femmina,
H la chiocciola, che si può far
girare col volantino M; la
V1 è riunita a snodo coll'estremità
inferiore alla suola a cavalletto S.
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Negli affusti da monlagna e
da campagna la forza motrice del congegno è data dalle
mani dello stesso servente puntatore; negli altri
affusti occorrono appositi serventi destinati ad agire al
congegno di punteria secondo le indicazioni date dal puntatore.
Nel primo caso il motore del congegno deve avere
posizione centrale nell'affusto a portata del puntatore; nel secondo può essere trasportato lateralmente sulla faccia esterna
di una coscia a fianco dell'affusto. Esempi di motori a portata del puntatore e ad
azione diretta sulla vite di mira li abbiamo nelle tre figure precedenti; ne daremo un altro
di motore ad ingranaggio, ossia ad azione indiretta, nella fig. 91. |

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Esso rappresenta il congegno di punteria
dell'affusto dell'artiglieria da campagna svedese, analogo a quello
del nostro affusto da campagna per cannoni da 9 BR.

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Sullo stesso sistema, ma col volantino in posizione
laterale, è basato il congegno di punteria dell'affusto
da campo dell'artiglieria francese per cannone da centimetri 9,5 sistema Lahitolle ed il congegno
degli affusti da campagna dell'artiglieria Inglese. Un'ultima specie di congegni di punteria è costituita dalle
dentiere. La dentiera (fig. 92) consiste
in un arco metallico D dentato da una parlo e fissato da un'estremità ad un punto
della culatta A della bocca da fuoco; descrive un circolo con centro in
O sull'asse degli orecchioni e passa contro un rocchetto
R, nel quale ingrana sostenuto dalla parte opporla
al rocchetto da una puleggia P. |
La vite femmina riceve il movimento circolare per
mezzo di un ingranaggio a ruote dentate comandato da un albero
assicurato all'affusto e provvisto di volantino. Il movimento circolare della dentiera, e quindi
quello della bocca da fuoco intorno agli orecchioni, è ottenuto
mediante l'ingranaggio col rocchetto, il quale a sua volta è condotto
da un albero munito di volantino o di manovella, oppure da una coppia
intermediaria di ruote dentate. Lo sviluppo angolare
dell'arco dentato delle dentiere: è uguale al settore totale di
tiro prestabilito per la bocca da fuoco.
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Pel puntamento in
direzione si usa ordinariamente, negli affusti a ruote da campagna, applicare
alla coda una manovella di mira assicurandone l'estremità munita
di dente d'arresto entro due anelli a tal uopo fissati sulla coda. Pel tra
sporto di questa manovella, si fa girevole l'anello posteriore, per cui basta disimpegnare la medesima dall'anello
anteriore per ripiegarla lungo le coscio dell'affusto, prima di rimettere
l'avantreno. Negli affusti d'assedio si effettua il puntamento in
direzione facendo leva sotto la coda con manovelle; in quelli da
difesa, in modo analogo, applicando però le manovelle direttamente al
sott'affusto oppure alle rotelle dello stesso pila lontane dal perno
di rotazione. |

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Per le grosse artiglierie si sostituisce alle
manovelle di maneggio un apposito congegno motore ad ingranaggio
destinato a dare la rotazione del sott'affusto attorno al suo perno.
Diamo come esempio nella fig. 93 la disposizione stata applicata al
nostro affusto del cannone da centimetri 24 G R G. Le rotelle R di questo affusto hanno la forma
posteriore della corona conformata a ruota dentata e con
essa ingrana un rocchetto r , che si fa girare mediante un
manicotto provvisto di manubri.
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Nel sott'affusto per
cannone da 32 Ret., munito di due coppie di rotelle e di una rotella anteriore,
l'ingranaggio si fa sulle rotelle centrali ed è mosso da un albero
orizzontale, che, per mezzo di varie ruote per moltiplicare lo sforzo
dei serventi, agisce sul rocchetto, il quale ingrana nella corona
dentata delle rotelle del sott'affusto. Il sott'affusto per 1'obice da
28 Ret. è mosso, pel puntamento in direzione, da un rocchetto con
albero verticale, mosso da ingranaggio, e che a sua volta ingrana in
una corona dentata solidale al paiuolo. Analogamente nella figura 94
rappresentante l'affusto del cannone da 9 a 12 tonnellate Armstrong,
la ruota dentata R, montata sull'albero obliquo
A, si fa girare collo stesso meccanismo, che muove le due catene continue
del congegno di trazione, girando ingrana in una dentiera D
fissa alla piazzuola e leggermente inclinata in avanti e dà il movimento di
rotazione dell'affusto attorno al perno. |

Si può raggiungere lo stesso intento applicando,
alle liscie dei sott'affusto, dei
paranchi impiegati come mezzi di trazione; però, per l'ingombro che portano nelle piazzuole, questi non sono convenienti nelle batterie delle opere di fortificazione, ma solo a
bordo delle navi. Lo stesso dicasi delle catene senza fine alla Cunningham, cosiddette dal
nome di chi le proponeva all'ammiragliato inglese, adottate in alcuni affusti inglesi, delle
quali diamo un tipo nella fig. 95.
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Una catena passando per le quattro carrucole
B, C, D, E forma il poligono A, B, C, D, E, F; i suoi capi liberi sono assicurati all'estremità
delle liscie in A ed in F Un verricello in
V serve a mettere la catena, e con questa il
sott'affusto, in movimento; le due puleggie p servono a tenerla contro il
cilindro del verricello. Quando l'affusto è montato su cupole girevoli
il movimento di rotazione è dato dalla cupola stessa, per cui non
occorre naturalmente alcun dispositivo speciale per il puntamento in
direzione. Fra i congegni applicati agii affusti da difesa abbiamo
pure quelli destinati alla
trazione degli affusti sul sott'affusto. Essi consistono ordinariamente in
un verricello montato fra le estremità posteriori delle lisce
del sott'affusto, oppure in un sistema di paranchi disposto
all'estremità posteriore del sott'affusto. |

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I verricelli od i paranchi sono messi in azione
da una o due copie d'ingranaggio a seconda del peso, che si tratta
di spostare. Il tutto è maneggiato per mezzo di un albero
trasversale, le cui estremità sporgono oltre le faccie laterali esterne delle liscie, e terminano in manovelle, alle
quali agiscono i serventi. Esempio di verricello con ingranaggio risolto semplice per la
trasmissione del movimento si ha nella fig. 96; è il congegno di trazione esistente
nel sott'affusto del nostro obice da centini. 22 GR C. Esso si stabilisce all'estremità posteriore del sott'affusto in modo che le funi, le
quali corrono fra di essa e l'affusto, riescano in posizione laterale, all'infuori delle liseie,
per non impedire il servizio del pezzo.
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In a vediamo un albero, che porta un rocchetto
r; 1'albero è fatto girare per mezzo di due manubri
M, e il rocchetto ingrana nella ruota dentata
R fissa ad un altro albero portante i due tamburi
T, ai quali è attaccata la fune F
, che coll'altro capo va a collegarsi all'affusto. Dalla figura risulta
chiaramente come avvenga il movimento di trazione. |
Nella fig. 97 troviamo un esempio di applicazione
di un sistema di paranchi come congegno di trazione dell'affusto sul sott'affusto; esso
é stato posto dal Krupp nell'affusto del cannone da cm. 30,5. La ruota dentata R è messa in movimento dal rocchetto
r comandato dalla manovella M, ed a sua volta mette in movimento il rocchetto
r1 e per questo la ruota
dentata R1.
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La fune, attaccata per un capo alla carrucola
C, passa attorno alla puleggia
P1, va nuovamente alla carrucola, quindi alla puleggia
P ed il capo libero è tenuto a mano da un servente. Tale congegno può far
risalire sul piano inclinato delle liscie un peso
superiore a 42,000 chilogrammi. Nella fig. 94 abbiamo ancora un altro sistema di trazione nell'affusto del cannone Armstrong da 9''. Consiste in due catene senza fine
C, collocate all'infuori delle liscie. Le catene passano ciascuna in una guida
G, nella quale si può muovere una cassa portante una puleggia
P a gola dentata. Quando la cassa è
sollevata, le catene rimangono strette tra la puleggia e la guida; ciò avviene
automaticamente premendo sulla leva A, in modo da farla appoggiare sulla sala eccentrica delle
rotelle posteriori; nello stesso tempo si pone l'affusto sulle quattro rotelle. La proposta
però dell'impiego delle catene senza fine per la manovra dei grossi cannoni è dovuta al
capitano Scott, già menzionato, della marina inglese. |

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Congegni elevatori dei
proietti. - Negli affusti da difesa per artiglierie a
retrocarica di gran calibro, si agevola il sollevamento dei proietto fino all'altezza del foro
di caricamento applicando un paranco al collo di una gru sostenuta da uno dei
fianchi dell'affusto, ovvero da una liscia di sott'affusto. Il nostro sott'affusto per cannoni
da centimetri 24 è provvisto di gru con sostegno girevole attorno ad un perno
mediante apposito meccanismo da ingranaggio e con un contrappeso applicato all'estremità
inferiore dell'asta, allo scopo di far abbassare, per celerità di manovra, il collo della gru
verso il parapetto dove trovansi i proietti da sollevare. Talora, come nel sott'affusto del cannone da 32 ed in quello del cannone da
45, invece della gru esiste un congegno elevatore dei proietti a vite tripla, che si
solleva verticalmente fino all'altezza del foro di caricamento per mezzo di un ingranaggio.
Con ascensori di questo genere i proietti devono essere preparati disposti su apposita
banchina di sostegno applicata al disotto delle lisce, ovvero nelle riservette sotterranee,
esistenti cioè sotto la piazzuola. Generalmente negli affusti per bocche da fuoco da costa dei più grossi calibri,
sprovvisti di gru per innalzare i proietti, è destinata una gru a paranco per sollevare i
cartocci a polvere, per sostituire il congegno elevatore dei proietti in caso di guasto e per alzare
la culatta onde facilitare il caricamento nel tiro con forti angoli di elevazione.
Nella guerra d'assedio moderna acquistando sempre maggior importanza la
speditezza nel servizio delle bocche da fuoco, diventa sempre più necessario munire tali bocche
da fuoco pesanti di apparecchi di punteria, che agiscano con rapidità e sicurezza. 1
verricelli e le gru pesanti richiedono troppo spazio per il loro impianto e, non facendo
buona prova, si sperimentarono ultimamente congegni idraulici, che diedero ottimi
risultati. In seguito a ciò la Germania si affrettò a far provvedere le sue batterie dalie ditte
Krupp e Gruson di apparecchi idraulici, e le altre potenze militari europee, prima di tutte
la Francia e l'Inghilterra, non tardarono a seguirne l'esempio. Mentre però in Germania
si adottavano la torre corazzata girevole inventata dal maggiore Schumann costruita
da Krupp e da Gruson e gli affusti idraulici di Krupp, in Inghilterra ed in Francia
s'introducevano in servizio altri svariatissimi sistemi di affusti. Fra quegli inglesi merita di essere accennato l'affusto inventato dal colonnello
Field, che venne adottato recentemente dalla marina per molte bocche da fuoco. Esso si
compone di un affusto propriamente detto scorrevole su ruote e di un sott'affusto
girevole attorno ad un perno Coll'apparecchio idraulico impiegato pel puntamento in direzione, una bocca da fuoco del peso di 35 tonnellate si può far ruotare di 54° in due
minuti. Il congegno idraulico è posto nella parte inferiore del sott'affusto e riesce perciò
protetto contro i proietti nemici dal pezzo e dall'affusto. Fu pure tentato l'impiego di
motori elettrici per muovere artiglierie pesanti. La ditta Crompton e C. di Chelmsford
nel 1888 prendeva la privativa per un congegno, che serve ad imprimere il movimento
ad artiglierie mediante due motori elettrici. Questi sono disposti sotto il paiuolo, sul
quale posa la bocca da fuoco, ed uno dà il movimento in senso orizzontale al paiuolo
stesso, l'altro fa alzare ed abbassare il pezzo.
Per imprimere il movimento orizzontale al paiuolo, questo porta al disotto una
rotaia circolare, la cui superficie esterna è foggiata a denti; in essa ingrana una piccola
ruota dentata orizzontale, mossa da un albero collegato direttamente al motore elettrico.
Facendo ruotare questo in un senso o nell'altro, per mezzo della corrente elettrica,
gira pure la ruota e con essa il paiuolo. Per il movimento di sollevare ed abbassare il
pezzo, questo porta sull'asse degli orecchioni una ruota dentata, che riceve il movimento
da una dentiera per mezzo del secondo motore elettrico; a seconda del senso di
rotazione di quest'ultimo si alza o si abbassa la volata del pezzo. Con un solo manubrio
possono essere dati, secondo il bisogno, entrambi i movimenti ed il pezzo può farsi girare di
80° in 25 secondi e può essere sollevato od abbassato in 12 secondi
(Deutsche Heeres-Zeitung, 92).
Freni del rinculo. - All'atto dello sparo di una bocca da fuoco, questa tende a
rinculare colla stessa forza, presso a poco, con cui tende ad avanzare il proietto;
senonché
la bocca da fuoco avendo molto maggiore massa del proietto si muove con assai
minore velocità. Col proietto si muove una parte dei gas o della polvere in combustione,
coll'arma l'altra parte più piccola, e la tensione, o forza sospingente, è maggiore contro
il fondo dell'anima, che contro il proietto. Evidentemente la retrospinta della bocca
da fuoco, produce nell'affusto, che la sorregge, una scossa, che crescerà in ragione
diretta della stessa velocità di rinculo. In genere quest'ultima è calcolata di 5 a 6 metri per
le bocche a fuoco incavalcate su affusti ordinari e di 4 metri per quelle incavalcate
su affusti in lamiera. La differenza tra la forza viva di respinta della bocca da fuoco e la forza viva
iniziale della massa totale, che riceve movimento, rappresenta la porzione di forza viva
assorbita nello sparo dall'affusto, e serve di misura a quell'insieme di percosse locali e sforzi
di rotazione, che la bocca da fuoco esercita nello sparo sull'affusto e che costituiscono
ciò che dicesi tormento. Si cercò di ridurre al minimo valore il tormento dando alla
massa dell'affusto il minor peso possibile e rendendo minima la resistenza, che si oppone
al movimento iniziale della massa stessa. Questo principio venne infatti applicato nello stabilire la forma degli affusti,
specialmente di quelli con sott'affusto, mentre per quelli da campagna, secondo la
proposta del russo Engellhart, si cercò di sottrarre al rinculo nei primi istanti le ruote e la sala
per mezzo di un, modo speciale di unire la sala alle coscie, come si è visto parlando
degli affusti di costruzione speciale.

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Si cercò anche di limitare l'estensione del rinculo con appositi
freni tanto negli affusti a ruote che in quelli di difesa, senza per
questo aumentare il tormento dei medesimi, facendo intervenire
l'azione del freno dopo che il movimento è iniziato; condizione però
alla quale non sempre si può soddisfare, specialmente negli affusti a
ruote. I freni possono essere ad azione immediata o ritardata,
costante o progressivamente crescente, ad attrito, a compressione o
distensione di corpi elastici, idraulici, ecc. |
Uno dei mezzi più semplici per frenare il rinculo
degli affusti fu quello di costrurre i
paiuoli oppure le liscie dei sott'affusti, destinati a sorreggerli, inclinati in avanti, per cui il
pezzo nell'indietreggiare è obbligato a consumare una parte della forza viva da cui è
animato. Colle artiglierie rigate di maggior potenza, questa forza viva essendosi di molto
accresciuta si pensò di costruire i paiuoli spezzati, formati cioè di un primo fratto
orizzontale lungo tanto da poter contenere l'affusto in batteria, e di un secondo tratto con
inclinazione superiore a quella dei vecchi paiuoli come si vede nella fig. 98 che rappresenta il paiuolo, costrutto su tale principio dalla nostra artiglieria per l'obice da centimetri 22
BR, ora abolito.
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Talora alla resistenza opposta al rinculo dall'inclinazione del paiuolo
si fece pure concorrere una fune di ritegno disposta come chiaramente
si scorge dalla figura stessa.Dall'artiglieria prussiana s'impiegarono
i cosiddetti
cunei-freno rappresentati dalla fig. 99, sui quali, disposti sulla
direzione delle ruote, queste rimontano dopo che il rinculo è
cominciato. In generale questi cunei non hanno inclinazione superiore
a 12°, ossia al 25 %. |

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Per gli affusti a ruote furono usati, per arrestare
completamente il rotolamento delle ruote nel rinculo, freni a scarpa applicando le scarpe stesse, che si adoprano nel
traino, ad ambedue le ruote; Freni a scatto provvedendo la testata interna del mozzo di una corona di denti d'arresto, contro i quali agisce uno scatto subordinato ad Una molla,
la quale non permette alla ruota di rotolare, che nel senso opposto al rinculo;
Freni ad attrito sul cerchione, a vite od a leva. che si adoprano nel traino, oppure freni ad
attrito sul mozzo delle ruote; e di questi ultimi se ne proposero di varie foggie dal
Whitworth, dal Krupp, dal Vavasseur, ecc. Quasi tutti gli affusti a ruote di
costruzione più recente sono provvisti dei
freno a stanga, il quale consiste in una stanga che porta alle sue estremità due suole d'attrito.
e può serrarsi contro il cerchione delle ruote per mezzo di un congegno a leva od a
vite.
Questi freni destinati pel traino servono benissimo per impedire il rotolamento
delle ruote anche nel rinculo, e meglio delle funi di
ritegno, alle quali si ricorre cogli affusti a scarpa. Le funi di ritegno sono per lo più applicate alla coda dell'affusto e coi capi
liberi assicurate per mezzo di allacciatura alla corona delle ruote oppure per mezzo di un giro morto attorno alla grossa estremità del mozzo,
fissando poi il capo della fune o all'estremità del
fuso od a due razze contigue. Nel rinculo dell'affusto,
i due capi vengono tesi e le ruote cessano di
rotolare. Si può rendere maggiormente progressiva
l'azione delle funi di ritegno applicandole al corpo dell'affusto, non
direttamente, ma per mezzo di un attacco elastico a molla. Negli affusti a cassa senza sott'affusto o con
guida direttrice, si usa generalmente come freno di
rinculo la braca di ritenuta, Questa consiste in una
grossa fune, che girando dietro la coda dell'affusto
si attacca per i capi liberi al parapetto o ad altro punto fisso. Essa può essere anche provvista di attacco elastico. Il nostro affusto da difesa
per cannone da 15 GRC Ret., quando è in casamatta, è munito appunto di braca
con attacco elastico consistente in una corda, che avvolge la culatta del pezzo e si attacca
a due tiranti di ferro, muniti di molle a coppa. Le coppe sono chiuse in casse fissate
al fondo ed ai fianchi dell'affusto; fra le coppe stesse ed i coperchi delle casse sono
frapposte due molle a spirale, le quali reagiscono, ogni volta che la culatta sia sollevata
troppo violentemente dal congegno di abboccamento, di cui si parlerà più avanti.

Negli affusti montati su sott'affusti si adoperano freni ad attrito di diverse
specie, agenti sulle liscio del sott'affusto oppure direttamente sull'affusto, automatici
oppure maneggiati dai serventi. Questi freni possono essere centrali o laterali; i primi
sono disposti in mezzo alle liscio, i secondi simmetricamente, uno per liscia. Come esempio di freno centrale citiamo quello dell'Armstrong, ossia il freno
Ericson modificato, detto a lamine od a
pettine, adottato specialmente per gli affusti a telaio
da batteria dalla nostra marina. Esso è costituito da un certo numero di lamine sospese
fra le liscio del sott'affusto e combinate alternativamente con altrettante lamine
pendenti dal fonda dell'affusto. Due leve, che si possono far agire, per mezzo di un albero
applicato ai fianchi dell'affusto, automaticamente nel movimento iniziale dell'affusto sul sott'affusto, oppure colle mani dei serventi prima dello sparo, formano come morsa
di pressione per stringere fra loro i due sistemi di lamine, ossia un pettine contro
l'altro, più o meno secondo il grado di forza di attrito, che si vuole ottenere per ridurre
il rinculo. Come esempio di freni ad attrito laterali citiamo il
freno a staffa automatico per affusti metallici proposto dallo stesso Armstrong rappresentato dalla fig. 100. Le
liscio L del sott'affusto sono abbracciate dalla staffa S; due cassette metalliche
C, nelle quali è disposto un cuscinetto di legno E, sono sostenute da due viti
V.
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La vite esterna serve a regolare l'azione del freno e porta la ruota a denti
R, che viene fermata da un arresto A
e maneggiata per mezzo di una manovella di ferro. L'altra vite è comandata dalla
leva M. La staffa passa in un vano lasciato nel loro mezzo dai due fianchi dell'affusto, per
cui questo può muoversi di un certo tratto senza che uno dei due lati, del suddetto
vano. incontri la staffa e la obblighi a scorrere anch'essa; in questo tratto in cui l'affusto
si muove nell'uno o nell'altro senso prima d'incontrare la staffa, la leva
M che passa fra due risalti fissati contro la faccia interna del fianco dell'affusto, è obbligata a
girare incontrando i medesimi e descrivendo un arco sufficientemente grande per serrare la vite o disserrarla
ossia per stringere od attentare il treno, secondo che il pezzo
rincula o ritorna in batteria. |
Dal Schùmann furono proposti
freni a molla per i suoi affusti da torre o da casamatta, ma non diedero
buoni risultati per la loro troppo energica azione tanto nel rinculo
che nel ritorno del pezzo in batteria. Di resistenza più proporzionata
alla forza viva di rinculo sono i
respintori elastici costituiti da dischi
d'acciaio oppure di caoutchouc od alternati, di
forma leggermente concava, accoppiati due a due disponendoli l'uno contro l'altro a contrasto per la loro base e infilandoli su di un'asta
per mezzo del foro clte hanno al centro. Sono fissati all'estremità delle liscie o sopra
le medesime o meglio lateralmente.
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Nella fig. 101 diamo il modello dei respintori
usati nell'affusto del nostro primo cannone da 32. L'affusto nel rinculo urta contro la
leva BO, nel punto B e la pressione viene trasmessa all'asta
A del respiratore R. Generalmente sono ora adottati per gli affusti con sott'affusto i
freni idraulici i grandi vantaggi dei quali li fanno preferire a tutti gli altri. Essi constano ordinariamente
di un cilindro cavo fissato al sott'affusto e di uno stantuffo la cui asta è collegata
coll'affusto; ciò non toglie però che funzionino ugualmente invertendo le parti, fissando cioè
l'asta al sott'affusto e facendo muovere il cilindro coll'affusto. Citiamo come esempio il
freno idraulico dei nostri affusti per cannoni da 24. |

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Il cilindro (fig. 102) di ferro della
grossezza di 12 millimetri, ha un fondo f
ed un coperchio c applicati con chiavardette
alle ripiegature a squadra di due fasciature
e saldate alle estremità. Il coperchio ha un
tallone cilindrico cavo, la cui cavità forma camera a stoppa
h, cosiddetta, perché sul suo fondo trovasi della stoppa compressa da un tappo premi-stoppa
i di bronzo, il quale può
essere spinto più o meno nella cassa serrando i dadi
b.

 L'asta a dello stantuffo attraversa a
dolce fregamento il coperchio, la stoppa compressa ed il premi-stoppa, mentre l'embolo
o testa dello stantuffo s scorre con piccolo vento entro l'anima del cilindro. L'embolo
ha tre fori per il passaggio del liquido, glicerina, che non può congelarsi che a
temperature di 25 a 30° sotto zero, Una valvola
v di bronzo, in forma di anello ed infilata nel gambo g serve per chiudere i fori dell'embolo e rallentare la discesa del pezzo, quando va
in batteria. Il dado q le impedisce di fuggire; la molla spirale
m di filo d'acciaio la mantiene aderente alla capocchia.
Facilmente si scorge come funzioni questo freno. Quando lo stantuffo
trascinato dall'affusto che rincula, si muove entro il cilindro il liquido compresso nella parte
anteriore del cilindro stesso passa pei fori, preme ed apre la valvola, vincendo la
resistenza della molla e passa nella parte posteriore. Qui la resistenza opposta allo stantuffo,
ossia del freno, sarà tanto maggiore quanto più piccola è l'area complessiva delle luci
d'efflusso, cioè dei fori e del vento, rispetto all'area della sezione della massa liquida
premente. Quando l'affusto ritorna in batteria, la valvola
v spinta dalla molla e dal liquido
stesso, chiude i fori, per cui il liquido non può passare, dall'una all'altra parte del cilindro,
che per il vento esistente fra l'embolo ed il tubo. Le ali n, che fanno corpo colle fasciature
e, servono a fissare per mezzo di
chiavarde il cilindro alla lamiera di fondo negli affusti del tipo più vecchio, nei quali il cilindro
si muove coll'affusto.
In questo caso l'estremità anteriore dell'asta dello stantuffo è
fermata all'occhione o del sott'affusto con dadi
d muniti di fori u per serrarli. Negli affusti di
nuova costruzione e lo stantuffo che si muove e segue i movimenti
dell'affusto, mentre il cilindro sta fermo. Questo è allora fermato
col suo fondo contro la piastra di testata del sott'affusto ed è
sorretto da un calastrello.
In alcune costruzioni lo scorrimento dell'embolo avviene con soppressione di
vento, allora un sifone laterale esterno pone in comunicazione i due scompartimenti, nei
quali resta divisa l'anima del cilindro dall'embolo dello stantuffo.I freni idraulici del
tipo descritto sono però ad azione costante poiché l'area totale delle luci d'efflusso non
varia per tutta la durata del rinculo. Onde ottenere un'azione progressiva ossia una resistenza piccola in principio
per vincere gradatamente l'inerzia della massa liquida, e per diminuire il tormento
iniziale sopportato dall'affusto e dal freno, occorre disporre le cose in modo, che l'area
d'efflusso, grande al principiare del movimento dello stantuffo, vada poi successivamente
diminuendo fino ad essere piccolissima al termine del rinculo. Il Butter ingegnere addetto
all'arsenale di Woolwich propose perciò di sopprimere i fori nell'embolo, o sostituirli
con intagli semicircolari sulla periferia dell'embolo stesso ed applicare sulle pareti
interne del cilindro in corrispondenza degli intagli, costole rettilinee di altezza crescente
dal fondo verso il coperchio. In tal modo, a misura che si compie il rinculo, diminuisce
il vento compreso fra le costole del cilindro e gl'intagli dell'embolo fino ad essere
quasi nullo. Nei freni a sifone lalerale ciò si può ottenere con una valvola, che applicata
al sifone si chiude automaticamente e gradatamente.
 I freni idraulici si applicano fra le liscie del sott'affusto, il cilindro trattenuto
stabilmente da appositi collari di ritegno nella direzione del movimento di rinculo
dell'affusto e l'asta dello stantuffo assicurato ad una traversa. che scorre su guide fisse applicate
alle faccie laterali interne delle liscie. Contro la traversa prendono appoggio gli
spingitoi che, applicati all'affusto, obbligano la traversa stessa e quindi l'asta dello stantuffo
a rinculare unitamente all'affusto. Gli spingitoi si dispongono alquanto lontani dalla tra versa allo scopo di rendere alquanto ritardata l'azione del freno e diminuire così il
tormento dell'affusto. Se il freno è formato da un cilindro solo, questo è disposto in posizione centrale
fra le liscie; se di più cilindri, questi si dispongono paralleli e colle aste degli stantuffi
simmetricamente assicurate ad una sola traversa scorrevole. Un freno composto di
due cilindri può avere questi ultimi disposti contro le faccie laterali esterne delle liscie. Nella figura 59 precedente abbiamo dato la proiezione orizzontale del
nostro sott'affusto da casamatta del n. 9 per affusto da difesa per cannone da 15 G R C.
è provvisto di freno composto di due stantuffi, congiunti ad una traversa scorrevole e
da due tubi fermati ai calastrelli orizzontali. L'azione di questo freno è progressiva,
avendo gli emboli degli stantuffi nei loro intagli disposizione analoga a quella più sopra
accennata. Di analogo freno è provvisto il sott'affusto da barbetta dello stesso cannone da
15 GR C (fig. 58).
I sott'affusti invece da barbetta e da casamatta per affusto da difesa per cannone
da 12 Ret. sono provvisti di freno ad azione costante con un solo stantuffo. I
sott'affusti degli affusti da difesa per batterie a cannoniera minima, oltre ai due freni idraulici
ad azione costante disposti internamente lungo le liscie sono anche forniti di due
respintori del rinculo e di due del ritorno in batteria disposti internamente alle liscio stesse. I
freni idraulici, come già si e detto parlando degli affusti d'assedio, sono anche impiegati
per limitare il rinculo negli affusti a ruote d'assedio. Essi sono simili a quelli uniti ai
sott'affusti degli affusti da difesa; il loro tubo si assicura con asticolo ad un maschio fissato
alta parte anteriore del paiuolo o piazzuola, che ne fa te veci, e l'asta dello stantuffo si
unisce pure con un asticolo alla femminella a piastra dell'affusto.
Congegno d'abboccamento.
— Ideato dal colonnello Biancardi dell'artiglieria italiana ed applicato
agli affusti da difesa da casamatta per cannoni da 12 e da 15 e per cannone da
32 cm. tende a restringere per quanto è possibile l'apertura interna della
cannoniera. Per ottenere questo scopo il congegno d'abboccamento è costrutto in
modo che la bocca da fuoco rinculando assuma automaticamente un movimento di
rotazione, pel quale la volata del pezzo non incontra il cielo della cannoniera.
Consta di due parallelogrammi articolati, applicati uno per parte dell'affusto e
formati ciascuno:
1°- da un braccio superiore girevole attorno ad un perno
portato da una piastra fissata internamente al corrispondente franco
dell'affusto;
2°- da un braccio inferiore girevole attorno alla sua estremità,
da cui sporge l'asticolo infilato nell'occhio di una piastra pure fissata
internamente al fianco dell'affusto, sotto il fondo;
3°- da un ritto unito a snodo coi due bracci. Nel rinculo
della bocca da fuoco, il ritto, che è fornito di rotella all'estremità
inferiore, corre sulla corrispondente rotaia, arcuata del sott'affusto
sollevandosi e colla sua estremità. superiore punta sotto un dente, fisso nella
culatta della bocca da fuoco, ed obbliga pure questa a sollevarsi, impedendo
così l'urto della volata nel cielo della cannoniera.
Macchine di maneggio. - Per maneggiare le artiglierie sia in luoghi aperti che
in luoghi chiusi si fa uso di macchine, come capre, rnartinelli, argani, burbere,
paranchi, gru.

Fabbricazione degli affusti.
- I materiali impiegati nella costruzione degli
affusti sono il legname ed il ferro. Abbiamo già accennato come i primi affusti fossero
formati da parti di legname tenute a posto con ferramenta; si cercò in seguito di sostituire
il ferro al legname e nel 1697 vediamo adoperati in Francia affusti in ferro per le
artiglierie da campagna. Per le difficoltà incontrate in questa sostituzione si ritornò in
principio del secolo presente alle costruzioni in legno. Si tentò pure l'uso della ghisa
specialmente per gli affusti delle artiglierie da difesa e per i mortai, ma furono abbandonati
per la fragilità e poca tenacità del metallo e per l'impossibilità di eseguirvi riparazioni.
In seguito al grande progresso dell'arte metallurgica si preferisce attualmente, presso
tutte le nazioni, la costruzione degli affusti in ferro acciaioso od acciaio. Le varie parti di
un affusto vengono lavorate separatamente e quindi connesse tra di loro.
Nella costruzione degli affusti in legno sono generalmente impiegati legnami
forti, ed i più usati sono in ordine di resistenza, di tenacità e di durezza, la quercia, l'olmo,
il noce, il frassino, il faggio, il pino ed il larice. Sotto il nome generico di quercia si
comprendono varie specie di alberi, come quercia-rovere, quercia-farnia, quercia-eschia
o castagnola, quercia-leccio, ecc. La quercia-rovere, la farnia e la castagnola sono
quelle preferite; il noce è specialmente usato per le parti, nelle quali si devono applicare
ferramenta: il frassino, a fibre diritte e lunghe molto resistenti alla pressione, è preferito
per quelle parti ché sono soggette a sforzi di flessione; il faggio ha caratteri poco diversi
dal frassino, ed è impiegato come suo sussidiario; il pino ed il larice sono legni resinosi,
che hanno il vantaggio di resistere all'umidità. I legnami s'impiegano in fusti, travi,
panconi e tavoloni e la loro connessione si eseguisce in modo diverso secondo la natura
dei medesimi e la loro disposizione. Nelle costruzioni metalliche il ferro e l'acciaio
s'impiegano in blocchi in verghe, in verghe laminate od in lamiera secondo le parti cui
sono destinati. Le verghe laminate, dette anche
profilate, hanno diverse forme; quelle ad
L ed a T servono specialmente per le orlature e connessioni delle lamiere quelle ad
H oppure ad U s'impiegano come i travi nelle costruzioni in legno e variano di grossezza ed
altezza secondo le resistenze, che devono sopportare. Le lamiere prendono il posto nelle
costruzioni metalliche, che avevano i tavoloni, le tavole e le assicelle in quelle in legno
e trovano un impiego estesissimo anche nella costruzione di pareti di grande
resistenza limitate da un contorno rettilineo spezzato o curvilineo. Esse vengono con
apposite macchine ritagliate in modo, che se ne possano ricavare, con economia di metallo,
le diverse parti da impiegarsi nella costruzione dell'affusto.
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Per quest'operazione si
adoperano le cesoie meccaniche e le macchine da punzonare; se la lamiera é molto grossa
si usa anche il trapano in specie per i tagli curvi. In questo caso si fanno molti fori
che seguono il contorno della parte (la tagliare e si recidono poscia collo scalpello
gl'intervalli fra i medesimi. Quando le parti da impiegarsi devono essere piane, la lamiera, dopo tagliata, si sottopone ad una temperatura più o meno forte secondo la sua
grossezza, e quindi si batte con mazza e presella quadra sopra un piano di riscontro in modo
da togliere ogni ineguaglianza. Si tolgono quindi le sbavature dagli orli con una
pialla oppure collo scalpello e la lima, e si fanno infine i fori per i chiodi e le
chiavarde d'unione. |

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Per dare alla lamiera la voluta rigidezza ed impedirne l'inflessione si usano
vari mezzi secondo la sua maggiore o minore grossezza e la specie dell'affusto, nel quale
si vuol impiegare. Si ripiega ad angolo, come indica la sezione
A della fig. 103, oppure si guarnisce con un ferro ad angolo assicurato con chiodi ribaditi, come nelle sezioni
B e C della stessa figura, per gli affusti a ruote
da campagna e simili. La grossezza delle lamiere varia per questi affusti da 5 ad 8mm,
circa. Per gli affusti a ruote d'assedio si dà alla
lamiera una grossezza, che può giungere fino
a 12 o 14mm. e si orla con ferro ad angolo come nelle sezioni
B e C, oppure si accoppiano due lamiere più sottili come nelle sessioni
D ed E della figura suddetta. Le lamiere per i fianchi degli affusti a
cassa variano in grossezza, secondo i casi fino a 25 e 30 mm.; e sono pure orlate come le precedenti e nel modo indicato dalle sezioni
A, B, C ,D della figura 104.

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Per i più grossi cannoni da
difesa viene però oggidì preferibilmente
adoperato il sistema indicato dalla sezione
E, cosiddetto a cassetta; il fianco è costrutto con due lamiere di
conveniente grossezza disposte ad una certa distanza fra loro e
collegate da un ferro fucinato di contorno, che interposto fra le
lamiere, forma come il telaio del fianco. Le lamiere si connettono fra
di loro in continuazione sovrapponendole alquanto l'una all'altra ed
inchiodando le parti sovrapposte con una o due file di chiodi ribaditi
a scacchiera, oppure avvicinandole di costa ed inchiodando sulla
direzione della congiunzione una bandella pure di lamiera. |
Si connette una lamiera perpendicolarmente ad
un'altra, ripiegando la prima ad angolo ed inchiodando la ripiegatura
sulla seconda, oppure accostandole l'una all'altra e inchiodando sulla
linea di congiunzione una lamiera piegata ad angolo od una verga
laminata ad angolo.
La connessione delle parti metalliche fuse, fucinate o laminate fra loro e con
lamiere si eseguisce in modo analogo al sopra accennato, sostituendo ai chiodi ribaditi,
chiavarde o chiavardette quando le parti, che voglionsi connettere, debbono facilmente
essere disgiunte per riparazioni od altre ragioni.Le parti di collegamento diconsi
traverse se sovrapposte, calastrelli
se internate fra le parti che collegano. Le traverse si fanno di verghe laminate o fucinate, oppure di lamiera; i calastrelli sono ordinariamente di
lamiera, in forma di manicotti attraversati da una chiavarda di connessione. Abbiamo visto come già da molto tempo nella costruzione delle ruote si
praticassero i principii ora seguiti, e si desse alle medesime un certo grado di elasticità
colla campanatura, disponendo cioè le razze non perpendicolari all'asse del mozzo, ma
inclinate secondo le generatrici di una superficie conica, che ha il vertice sull'asse del
mozzo. Nelle costruzioni in legno il mozzo si ricava generalmente dal tronco di olmo
tortiglioso con la sega, si tornisce e si fora. Nel suo corpo sono praticate le mortise per le
razze mediante il trapano e la càntera da carradore; il mozzo viene quindi stretto con
cerchietti di ferro messi a caldo ed assicurati con chiodi. Nelle ruote delle costruzioni moderne i mozzi sono pure metallici, in ferro od
in bronzo e talvolta anche di acciaio. Se di ghisa o di bronzo si ottengono per fusione, se
di ferro per fucinazione; quindi si torniscono e vi si praticano i fori per le chiavarde.
Essi constano di un tubo a piastra, il quale fa corpo con una piastra circolare, che serve
a fissare le razze; di una piastra ad
anello, mobile, anulare, la quale stringe le razze
contro la piastra fissa predetta; di un certo numero di chiavardette, che servono a stringere
le razze fra la piastra fissa del tubo e la mobile. Nell'occhio del tubo, leggermente
tronco-conico, si applica la bronzina, forzandola a posto mediante uno strumento, detto
caccia-bronzine, impiegando un torchio idraulico, oppure a colpi di mazza.
Le
bronzine sono tubi tronco-conici di bronzo; esse hanno nella loro parte centrale una
camera, oppure sono internamente solcate da scanalature elicoidali per trattenere il grasso
o l'olio impiegati per la lubrificazione dei fusi di sala. Le razze sono di frassino o di
quercia-leccio e si ricavano, digrossate alla sega, colle Fibre nel senso della loro lunghezza e
si dà loro la voluta forma col tornio da
copiare, oppure a mano col coltello a petto da carradore, I gavelli sono di noce o di olmo, e si ricavano digrossati colla sega in forma
di parallelepipedi, oppure già sagomati, colla fibra nel senso della loro lunghezza. I parallelepipedi vengono poi lisciviati, tenendoli per due ore entro una caldaia,
in cui viene introdotto il vapore alla pressione di 2 a 3 atmosfere, oppure tenendoli per
10 ore circa in recipiente ermeticamente chiuso, pieno d'acqua e scaldato
progressivamente fino a giungere all'ebollizione dell'acqua nelle ultime 4 ore; sono quindi piegati
alla debita curvatura per mezzo di stampo c controstampo ed impiegando la pressione
di uno strettoio idraulico. Così incurvati i gavelli si tengono ancora per 15 o 20
giorni disposti fra due staffe di ghisa riunite da chiavarde. per far loro conservare la
curvatura acquistata, e si lasciano stagionare. Infine se ne regolarizza la sagoma con la pialla e
con la sega e si fanno col trapano od a mano i fori per i denti delle razze e per i mastioli
di connessione fra i gavelli stessi. Le razze al mozzo ed i gavelli alle razze si riuniscono senza forzarle; il forzamento
si fa in seguito mediante uno strettoio.I cerchioni delle ruote si formano con verghe
di ferro, e sono incurvati a freddo con apposita macchina; le loro due estremità
sono riunite con bollitura. Il cerchione s'investe nella ruota, preventivamente bagnata,
scaldandolo al color violaceo e facendolo quindi raffreddare prontamente immergendo
la ruota in acqua fredda.
 Pel trasporto di pesi eccezionali si costruiscono pure ruote intieramente
metalliche; in queste il cerchione. che costituisce nello stesso tempo la corona della ruota, e
riunito al mozzo con razze formate da verghe piatte convesse nelle loro estremità, e
disposte senza campanatura oppure con due campanature eguali e simmetriche. Il capitano
Thierry proponeva in Francia ruote metalliche colle razze costrutte a forma di chiavarde
disposte colla loro testa accecata sul cerchione e col dado entro l'occhio del mozzo.
Con questo sistema il carico, che gravita sulla bronzina, si converte per mezzo del mozzo
in uno sforzo di trazione sulle razze più alte, per cui si sfrutta nel miglior modo possibile
la resistenza intrinseca delle razze metalliche. Le ruote metalliche di piccolo diametro costruite massiccie diconsi
rotelle. Queste si fanno ordinariamente di ghisa o di acciaio, cilindriche, con un occhio centrale,
fornito di bronzina, pel passaggio della sala o di un asticolo. Nelle rotelle di maggior
diametro vengono talora aperti simmetricamente attorno al foro centrale alcuni fori circolari oppure ovali per alleggerirne il peso. Le sale nelle costruzioni in legno sono costrutte
di forma prismatico-rettangolare e sono incassate in un travetto quadrato o
rettangolare detto guscio di sala; apposite staffe a controstaffa riuniscono la sala al guscio.
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Nelle costruzioni metalliche è soppresso il guscio di sala e le sale sono a
sezione rettangolare o quadrata costante e, negli affusti a ruote, a sezione circolare
decrescente dal mezzo alle estremità. I fusi di sala sono ordinariamente tronco-conici; nella
loro punta si infila una chiavetta a testa prismatica e gambo piatto, detto acciarino,
assicurata con un coreggiuolo. |

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Nelle costruzioni più recenti l'acciarino è formato
a forchetta ed alla piccola estremità del mozzo si avvita un
coperchietto di chiusura (fig. 105) che serve ad assicurare
l'acciarino e ad impedire che si sperda il grasso lubrificante. Tali
coperchietti sono a loro volta assicurati al mozzo con una coreggia con fibbia; sono usati nella maggior
parte del nostro carreggio da campagna.
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