|

Il 24 maggio 1915 l’Italia entrò in guerra al
fianco di: Inghilterra, Francia e Russia, contro gli Imperi Centrali
(Germania, Austria-Ungheria, Turchia e Bulgaria). Tutta la penisola
rapidamente si mobilitò. Per tre lunghissimi anni, in seguito alle
alterne vicende della guerra, gli uomini abili al combattimento,
reclutati da ogni angolo d’Italia, dovettero rispondere alla
chiamata alle armi per servire la Patria. Anche Seregno diede il
proprio contributo in termini di uomini e di sangue.
Per dare un’idea della portata di questo
conflitto, di quanto fu cruento, delle forze italiane impiegate e
del contributo che in particolare diede Seregno in termini di
uomini, è necessario indicare le cifre. L’Italia mobilitò, dal 1915
al 1918 per la Grande Guerra, 5.615.000 uomini. I caduti furono
approssimativamente 650.000, i feriti 947.000 e circa 600.000 tra
prigionieri e dispersi. Le perdite sulla forza mobilitata furono
pari al 39%.
A causa della lunga, logorante e dispendiosa
guerra di trincea, si desume che almeno due generazioni di italiani,
provenienti da tutta la penisola, risposero alla chiamata alle armi
per difendere la Patria. La sola Seregno, che a quei tempi contava
circa 15.000 abitanti, mobilitò oltre 1200 uomini. Oltre duecento
seregnesi persero la vita: molti in combattimento, altri per le
ferite riportate in battaglia ed altri ancora per le malattie
contratte al fronte. Diversi ritornarono con gravi mutilazioni o
altre patologie invalidanti, molti perirono in seguito a guerra
finita.
Da quanto appena sopra esposto si evince un dato
oggettivo impressionante: a Seregno non vi fu famiglia che venne
risparmiata dalle angosce per un proprio congiunto partito per il
fronte o da un lutto per un familiare morto in guerra. Tutte videro
partire un padre, un fratello o un figlio.
Mauro Antonio Di Mauro (2005)
|
 |
|
9 marzo
1917. Una colonna di soldati parte da Seregno diretta al
fronte. |
|
Prima divelte, in mar precipitando,
spente nell’imo striderai le stelle,
che la memoria e il vostro
amor trascorra o scemi…
La vostra tomba è un’ara.G. Leopardi
|

(Tratto da un
periodico del primo dopoguerra edito a cura dell’Orfanotrofio
Maschile Seregnese S. Giuseppe.)
Videro il nembo addensarsi all’orizzonte,
sentirono la grande minaccia e la legge del dovere nazionale non
fece loro spavento. La patria li chiamò, essi partirono. Quante
volte nelle snervanti preoccupazioni della vita del deposito, prima,
poi nei disagi dell’accampamento, nei pericoli e nelle sofferenze
della trincea rievocarono il doloroso addio, rivedendo:
“Le donne accorate tornanti all’addio
A’ preghi e consigli che il pianto troncò”
e sognarono i loro bimbi, e sobbalzarono al
triste presagio di dover lasciarli orfani. A noi pensarono allora! E
pensarono a noi, anche quelli, che, pur non avendo figliuoli
nutrivano nella propria anima, profondamente buona, un dolce
affettuoso pensiero per gli orfani e derelitti, perché è verità, che
chiunque poco teme il pericolo per sé e più si commuove delle
sofferenze altrui.
Gli uomini generosi e profondamente buoni sanno
guardare il pericolo con forte animo impavido. Cercar di salvare, di
conservare la propria vita qualche giorno di più sulla terra a spesa
della carità e del dovere è la preoccupazione dei vili.
I nostri soldati seregnesi morti sul campo dell’onore erano
valorosi. Cari amici e benefattori nostri, caduti sul campo
dell’onore: mai sarà cancellata la vostra memoria, l’amore che vi
legò a noi.
E noi abbiamo il dovere di seguire il vostro
esempio. Sulla vostra tomba, che è un altare, noi promettiamo di
ricordare le vostre virtù per imitarle, sicuri che dal luogo in cui
voi riceveste la palma, che vi siete meritata col sacrificio della
vita, meglio ci continuerete la vostra assistenza. Aiutateci dunque
a seguire il comandamento dell’amore, che Gesù ha lasciato come
testamento, venendo in terra.
Voi, che seguendo l’esempio divino, vi siete
fatti olocausto per altri, ispirateci il coraggio di vincere i
nostri difetti per contentare chi ci vuol bene.
Come cristiani il nostro scudo, la nostra forza è
la croce, come italiani il nostro scudo, il nostro vessillo è il
tricolore.
I nostri soldati seregnesi, cadendo per la Patria, per noi, ci hanno
lasciato in eredità la santa bandiera per la quale hanno combattuto,
e sono morti: ce l’hanno lasciata assieme alla croce di Gesù Cristo,
in nome della quale con Lui e con essi avremo… la risurrezione e la
vita.
ALBO D'ONORE DEI CADUTI
SEREGNESI 1915-1818
 Edizione per il web a cura di Mauro Antonio Di Mauro
(2009).
Le foto dei caduti provengono dall'archivio privato del Dott. Mauro
Antonio Di Mauro.
E' vietata ogni forma di riproduzione per qualsiasi scopo. |