|

|
Quando in una fredda serata autunnale del
2005, la gentilissima Signora Augusta Cogliati, consorte di
Gaetano Longoni, discendente di una delle più antiche famiglie
seregnesi, nipote delle Medaglie d’Argento al Valor Militare, i
fratelli Elia e Giuseppe Antonio Longoni, mi ha mostrato le foto
e la corrispondenza dal fronte, ho tosto ricavato l’impressione
di avere un incontro ravvicinato con la Storia. Tutto il
materiale, impeccabilmente raccolto in ordine cronologico, era
gelosamente custodito in un grosso faldone, legato da un nastro
tricolore. La cura e l’amore con cui queste testimonianze sono
state tenute in vita per tutti questi anni sono veramente
encomiabili. La lettura della corrispondenza con la famiglia, e
del testamento di Giuseppe Antonio Longoni in particolare, ha
destato in me emozione e commozione. I due fratelli così
credenti in Dio, così ligi al dovere verso la Patria, così
devoti alla famiglia, così uniti dal destino per la medesima
tragica sorte, costituiscono, senza ombra di dubbio, un fulgido
esempio di virtù per tutti. Dalla corrispondenza del Tenente
Medico Elia Longoni, classe 1879, caduto sul Carso a Doberdò il
10 ottobre 1916, sotto una pioggia di bombe, mentre nel suo
posto di medicazione si adoperava instancabilmente nella cura
dei feriti, emerge la figura di un uomo che amava profondamente
il prossimo ed il suo lavoro in particolare. Pur vivendo in
costante pericolo di vita, nelle sue lettere alla famiglia non
cedette mai all’autocommiserazione e non comunicò, per non
suscitare ulteriore apprensione nei suoi cari, in quale
difficile situazione si trovasse ad operare. |
|
 |
|
Il
seregnese, Sergente degli Alpini, Giuseppe Antonio Longoni,
Medaglia d'Argento al Valor Militare della Prima Guerra
Mondiale, disperso il 7 giugno
1916 sul Monte Fior (Altopiano di Asiago). |
|
Da non dimenticare un terzo fratello, Luigi
Attilio, fatto prigioniero in Austria e poi graziato dal Kaiser
essendo già stata la famiglia Longoni colpita da due lutti militari.
Ma è soprattutto dall’abbondante documentazione relativa al Sergente
degli Alpini, Giuseppe Antonio (Antonio, per parenti e amici),
classe 1880, dato per disperso a Monte Fior sull’Altopiano di Asiago
il 7 giugno del 1916 in seguito ad un assalto, che emerge di quale
pasta fossero fatti questi uomini.
Il 24 agosto 1915 a Precasaglio, Giuseppe Antonio
Longoni, resosi conto che di lì in avanti la sua sorte sarebbe stata
incerta, decise, come tanti altri soldati, di fare testamento.
Questo fu aperto dopo che, con sentenza del 6 maggio 1920, il Regio
Tribunale di Monza dichiarò presunta la sua morte.
(Leggi anche:
Ricordi e pensieri di Antonio Longoni)
Mauro Antonio Di Mauro (2006)
Giunto oggi da cima Serodine (E’ una cima
posta sulla diramazione del Monte Tonale occidentale sopra l’omonimo
passo, ndr), in vista di una imminente nostra avanzata e la
possibilità di una mia caduta, che prego il Signore per il bene
della amata nostra Patria, sia gloriosa e giovevole nelle sue debite
proporzioni, per il raggiungimento di quegli alti e nobili ideali
pei quali fui chiamato a prestare il mio braccio: nell’interesse
doveroso dei miei cari e diletti piccini, e di mia moglie detto
queste mie ultime volontà.

Lascio la mia sostanza attiva netta venga
ripartita fra i miei amatissimi figli come segue. Ai figli maschi la
doppia parte di quella che verrebbe a risultare per la mia attuale
unica bambina, o per le mie due bambine, qualora il mio prossimo
futuro nascituro dovesse risultare tale. A mia moglie l’usufrutto
dell’intera sostanza attiva vita natural durante. Essa però dovrà
impegnarsi di impartire ai miei figli un’adeguata istruzione,
proporzionata cioè a quanto l’usufrutto stesso potrà concederlo,
avendo cura di mettere l’istruzione stessa in relazione alla
tendenza singola di ognuno di essi. L’assegnazione della rispettiva
quota verrà fatta ai figli maschi, quando questi saranno ritenuti in
condizioni tali, per serietà di agire, capacità morale e fisica,
esperienza e avvedutezza; da dare il necessario affidamento per il
buon impiego della sostanza stessa. Nomino mio papà Palma tutore
generale dei miei figli affinché possa assai più degnamente di me,
sostituirmi in tutti i miei doveri di padre, e per regolare
andamento della mia famiglia, l’istruzione e l’educazione fisica e
morale dei miei diletti figli, nella forma più giusta, onesta e
coscienziosa nel loro maggior interesse morale e materiale. Desidero
che mio papà per riguardo precauzionale nomini subito chi potrà e
dovrà sostituirlo nella sua funzione di tutore dopo il suo decesso
che nell’interesse degli stessi miei bambini, auguro e prego il
Signore venga ritardato il più possibile. In ciò mi permetto
proporle fra l’altre come persone che hanno in me sempre inspirato
stima e fiducia, il cognato Luigi Nobili, o l’amico Enrico Nobili fu
Antonio. Ad ogni modo la scelta dovrà essere fatta nella persona che
mio papà stesso, nel suo criterio di persona retta e coscienziosa
oltre che commercialmente avveduta e pratica, crederà opportuna, e
che nel tempo stesso torni gradita e ben accetta a mia moglie
Gaetanina. Qualora dovessi rimanere sui gloriosi campi di battaglia
per la gloria e il bene della nostra amata Patria, desidero, se
fosse possibile, che le mie spoglie vengano trasportate al Cimitero
di Seregno e sepolte accanto a quelle dell’amato mio fratello Emilio
e della mia carissima e diletta bambina Antonietta.
|
 |
|
Foto di gruppo
dei Sottoufficiali del Battaglione Alpini Morbegno scattata a
Smast presso il Monte Nero il 10 maggio 1916. Il quinto da
sinistra della seconda fila è il Sergente Giuseppe Antonio
Longoni che morirà in combattimento il 7 giugno di quello
stesso anno a Monte Fior. |
In caso di possibilità di questo mio
trasporto, intendo che il mio funerale sia schivo da ogni cerimonia
fastosa; desidero la massima semplicità ed un accompagnamento che
abbia esclusivo carattere religioso. Morendo, è nella santa
Religione Cattolica che io avrò esalato il mio ultimo respiro: in
questa S. Religione in cui fui dagli amatissimi miei genitori
santamente educato e nella quale crebbi e vissi tenacemente avvinto
ai suoi propri principi, dai quali soltanto ho sempre attinto quelle
soddisfazioni morali e materiali (queste ultime benché molte rare)
quella forza d’animo, tenacia di propositi, fermezza, onestà e
fedeltà nei compimenti dei miei doveri di figlio, di marito e di
padre, di cittadino ed ora di soldato; e nella stessa Fede ho pure
attinto conforto, sollievo e rassegnazione nei momenti di grande
abbattimento, di sconforto e di amare delusioni che purtroppo non mi
sono mancati in non pochi momenti della mia vita.

Desidero ardentemente che i miei bambini
crescano virtuosi e si mantengano fermamente, tenacemente avvinti
alle sante leggi morali e materiali della nostra Santa Religione.
Per doveri di riconoscenza debbo pur dichiarare francamente,
lealmente, che nella mia cara e diletta moglie Gaetanina, ho trovato
quanto più di desiderabile si possa pretendere nella compagna fedele
e indissolubile della propria esistenza. Fu sempre buona, anzi
ottima moglie, oltremodo affezionata, di una fedeltà indiscutibile,
di doti e qualità morali invidiabili. In essa fido sicuramente che
senza distinzione di sorta tutti i miei figli troveranno in lei la
vera madre esemplare affezionatissima ed amorosa, che li assisterà,
e sarà loro di guida, sostegno ed aiuto tanto nella loro adolescenza
che nella loro età più matura. Per me sono convintissimo che sarà e
si dimostrerà degna figlia del suo povero e compianto genitore.
Chiedo perdono del male che ho potuto arrecare
e dei dispiaceri procurati talvolta in momento di furia insensata o
cedendo all’impulsività del mio carattere, alla mia amatissima
mamma, al mio diletto papà, alla mia amata Gaetanina, nonché a tutti
i miei cari fratelli, sorelle, cognati e cognate. Dal canto mio ho
perdonato e perdono se ho ricevuto qualche torto, maltrattato o
immeritatamente offese da chiunque sia. Dichiaro tuttavia che se ho
mancato non fu per cattiveria d’animo, ma per ragioni indipendenti
ai miei reali sentimenti di affetto e gratitudine.
Vi abbraccio o miei dilettissimi figli, vi
bacio e vi abbraccio con tutta l’effusione del mio cuore di padre,
vi stringo fortemente al mio petto, e vi ricordo ancora di crescere
buoni, bravi e virtuosi. Queste mie vive raccomandazioni e questi
miei paterni abbracci e saluti vadano in particolare anche per il
prossimo nascituro, al quale il Signore ha voluto per speciale sua
disposizione e la Patria per il suo bene e per la sua gloria, ha
impostato il sacrificio non certo lieve per me padre, di non
procurarmi la grande soddisfazione di rimirare almeno una volta
soltanto le dolci sue sembianze, di stringerlo al mio seno e di
stampargli sulla cara sua fronte il bacio paterno. Ma per la Patria,
per la nostra cara Italia, non vi dev’essere né limite né specie di
sacrifici; tutto si deve immolare per essa, ed io da buon italiano,
da buon cattolico, chino riverente la testa rassegnato ad ogni
evento ed ai voleri di Dio, prontissimo e disposto a compiere con la
massima scrupolosità il mio dovere.
Ti saluto e ti abbraccio mia dolce ed adorata
compagna, o mia diletta Gaetanina; le mie raccomandazioni e le mie
esortazioni di cui sopra, per il bene dei nostri diletti piccini
siano per te sacre. Ti chiedo perdono di ogni offesa o dispiacere ti
possa aver procurato. Se qualche sacrificio altro ti verrà imposto
ancora, affrontalo senza esitazione, ma con forza e nobiltà d’animo
specie se nell’interesse morale o materiale dei nostri cari figli.
Vi abbraccio e vi bacio tenerissimamente o miei carissimi e diletti
papà e mamma, la mia perdita, se a ciò sarò destinato, pur in mezzo
al momentaneo dolore vi deve essere di orgoglio al pensiero che per
la salute e grandezza della nostra diletta Patria avete dato quanto
di più e di meglio possano dare un padre ed una madre. Vi raccomando
caldamente e con tutta la mia cara e diletta Gaetanina, alla quale
pregovi esserle di guida, sostegno e appoggio. Vi saluto caramente e
vi abbraccio o miei carissimi fratelli Elia e Luigi, così pure o mie
carissime sorelle Bice Suor Palmina (che avrei voluto avere ancora
il bene di rivedere almeno un’ultima volta) e voi o amatissime
Claudina e Rosalia e su voi pure imploro dal Signore speciali grazie
e fortune. Vi abbraccio o miei carissimi cognati e mie dilette
cognate e chieggovi perdono dei dispiaceri di cui possa essere stato
causa. Saluto tutti gli amatissimi amici, parenti e conoscenti tutti
che con me esorto a gridare il fatidico grido di Savoia. Viva
l’Italia. Ed è con questi dolci nomi sulle labbra, accompagnati da
quelli S.S. di Dio e della Santissima Vergine, e con quelli di mia
Gaetanina, dei miei diletti figli, genitori, fratelli e sorelle e
cognati, che sui campi della gloria avrà esalato l’ultimo respiro il
vostro affezionatissimo Giuseppe Longoni.

Edizione per il web a cura di Mauro Antonio Di Mauro
(2009).
E' vietata ogni forma di riproduzione per qualsiasi scopo. |