Storie della Grande Guerra

Edizione per il web a cura di Mauro Antonio Di Mauro (2009). E' vietata ogni forma di riproduzione per qualsiasi scopo.


 


 

Il testamento del sergente Antonio Longoni

 

Quando in una fredda serata autunnale del 2005, la gentilissima Signora Augusta Cogliati, consorte di Gaetano Longoni, discendente di una delle più antiche famiglie seregnesi, nipote delle Medaglie d’Argento al Valor Militare, i fratelli Elia e Giuseppe Antonio Longoni, mi ha mostrato le foto e la corrispondenza dal fronte, ho tosto ricavato l’impressione di avere un incontro ravvicinato con la Storia. Tutto il materiale, impeccabilmente raccolto in ordine cronologico, era gelosamente custodito in un grosso faldone, legato da un nastro tricolore. La cura e l’amore con cui queste testimonianze sono state tenute in vita per tutti questi anni sono veramente encomiabili. La lettura della corrispondenza con la famiglia, e del testamento di Giuseppe Antonio Longoni in particolare, ha destato in me emozione e commozione. I due fratelli così credenti in Dio, così ligi al dovere verso la Patria, così devoti alla famiglia, così uniti dal destino per la medesima tragica sorte, costituiscono, senza ombra di dubbio, un fulgido esempio di virtù per tutti. Dalla corrispondenza del Tenente Medico Elia Longoni, classe 1879, caduto sul Carso a Doberdò il 10 ottobre 1916, sotto una pioggia di bombe, mentre nel suo posto di medicazione si adoperava instancabilmente nella cura dei feriti, emerge la figura di un uomo che amava profondamente il prossimo ed il suo lavoro in particolare. Pur vivendo in costante pericolo di vita, nelle sue lettere alla famiglia non cedette mai all’autocommiserazione e non comunicò, per non suscitare ulteriore apprensione nei suoi cari, in quale difficile situazione si trovasse ad operare.

Il seregnese, Sergente degli Alpini, Giuseppe Antonio Longoni, Medaglia d'Argento al Valor Militare della Prima Guerra Mondiale, disperso il 7 giugno 1916 sul Monte Fior (Altopiano di Asiago).

Da non dimenticare un terzo fratello, Luigi Attilio, fatto prigioniero in Austria e poi graziato dal Kaiser essendo già stata la famiglia Longoni colpita da due lutti militari. Ma è soprattutto dall’abbondante documentazione relativa al Sergente degli Alpini, Giuseppe Antonio (Antonio, per parenti e amici), classe 1880, dato per disperso a Monte Fior sull’Altopiano di Asiago il 7 giugno del 1916 in seguito ad un assalto, che emerge di quale pasta fossero fatti questi uomini.

Il 24 agosto 1915 a Precasaglio, Giuseppe Antonio Longoni, resosi conto che di lì in avanti la sua sorte sarebbe stata incerta, decise, come tanti altri soldati, di fare testamento. Questo fu aperto dopo che, con sentenza del 6 maggio 1920, il Regio Tribunale di Monza dichiarò presunta la sua morte.

(Leggi anche: Ricordi e pensieri di Antonio Longoni)

Mauro Antonio Di Mauro (2006)
 

Giunto oggi da cima Serodine (E’ una cima posta sulla diramazione del Monte Tonale occidentale sopra l’omonimo passo, ndr), in vista di una imminente nostra avanzata e la possibilità di una mia caduta, che prego il Signore per il bene della amata nostra Patria, sia gloriosa e giovevole nelle sue debite proporzioni, per il raggiungimento di quegli alti e nobili ideali pei quali fui chiamato a prestare il mio braccio: nell’interesse doveroso dei miei cari e diletti piccini, e di mia moglie detto queste mie ultime volontà.

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Lascio la mia sostanza attiva netta venga ripartita fra i miei amatissimi figli come segue. Ai figli maschi la doppia parte di quella che verrebbe a risultare per la mia attuale unica bambina, o per le mie due bambine, qualora il mio prossimo futuro nascituro dovesse risultare tale. A mia moglie l’usufrutto dell’intera sostanza attiva vita natural durante. Essa però dovrà impegnarsi di impartire ai miei figli un’adeguata istruzione, proporzionata cioè a quanto l’usufrutto stesso potrà concederlo, avendo cura di mettere l’istruzione stessa in relazione alla tendenza singola di ognuno di essi. L’assegnazione della rispettiva quota verrà fatta ai figli maschi, quando questi saranno ritenuti in condizioni tali, per serietà di agire, capacità morale e fisica, esperienza e avvedutezza; da dare il necessario affidamento per il buon impiego della sostanza stessa. Nomino mio papà Palma tutore generale dei miei figli affinché possa assai più degnamente di me, sostituirmi in tutti i miei doveri di padre, e per regolare andamento della mia famiglia, l’istruzione e l’educazione fisica e morale dei miei diletti figli, nella forma più giusta, onesta e coscienziosa nel loro maggior interesse morale e materiale. Desidero che mio papà per riguardo precauzionale nomini subito chi potrà e dovrà sostituirlo nella sua funzione di tutore dopo il suo decesso che nell’interesse degli stessi miei bambini, auguro e prego il Signore venga ritardato il più possibile. In ciò mi permetto proporle fra l’altre come persone che hanno in me sempre inspirato stima e fiducia, il cognato Luigi Nobili, o l’amico Enrico Nobili fu Antonio. Ad ogni modo la scelta dovrà essere fatta nella persona che mio papà stesso, nel suo criterio di persona retta e coscienziosa oltre che commercialmente avveduta e pratica, crederà opportuna, e che nel tempo stesso torni gradita e ben accetta a mia moglie Gaetanina. Qualora dovessi rimanere sui gloriosi campi di battaglia per la gloria e il bene della nostra amata Patria, desidero, se fosse possibile, che le mie spoglie vengano trasportate al Cimitero di Seregno e sepolte accanto a quelle dell’amato mio fratello Emilio e della mia carissima e diletta bambina Antonietta.

Foto di gruppo dei Sottoufficiali del Battaglione Alpini Morbegno scattata a Smast presso il Monte Nero il 10 maggio 1916. Il quinto da sinistra della seconda fila è il Sergente Giuseppe Antonio Longoni che morirà in combattimento il 7 giugno di quello stesso anno a Monte Fior.

In caso di possibilità di questo mio trasporto, intendo che il mio funerale sia schivo da ogni cerimonia fastosa; desidero la massima semplicità ed un accompagnamento che abbia esclusivo carattere religioso. Morendo, è nella santa Religione Cattolica che io avrò esalato il mio ultimo respiro: in questa S. Religione in cui fui dagli amatissimi miei genitori santamente educato e nella quale crebbi e vissi tenacemente avvinto ai suoi propri principi, dai quali soltanto ho sempre attinto quelle soddisfazioni morali e materiali (queste ultime benché molte rare) quella forza d’animo, tenacia di propositi, fermezza, onestà e fedeltà nei compimenti dei miei doveri di figlio, di marito e di padre, di cittadino ed ora di soldato; e nella stessa Fede ho pure attinto conforto, sollievo e rassegnazione nei momenti di grande abbattimento, di sconforto e di amare delusioni che purtroppo non mi sono mancati in non pochi momenti della mia vita.

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Desidero ardentemente che i miei bambini crescano virtuosi e si mantengano fermamente, tenacemente avvinti alle sante leggi morali e materiali della nostra Santa Religione. Per doveri di riconoscenza debbo pur dichiarare francamente, lealmente, che nella mia cara e diletta moglie Gaetanina, ho trovato quanto più di desiderabile si possa pretendere nella compagna fedele e indissolubile della propria esistenza. Fu sempre buona, anzi ottima moglie, oltremodo affezionata, di una fedeltà indiscutibile, di doti e qualità morali invidiabili. In essa fido sicuramente che senza distinzione di sorta tutti i miei figli troveranno in lei la vera madre esemplare affezionatissima ed amorosa, che li assisterà, e sarà loro di guida, sostegno ed aiuto tanto nella loro adolescenza che nella loro età più matura. Per me sono convintissimo che sarà e si dimostrerà degna figlia del suo povero e compianto genitore.

Chiedo perdono del male che ho potuto arrecare e dei dispiaceri procurati talvolta in momento di furia insensata o cedendo all’impulsività del mio carattere, alla mia amatissima mamma, al mio diletto papà, alla mia amata Gaetanina, nonché a tutti i miei cari fratelli, sorelle, cognati e cognate. Dal canto mio ho perdonato e perdono se ho ricevuto qualche torto, maltrattato o immeritatamente offese da chiunque sia. Dichiaro tuttavia che se ho mancato non fu per cattiveria d’animo, ma per ragioni indipendenti ai miei reali sentimenti di affetto e gratitudine.

Vi abbraccio o miei dilettissimi figli, vi bacio e vi abbraccio con tutta l’effusione del mio cuore di padre, vi stringo fortemente al mio petto, e vi ricordo ancora di crescere buoni, bravi e virtuosi. Queste mie vive raccomandazioni e questi miei paterni abbracci e saluti vadano in particolare anche per il prossimo nascituro, al quale il Signore ha voluto per speciale sua disposizione e la Patria per il suo bene e per la sua gloria, ha impostato il sacrificio non certo lieve per me padre, di non procurarmi la grande soddisfazione di rimirare almeno una volta soltanto le dolci sue sembianze, di stringerlo al mio seno e di stampargli sulla cara sua fronte il bacio paterno. Ma per la Patria, per la nostra cara Italia, non vi dev’essere né limite né specie di sacrifici; tutto si deve immolare per essa, ed io da buon italiano, da buon cattolico, chino riverente la testa rassegnato ad ogni evento ed ai voleri di Dio, prontissimo e disposto a compiere con la massima scrupolosità il mio dovere.

Ti saluto e ti abbraccio mia dolce ed adorata compagna, o mia diletta Gaetanina; le mie raccomandazioni e le mie esortazioni di cui sopra, per il bene dei nostri diletti piccini siano per te sacre. Ti chiedo perdono di ogni offesa o dispiacere ti possa aver procurato. Se qualche sacrificio altro ti verrà imposto ancora, affrontalo senza esitazione, ma con forza e nobiltà d’animo specie se nell’interesse morale o materiale dei nostri cari figli. Vi abbraccio e vi bacio tenerissimamente o miei carissimi e diletti papà e mamma, la mia perdita, se a ciò sarò destinato, pur in mezzo al momentaneo dolore vi deve essere di orgoglio al pensiero che per la salute e grandezza della nostra diletta Patria avete dato quanto di più e di meglio possano dare un padre ed una madre. Vi raccomando caldamente e con tutta la mia cara e diletta Gaetanina, alla quale pregovi esserle di guida, sostegno e appoggio. Vi saluto caramente e vi abbraccio o miei carissimi fratelli Elia e Luigi, così pure o mie carissime sorelle Bice Suor Palmina (che avrei voluto avere ancora il bene di rivedere almeno un’ultima volta) e voi o amatissime Claudina e Rosalia e su voi pure imploro dal Signore speciali grazie e fortune. Vi abbraccio o miei carissimi cognati e mie dilette cognate e chieggovi perdono dei dispiaceri di cui possa essere stato causa. Saluto tutti gli amatissimi amici, parenti e conoscenti tutti che con me esorto a gridare il fatidico grido di Savoia. Viva l’Italia. Ed è con questi dolci nomi sulle labbra, accompagnati da quelli S.S. di Dio e della Santissima Vergine, e con quelli di mia Gaetanina, dei miei diletti figli, genitori, fratelli e sorelle e cognati, che sui campi della gloria avrà esalato l’ultimo respiro il vostro affezionatissimo Giuseppe Longoni.

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Il testamento del sergente Antonio Longoni

Così raccontava nonno Pietro
La fine di Cesare Battisti
I nostri soldati seregnesi caduti sul campo dell’onore
Il testamento del sergente Antonio Longoni

 

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